mercoledì 17 ottobre 2018

GAMBADILEGNO



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H.Q.F. - nato a Cuba, classe 1980, domiciliato a Milano, pregiudicato - al termine di accertamenti, è stato denunciato dai carabinieri della Compagnia di Cremona in stato di libertà per i reati  di "furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito". L'uomo sarebbe l'autore di un furto avvenuto a Cremona a fine giugno: si sarebbe impossessato, all'interno di una camera di un hotel, di un pc portatile e di un portafogli contenente la somma di 200 euro più carte di credito di proprietà di un ospite della stessa struttura. H.Q.F. avrebbe poi utilizzato la carta per prelevare 1.000 euro da uno sportello bancomat di una banca di Vescovato. Ad incastrarlo l’esame delle immagini ricavate dai sistemi di sorveglianza della zona ed altri accertamenti incrociati.
Da Cuba al Piemonte per spacciare droga insieme ad alcuni connazionali. Era ricercato dall’ottobre scorso, quando la procura generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Torino aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione.
H.G.Y.A., cubano di 35 anni residente a Montesilvano (in provincia di Pescara), è stato rintracciato alcuni giorni fa a Castellamonte, presso l’abitazione di un suo conoscente, dai carabinieri della locale stazione, che hanno proceduto al suo arresto.
Dopo le formalità di rito, il cubano è stato associato al carcere di Ivrea, dove dovrà espiare la pena di quattro anni e cinque mesi di reclusione per fatti relativi alla detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso commessi nel 2012 a Cuneo. Perchè avesse scelto di rifugiarsi in Canavese non è ancora chiaro.

Ieri in largo Masi a Sestri Levante, nel corso di un servizio antidroga, i Carabinieri del NOR (Aliquota Operativa della Compagnia Sestri Levante) coadiuvati dai militari della locale Stazione dell’Arma, hanno denunciato in stato di libertà un 18enne cubano, residente nella cittadina del Tigullio. Domenica pomeriggio, infatti, lo studente straniero era stato fermato e controllato dai carabinieri che lo avevano sorpreso in possesso di sostanze stupefacenti del tipo marijuana (10 grammi).La sostanza stupefacente è stata sequestrata.Sono in corso le indagini del caso per capire dove ha trascorso gli ultimi mesi dopo la sentenza di condanna.
Questi sono solo tre degli ultimi articoli usciti sui nostri organi di stampa riguardanti reati commessi da cubani nel nostro paese.
Ho alcuni buoni amici fra le forze di polizia, fino a qualche anno fa mi dicevano che i cubani, in assoluto, non rappresentavano un problema.
Da Cuba arrivava gente non giovanissima, di media cultura, cresciuti nel timore della policia e nel rispetto dell'ordine costituito.
Infatti spesso erano proprio gli innocui cubani ad essere vittime delle nostre nuove leggi nei confronti dell'immigrazione.
Trattasi di tema tuttora caldo, quando si emana una legge non si puo' certo postillare “per i cubani questa legge non vale”.
Quindi era piuttosto raro che un cubano o una cubana fossero protagonisti di atti criminosi, magari qualche fanciulla proseguiva, ad altre tariffe, l'attivita' che svolgeva a Cuba, quella piu' antica del mondo, ma di grossi problemi proprio non ne nascevano.
Oggi invece sempre piu' spesso troviamo cubani implicati in reati anche di una certa gravita'.
Sopratutto i giovani che escono presto dal paese sono convinti che le scorciatoie siano sempre le opzioni migliori; furti, estorsioni, droga, sfruttamento della prostituzione ecc...
Oggi queste nuove generazioni di cubani cresciute senza miti ed esempi da imitare si comportano nel nostro paese come i cittadini di altri paesi che scelgono di delinquere.
Non esiste piu' la loro specificita', i cubani oggi danno problemi piu' o meno come gli altri stranieri.
I soldi facili piacciono a tutti, lavorare (come diceva Pavese) stanca, molti non accettano il fatto di non essere in possesso di alcuna capacita' professionale, il fatto di dover iniziare con i lavori piu' umili.
La cultura del lavoro non fa parte del loro DNA, di conseguenza troviamo sempre piu' cubani incasinati, ricercati e condannati.
Alcune fanciulle con questa menata di “buscar un novio”, finiscono in giri che probabilmente era meglio evitare e si ritrovano in mezzo ai casini.
Da noi c'e' poco da inventare, o lavori o fai il delinquente o trovi qualcuno che paghi la quenta o finisci a vivere sotto un ponte.
Il libero arbitro consente ad ognuno una scelta, fare il delinquente e' sempre la piu' facile ma anche la piu' rischiosa perche' poi se finisci dentro sono tutti cazzi tuoi.
Finita l'epoca dei “cubani brava gente” cosi' come, anni fa, e' finita quella degli “italiani brava gente”.

13 commenti:

  1. In occasione del cinquantenario dei 200 metri di Città del Messico, quelli dei pugni neri di protesta di Smith e Carlos, ma anche del terzo uomo, l'australiano bianco Peter Norman, riproponiamo un articolo di Gianni Mura uscito su Repubblica il 28 giugno 2012

    Bisogna sforzarsi di non guardare i due a testa bassa, il pugno chiuso alzato in un guanto nero, calze nere e niente scarpe, sul podio. Bisogna concentrarsi sull'atleta di sinistra, bianco, lo sguardo dritto, le braccia lungo i fianchi. Bisogna ricordare alcune cose, di quel 1968 perennemente associato al Maggio francese. Il 16 marzo il massacro di My Lai, il 4 aprile l'assassinio di Martin L. King, il 5 giugno tocca a Bob Kennedy. Aggiungiamoci il Biafra, i carri armati sovietici sulla primavera di Praga, la strage di piazza delle Tre Culture poco prima che cominci l'Olimpiade messicana. Bisogna sapere che la finale dei 200 metri la vince Tommie Smith in 19"83 (primo a scendere sotto i 20") davanti a Norman (20' 06") e Carlos (20' 10"). Carlos parte forte, troppo forte. Smith lo passa a 30 metri dalla linea e corre gli ultimi 10 a braccia alzate. Norman ai 100 metri è solo sesto, viene fuori nel finale, supera Carlos negli ultimi metri. Bisogna sapere che nel '67 Harry Edwards, sociologo a Berkeley, voce baritonale, discreto discobolo, ha fondato l'Ophr, Olympic program for human rights. L'idea è che gli atleti neri boicottino i Giochi, ma è difficile da realizzare. Chi aderisce porta il distintivo, una sorta di coccarda, ed è libero di manifestare la sua protesta come crede.

    Smith e Carlos, accolti alla San José perché bravi atleti, a loro volta studenti di Sociologia, portano il distintivo e vogliono manifestare. Bisogna anche avere un' idea sull'età dei tre sul podio. Tutti nati nel mese di giugno. Smith nel Texas, settimo di undici figli. Ha 24 anni. Suo padre raccoglie cotone. Norman è il più anziano, ha 26 anni, suo padre è macellaio, famiglia molto credente e vicina all'Esercito della salvezza. Carlos ha 23 anni, è figlio di un calzolaio, nato e cresciuto ad Harlem. Appena giù dal podio la loro carriera sarà finita, bruciata, e la vita un inferno. Ma loro non lo sanno e, se lo sanno, non gliene importa. Nel sottopassaggio che va dagli spogliatoi al podio Norman assiste ai preparativi dei due americani. Tutto è fortemente simbolico, dalla mancanza di scarpe (indica la povertà) alla collanina di piccole pietre che Carlos mette al collo (ogni pietra è un nero che si batteva per i diritti ed è stato linciato). Smith e Carlos spiegano. E Norman dice: "Datemi uno dei distintivi, sono solidale con voi. Si nasce tutti uguali e con gli stessi diritti". Così anche Norman sistema la coccarda sulla sinistra della tuta.

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  2. C'è un problema, Carlos ha dimenticato i suoi guanti neri al villaggio, mentre Smith ha con sé quelli comprati da Denise, sua moglie. "Mettetevene uno tu e l'altro tu", consiglia Norman. Così fanno. Smith alza il pugno destro e Carlos il sinistro. "Se ne pentiranno tutta la vita", dice Payton Jordan, capodelegazione Usa. Vengono cacciati dal villaggio, Smith e Carlos. Uno camperà lavando auto, l'altro come scaricatore al porto di New York e come buttafuori ad Harlem. Sono come appestati. A casa di Smith arrivano minacce e pacchi pieni di escrementi, l'esercito lo espelle per indegnità. A casa di Carlos minacce telefoniche a ogni ora del giorno e della notte. Sua moglie si uccide. Solo molti anni dopo li riprenderanno a San José, come insegnanti di educazione fisica. E nel 2005 Norman sarà con loro, per l'inaugurazione di un monumento che ricorda quel giorno in Messico. Norman in Australia viene cancellato. Supera 13 volte il tempo di qualificazione per i 200 e 5 quello per i 100, ma a Monaco '72 non lo mandano. Nessuna spiegazione. Gioca a football ma smette per un infortunio al tendine d'Achille, rischia l'amputazione di una gamba. Insegna educazione fisica, svolge attività sindacale, arrotonda in una macelleria. Il più grande sprinter australiano non è coinvolto in Sydney 2000 né tantomeno invitato (col suo 20"06 avrebbe vinto l' oro). Sofferente di cuore, muore il 3 ottobre 2006. Smith e Carlos vanno a reggere la bara, il 9 ottobre. La banda suona "Chariots of fire". Il 9 ottobre diventa, su iniziativa Usa, la giornata mondiale dell' atletica. Il nipote Matt ha girato un lungometraggio sul nonno, intitolato "Salute", trovando pochi finanziatori in patria ("È una storia che riguarda due atleti neri"). Non erano due neri e un bianco a chiedere rispetto e giustizia su quel podio, erano tre esseri umani. "Sono affari vostri", poteva dire Norman, ma non lo disse e non si pentì mai, e gli altri due nemmeno. Tutte cose che la foto non dice.

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  3. Bè adesso non esageriamo....Tutti i cubani che conosco e che ho conosciuto dalle mie parti ha un lavoro più o meno stabile ed una vita dignitosa,di vagos ne ho conosciuti poco.Con le rigide leggi migratorie che abbiamo dubito che vi siano orde di fancazzisti o peggio ancora di delinquenti.Se non hai un contratto di lavoro non entri,le regole per i ricongiungimenti familiari sono rigide ecc....Poi qualche pecora nera c'è sempre ma non la vedo così grigia come dici tu.

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  4. Ho solo riportato notizie che escono, oramai quasi quotidianamente sui nostri organi di stampa.
    In un mondo perfetto le cose dovrebbero funzionare come tu dici ma in realta' entrano col visto turistico e poi non se ne vanno dopo i 3 mesi.
    Quest'estate sulla costa era pieno di cubane/i che si arrbattavano con mille lavoretti in nero proprio in quella situazione.
    In linea generale chi lavorava a Cuba di riffa o di raffa lavora anche da noi, magari accettando lavori umili, chi invece viveva di inventos a Cuba lo fa pure da noi anche se da queste parti e' molto piu' difficile e rischioso.

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  5. A Milano la maggioranza non fa un cazzo.Giuseppe

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    1. Se qualcuno paga la cuenta...altrimenti il culo devono pur muoverlo.

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  6. 12 ott 2018

    Di: Alessandro Congia

    Circa un’ora fa le Volanti della Questura di Cagliari sono intervenute in via Dante, dove una donna aveva chiesto aiuto al 113 perché vittima di un borseggio. La signora, cinquantenne, stava consumando una bevanda all’interno di un bar, quando è stata avvicinata da un uomo che con fare gentile le ha rivolto qualche parola per distrarla.
    Nel mentre, senza che la donna se ne accorgesse, le ha sfilato il portafogli che aveva all’interno della sua borsa, che teneva a tracolla. il giovane si è subito dato alla fuga. Una volta ricevuta la nota, gli equipaggi che già transitavano nella zona si sono precipitati subito alla ricerca del soggetto e pochi istanti dopo hanno intercettato l’uomo, perfettamente corrispondente alle descrizioni, di fronte al tribunale dei minori.
    Subito bloccato, all’interno della tasca dei pantaloni l’uomo aveva ancora il denaro contenuto nel portafogli, 150 euro, del quale si era subito disfatto gettandolo all’interno del palazzo del tribunale. Il soggetto, Casonas Mesa, quarantenne cubano, è stato portato in stato di arresto presso gli uffici della Questura, dove rimarrà in attesa del processo per direttissima previsto per domani mattina.

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  7. A los cubanos Sergio Antonio Duarte Scull y Carlos Rafael Peláez Prieto se les declaró culpables por los delitos de homicidio de un canadiense, una alemana y dos italianos.

    Los crímenes se fueron cometiendo entre noviembre de 1997 y septiembre de 2017. La sentencia fue dictada por el Tribunal Provincial de la Habana en un juicio que se realizó a puertas cerradas, informan medios de prensa.

    Además de los sentenciados, se les encontró culpables por complicidad en los delitos de homicidio a los cubanos Raúl Hernández Díaz y Lázaro Alexis García, quienes pasarán 15 años en la cárcel.

    La banda fue localizada gracias a la colaboración de un ciudadano de origen español que por razones de seguridad prefirió guardar el anonimato.

    El arresto de los asesinos se dio a finales del año pasado luego de encontrar los cadáveres de Fabio Usubelli y Michele Niccolai en la localidad de Guanabo.

    Ambos turistas italianos tenían pocas horas de haber llegado a La Habana procedentes de Santo Domingo.

    Sergio Antonio y Carlos Rafael declararon ser los autores materiales de ambos asesinatos, además de que reconocieron su autoría en los homicidios de un canadiense de origen iraní y de una turista alemana en noviembre de 1997.

    Ambos asesinos podrán apelar su sentencia cuando el Tribunal Supremo gire el dictamen al Consejo de Estado, instancia capaz de cambiar la pena capital por 30 años de prisión. Pero parece altamente improbable ya que la nueva administración cubana tiene como objetivo reducir los niveles de delincuencia en la isla de Cuba.

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  8. hola! qui in europa la situazione è satura o si è ben sponsorizzati oppure ci si prova in ogni modo. chao Enrico

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  9. Si ma se lo sponsor....e' arrivato prima di te, perche' la sua voce abbia valore, a sua volta, si deve essere comportato bene.
    Altrimenti vale zero.

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  10. Riallacciandomi a Messico 68, sono passati 50 anni da quell'Olimpiade in cui per la prima volta Dick Fossbury salto' in alto con il suo stile innovativo e Bob Beamon salto' 8,90. Che edizione!!!

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  11. Come cantava Jannacci...MESSICO E NUVOLE...

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  12. Dear Aston Villa,
    We are a team of your italian supporters that play together since 1982.

    We have allways been a group of friends with special love for english football and
    have founded our team in 1982.
    We decided to call our team Aston Villa 64 in honor of your club that in that year won Champion’s Cup.
    Number 64 referes to the year of birth of most of us.
    Now, 36 years later, we are still playing together and many of us have brought their sons to play with .
    The purpose of this letter is not to receive any gadget from you ( alltough it would be of course an appreciate thing ) but to make you know that after 36 years , we are still playing with the same passion for the color of your club in our hearts.

    With this mail we send you some pictures of our team .

    We hope in your kindly answer.

    Best Regards from Italy

    Roberto Maran
    Aston Villa
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    web.support@avfc.co.uk

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