martedì 15 dicembre 2015

FESTIVITA' AL CALDO



Quest'anno, in modo del tutto inaspettato, trascorrero' le festivita', nuovamente, a Cuba.
Non capitava da alcuni anni, devo dire che le 2 festivita' hanno valenza molto differente da quel lato del bloqueo.
Intanto sono felice, per paragrafare un romanzo minore di Grisham, di “fuggire” dal Natale italiano.
Natale va bene se sei bimbo, hai bimbi, o un lavoro dipendente e ti danno giorni di ferie.
Per il resto condivido in pieno il pezzo di Fratello Gramellini che inserisco nei commenti.
Francamente non se ne puo' piu' di questo clima di finto buonismo che si respira in questi giorni, stufo di babbi natale, spot natalizi e altre cose simili.
A Cuba il Natale, malgrado le oramai periodiche visite di Papi, resta una festivita' poco sentita, da qualche anno e' festa ma non esiste l'usanza di farsi gli auguri, tantomeno di farsi regali.
Alla fine, come e' accaduto altri anni, ci faremo gli auguri fra italiani e morta li'.
Portero' giu' un panettone per la familia con una bottiglia di spumante, giusto per non bucarmi lo stomaco con quella merda di “sidra”.
Capodanno e' invece tutto un'altro discorso.
La festivita' del final dell'anno e' sentitissima a Cuba.
Ti accorgi che e' capodanno intanto per l'aumento del costo del puerco al pie'.
Chi si organizza prima compera il maiale in anticipo, per pagarlo meno, e lo tiene nel corral fino al fatidico giorno.
Francamente non so cosa faro', quasi sicuramente lo passero' con la familia o col familion a seconda di cosa decideranno di fare.
Nel primo caso penso bastera' un pernil, nel secondo ci sara' tutto il rito della cottura allo spiedo che prendera' ore e ore.
In genere, a Cuba, ho trascorso splendidi capodanni ma anche qualcuno con gente che alle 4 del pomeriggio del 31 era gia' ubriaca e non e' che sia stata questa gran cosa.
Se sara' un pomeriggio di cottura mi alternero' al solito negro di turno a girare lo spiedo, giusto per dare un'aiuto internazionalista...
Ovviamente cerchero' di accollarmi il costo del pernil o del puerco ma so gia' che ci sara' da peleare, e non poco, col boss.
Il puerco viene cucinato appena ammazzato, quando e' pieno di tossine e duro...ma questa e' una battaglia persa in partenza.
Solitamente, durante la giornata del 31, mi piace immergermi nella cubania girando la citta' in scooter.
Chi ha un patio cucina lo spiedo in quello spazio, ma chi vive in una doce planta o comunque in una spazio ristretto scende direttamente in strada, si trova una location adeguata, monta lo spiedo e cucina el puerco in strada.
In giro per la citta', fin dal mattino, oltre ad iniziare la borrachera, e' tutto un cuocere, con nell'aire il profumo del mammifero nazionale che aleggia invitante.
I ristoranti si riempiono anche se non c'e' l'abitudine di fare menu' particolari in questa serata.
La gente, un po' come accade da noi, preferisce passarlo in famiglia rinsaldando vecchie amicizie e creandone di nuove.
Non mi piace, come dicevo, passarla con gente ubriaca prima del tramonto, alla fine ti trovi sempre abbracciato con qualcuno che giura di essere tuo hermano mentre parla delle sue imprese in Angola.
In generale, anche se l'avrei passata bene anche qua', sono contento di andare, questa faccenda che per godere del clima natalizio occorre il clima...nostrano si tratta di una grande cazzata.
Vi posso assicurare che si sta' bene anche al caldo e sotto le palme piuttosto che in case riscaldate o in giro con abrigo da lappone.
Venerdi in palestra ci faremo gli auguri con un'apericena offerta da noi, mi sembra piu' che sufficiente.

Non posso concludere il pezzo odierno senza un commosso ricordo di Armando Cossutta.
Lo conoscevo, al di la delle fedi politiche persona splendida, tutta d'un pezzo, fedele ai suoi ideali fino all'ultimo.
Piu' volte ho fatto parte della sua “vigilanza”, e' venuto a cena a casa dei miei diverse volte e, cosa piu' importante, ando' a trovare mio padre in ospedale quando stava male, mio padre si commosse.
Ti sia lieve la terra Compagno Armando, vecchio Partigiano.

24 commenti:

  1. UN RICORDO DI MARCO RIZZO

    Oggettivamente, senza Armando Cossutta, la questione comunista in Italia non esisterebbe più da tempo.
    La biografia del compagno Armando Cossutta è certo nota e non intendo qui ripeterla perché dovrà esser motivo di ulteriore analisi e studio da parte dei Comunisti. Mi permetto di tratteggiare un breve ricordo politico e personale, certo limitato alla mia personale esperienza, vissuta per oltre vent’anni accanto a questo grande dirigente politico.
    “…c’è il compagno Cossutta che ti vorrebbe conoscere…domani mattina a Roma”. Presi il treno della notte da Torino, arrivando al sobrio ufficio del Senato in cui lavorava, quello che per noi –giovanissimi oppositori alla linea eurocomunista- era “l’uomo del Cremino in Italia”.
    Era il 1981 e certo l’URSS di Breznev non era quella di Lenin e Stalin, ma era pur sempre un bastione contro l’imperialismo e la nascente opposizione del filosovietico Cossutta era quanto di più appetibile si presentava per un giovane che sognava la Rivoluzione e si trovava invece a militare nel PCI dei Fassino, D’Alema, Veltroni; tutti ‘figli’ scelti da Berlinguer, l’uomo del ‘compromesso storico’, ‘dell’ombrello della Nato’, della scelta per ‘l’Unione Europea’, della ‘fine della spinta propulsiva della Rivoluzione Sovietica’.
    La rivoluzione non arrivò, ma con Cossutta imparammo a valutare i rapporti di forza (quelli veri) tra le classi ed il potere, tra le grandi idee e le debolezze degli uomini.
    Probabilmente il Presidente (come cominciammo a chiamarlo) era certo meno filosovietico di quanto apparisse e questo fu anche uno dei motivi di discordia che avemmo in futuro, ma una cosa è certa: oggettivamente (forse al di là della sua stessa volontà), senza Armando Cossutta, la questione comunista in Italia si sarebbe chiusa definitivamente con la vergognosa abiura di Occhetto e company che misero la parola ‘fine’ sulla gloriosa storia del Partito Comunista più grande del’Occidente, minato ormai da anni dal germe della socialdemocrazia tanto da indurlo ad un profondo processo di ‘mutazione genetica’.
    Vorremmo ricordare che l’esperienza politica che stiamo vivendo oggi arriva proprio da lì, da quel ceppo, da quel filone. Lo diciamo senza spocchia, consci dei nostri profondi limiti, avendo la piena percezione di esser “nani seduti sulle spalle di giganti”. Se andiamo a ritroso, la nostra recentissima storia nell’intrapresa di ricostruire il Partito Comunista in Italia, nasce nel 2009 (con Comunisti-Sinistra Popolare) , ma arriva direttamente dalla storia di Interstampa, dei Centri Culturali Marxisti e della cosiddetta corrente filosovietica del PCI di Armando Cossutta che, nel complesso incontro con quei prestigiosi dirigenti “secchiani” (Alberganti, Vaia, Bera ed altri) costituì negli anni ‘80 le fondamenta del tentativo poi fallito di Rifondazione e del Pdci.
    Dedicheremo ben più profonda riflessione su questa storia, che vide in Armando Cossutta un protagonista certo controverso ( nel 2008 dichiarò -da “comunista” disse- pubblicamente il suo voto per il PD) ma anche un uomo di un altro tempo, certo migliore di questo in cui viviamo.
    La terra ti sia lieve, Presidente Cossutta, le nostre condoglianze alla Tua famiglia.

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    1. La parte finale del tuo post riguardo il compagno Cossutta è commovente..comunque la si pensi politicamente le persone perbene si stimano..e andare a trovare tuo padre malato dice tanto di cosa era quell'uomo
      Stefano

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    2. È anche vero che vedendo Armando in ospedale mio padre si rese conto che non avrebbe visto l'altra sponda del Ticino....come mi disse un medico in Svizzera.

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  2. MASSIMO GRAMELLINI

    Non esiste anima pura che non ami il rito del Natale e le sue radiose manifestazioni all’insegna della spontaneità.
    La bellezza delle vigilie trascorse in apnea, trascinandosi tra negozi intasati e commessi nervosi, con la lista dei regali ancora da fare a persone di cui non sai quasi nulla, e ci sarà un perché, ma ora non te lo chiedi e ti lasci sedurre dalla sensazione imperdibile di stare buttando dei soldi per un oggetto inutilmente costoso che verrà utilmente riciclato.
    Il fascino dei pacchi-regalo che richiedono una coda supplementare a cui ti sottoporresti persino con docilità, se solo non avessi la macchina parcheggiata in terza fila con i lampeggianti, il pargolo urlante nel passeggino e il telefonino ululante nella tasca; sono gli amici d’infanzia che non hanno fatto in tempo a chiamarti durante l’anno e bramano dalla voglia di sentirti proprio adesso; hanno voci calme e sorridenti che ti ricordano come loro hanno già fatto tutti i regali, anche tutti i pacchi, e quindi possono concedersi il lusso di sprofondare sul divano vista Albero del salotto di casa per intrattenerti con argute riflessioni sulla situazione del Pd e quella non meno conflittuale del matrimonio di un ex compagno di scuola.
    La meraviglia della cena della vigilia e del pranzo di Natale, dove puoi esaudire il desiderio a lungo strozzato di rivedere la cugina di tuo marito che ha parlato male di te sulla sua pagina Facebook e mediare le risse tra bambini condannati a passare insieme i prossimi ottanta natali della loro vita, ma soprattutto quelle tra gli adulti; i combattenti si sono allenati per mesi in vista della tenzone natalizia: mesi di incomprensioni e rancori saggiamente coltivati nel silenzio e nel pettegolezzo, in attesa di esplodere durante le ore della convivenza forzata intorno alla tavola imbandita, sotto lo sguardo liquido della nonna che non si accorge di nulla o forse sì e ne prova un sadico piacere.
    La delizia delle discussioni tra il cugino vegano e il cognato cacciatore che descrive con toni estasiati la sua ultima disfida con un fringuello mentre l’altro mastica le sue tagliatelle senza uovo al ragù di seitan e pensa serenamente ma seriamente di ucciderlo e darne i resti in pasto a un vitellino.
    La felicità che ti assale quando ripari in bagno alla ricerca di un momento di quiete, estrai il telefono forse per chiamare aiuto (esisterà un numero verde per le vittime del Natale?) e lo trovi invaso da centinaia di auguri che non si rivolgono direttamente a te, ma all’intero elenco telefonico dell’augurante, il quale è sempre così spiritoso e originale da impreziosire il messaggio con citazioni colte che ti consentono di ripassare tutti gli aforismi di Oscar Wilde, compresi quelli apocrifi.
    Il calore degli abbracci con sconosciuti che millantano il tuo stesso sangue, dei brindisi con gli spumanti regalati per l’occasione che sei costretto a trovare buonissimi, delle tombole fracassone, dei panettoni farciti che digerirai a Pasqua e naturalmente dell’apertura dei regali; il sorriso per nulla forzato con cui ringrazi per l’originalità di quell’accessorio uguale a cento altri che giacciono inanimati nel tuo armadio mentre fai già la lista mentale degli sventurati a cui potrai riciclarlo prima di Capodanno.
    La nostalgia che ti assale la sera davanti ai resti di quella che nonostante tutto è stata una magnifica festa, quando ti trascini a letto con il mal di testa e prima di addormentarti formuli il proposito ogni anno disatteso che il prossimo Natale lo trascorrerai in Patagonia, ma solo dopo esserti accertato di non avere un parente di quarto grado anche lì.

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  3. Fuggirei anvhe io da questo schifo.Ste

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  4. Santa Fè- Consiglio a chi non vuol passare la notte di Natale in famiglia di starsene semplicemente a casa...io quando non ho voglia di passare la vigilia vado in chiesa e poi al pranzo del giorno seguente con tutta la banda, idem per il capodanno, ogni tre anni circa io e mia moglie stacchiamo dai soliti cenoni e ce ne stiamo davanti al camino con una bottiglia di buon vino arrostendo gemberoni, calamari e salsiccioni..
    D'altronde chi non è cristiano può anche non festeggiare la nascita di Gesù,per noi credenti si tratta ANCHE di andare in chiesa e attendere la viglia nella casa del Signore, per gli altri a quanto pare è solo depressione..

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  5. Di cattolico oramai questa festa ha ben poco..

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  6. Santa Fè- E' vero però le radici queste sono.

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  7. Sicuramente ed ogni tanto sarebbe bene ricordarlo.

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  8. Passato 3 volte Natale e Capodanno a Cuba ma nulla di esaltante...nota positiva, non da poco, temperatura e mare...anche se ricordo, credo fosse il 2002, un freddo passato agli annali nelľ occidente cubano causato da un frente frio arrivato da nord...per il resto puerco, cerveza, ron e gente stesa per terra come detto da Aston a partire dal pomeriggio del 31, forse giá il 30...jajaja...

    Per altro discorso decidete voi se per rispetto o altro Natale trascorriamo con mia madre e zia...poi subito dopo 15gg al caldo per staccare dalla giungla quotidiana...

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    1. No...per favore le zie no..

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    2. Faccia il bravo zio...sono l' unico nipote...

      per dispetto copio-incollo mail appena ricevuta...voilà:

      È IL MOMENTO PER DIRE GRAZIE

      Ecco un altro pezzo di cammino lasciato alle mie spalle,
      è il momento per trarre un bilancio.
      Apprezzare il tempo trascorso,
      custodire il bene,
      imparare dal male.
      Con la breve parola grazie
      esprimere tanto
      e così facendo in armonia
      percorrere il cammino guardando sempre avanti.
      Dire grazie per il grande anno, per il meraviglioso tempo,
      per così tanto amore, così tanta vita e per ciò che resta.

      Con mani calde che ti salutano,
      con parole amabili che ti baciano
      regalo un grazie al mondo
      augurando sostegno reciproco e condivisione.

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    3. Grazie.....parola semisconosciuta a Cuba.

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  9. Aston...maaa hai visto il titolo che campeggia oggi in prima pagina di Tuttoladri?...Uuuaaaaá...

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  10. Non ho mai passato capodanno a Cuba,ma qualche viaggio fatto nell'isola mi fa immaginare la borrachera generale e io trovo che molti cubani quando ubriachi diventano pesanti..fatto un natale all'avana e al di la degli alberi degli hotel e addobbi al centro commerciale Commodoro festa sentita zero ma fu uno dei natali più belli della mia vita grazie alla compagnia e alle speranze che avevamo per il futuro...no mi piacciono le feste mi mettono malinconia...non sarebbe male se tutti si comportassero con egoismo e maleducazione solo il 25 e il 31 e gli altri 363 giorni fossero umani..ciao Milco..manca poco poco e poi via...tra l'altro in buona compagnia dell'amico Simone
    stefano

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    1. Che passino veloci le feste e la gente mangi molto....per poi smaltire qua'in palestra.

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    2. Stefano leggo molta nostalgia e malinconia nelle tue parole...ci si conosce solo sul blog ma ormai siamo un familion, virtuale, ma pur sempre un familion...un sincero abbraccio con la speranza e l' augurio di un giorno trovarci tutti noi come le star a bere un trago de ron al Roxy bar...

      tanto le feste volano via in un attimo...

      pensa come sono messo io: non ancora chiuso 2015 e già qui a pianificare nel dettaglio almeno il I° sem 2016...
      naaà sbattella che te la spiego...in perfetto stile ansia da prestazione...jajaja

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    3. Alla bodeguita del medio magari..a raccontare storie del passato...leggi bene..ma poi mi passa..sei molto gentile ...ti abbraccio
      stefano

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  11. Sì sì è proprio vero Natale sentito per nulla dai cubani ,solo io alla ricerca di addobbi per fare un alberello decente,e il 31 già tutti cotti prima di sera,ricordo molti problemi nei vari chioschetti che vendono a trovare acqua in quei giorni,solo alcool,d altronde siamo a Cuba.paolino.

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  12. Gli addobbi è meglio portarli da qua'

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  13. ciao Aston, se posso, da dove parti? Taxi driver

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  14. Malpensa hog andata
    Habana malpensa ritorno

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