martedì 8 dicembre 2015

ELEZIONI



Durante queste ultime settimane si sono svolte le elezioni, di differente natura ed importanza, in due paesi latinoamericani particolarmente cari a Cuba; Argentina e Venezuela.
Nel primo caso si trattava di eleggere il nuovo presidente mentre nel secondo gli Jefes delle varie provincie.
Ero a Cuba durante le presidenziali argentine, le ho seguite abbastanza bene su Telesur.
In entrambi i casi si sono imposte le forze di opposizione di matrice conservatrice.
La democrazia, perfino quella annacquata di quei luoghi del pianeta, e' questa.
Esiste il concetto di alternanza che a volte prescinde dal fatto di avere governato bene o male.
La storia e' piena di episodi simili, primi fra tutti gli esempi anglosassoni.
Churchill che porto il Regno Unito prima a resistere eroicamente al Nazismo e poi, grazie agli alleati in primis all'Unione Sovietica, a sconfiggerlo, appena finita la guerra fu sonoramente sconfitto alle elezioni.
La Lady di ferro, alcuni decenni dopo, rimise a posto i conti del regno salvo poi consegnarlo per lunghi anni ai laburisti.
In Argentina il ballottaggio riguardava 2 paisa', 2 argentini di chiara origine italiana, ha vinto Macri rampollo di una delle famiglie piu' ricche del paese, una sorta di zucca vuota messo li' dalle banche e dagli amici del padre.
Ha vinto con poco piu' del 51% dopo un lungo governo prima di Nestor e poi di Cristina.
Nestor prese in mano il paese dopo che quel ladrone Menem si era svenduto alle multinazionali perfino i rubinetti della Casa Rosada.
Se avevi 2 gestori telefonici differenti costava di piu' chiamare da una zona all'altra di Buenos Aires che contattare i parenti in Italia.
Lui e poi Cristina, pur con qualche scivolone, non si puo' dire che abbiano governato male, anche se il debito pubblico del paese non e' ancora ben chiaro.
Hanno preso un paese nel baratro e lo hanno portato ad essere una delle locomotive del continente, con un desempleo non lontano dallo zero, eppure la gente ha voluto cambiare.
Evidentemente dopo un certo numero di anni c'e' il bisogno di vedere facce nuove.
In Venezuela il discorso e' differente, intanto Maduro, a meno di situazioni molto pericolose, restera' in carica fino al 2019, ma e' chiaro che se non ci sara' un cambiamento di rotta repentino il destino di quel che resta del chavismo e' segnato.
Su Maduro ho gia' espresso in passato il mio giudizio, lo ritengo totalmente inadeguato al ruolo.
In piu' c'e' Cabello e la sua cricca di ladroni sanguinari, che stanno letteralmente spolpando il paese.
Ci vorrebbe un volto nuovo, un giovane, qualcuno che restituisca voce alle istanze della povera gente, insomma un cambio di rotta deciso.
Le urne hanno detto forte e chiaro che in questo modo le cose non vanno per niente bene.
Cuba, essendo pesantemente presente nel paese, conosce perfettamente la situazione, Raul a differenza del fratello, non e' mai stato un fan di Chavez, ne' ha mai dimostrato di stravedere per Maduro.
Come Fidel avviso', con largo anticipo, il paese della prossima caida del blocco socialista, Raul sicuramente avra' gia le contromisure nel caso che si interrompesse il flusso di petrolio dalla repubblica Bolivariana.
Il porto di Mariel e' una grande opportunita' per il paese, i rapporti con la Russia di Putin sono strettissimi cosi' come con la Cina e col Brasile.
All'Avana sanno come andra' a finire in Venezuela, ma sanno anche che il paese non tollererebbe piu' ulteriori ristrettezze e ore di apagones giornaliere.
I tempi sono cambiati rispetto al '91, il mondo e' cambiato, se i rapporti con l'ingombrante vicino del nord dovessero migliorare ulteriormente anche un'eventuale fracasso di Maduro potrebbe essere ben assorbito da Cuba.
Sicuramente la situazione dei professionali cubani in Venezuela si fara' ancora piu' dura, non sono mai stati ben visti e ora, dopo queste elezioni, bisognera', a mio avviso, pensare a un lento disimpegno da questo tipo di collaborazione che pero', per Cuba, resta cosi' preziosa.

24 commenti:

  1. RICEVO E PUBBLICO
    En una de sus conocidas rabietas, y con el objetivo de proteger su desvergüenza, el general Rául Castro ordenó revisar todos los expedientes y a los nuevos propietarios de las casas adquiridas en compra-venta, de su entorno habitacional. La Dirección de Seguridad Personal, puso manos a la obra, intervino la Fiscalía y decomisaron 20 casas. La misma cadena de mando cerró además dos restaurantes privados que arrendaban majestuosos locales a la empresa estatal Palco, a razón de 3 mil CUC mensuales.
    Por cierto, y es chisme, porque no sé si es verdad, en La Habana se cuenta que en uno de estos restaurantes cerrados, ubicado aproximadamente en 5ta Avenida y 68, Alex Castro, el hijo fotógrafo de Fidel, tenía intereses comerciales, y fue quien buscó los permisos.
    Pero eso, como dije, no está confirmado. La realidad es que la acción de la Fiscalía produjo una tormenta local que ahora quieren silenciar y, para calmar la presión, un enviado especial de Samuel Rodiles, General de División que hoy preside el Instituto de Planificación Física, y Alberto Miguel Gómez, director de Bufetes Colectivos de La Habana, designaron a una abogada para defender el caso.
    Se le pidió una defensa para – como muchos dicen – tapar la letra; pero la reconocida letrada de hermosas piernas, nombre angeligal y pantalones bien puestos, aceptó el caso alegando: “Esto es un anti-proceso que no compete a la Fiscalía, es algo administrativo, civil, no hay ilegalidad ni delito. Lo que se está haciendo es injusto; hoy existe una ley de la vivienda que permite la compra-venta de casas y propiedades. Si el dueño es Juaniquito Pérez, que es ciudadano cubano o extranjero residente permanente, y el título de propiedad ratifica que el propietario es Juaniquito, no hay irregularidad, ¿Cúal es el problema?”
    El proceso, se avizora, largo y complicado. La Fiscalía asegura que los dueños reales no son cubanos; que en las escrituras de las viviendas figuran naturales cubanos testaferros de Italianos, rusos, chinos o españoles. Pero la joven y experimentada jurista sostiene que la confiscación no da lugar, adelanta que exigirá devolución de propiedades más una compensación a los afectados; además repite con disimulada ironía “si a Raúl Castro no le gustan los nuevos vecinos; que se mude, o cambie la ley”.
    El tema puede tener consecuencias. Dos Leyes de Reforma Urbana en 1960, y dos Leyes Generales de la Vivienda (1984 y 1988), junto a una infinidad de resoluciones, circulares y normas de menor rango, rigieron por mucho tiempo la “antipolítica” inmobiliaria cubana hasta que en el año 2011, el Decreto Ley número 288/2011 marcó un cambio radical, al derogar las principales limitaciones en materia del derecho a la propiedad personal (por favor, no confundir propiedad privada con propiedad personal).
    Aunque un cambio siempre es bien recibido, en relación a la legislación, Cuba continúa teniendo un derecho civil atrofiado; una colosal ausencia de concordancia entre realidad registral y catastro; unas zonas declaradas especiales o de alta significación por “Seguridad Nacional” que solo responden a la cecanía de lugares frecuentes, ya sean casas o rutas de Fidel y Raúl; y un Registro de la Propiedad completamente separado de la realidad que sí, ha sido algo transformado, pero no para cumplir sus funciones sino para complacer las exigencias del gobierno en su manipulado afán de ofrecer una visión positiva ante la inversión extranjera.
    En este caso; los nuevos inversionistas cubanos perdieron seguridad y credibilidad en el sistema. Compraron o arrendaron de acuerdo a la ley, y hoy están al punto del desahucio. Las viviendas confiscadas, todas, fueron debidamente registradas. El acto de compra-venta fue legal y se pagaron, como corresponde, los impuestos de cada venta. Formalmente fueron negocios jurídicos que se hicieron respetando las nuevas reglas impuestas por el Estado. ¿Dónde está la ilegalidad?
    Como repetía hasta el cansancio mi insoportable profesor de Derecho Procesal “El peor de los escenarios se da cuando la ley existe, pero no ampara”

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  2. Maurizio Macri, sindaco della capitale argentina Buenos Aires, è stato eletto per diventare il prossimo presidente del Paese. Il candidato del partito conservatore ha vinto il ballottaggio con il 51% dei voti e si insedierà il 10 dicembre per un mandato di 4 anni. Dal primo ballottaggio della storia dell’Argentina, esce sconfitto Daniel Scioli, il candidato del peronismo e del governo uscente di Cristina Kirchner, che con il 96% delle schede scrutinate si era fermato al 48% delle preferenze. «E’ cambiata un’epoca», ha detto il leader di «Cambiemos» salutando i sostenitori dopo la sua vittoria, che mette fine a 12 anni di peronismo «kirchnerista». Con questo voto, l’Argentina cambia infatti pagina dopo due mandati della presidenta Cristina Kirchner (2007-2015), succeduta al defunto marito Nestor (2003-2007).
    «Povertà zero»
    «Metterò tutta la mia energia per costruire l’Argentina che sogniamo, con una povertà zero», ha promesso Macri. Il capo del governo di Buenos Aires si è anche rivolto alla comunità internazionale: «Lo dico ai fratelli dell’America Latina, del mondo, vogliamo avere buone relazioni con tutti i paesi, vogliamo lavorare con tutti». In concreto questo significa un cambiamento di schieramento con migliori rapporti con gli Stati Uniti e un allontanamento dal Venezuela di Nicolas Maduro. A seguire i risultati nella sede di «Cambiemos» a Buenos Aires c’era anche Lilian Tintori, moglie di Leopoldo Lopez, uno dei principali oppositori in Venezuela, attualmente in carcere. Sia Scioli, del «Frente para la Victoria», che la presidente Cristina Kirchner si sono congratulati con Macri. «La volontà del popolo ha eletto un nuovo presidente, Mauricio Macri, con il quale mi sono complimentato al telefono, augurandogli successo per il bene del paese», ha detto Scioli.
    L’ascesa di Macri
    Nato l’8 febbraio del 1959 nella città di Tandil, in una delle famiglie più ricche del Paese, figlio del magnate Franco Macri, il neo presidente è laureato in Ingegneria civile presso la Pontificia università cattolica argentina. Come sindaco della capitale dal 2007, si è spesso scontrato con il presidente Kirchner. Durante la campagna elettorale, ha fatto leva sulla sua capacità di governare, dimostrata nell’amministrazione di Buenos Aires, promettendo di estendere quel successo a tutto il resto del Paese. Fan della squadra di calcio Boca Juniors, ne è stato presidente dal 1995 al 2008, stravincendo titoli a livello nazionale e internazionale. Prima di diventare il leader di «Cambiemos», è stato deputato nazionale nel 2005 per i Repubblicani. Sposato con Juliana Awada, una donna d’affari, ha avuto da lei una figlia, Antonia, e ha anche altri tre figli da un precedente matrimonio. Nel 1991, fu protagonista di un rapimento ad opera di agenti di polizia, che ottennero 2,5 milioni di dollari per liberarlo dopo 12 giorni. Macri viene bollato dai critici come un «neoliberista, un imprenditore di destra» che non ha a cuore il destino dei poveri. Ma durante la sua campagna elettorale ha precisato che tra le sue priorità c’è sradicare la povertà, lottare contro il traffico di droga e tenere uniti tutti gli argentini.
    L’80% del Paese alle urne
    Il ballottaggio presidenziale ha avuto una vastissima affluenza: più di 32 milioni di elettori, quasi l’80%, è andata alle urne: il ministro della Giustizia Julio Alak ha assicurato che le operazioni si sono svolte nella massima tranquillità. Complici forse anche gli 800 mila rappresentanti di lista che Macri, di origini calabresi, ha sguinzagliato in ogni angolo del Paese, per evitare le frodi per le quali i peronisti sono tristemente famosi.

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  3. El Loco grossi problemi per Cuba.

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  4. Speriamo bene per l'Argentina, negli ultimi anni é stato un vero disastro economico tanté che anche Sace non assicura più il credito alle ns imprese che fanno business con partner in loco (cosa che invece ha iniziato a fare per alcune situazioni con Cuba, vedi lettera di credito tramite alcuni istituti bancari cubani). Restando su Cuba non posso che leggere con la solita preoccupazione quel racconto sugli espropri: si ha sempre la sensazione che manchino certezze e chiarezza nelle cose..Un ultima parola sul Venezuela: speriamo che il paese si risollevi, Negli ultimi anni si é creata talmente tanta violenza/corruzione/assistenzialismo/fuga di capitali che ci vorrà una generazione per riprendersi. A chi dice che se fosse rimasto Chavez non sarebbe successo: non sono d'accordo, in quanto certe scelte / modi di governare erano sbagliati anche prima, col tempo le cose si sono accumulate e il crollo del prezzo del petrolio a portato al crollo definitivo dell'economia. Mat.

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  5. Maduro paga anche gli errori di Chavez

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    1. Ok gli errori di Chavez ma vi ricordate prima di lui in che stato era il Venezuela? In un cacerolazo il governo di Carlos André Perez fece sparare sulla folla si contarono migliaia di morti la cosa più triste è che tale Perez è stato anche presidente dell'internazionale socialista e osannato dai vari dalema Veltroni e compagnia cantante sic.
      Per questo un augurio ai venezuelani che hanno scelto la destra golpista quindi in bocca al lupo se è quello che vogliono auguroni per lo meno Chavez i proventi del petrolio li usava per gli ultimi ora la pdvsa diventerà il bancomat di quei servi ora al governo. Saluto dado

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    2. Parlare bene di Chavez con me è sfondare una porta aperta.
      Detto questo non dimentichiamo il crollo al barile del prezzo del petrolio

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  6. Ma guarda Milco io concordo con te su Cristina,non ha affatto governato male un paese difficile in situazione storica complessa,chiaro che ci sono larghe zone d'ombra e le finanze pubbliche trabballano ma ripeto ha fatto bene e temo che argentini a scegliere Macri abbiano commesso grosso errore...Maduro beh...a me ricorda un po' Marino..la persona sbagliata nel posto sbagliato nel momento sbagliato,mi permetto di dire che pingate ne faceva pure Chavez solo che aveva il petrolio a più del doppio di adesso ed una personalità differente,tempi duri per gli odiatissimi dai cubani cooperanti venezuelani perché ho impressione che tra un po Raul gli darà un bel calcio nel deretano ..no credo che se Caracas spegne rubinetto petrolio Cuba ne soffrirà visto il prezzo basso attuale e relazioni con altri paesi molto strette intessute da Raul..buen dia dell 'Immacolata..bellissima giornata qui
    stefano

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  7. Il puparo in questi casi è sempre al....nord

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    1. Penso pure io..Cristina non era ben vista dagli Usa,non mi pare si sia mai genuflessa..Macri credo ben visto..non capisco argentini comunque,Macri nella capitale da sindaco ha reso più bello e più sicuro ciò che gia era bello e sicuro ma nelle periferie zero..boh..vedremo
      Stefano

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  8. aston, macri in argentina ha vinto, senza avere una assemblea legislativa a suo favore, mentre maduro ha perso il parlamento, pur continuando a detenere il potere esecutivo. La situazione per la destra, perciò, è molto piu' complicata in argentina, proprio perchè il presidente non ha il potere legislativo dalla sua.In venezuela la mud potrebbe dopo 3 anni dalle elezioni dell'aprile del 2013, iniziare a raccogliere le firme per il referendum revocatorio, così che alla fine del 2016, inizi del 2017 maduro potrebbe essere defenestrato dal potere. Ma potrebbe pure, dal momento che è ad un passo dall'ottenere i 2/3 dei voti parlamentari, modificare la costituzione, con l'approvazione del referendum confermativo da parte del corpo elettorale, e togliere i poteri al presidente della repubblica.Comunque quello che è certo è che senza chavez non c'è piu' garanzia di vittoria.

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  9. Da come scrivi mi pare che la situazione per la destra sia piu'semplice in Venezuela anche perche' ha stravinto, mentre in Argentina e' finita per un'incollatura.

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  10. apparentemente è proprio così. Poi dipenderà dall'unità della destra in venezuela riuscire a conseguire anche il potere esecutivo, considerando che è un accrocchio di una ventina di partiti, alleatisi per questione di sopravvivenza senza un leader riconosciuto.

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  11. Dipenderà molto da cosa farà l'esercito.

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  12. Non si mette bene per Cuba, ma proprio per niente.

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  13. ....di conseguenza anche per noi....

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  14. Cuba ha visto momenti ben piu' complicati. Il Venezuela era un partner importante fino a che non sono stati aperti nuovi orizzonti...

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  15. Anche perché un nuovo periodo especial la gente non lo reggerebbe

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  16. Santa Fè- Maduro viveva di rendita oppure Chavèz è andato via al momento giusto? la cosa certa è che i cubani in Venzuela li sopportano a malapena, l'unica amicizia (r)esistente era quella fra i due leader.
    E' inutile tenere in piedi un sistema che non funziona.

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  17. Perché sono visti funzionali al potere attuale

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  18. Santa Fè- Inutile rimarcare che lo spostamento dell'isola verso altre coalizioni ha di fatto segnato la sorte di Maduro, il Presidente Raul ha cercato di far entrare invano anche Venezuela nei nuovi accordi con gli Usa, intanto le intese con Colombia (farc e stato) ed Europa (Vaticano e stati vicino agli Usa)andavano avanti.
    L'aver fatto fuori fisicamente uno degli oppositori ha negato l'ultima speranza di salvarsi grazie a brogli elettorali.
    Uno dei motivi per cui i cubani sono malvisti è perchè hanno partecipato attivamente al broglio delle ultime elezioni, erano loro che partecipavano agli scrutini insieme a collaboratori di parte.(parlo con dati di fatto e testimonianze di Professori rientrati dalla "missione" in Venezuela)
    Chavèz poteva permettersi molto perchè era un Leader, stesso discorso per i Castro, il rispetto va conquistato, peccato comunque perchè la realtà bolivariana poteva far emergere tanto di quelle ideologie che tanto amiamo ma che con il tempo vengono scordate o non applicate.(Brasile_Argentina..)
    Non ci resta che seguire il destino di Bolivia e Uruguay e sperare.

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  19. Certo diciamo cha anche il crollo del prezzo del petrolio ha fatto la sua parte

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