sabato 13 febbraio 2016

MACEDONIA

Risultati immagini per GIAMPIERO VENTURA A SANREMO

Questo sabato torno ad occuparmi delle facezie del nostro povero mondo al di fuori dell'isola che non c'e'.

La scena politica italiana e' occupata dalle unioni civili su cui si sta' facendo una grande cagnara.
Il problema sono sempre i baciapile che ficcano il naso dappertutto, anche nelle leggi di uno stato sovrano.
Restiamo solo noi, la Bulgaria e qualche staterello ex Sovietico a non avere le unioni civili, che sono legge da decenni nell'Europa che conta.
Molti pensano soltanto alle coppie dello stesso sesso, ma questa legge tutela anche chi sceglie di convivere.
Oggi se uno dei due muore all'altra/o in assenza di un testamento (avvocato...soldi...ecc...) non tocca nulla.
Medioevo.
Sulle coppie dello stesso sesso mi sono gia' espresso, ok per tutto ma non per l'adozione dei figli.

I siriani, con l'aiuto dell'aviazione russa e di qualche altro alleato sono ad un passo dalla riconquista di Aleppo, poi sara' il momento di Raqqa e dello stato islamico.
I russi, per i loro legittimi interessi, sono i soli che stanno facendo qualcosa di concreto per fronteggiare, sul campo, quella banda di tagliagole e i loro amici sauditi e turchi.

I quotidiani di maggiore tiratura, tutti, nessuno escluso hanno come notizia principale il Festival di Sanremo.
Da lustri perpetuo il mio personale bloqueo nei confronti di questa basura nazionalpopolare, bloqueo esteso ai grandi fratelli, gli amici di maria e tutte le altre cazzate che la nostra triste televisione, per cui paghiamo un canone, ci propina.
Per non sbagliare, in palestra, 12 ore al giorno su Virgin Radio, mentre sullo schermo passano filmati sportivi senza volume.
Rock senza compromessi.

Ogni volta che ci sono arresti per pedofilia o pedopornografia c'e' un prete di mezzo.
Non sarebbe il caso di permettere a questi poveri cristi di farsi una famiglia, qualche sana trombata e di vivere una sessualita' normale?

Questa sera ci sara' il big match fra la seconda squadra di Torino ed il Napule.
Ovviamente il mio tifo va ai partenopei ma mi auguro che sia un bello spettacolo di calcio e solo di calcio.
Ho assistito alla triste litania di direttori di giornali, opinionisti, avventisti del settimo giorno che pontificavano sulle implicazioni sociali di quella che e' soltanto una partita di calcio.
Saremo sotto gli occhi di tutto il mondo, evitiamo di fare figure di merda.

Sul Toro ho poco da dire, siamo alla fine, spero, di un ciclo.
Un ciclo che ha portato buoni frutti ma che e' giunto ai titoli di coda.
Cambiare ora non serve, tanto gli 8/10 punti che mancano in 14 partite li faremo pure con Paperino in panchina.
A fine anno pero'...basta Libidine....ha ampiamente rotto i coglioni.

Per quanto riguarda il 10% della vita che lo scriba decide di condividere con voi, vi posso dire che sono sul pezzo in molte cose, sopratutto in palestra..
Non diventeremo milionari ma siamo in linea con l'obiettivo dei 400 iscritti per settembre 2017, siamo a meta' del guado che e' proprio la meta', essendo partiti dal nulla.
Paghiamo le bollette, l'affitto dei locali, le ore che facciamo noi, gli istruttori e chi fa le pulizie (siamo in 12 oramai in tutto) senza aver aggiunto un centesimo di nostro dal 1 settembre.
Quest'anno faccio parecchie ore, c'e' da lanciare il negocio ma spero il prossimo anno di ridurle almeno di un po', per dedicarmi anche ad altro.
Sto' iniziando a prendere contatti con le strutture per l'estate, credo che al massimo collaborero' con 3, non di piu'.
C'e' la palestra e altro, ho bisogno di poter gestire il tutto nei fine settimana o giu' di li'
Grande Torino ha gente fino a meta' marzo e M&S casa particular procede il suo percorso iniziale.
Siamo intorno a 35 case, ogni giorno arrivano nuove richieste di aderire al progetto, abbiamo tempo e nessuna fretta.
L'importante e' che ,come sta' capitando, se ne inizi a parlare.
Conto di fare un paio di settimane a Cuba a marzo e un'altro paio mi piacerebbe a maggio, ma siamo tutti nelle mani degli Orischas e delle loro bizze capricciose.

39 commenti:

  1. DAL BLOG PULICICLONE

    Era quattordicesima, guardate ora dov’è. Ma per capire la rimonta della J... non bisogna ammirare i gol, non subito, i gol vengono dopo. È fuori dal campo che tutto è cominciato, dentro lo spogliatoio, il luogo dove le verità di una squadra di calcio passano e si manifestano prima che siano visibili a tutti noi sul prato. È la faccia di Buffon che si deve fissare, quella che il portiere mette in primo piano davanti alle telecamere a fine ottobre, dopo la quarta partita persa su dieci contro il Sassuolo. Dice: “Siamo stati indegni, indecorosi. A 38 anni non ho voglia di fare figure da pellegrini. Non dobbiamo noi grandi permettere una cosa simile”.
    Noi grandi significa i leader della squadra, noi che deteniamo il potere dentro la stanza in cui gli sguardi estranei non possono arrivare. Lui, il motivatore Bonucci, il filosofo Evra, il silenzioso Barzagli, il duro Lichtsteiner, il ragazzo di casa Marchisio: ogni uomo, un profilo; e tutti insieme l’anima della J..., la sua cabina di comando, la scatola nera che governa equilibri e umori nascosti. Ogni squadra ne ha una, e se non ce l’ha sprofonda.
    Guardate cosa fa Buffon a Reggio Emilia. È decisivo. Rompe il cerchio dell’anarchia dentro un gruppo che in estate aveva perso due figure centrali come Pirlo e Tevez. Fa l’appello dei valori perduti, ricorda ai giovani il senso d’appartenenza, ricuce brandelli di squadra con il filo morale della sua comunità. Lo fa - ed è un dettaglio non da poco - andando in tv in modo irrituale prima che di là passi il suo allenatore Allegri. Disegnando una nuova carta di forze e pesi in campo, la J... si ritrova. Non è una magia, è una storia vecchia quanto il calcio. Una mappa del potere dentro uno spogliatoio si può scrivere in mille modi. Non sempre il più bravo è anche il più influente. Nel Santos di Pelé comandava un mediano di nome Zito. Totti è l’unico calciatore italiano ad avere un ufficio nella sede del suo club, una stanzetta piena di poster coppe e cimeli, sistemata sullo stesso piano del direttore sportivo Sabatini. Ma dentro lo spogliatoio oggi non esercita quanto potremmo immaginare. Non più. In questo periodo di burrasca, la sua voce in pubblico non c'è. Gli ha dedicato una dose di veleno Burdisso, suo ex compagno di squadra, che in una intervista alla Gazzetta di lui ha detto: “Non è un vero leader, De Rossi è stato troppo buono: non ha voluto scavalcarlo”. Diversi, vicini, mai fino in fondo amici: tuttora De Rossi resta a Trigoria nel nucleo dei capi. Ce l’abbiamo un modo per riconoscerli dall’esterno. Sono quelli che si espongono quando una sconfitta fa rumore, per evitare che le parole dei peones producano più danni. De Rossi è tra questi. Non si nasconde. Come il portiere De Sanctis, scivolato in panchina ma sempre fra i più ascoltati dai compagni: perché un leader può anche giocare poco o mai, eppure restare autorevole agli occhi dei suoi, come Amauri al Torino o Palombo alla Sampdoria....

    RispondiElimina
  2. ...Il Napoli ha riconsegnato il suo alfabeto segreto al portiere spagnolo Reina. Uno che abbraccia gli altri nel tunnel prima di una partita, si batte il petto col pugno, va a rimproverare a quattr'occhi il compagno che esce polemico dopo una sostituzione. Reina ha stabilito un rapporto speciale con la città. Il suo addio, un anno fa, fu un mezzo trauma. Quando è tornato, ha messo le cose in chiaro col nuovo allenatore Sarri: “Gli ho detto che litigheremo spesso, ma sempre con lealtà”. Con quell’avvertenza si riprendeva il comando, più della stella Higuaín, che al primo giorno di ritiro corse ad abbracciarlo, felice di ridargli la password della squadra. Il comando è spesso questione etnica. L’Inter degli anni passati era in mano ai suoi argentini, tanti e di peso: Cambiasso, Samuel, Milito, Palacio, soprattutto Zanetti, che ha poi esteso la sua autorità fino a raggiungere la vicepresidenza. Quando si confessa in privato, Mazzarri si dice convinto di essere stato esonerato anche per l’ostilità di quel partito. Intorno a Mancini si è dovuto ricreare daccapo un nucleo di potere, partendo dal cileno Medel e dal brasiliano Melo, due che sull’aura da cattivi fondano la metà del loro prestigio. In questa squadra, soltanto un anno fa, negli ultimi minuti contro la J... i due attaccanti Icardi e Osvaldo – argentini – si stavano mettendo le mani al collo in pubblico per un pallone non passato. “Così non si costruiscono le grandi squadre”, mandò a dire Mancini ai due. Osvaldo non c’è più. Pure dalla Roma era dovuto andar via dopo una lite nello spogliatoio: raccontano che Maicon l’avesse attaccato al muro dopo un gesto di foot-bullismo verso un ragazzino della Primavera.
    I codici interni sono come tavole della legge. Comprendono piccole regole di convivenza che si fissano al ritorno dalle vacanze (non si usa il cellulare al campo, non si canta sotto la doccia, non si va in moto) e un cifrario anche tribale. Ne sa qualcosa proprio Icardi, colpevole d’essersi innamorato della ex moglie di un compagno di squadra, Maxi López. Ha conosciuto per un po’ una sorta di esilio morale da parte del suo ambiente, almeno finché Wanda non l’ha sposata. Perfino Maradona, non il primo esempio di monogamia che possa venire in mente, dall’Argentina gli mandò a dire: “Ai miei tempi lo avremmo picchiato a turno”. Perché il punto qui non è la fedeltà alla propria donna, ma al tempio, allo spogliatoio. John Terry, capitano della Nazionale inglese, si vide sfilare la fascia dal braccio per essere andato a letto con la moglie del suo compagno al Chelsea e miglior amico, Wayne Bridge. L’autorevolezza di un grande attaccante straniero della serie A è venuta meno fra i compagni quando avviò una relazione stabile con una delle ragazze che aspettano i campioni all’uscita dal campo, e che dal campo rientrava la sera a casa a bordo di macchine diverse. Del resto, in questo mondo di eterni adolescenti, capita che una guida carismatica venga scelta in base al solo valore visibile e calcolabile durante una doccia di gruppo. Il maschio alfa....

    RispondiElimina
  3. ....A un allenatore si perdona tutto, eccetto la perdita di controllo degli equilibri dentro la stanza in cui nasce impercettibile la gloria. O la disfatta. “Non mi dimetto per una sconfitta, casomai me ne vado se non governo più lo spogliatoio”, ha detto Van Gaal, allenatore del Manchester United. Ma ogni allenatore ha il suo registro. Mourinho lavora cercandosi un nemico, al Chelsea un mese fa il suo centravanti Costa gli ha lanciato una pettorina sulla faccia. “O io o lui” ha urlato nel frattempo Cristiano Ronaldo al Real Madrid, obiettivo lo spigoloso Rafa Benítez. Entrambi sono saltati per uno spogliatoio ostile. Andato via José, il Chelsea si sbloccò subito con tre gol. Il Real con cinque. Di Pep Guardiola si sa che dai suoi esige sottomissione, l’ha rivelato Ibra. Conte mollò un pugno in un armadietto a Bergamo quando Doni osò contraddirlo, indebolendone la guida. Ancelotti punta sulla serenità. Non è un full metal jacket, tiene tutto dentro. Chi prende lui, si garantisce una gestione serafica. Paolo Maldini raccontò che negli spogliatoi avversari sentivano regnare tensione e silenzio, nel loro c’erano Berlusconi e Ancelotti che raccontavano barzellette. Gli allenatori hanno imparato che devono lasciare alla squadra il suo privato. Si vive in ambienti separati. I calciatori di là, lui in un’altra stanza, il rapporto fra loro è questione delicata. Per via di qualche esclusione, Messi a Barcellona non ha rivolto per mesi la parola a Luis Enrique. Gli dovette parlare Xavi: “Calmati”. Ora si dice che la squadra si regga su un compromesso. Dentro lo spogliatoio il potere è di Leo, l’ex bambino fragile, in campo è di Neymar e Suárez. Per qualche gol in più.
    Per provare a leggere uno spogliatoio, si deve osservare una squadra dopo un gol. Sbirciare nelle esultanze. Guardare come festeggiano, chi abbraccia chi, se le riserve partecipano, se dal mucchio gioioso qualcuno si tiene lontano. Cesare Prandelli impose alla Nazionale un codice etico. La sua applicazione a singhiozzo condusse al tracollo. Anziani contro giovani, scapoli contro ammogliati, la spedizione al Mondiale andò in rovina. Nel libro “Le undici virtù del leader”, l’argentino Jorge Valdano definisce lo spogliatoio un habitat, un tempio di superstizioni pagane, il deposito dei segreti spirituali. Il calcio ci rispecchia. Lì dentro convivono “furbi, stupidi, gentili, ombrosi, buoni, cattivi, coraggiosi, vigliacchi, vanitosi, umili, leader, gregari. Il cemento che unisce quei tasselli così diversi è la generosità di alcuni”. Senza generosità, il gruppo non funziona. Parve un’esagerazione a noi estranei l’esclusione di De Rossi dalla formazione della Roma, tre anni fa, per un ritardo di cinque minuti a una riunione. Ma chi conosce il linguaggio privato del calcio sa che non esiste affronto maggiore. Filippo Fusco, dirigente, ultimo incarico l’anno scorso al Bologna, relatore ai corsi del centro tecnico di Coverciano, spiega che “un ritardo toglie importanza a ciò che stai facendo e alle persone con cui lo fai. Lealtà, correttezza, senso di appartenenza: queste sono le colonne di una coabitazione ideale. In termini cristiani: non fare a un compagno ciò che non vorresti fosse fatto a te. L’addizione di tanti ego forti può rendere imbattibile una squadra o sfasciarla. Una squadra è fatta di ingranaggi che non si vedono, la mancanza di valori condivisi smantella questa micro-società. Perciò diventano centrali i facilitatori, gli agevolatori degli stati d’animo, un team manager, un direttore sportivo o quelle figure che fungono da custodi dei valori di un ambiente, come massaggiatori e magazzinieri”.

    RispondiElimina
  4. Negli Brasile della dittatura anni ’80, il gesto politico di Socrates fu il varo della democracia corinthiana: il Corinthians metteva ai voti ogni decisione. Su tutto. Ritiri, orari, programmi. Votavano anche massaggiatori e magazzinieri. Salvatore Carmando, leggendario fisioterapista di Maradona, uno che conosce l’arte del buonumore, minacciava scherzosamente la squadra di rivelarne i segreti in un fantomatico libro, annunciato di duemila pagine e dal titolo “Il spogliatoio”. Italo Allodi, dirigente della grande Inter anni ’60, appuntava in un’agenda le date dei compleanni delle mogli dei calciatori.
    Come sanno bene i Beatles e le coppie di amici che fanno le vacanze assieme, se le signore non vanno d’accordo l’affare si complica. Nel selfie scattato a maggio scorso dalle mogli della Juve allo stadio, sbucò a sorpresa Ilaria D’Amico, da poco la nuova compagna di Buffon.
    Venne letto come un buon segno: la casta delle signore l’aveva accolta. “Mia moglie Mary è stata fondamentale nel tenere unita la squadra”, racconta Beppe Bruscolotti, leader del Napoli dello scudetto ‘87, “casa nostra era aperta a chi volesse capire la città.
    Uno spogliatoio crolla se c’è menefreghismo, se c’è chi dice: cosa me ne importa, l’anno prossimo vado via. Non servono molte parole, anzi. Chi parla troppo è fastidioso”. Uno spogliatoio ha l’olfatto sviluppato, sa annusare un leader che arriva. Eraldo Pecci, 60 anni, uno scudetto al Torino nel ‘76, era di questi. “Un leader sprigiona endorfine. Essere il più bravo in campo aiuta, perché dentro lo spogliatoio con lo sguardo cerchi prima un Rivera di un Lodetti, prima Pirlo di Padoin. Ma non è decisivo. Nel mio Torino, Roberto Salvadori aveva due piedi a papera, ma intuiva l’arrivo delle crisi come nessun altro e si faceva trovar lì. Era un collante. Il leader non alza la voce, il leader vede una via d’uscita prima degli altri”.
    Certi meccanismi sono uguali, in serie A come più giù. Sergio Mari ha vissuto quindici anni fra B e C, fra Cavese Akragas e Centese, oggi ha una seconda vita da artista: responsabile di una galleria d’arte contemporanea, scrive monologhi teatrali, il suo ultimo romanzo è “Sei l’odore del borotalco”. Dice Mari che “un allenatore accentratore è un problema, il gruppo non gli perdonerà il primo minimo cenno di imbarazzo. Ne ho conosciuti alcuni reduci da Mondiali che però tremavano di fronte agli esclusi dalla formazione. Ho lavorato con Ventura, uno dei più apprezzati oggi in A, ma a me non ha insegnato niente. Attenzione. L’ho avuto prima che arrivasse Sacchi, uno che ha rivoluzionato la scena. Voglio dire che solo dopo Sacchi tutti si sono messi a studiare gestione del gruppo. Sono cambiati pure gli spogliatoi. I silenzi sono più dannosi di una scazzottata. Il silenzio fa emergere le paure, spinge a rintanarsi. L’ideale è parlarsi al martedì: dopo una partita persa sarebbe buona regola tacere”.

    RispondiElimina
  5. L’eccezione più rumorosa rimane la Lazio campione nel ’74, spaccata in due clan: da una parte Chinaglia e Wilson, dall’altra Martini e Re Cecconi. Una squadra che finiva le partite d’allenamento a schiaffi, che viveva in due spogliatoi diversi a Tor di Quinto, che si sfidava al tiro al bersaglio con le pistole. Se a tavola Chinaglia ordinava vino bianco, gli altri chiedevano il rosso. A ogni rissa, il povero allenatore Maestrelli li chiudeva tutti in una stessa stanza: “Ora chiaritevi, quando avete finito bussate e vengo ad aprirvi”.
    Bruno Barba, ricercatore di antropologia all’Università di Genova, autore di “Un antropologo nel pallone”, spiega: “Uno spogliatoio è l’esatto contrario dei famosi non-luoghi di Marc Augé. È un iper-luogo, dove si crea l’anima della squadra, dove regna un realismo magico e si diventa più della somma degli individui. È sottoposto a un’alchimia che sfugge. È un contenitore di simboli con riti auto-referenziali e pseudo-religiosi: un paradosso in questo Occidente che deride la superstizione. In questo contesto un leader non si sceglie. Il leader si impone con il suo curriculum di credibilità, il gruppo gli dà lo scettro accettandolo”. Qualcosa è cambiato negli atteggiamenti esterni, adesso che le squadre sono frammentate quanto la nostra vita sociale, con calciatori che arrivano al campo in solitudine, le cuffie alle orecchie, la musica a tutto volume. Ma la sacralità del luogo resta. Lo spogliatoio è il tempio di sempre. Impenetrabile. O quasi. Guardate la prossima partita, poi andate a leggere le pagelle. Se qualcuno vi parrà aver giocato da sei e il voto invece sarà sette, ecco, quello lì forse qualcosa ai giornali la va a raccontare. Dagli spogliatoi siamo affascinati. Le tv pagano milioni per piazzare lì dentro le loro telecamere prima di una partita, consapevoli d’aver in cambio una recitina in cui i campioni s’infilano le maglie, allacciano le scarpette e al massimo dicono “forza, andiamo”. I turisti si mettono in fila per visitarli. Il Barcellona fa pagare 23 euro un giro fra museo e vestuario. Più che per entrare a Stonehenge, ma vuoi mettere il culto di un mistero vero.

    (versione da blog di un articolo uscito su Il Venerdì di Repubblica l'otto gennaio)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. CIAO ASTON VILLA,

      A Tor di Quinto, dove si allenava la Lazio del 1973 - 1974, vi erano due spogliatoi.
      Spogliatoio A ) Chinaglia, Pulici, Nanni, Oddi, Petrelli e Facco.
      Spogliatoio B) Martini, Re Cecconi, Frustalupi, Garlaschelli, Moriggi, D' Amico.

      E Wilson......si spogliava con il gruppo di destra di Luigi Martini, ma stava con il gruppo di Chinaglia.....

      Botte da orbi tra un gruppo e l' altro, cattiverie ma non odio, paritelle di allenamernto che duravano 3 ore perchè GIORGIO non voleva perdere.......ma poi in partita se un giocatore avversario se la prendeva con un giocatore della Lazio, il gruppo era compatto e unito.

      12 maggio 1974: La Lazio è campione d' Italia per la prima volta.

      La seconda con Sergio Cragnotti e la terza.....

      Con lo scudetto del 1915 che venne assegnato "di diritto" al Genoa ( vincitore del Campionato del Nord ) in finale con la Lazio vincitrice del Campionato del Sud che non si giocò perchè soppio' la Prima Guerra Mondiale.

      La Lazio ha chiesto alla lega, pochi giorni fa, di rigiocare la finale ( soluzione da me caldeggiata ), o di assegnare ex equo il titolo anche alla Lazio.

      CELESTE HENRY

      Elimina
    2. Non e' necessario essere amici per essere una grande squadra, quella Lazio ne e' la dimostrazione

      Elimina
  6. Milco ho bisogno del vostro aiuto....a maggio riparto, un mese, e vorrei evitare di andare nelle solite città (Santiago-Baracoa, ecc)...vorrei andare in una città situata al max al centro di Cuba, una città sul mare, che oltre alla playa abbia anche una decente vita notturna la sera, per non costringermi come a Guardalavaca a passare le serate a giocare a domino in casa, perchè non c'era un cazzo da fare....
    Avete consigli?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Walter...la vedo dura...

      Freccia

      Elimina
    2. Ed io che ero convinto che Guardalavaca fosse mondana...
      Prima o poi lo scriba e il sottoscritto ci passeremo a censire qualche casa particular.

      Simone

      Elimina
    3. Caro MILCO,

      la risposta è semplice......CIENFUEGOS la perla de CUBA:

      1)Situata al centro - sud di Cuba.
      2) Sul mare: a pochi chilometri da RANCHO LUNA, mare e spiaggia stupende, delfinario compreso dove nuoti e salti con i defini, o vai allo Yacht Club sul Malecon e con pochi pesos ti prenoti un catamarano e passi qualche ora al famoso tramonto rosa.....
      3) Disco: A) Benny Moret, ( 3 pesos ) tutta in acciaio, in pieno centro balli come uno scatenato e poi se vai nell' interno vi è un isola acustica con giardino, e un bel giro di cubanite. Il Benny moret è vicino all' Hotel LA UNION dove puoi passare anche il pomeriggio nel foyer, con aperitivo a 5 pesos e hai tavolino e piscina con idromassaggio gratis.
      B) DISCO HOTEL AGUA, sul malecon, ( 3 pesos )stupenda, ma vai nel privee ( gratis ) dove domini tutta la folla circostante e trovi delle bellezze indimenticabili.
      C) Cote D' Azul all' aperto dove organizzano concerti e spettali comici....
      D) ARTEX anche lei all' aperto con le piante di fiori bianchi che coprono i vialetti della disco e che trovi anche tra i capelli delle ragazze....
      Non andare a caso: ogni sera informati dove c'è il movimento perchè i ragazzi di Cienfuegos scelgono una discoteca ogni sera.....

      CIAO.

      CELESTE HENRY

      Elimina
    4. Simone a Guardalavaca ci sono molte case de renta, ha belle spiagge, ma finisce tutto li....poi ci sono gli hotel, dove per la "modica cifra" di 140 cuc a notte hai tutto illimitato (piscina, discoteca, cibo, beber, ecc), e la sera si svolge tutto dentro gli hotel, per chi alloggia in case de renta Guardalavaca non offre nulla, c'è un mortorio pazzesco, e dentro gli hotel non ti fanno entrare, c'è la sicurezza ogni 20 metri fuori nei giardini degli hotel.
      Avevo pensato a Cienfuegos o Trinidad, ma la seconda la escludo, c'è troppo turismo, e io voglio stare coi cubani e non con gli yuma....vedremo....

      Elimina
    5. E' un po' come il discorso di Puerto Padre playa.
      Bello fino alle 4 del pomeriggio poi arrivano i mosquitos e occorre scappare.
      La sera poi e' una gara a tagliarsi le vene...
      Cienfuegos e' molto bella e piena di vita.

      Elimina
    6. Simone in effetti Guardalavaca ci manca....per ora...

      Elimina
    7. no dai Valter quali 140cuc a notte..certo ci sono pure quelli ma anche strutture tipo Las Brisas o Club amigo che specie se prenotati sul luogo costano non dico un tozzo di pane ma quasi..su tutto il resto cioè mortorio etc etc sono d'accordo con te..Cienfuegos si bella e piena di vita (mi ricorda nel lato vita notturna una Camaguey meno pericolosa e più elegante)
      Stefano

      Elimina
    8. Stefano abbiamo chiesto noi info alla reception, e ci hanno sparato 140 cuc a giorno per soggiornare...la casa de renta che abbiamo preso è proprio difronte al Club Amigo (alla fine di quel grande prato, traversi la strada, e la casa è là), a 4 passi dalla playa....
      Alla Brisas o Club Amigo sai quanto si spende? Noi spendevamo 25 cuc al giorno, e avevamo la casa tutta nostra, senza duenos tra i maroni, ma detto questo, a Guardalavaca se non alloggi in hotel la sera c'è da tagliarsi le vene.

      Elimina
  7. Virgin Radio forever...
    non male però un po' di quiet & relax con MC2...ma in palestra si addormenterebbero...

    Ciaooo

    Freccia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non scherzare....Ringo forever!

      Elimina
    2. io al lavoro radio nostalgia
      Stefano

      Elimina
    3. Piuttosto un flaccone di Guttalax...ahahah

      Elimina
  8. Non scherzo zio...ti giro qualche session poi ne riparliamo...

    Detto questo...rock forever!!!

    Freccia

    RispondiElimina
  9. In palestra con la ghisa dura rock o niente.

    RispondiElimina
  10. scusa milco ma hai guardato foto di Conti che hai messo? ma il signore in platea a suo lato è Ventura o suo fratello gemello? pure io su festival ho personale bloqueo ma se vincono gli Stadio forse mi ricredo..altro boh , unioni civili solita vergogna italiana , borse a picco , Papa di nuovo a Cuba e poi in Messico (non male moglie presidente mexicano)...c'è altro? direi di no...buona serata vado a letto
    stefano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È lui.
      Mentre girano voci che i nostri passano le notti al night lui va a Sanremo...

      Elimina
  11. Oltre al nasone...anche Assante e Master Mixo...semplicemente maestri di cultura rock...

    Freccia

    RispondiElimina
  12. @ CELESTE HENRY
    Grazie per le info....mi hanno detto che la playa Rancho Luna a Cienfuegos si trova a 15 km dalla città, volevo chiederti se mi consigli di rentare uno scooter o se è meglio andare con un taxi particular.
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Valter,
      noi non ci conosciamo, ma se passi da CIENFUEGOS, a Natale, Pasqua e ad Agosto, un giorno ci incontreremo, perchè la Città e' piccola ( 150.000 abitanti ) e il movimento segue un flusso inconfondibile.....

      Cienfuegos è la citta' cubana mia preferita, per la sua architettura bohemienne ( fine ottocento francese ), per il suo boulevard, per lo Yacht Club per il Benny Moret e le bellezze femminili davvero notevoli..... ( certo dopo le due notti classiche a L' AVANA, per sgranchirsi le gambe.....)

      A Cienfuegos ti consiglio:

      COLAZIONE: HOTEL AGUA sul Malecon ( anche se non pernotti ): 5 pesos e puoi mangiare quello che vuoi, tutto fresco e di prima qualità + uso piscina gratis e ricarica internet.

      GIORNATA A RANCHO LUNA: è vero sono 15 Kilometri in macchina e ti consiglio un buon taxi con ritorno già prenotato. Evita lo scooter per le buche sulla carrettera.....Io preferisco noleggiare una mia auto e mentre viaggio sulla statale per raggiungere RANCIO LUNA mi piace fermarmi a comprare i nuovi CD masterizzati per ascoltare le ultime novità di Reggaetoon.

      Se vai al Delfinario, 10 pesos ingresso, 10 pesos foto con delfino, 10 pesos per ritirare la foto....non si finisce più di spendere, ma passi un paio d' ore di tenerezza con questi simpatici pesci, fai divertire la tua chica e hai a disposizione un personale molto affabile......

      Tornando all' Auto: Con una trattativa sul prezzo puoi strappare un costo più conveniente delle tante corse con i taxi.

      C'è l' hai sempre a disposizione giorno e notte, per andare dove vuoi tu.....un giono ti gira di andare a Trinidad, a Varadero, a Cayo Coco o Cayo Guillermo con il Paradiso di Playa Pilar. E sul far della sera, quando hai finito di abbronzarti, sai che tui aspetta il tuo bolide " celeste" per un' atltra folle notte.

      Costa un po, ma ne vale la pena......RISTORANTE ALLA CARTA allo YACHT CLUB: Arrivi con el carro ed entri nei giardini adiacenti, con posteggio all' inizio della scalinata. Appena entrati, yi sembra di essere su una nave, il ristorante è tutto in legno di ciliegio, manca solo il CAPITANO NELSON, e con 30 pesos, tu e la tua ragazza mangiate con panorama sul golfo, i catamarani ormeggiati nel piccolo porticciolo e i riflessi dell' acqua che si riverberano negli occhi di lei......

      Cosa vuoi più dalla vita....una notte di balli scatenati al Benny, due risate in compagnia al Cote D' Azul.......mentre lo sguardo di una bionda ti osserva con insistenza mentre sei abbracciato alla tua lei del momemento.....

      Buon Divertimento.

      CELESTE HENRY

      CELESTE HENRY

      Elimina
    2. Grazie mille Henry, sei stato molto gentile ed esaustivo, se avrò ancora bisogno di info ti disturberò ancora, magari facendomi dare da Milco il tuo correo, se ce l'ha...

      Elimina
  13. PALERMO (4-3-1-2): Sorrentino; Morganella, Gonzalez, Goldaniga, Rispoli; Hiljemark, Brugman, Chochev; Vazquez; Quaison, Gilardino. A disposizione: Alastra, Vitiello, Andelkovic, Trajkovski, Bentivegna, Cionek, Balogh, Cristante, Maresca, Jajalo, Pezzella, Djurdjevic. Allenatore: Bosi.

    TORINO (3-5-2): Padelli; Maksimovic, Glik, Moretti; Zappacosta, Benassi, Vives, Baselli, Peres; Belotti, Immobile. A disposizione: Castellazzi, Molinaro, Obi, Farnerud, Lopez, Gazzi, Martinez, Jansson, Silva, Avelar. Allenatore: Ventura.

    PIU' 6 (SETTE NEL CASO DEL FROSINONE) PUNTI PER LA SALVAGUARDIA DEL PIUMAGGIO.

    RispondiElimina
  14. Secondo minuto gol del Palermo...

    RispondiElimina
  15. Anche se un giocatore da solo nel calcio non puo' fare la differenza, ma il Torino con Immobile si sta facendo notare, in questo finale di campionato.

    Non so come avete fatto a comprare Quagliarella, juventino, e a fine carriera.

    Il 6 marzo vi veniamo a trovare all' Olimpico di Torino....

    Lo sapevi, Aston, che lo stadio Flaminio a Roma, da sempre la casa della Lazio, è stato intitolato anche al Grande Torino.....

    CELESTE HENRY

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non lo sapevo.
      Immobile funziona se gioca in una squadra come la nostra, tutti indietro, niente gioco e palla lunga.
      Se lo metti in una squadra tecnica e' finito.

      Elimina
  16. ASTON ( Martin ),
    Non so se l' hai vista, ma la faccia di Ventura, appena era finita la partita, era tutta un programma....

    Ma come il tuo Torino vince in trasferta e questo era tutto ingrugnito e triste......ma cosa gli avete fatto....

    CAIRO l' ha sorpreso a Sanremo immortalato vicino a Conti e gli ha fatto il cazziatone............

    CELESTE HENRY

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono 5 anni che sopportiamo il gioco di merda che ci propina, non lo sopporta piu' nessuno.
      Una bella casa de abuelos a Varigotti e fuori dai coglioni.

      Elimina
  17. Il giorno di San Valentino ricorre il 12° anniversario dalla morte del Pirata, Marco Pantani.... pensare che qualche giorno prima che ci andassi io era stato a Playa Giron, nella stessa casa. Ciao Campione !!!P68

    RispondiElimina
  18. Onore al Pirata anche se la sua....esperienza cubana non è stata esattamente da tramandare ai posteri...

    RispondiElimina