domenica 8 maggio 2016

L'ALTRO GRANDE TORINO



Ho appena visto il filmato di Rai 2 sul nostro scudetto del 76', quello vinto dall'altro Grande Torino, non posso esimermi dal dire qualcosa.
Nel filmato ci sono le interviste con alcuni fratelli come Gramellini, Berruto, il giudice Caselli, il Fratello e Compagno Oskar degli Statuto ed altri.
Essere del Toro e' un mestiere duro, che va esercitato ogni santo giorno, ogni maledetta domenica, ma e' una delle cose, insieme ad altre all'apparenza piu' importanti, che regala senso ad una esistenza.
Badate bene non ho detto “tifate Toro” ma “ESSERE DEL TORO” che e' una cosa completamente differente.
Noi non tifiamo una squadra di calcio, fosse solo questo ci saremo stufati da tempo, noi inseguiamo un'idea.
Un idea luminosa e splendente.
Un'idea che sopravvive a tutte i trabocchetti e le disgrazie della vita, che ti spinge a rialzarti sempre, senza contare le volte in cui sei caduto a terra.
Non contano i trofei, che comunque non sono pochi, non contano i giocatori o i dirigenti, conta la gente.
Uno del Toro non e' un tifoso, e' un Fratello che crede nella tua stessa idea luminosa e splendente.
Come fai a spiegare ad un gobbo tutto questo?
Come gli spieghi che se entri in un'edicola trovi 10 libri sul Toro e 1, forse 2 sull'altra squadra della citta'?
Ero allo stadio quel giorno, quando col Cesena in casa vincemmo lo scudetto, mentre gli innominabili perdevano a Perugia.
Avevo 14 anni e avevo vinto lo scudetto...
Era la Torino degli di piombo, la Torino dove, pochi giorni dopo, si sarebbe aperto il processo contro l'ala dura delle Brigate Rosse, col Fratello Caselli come giudice.
La Torino dove si sparava alle gambe della gente, dove la contrapposizione con l'altra Torino era palpabile ogni santo giorno.
Loro erano il potere rappresentato da una fabbrica che viveva grazie al fatto che lo stato italiano, tutti noi, le permetteva di stare in piedi, per il timore dell'impatti sociali che decine di migliaia di licenziamenti avrebbero creato.
La Torino col PCI quasi al 40%, la Torino Comunista e Granata.
Ho nel cuore quella Squadra, Pulici resta il mio idolo oggi come allora.
Lo stesso Pulici che quando parla del Toro ricorda come lui avrebbe potuto giocare senza maglia, tanto il granata lo aveva stampato addosso.
Ricordo al fischio finale e lo scudetto vinto, Radice incazzato perche' avevamo pareggiato in casa, col Cesena, l'unica partita della stagione.
Fraiese lo rincorreva intervistandolo, ricordandogli che era Campione D'Italia e lui, il Radix, inviperito per il pareggio.
Che differenza con le buffonate, le esultanze inadeguate, le conferenza stampa dove si rifilano cazzate di oggi.
Questa sera seconda serata allo Stadio Grande Torino, dopo l'ignomignoso esordio col Sassuolo e la vittoria di Udine.
Oggi ricordiamo anche i 40 anni da quel trionfo dell'Altro Grande Torino che, non a caso, sara' allo stadio.
Uomini che non invecchiano perche' gli Eroi non hanno tempo.
Sarri e' salito al colle, a Superga, a trovare gli Invincibili dimostrando di essere un uomo vero, lo aveva gia' fatto lo scorso anno alla guida dell'Empoli.
L'altro Grande Torino io l'ho visto, vorrei, prima di togliere le tende, vederne un'altro.
Ma forse chiedo troppo.
Castellini
Santin
Salavadori
Patrizo Sala
Mozzini
Caporale
Claudio Sala
Pecci
Graziani
Zaccarelli
Pulici
All. Gigi Radice
Presidente Orfeo Pianelli

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