giovedì 13 ottobre 2016

EL MALDIDO FRIO

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Fra qualche settimana mi tocca.
Dopo alcuni mesi in cui mi sono occupato fondamentalmente di lavorare, sta' arrivando il momento delle sospirate vacanze.
Ne parlavo l'altro giorno con un caro amico; la verita' e' che in tutti questi mesi non c'e' stato un solo giorno in cui avrei voluto essere in un luogo differente rispetto a dove mi trovavo.
I tempi in cui facevo il conto alla rovescia prima di partire fanno parte del passato, oggi vivo di progetti, cose da fare, situazioni da mettere in piedi consapevole che, in determinati contesti, la mia presenza e' ancora in grado di fare la differenza.
E' anche vero che sono stati mesi pieni di sole, mesi da vivere in braghette e maglietta....fino a una settimana fa.....
Da giovedi della scorsa settimana c'e' stata un'inversione di tendenza, siamo scesi, almeno da queste parti, sotto i 10 gradi, cielo grigio, mattine da uscire con felpa e giubbotto e addio alle braghette..
Tranquilli, non mi sono trasformato in un fan di Giuliacci, semplicemente, almeno a me, succede spesso che le brutte giornate, i mesi di brutto tempo o semplicemente quelli invernali mi mettono addosso la voglia di posti caldi, costume da bagno bibite ghiacciate.
La mia voglia di partire per Cuba e' inversamente proporzionale a quanto brutto tempo, quanti giorni senza vedere il cielo mi tocca affrontare da questo lato del bloqueo.
Manco da Cuba da primavera, nei 5 mesi precedenti c'ero stato 3 volte, la verita', come dicevo prima e' che, in questi mesi, non ne ho mai sentito la mancanza.
Ne' dell'isola in se per se, ne' di tutto cio' che ha rappresentato e rappresenta.
Forse perche', anche in Italia, vivo situazioni che molti devono andare, per forza, a cercare in un certo tipo di paesi.
Questo assioma funziona perfettamente fino a quando c'e' il tempo buono, ma quando il cielo ti entra in casa la voglia di portare via i coglioni diventa quasi una priorita'.
Ho sempre sostenuto che Cuba ci manca proporzionalmente in funzione del tipo di vita che facciamo da noi, piu' la vita e' complicata e povera di soddisfazioni, maggiore e' la voglia di andarsene.
A tutto cio' aggiungerei, almeno per me, la situazione climatica.
Vivessi in un posto di mare, con battigia a vista....forse la penserei in modo differente.
Il mare d'inverno e' solo un film in bianco e nero visto alla tv...sara' anche cosi' ma e' sempre meglio di una citta' in un giorno di pioggia, o di un monte nascosto dalla nebbia.
Almeno si puo' mangiare pesce fresco in un ristorantino con vista mare e andare a correre sul lungomare.
Non so come siete messi voi, con familion e tutto.
Non so quanto vi manchi Cuba, se l'isola e' un posto speciale o se soltanto la vedete come meta di una faticosa e costosa vacanza, se il clima italico influenza la vostra voglia di gettarvi sul sito giusto per prenotare il volo.
Quindi riepilogando.
Piu' si fa una vita di merda piu' si ha voglia di partire per Cuba...o posti simili.
Piu' il tempo sembra una cover di Blade Runner piu' si sognano spiagge assolate e femmine in bikini.
Piu' ci entra un buon guadagno, piu' ci si chiede perche' non investire questo habeo in qualcosa di appagante sia dal punto di vista fisico che emozionale.
Piu' ci arriva una mail con “me hace falta” o “necesito” piu' ci compare un sorriso a 32 denti al pensiero che in fondo la nostra isola non cambiera mai.
La verita' e' che da un lato sono contento di salire sull'ennesimo aereo ma dall'altra mi dispiace lasciare, anche solo per un mese, quello che sto' facendo in Italia in questo momento.
In passato non sempre e' stato cosi', ma in fondo tutto dipende dal percorso particolare che ognuno di noi attraversa.
Se fai cose che ti piacciono e' meno pressante la voglia di lasciarle, sono strasicuro che dopo un paio di settimane al caldo avro' gia' voglia di tornare a cio' che sto' vivendo.
Se non fosse per el frio e questo brutto tempo.....
 

21 commenti:

  1. Ieri sera, miracolosamente sono riuscito a rientrare a casa intorno alle 20.
    Mentre cenavo ho visto un pezzo della partita della pace.
    Che meraviglia vedere Maradona.
    57 anni, con il panzone, giocando da fermo, incazzandosi con Veron....che bello vederlo toccare il pallone....
    Molti dicono che un giocatore si giudica solo in campo, personalmente, pur non apprezzando certi suoi....eccessi...ho ammiraro Diego anche fuori dal terreno di gioco.
    A Cuba, con ogni probabilita', deve la vita e non se lo e' mai dimenticato.
    Non c'e' Messi che tenga...Diego e' il piu' grande.

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  2. Sono scelte soggettive Milco...ad esempio chi non sopporta el frio non vede l'ora di portare il culo da quel lato del bloqueo....oppure chi ha famiglia li, idem,non vede l'ora di riabbracciare la sua sposa e soprattutto i suoi figli...oppure chi è molto stressato dal lavoro in Italia e non vede l'ora di andare a rilassarsi in quelle spiagge tragando un bel mojto o un bel ron...oppure chi come me, ha la fanciulla li, e non vede l'ora di rivederla...come dici tu, ogni testa è sempre un piccolo mondo...Come sempre detto, non sono il tipo che resiste a vivere a Cuba più di 2-3 mesi, non ce la farei, però tanto di cappello a quei paisà che vivono in pianta stabile a Cuba gestendo un attività.

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    1. Ovviamente, essendo questo un blog, tutto cio' che scrivo e' soggettivo.
      Mah...se c'e' qualcuno che vive qua' e ha la sposa e i figli a Cuba...suerte....
      Sui paisa' che vivono a Cuba ne parlero' la prossima settimana, sbagliero' ma di felici ne vedo pochi.

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    2. E se ne vedono pochi soprattutto di quelli sia che non lavorano, rabattandosi a fare qualsiasi cosa per sopravvivere, che quelli che lavorano, soprattutto con attività come paladar, ristoranti, ecc, dove un giorno manca la farina, un giorno le uova, ecc.

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    3. Lasciamo perdere quelli che vivono di espedienti....e non sono pochi...

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  3. Anche a me, col brutto tempo che e' arrivato e' cresciuta la voglia di partire ma devo aspettare dicembre.Giuseppe

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    1. Vabbe' non manca molto, tieni duro.

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    2. Tutti aspettiamo dicembre Giuseppe...sono tornato 10 giorni fa e già non vedo l'ora di ripartire

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    3. Beato te che puoi partire spesso. Giuseppe

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  4. Alle 15 Stefano Venneri ha raggiunto l’olandese Giel, titolare del record di maratone radiofoniche, a quota 198 ore. Ma naturalmente non si è fermato: l’obiettivo è andare oltre, fino alle 22 per fissare il nuovo limite oltre il muro delle duecento ore (205 per l’esattezza), formidabile deterrente per chiunque volesse avventurarsi in un’impresa del genere.
    Oggi è il suo compleanno - Stefano ne fa 43 - e allo scoccare dell’ora tanto attesa, quella del record è comparsa la torta, una bambina ha intonato “Uno su mille ce la fa”, ci sono stati brindisi, abbracci, l’inno del Toro cantato da alcuni tifosi. Venneri, è noto, è lo speaker ufficiale del club, e naturalmente un attimo prima delle 15 ha telefonato al presidente Urbano Cairo, che si è complimentato con lui e scherzosamente lo ha invitato ad andare avanti ancora tutta la notte: «Una bazzecola, per un toro come te».
    Il ritorno nel librone del Guinness è il regalo che Stefano ha fortemente voluto farsi, rivolgendo un pensiero a mamma Elvira, scomparsa pochi giorni fa, che aveva sempre affettuosamente sostenuto le sue folli sfide.
    In questi giorni sono tantissime le persone che sono andati a trovarlo in studio - oltre a Cairo, il sindaco di Alessandria Rita Rossa e tanti altri. Non sono mancati collegamenti con emittenti note come Radio Capital, testimonianze d’affetto di tifosi granata «e di tanti alessandrini - sottolinea il dj -, che mi sono stati vicini come mai in passato. Per me è motivo d’orgoglio far parlare di questa città per un primato».
    Nella sua gara di resistenza Venneri non cessa di stupire anche i medici che lo visitano quotidianamente: «E’ partito con 72 battiti al minuto - spiega il dottor Gabrio Secco - e la regolarità è sorprendente anche dopo tutte queste notti insonni. Mai un extrasistole registrato anche nei tracciati dei diversi elettrocardiogrammi. In questo Venneri è un campione, ha doti non comuni, come quelle che servono a un Bolt per vincere i 100 metri».

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  5. Anche qui nelle brume padane la temperatura è scesa in picchiata come è salita la voglia di montare sull'avion(già pagato)ma febbraio è ancora lontano ed il freddo che devo beccare ancora molto.
    Mitico venneri radio bbsi rimane a 500 mi da casa mia ieri andando a prendere le pizze l'ho visto sullo schermo allestito all'entrata della radio.
    Dado

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    1. E' passato pure il Pontefice Urbano I a trovarlo....un grande!

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  6. Non so se lo sapete.P68

    http://www.archivocubano.org/italia/fo.html

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    1. Molti da Fiorella Mannoia ad altri sottoscrissero la petizione e si esposero per la liberazione dei 5.

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    2. Azz.. capito ora
      È morto...

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  7. hola! anche io partirò a novembre a proposito se sei in zona capitale fammi sapere che potremo vederci para tomr algo. Come sempre vi dico vedo Cuba come una costosa vacanza di sfizi carnali, qualcuno direbbe ma non potresti startene in europa germania, spagna per sfrutare del sexo de pago? vado anche li solitamente 1 week end al mese, ma quello che mi lascia la isla es como se entregan las cubanas en su pais per me sono il massimo e non mi riferisco ai "te quiero mucho " " me echas de menos" ma all'atto duro y puro. Sarà che so come trattarle, ho i miei giri e se ho la possibilità torno para gozar. Poi mi piace anche il contorno caribeño, e riuscire a fare una vacanza da turista vero con passaporto italico ormai non è cosa da poco. Riguardo alla mancanza cronica dell'isola sono d'accordo con te, questa si fa più forte quando qui non fai quello che ti piace o ti soddisfa vedasi quelli che si buttano in bisnes improvvisati solo per durarci il più possibile. chao Enrico

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    1. Non ho progetti per questa vacanza, per fortuna, qualche giorno nella capitale lo faro' sicuramente anche per trovare Gugu ed altri amici sull'isola in quel periodo.
      Se capita....sara' un piacere.

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  8. sarò operativo en habana del este dal 7/11 . Se vuoi mi scriverai il tuo cel cubano e se coincidiamo ci troviamo. Enrico

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    1. La mia mail e' orienteavana@libero.it
      Contattami e ti invio il mio cell cubano

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  9. INTERVISTA A DARIO FO PER I SUOI 90 ANNI - LA STAMPA

    alberto mattioli
    Sì, che sono ancora ateo. Come diceva Voltaire, Dio è la più grande invenzione della storia. Però ogni tanto non posso fare a meno di pensare a Lui». Con la «elle» maiuscola? «Ma sì, io l’ho scritto così». Pensare e scrivere: così l’ultimo libro di Dario Fo con Giuseppina Manin, s’intitola Dario e Dio.

    Il Nobel riceve nella sua bella casa milanese vestito da pittore, sì, proprio con la casacca tutta sporca di colori, tipo Cavaradossi. Si alza da un quadrone che sta dipingendo, si siede dietro un muro pieno di fotografie non incorniciate (i familiari, gli attori, Falcone e Borsellino, una Franca Rame - lei sì, in cornice - giovane e bellissima), si aggiusta l’apparecchio acustico e inizia ad alluvionarti di parole. Farlo parlare non è mai stato un problema. Il problema semmai, ma non per gli intervistatori, è sempre stato quello di farlo stare zitto. «Vede questo?», e ostende una copia del Sole24ore: «Anche un vescovone, Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, recensisce il mio libro con rispetto, il rispetto che si ha per una persona che ragiona. E del resto io di Dio con rispetto ho sempre parlato, anche quando ci facevo sopra uno sghignazzo».

    Non starà meditando una conversione last minute?

    «No. Anzi, vede questi (stavolta tocca a una pila di libri pericolosamente in bilico sul bordo del tavolone)? Sto studiando Darwin, voglio imparare, capire che macchina abbia montato. Tanto più che sono andato a parlare con gli studenti e ho scoperto che dell’evoluzionismo non sanno niente. Il prossimo libro lo dedicherò a Darwin e magari ci farò sopra pure uno spettacolo. Io sono ateo soprattutto per logica».

    Infatti nel suo libro parla spesso del problema del male.

    «Non mi piace il Dio dell’Antico Testamento, un Dio incazzoso, vendicativo, che tenta le sue creature sapendo già che cederanno. E allora, potrebbe rispondere l’uomo, non dovevi mettermi alla prova, anzi non dovevi proprio crearmi. Caccia Adamo ed Eva dal paradiso terrestre, li condanna a morire. Ma loro vivranno nell’amore, e la loro eternità saranno i figli».

    Ateo, però le piacciono i due Franceschi.

    «Questo Papa, sì e molto, specie quando dice che il denaro è lo sterco del diavolo, che l’amore per i poveri è nel Vangelo prima che nel marxismo. Già, è vero, ma non lo ricordavano mai. E poi mi piace perché parla dell’altro Francesco».

    Il Santo.

    «Però quello vero, non quello censurato per farne una caricatura mansueta e inoffensiva, il santino che conosciamo. Il Francesco autentico è un rivoluzionario, uno che abbatte con le corde le torri nobiliari di Assisi, uno che entra nell’esercito, che conosce la guerra e la galera, che si spoglia nudo davanti al vescovo, che fa, agisce, lotta, che è il contrario del lasciar correre, dell’”e chi se ne frega”, del “chi me lo fa fare”. E sempre dalla parte degli umili e dei mortificati. Degli ultimi. Tutto a che vedere con il Vangelo, poco con la Chiesa».

    Nel libro, lei si schiera anche per l’eutanasia...

    «Trovo indegno far soffrire oltremodo una persona quando non c’è più speranza. Me l’ha insegnato Franca, che si è sempre preoccupata e fatta coinvolgere dai disperati. Seguì per anni una ragazzina drogata che si spense per l’Aids, mangiata dal male perché quello è un male che ti mangia, ti svuota, ti riduce a uno scheletro. Le morì fra le braccia, ridotta a qualche chilo. Perché questo calvario, a chi giova? Ma ormai parliamo di decenni fa, e ancora l’eutanasia non è legale».

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  10. Di Franca Rame, nel suo libro, c’è un ricordo inaspettato.

    «Mi succede, quando sono nei guai, di sorprendermi a sussurrare: Franca, aiutami! E dopo un po’, ecco la soluzione. Capita, davvero».

    Ha qualche rimpianto?

    «Nessuno. Ho sempre avuto una fortuna enorme: tutto quello che mi è andato male mi ha fatto bene».

    E’ un paradosso?

    «E’ la verità. Ho studiato otto anni a Brera, e quando ho iniziato a fare il pittore ho scoperto che i meccanismi di quella carriera non mi piacevano. Ho studiato al Politecnico, e mi sono accorto di quanto era sporco l’ambiente delle commesse. Quelle delusioni sono state la mia fortuna. Ero depresso, mangiavo e vomitavo. Mi salvò un amico: sei bravissimo a recitare, perché non provi a farlo di mestiere? Ed è andata a meraviglia. Oggi nel mondo ci sono 400 compagnie che mettono in scena i testi miei e di Franca, 400. E poi mi hanno dato anche il Nobel, il che ha fatto arrabbiare parecchia gente».

    Perché?

    «Perché non accettavano, e non accettano, che un attore, un guitto salga in cattedra e rubi loro i premi».

    L’Italia era migliore quando lei ha iniziato a recitare o adesso?

    «Allora, senza dubbio. L’abbiamo peggiorata moltissimo. Intanto allora poteva capitare quel che è capitato a me, che oggi sarebbe impossibile. E poi c’era un pubblico che voleva la satira, che non si accontentava delle verità ufficiali, che dettava i temi. Era lui che ci chiedeva di parlare della morte di Pinelli o delle stragi di Stato. Con Morte accidentale di un anarchico portavamo nei palazzetti dello sport diecimila persone. L’Italia adesso è addormentata».

    Da chi?

    «Dalle chiacchiere, dalle balle, dall’ipocrisia, da questo tormentone per cui tutto va bene, tutto è meraviglioso, starete sempre meglio e perfino i ricchi pagheranno le tasse. Va avanti così dai tempi della Dc, destra e sinistra insieme».

    Anche con Renzi?

    «Ma certo, il sistema è sempre quello, i metodi per fregare la gente anche. Guardi le banche: le banche si salvano, chi è stato ingannato dalle banche muore. E’ tutto un vedremo, faremo, diremo. E la gente ha perso la voglia di indignarsi, di chiedere dei conti. È sgionfa».

    Prego?

    «Sgionfo, in milanese, vuol dire gonfio, inerte, senza slancio. L’Italia è sgionfa».

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