sabato 31 maggio 2014

SENSAZIONI

 

Un blog esprime sempre, se vuole essere considerato tale, il pensiero di chi lo anima e lo gestisce.
Amori, passioni, sentimenti e sensazioni che si sceglie di voler condividere con chi viaggia sulla stessa lunghezza d’onda.
Non e’ necessario parlare di massimi sistemi, non si deve fare informazione ma semplicemente mettere in risalto alcuni aspetti (nel mio caso non oltre il 10%) della vita di chi lo gestisce.
Quindi oggi vi parlo di sensazioni.
Normalmente quando sono in Italia non ho nostalgie particolari per Cuba, certo da quel lato del bloqueo ci sono situazioni e persone a cui sono legato, ho la consapevolezza che fra 3 mesi saro’ con loro per un tempo fin troppo lungo, quindi non e’ mia abitudine struggermi di nostalgia.
La mia vita italiana e’ sufficientemente ricca da non richiedere contributi emotivi che verranno, al tempo e nei modi giusti, quando sara’ il loro momento.
Detto questo ci sono situazioni, sensazioni, persino odori che mi riportano, immediatamente, a Cuba.
Credo che questo valga per molti di voi.
Non parlo di sentire una canzone ascoltata a Cuba o di cose simili, parlo di cose piu’ “a pelle”.
Passa un camion i cui scarichi puzzano di gasolio oltre il lecito, immancabilmente il pensiero va’ a Cuba e alla puzza che si sente, ad ogni, ora in qualunque calle trafficata.
Questo giusto per fare un esempio.
Ma quello piu’ recente e’accaduto qualche giorno fa’.
Vivo in una zona pedemontana, le vette sono a portata di mano, ma anche Torino e’ a 30 km.
Dove vivo l’agricoltura e il bestiame sono cose importanti, ma non solo, quando rientro di notte, non e’ raro vedermi passare davanti caprioli o pericolosi cinghiali allo stato brado.
L’altra mattina, esco di palestra per rientrare a casa e mi ritrovo la strada ingombra di capre e mucche.
In mezzo alla carreggiata, si stavano, probabilmente spostando da un prato ad un altro in cerca di erbetta buona.
Mi sono messo pazientemente in attesa, per poter passare con la macchina.
Immediatamente, mentre ero in attesa, il pensiero e’ andato a quando torno a Tunas da una giornata passata alla playa di Puerto Padre.
Si ritorna verso le 17 e sulla strada sterrata che, dal mare, porta alla caretera cittadina, immancabilmente, incontro mandrie di mucche che, da quella specie di terra acquitrinosa rientrano dove sono stipate, in qualche finca nella periferia di quella citta’ salmastra.
Rientrano lentamente, senza fretta, nessuno ha fretta a Cuba, neanche le mucche.
Che sia in auto o in scooter, mi devo fermare dietro quella mandria di mucche magre ma resistenti che concludono la loro giornata nel tramonto cubano.
Inizio a suonare nel tentativo, spesso vano, di farle scostare, consapevole che in quel paese le vacche sono piu’ sacre delle piu’ sacre vecche indiane….anche se per ragioni diverse.
L’altro giorno e’ stato solo un attimo, ma dalla bassa val Susa mi sono ritrovato catapultato nella provincia rivierasca tunera.
Cuba e’ anche questo.

venerdì 30 maggio 2014

APAGONES

 

Il mio ultimo, breve, soggiorno cubano ha coinciso con una serie di lavori che la municipalita’ stava effettuando in giro per Las Tunas.
In effetti in questi ultimi anni, coi loro tempi e i loro modi, molte zone della citta’ sono state ristrutturate e rimodernate, buona parte delle strade periferiche asfaltate e la luce e’ oramai ovunque.
Una mattina stavano lavorando, credo ponendo dei tubi, in una via del centro a 2 cuadre dal parque Garcia.
Un paio di strade erano state chiuse al traffico ed, in tutto il quartiere, era stata tolta la luce.
Avevo parecchie cose da fare in mattinata, nel primo pomeriggio rientro a casa e mi accorgo che la corrente continuava a non esserci.
Ho avuto un primo gesto di stizza, ma poi mi sono ritrovato a sorridere, pensando a quanto mi fossi “imborghesito”, a quanto fossero lontani i tempi degli eterni apagones.
Chi frequenta Cuba, da anni, sa di cosa parlo.
I lunghi interminabili periodi in cui, per risparmiare, la corrente veniva tolta per ore ed ore.
Piu’ si viveva in zone rurali e piu’ queste ore aumentavano.
Nel campo poteva durare anche alcuni giorni.
Credo nessuno di noi abbia vissuto la guerra e conosca, qua’, cosa vuol dire vivere senza la corrente elettrica.
Si ferma tutto.
Non puoi lavorare se nel tuo lavoro e’ necessario avere un qualunque aggeggio elettrico, non puoi fare da mangiare perche’ Fidel aveva fatto in modo che tutti abbandonassero il fogon per passare alle piastre elettriche, non ha senso andare in giro perche’ intanto e’ tutto buio e poi non esce nessuno di casa.
I negozi non vendono, non si possono fare gli scontrini.
In ogni locale fa’ un caldo becco, perche’ non c’e’ l’aria condizionata.
I ristoranti non sono funzionanti in quanto le cucine sono ferme.
Nella casa de renta stai al buio come un pirla, al caldo, senza acqua calda in doccia.
Nei primi anni le duenas non erano neanche attrezzate, se andava bene arrivavano con una piccola torcia per illuminare, successivamente ne avevo portata una grande che lasciavo la’, perlomeno mi permetteva un minimo di visibilita’.
Tutto buio, poi mettevi il naso fuori di casa e vedevi lo stadio della pelota illuminato per la partita, e ti chiedevi se non fosse il caso di giocare di giorno e magari limitare los apagones.
Quando, come d’incanto, riappariva la luce sentivi da ogni casa un’urlo di gioia liberatorio e, a volte, persino un applauso come capita in omaggio al pilota quando atterra l’aereo.
Forse la novelas si riusciva a vedere….
Se eri a Cuba per una vacanza breve, non era insolito sprecare un paio di serate a causa di questi maledetti apagones.
Ora, con la situazione venezuelana che non promette nulla di buono, ci sara’ nuovamente un futuro pieno di apagones?
Il popolo aguantera’ ancora comportandosi come in quegli anni?
Ricordo che, in altri paesi, compreso il nostro, quando c’e’ una prolungata assenza della corrente c’e’ chi si dedica ad assalti a negozi e saccheggi.
Chissa’ se a Cuba la gente continuera’ ad aspettare il ritorno della corrente seduta pacificamente nel portal…
A Santiago, dopo l’ultimo ciclon, durante l’assenza della corrente, mi raccontavano, che qualche episodio simile, assalti e cose simili, si era gia’ verificato.
Chissa’ cosa ci riservera’ il futuro.

giovedì 29 maggio 2014

DICONO DI NOI

 

L’episodio risale almeno a 7/8 anni fa’.
Al tempo frequentavo una bellissima ballerina del cabaret Taino di Las Tunas.
La fanciulla avrebbe poi vissuto con me in Italia per un anno, la cosa avrebbe potuto avere un seguito fatto di fiori d’arancio ma….una delle mie prerogative e’ sempre stata quella di…eclissarmi, prima che fosse troppo tardi.
Fra l’altro siamo rimasti in ottimi rapporti, oggi vive in Spagna e quando ci incontriamo in citta, e’ sempre un autentico piacere reciproco.
Comunque, in scooter andammo a una loma fuori Tunas, dove c’e’ una specie di lago.
Per entrare devi passare prima da una garritta, almeno all’epoca era cosi’, dove ci sono 2 guardiani.
Guardando la bellissima fanciulla al mio fianco uno di loro, a mezza voce, disse all’altro “oye los yumas se llevan todos lo bueno”.
La frase venne detta piano ma il tono non era troppo amichevole, si vedeva che gli giravano i coglioni per il fatto che, gli stranieri, si stessero portando via tutte le belle fanciulle del paese.
In effetti una delle cose in cui, in questi anni, mi sono trovato a riflettere e’ come i cubani vedevano questa faccenda.
Ho provato a mettermi al loro posto.
Sono italiano, vivo in Italia e a un certo punto arrivano degli stranieri, nella maggior parte dei casi avanti negli anni e male in arnese, non tutti dotati di buone maniere e alcuni con un rapporto particolare con l’acqua.
Da quel momento le ragazze italiane iniziano a non cagarmi piu’, mettendosi con questi stranieri e seguendoli spesso, nel loro paese.
Alcuni hanno visto analogie con la situazione italiana post bellica con i soldati americani, in realta’ ci sono delle belle differenza.
I soldati americani, nella maggior parte dei casi, erano delle zone rurali del paese, piu’ poveri di noi.
A parte qualche James Senese non hanno lasciato altre tracce, tornandosene, appena possibile a casa, non ci sono notizie di esodi di massa di italiane verso gli States.
Ricordo anni fa’, soprattutto al matine’ dove tutto sommato ci andava gente normale, coppiette che entravano insieme, per poi uscire separate con la fanciulla arpionata dall’ottuagenario di turno.
Maliziosamente possiamo dire che anche il ragazzo…avesse il suo tornaconto, ma non sempre e’ stato cosi’.
Se fossi stato nel fanciullo, non avrei avuto un’opinione molto bella di chi si portava via la fanciulla, con cui magari 2 progetti si erano fatti.
Per carita’…capisco la necessita’ e’ tutto il resto
Ne ho parlato spesso con amici cubani, piu’ o meno tutti mi hanno detto che se avessero avuto le nostre possibilita’ avrebbero fatto le stesse cose.
Anche perche’….pagano pure loro…ma questo e’ un discorso lungo che magari faremo altre volte.
E ‘anche vero che non abbiamo meriti per essere nati dal lato, diciamo, giusto del mondo, ma non abbiamo neanche colpe.
Sicuramente molti nostri atteggiamenti hanno avuto poco appeal nei confronti dei cubani, c’e’ chi ha esagerato e c’e’ anche chi si e’ preso delle barottate in testa.
A volte molestare la ragazza sbagliata ha un prezzo da pagare.
In generale i cubani maschi non hanno una grande opinione di noi, un po’ e’ per una sana invidia, molto per alcuni nostri atteggiamenti neo colonialisti.
Personalmente non ho mai avuto problemi, non ho mai cagato il cazzo a chi aveva una fanciulla accanto e ho evitato di trattare altri come merde, semplicemente perche’, in tasca, mi ritrovavo 4 centavos.
Non so se abbiano una buon opinione di me, la cosa non mi toglie certo il sonno.
Alla fine ,a Cuba, in Italia ed in ogni altra parte del mondo, si raccoglie sempre cio’ che si semina.

ALTA CORTE

 

Ieri sera alle 18 si e’ riunita l’alta corte del Coni, il terzo ed ultimo grado di giudizio, per la concessione della licenza europea al Parma.
I fatti sono noti.
Sul campo, a causa dello stramaledetto rigore, gentilmente offerto dai Viola, sbagliato da Cerci all’ultima giornata di campionato, il Parma ha guadagnato il diritto di accedere ai preliminari di Europa League.
Per poter partecipare alle coppe europee occorre una sorta di licenza; devi pagare gli stipendi a tempo e soprattutto non avere pendenze fiscali.
Il Parma ha toppato su questo aspetto avendo pagato in ritardo 300 mila euro di Irpef.
In realta’ la cosa e’ piu’ complessa.
In settimana e’ stata pubblicata una cartella col numero di giocatori trattati e di operazione effettuate, da parte di tutte le squadre di serie A.
La media e’ di 30 giocatori e 50 operazioni, il Parma ne ha trattati 176 con oltre 300 operazioni.
C’e’ del marcio in Danimarca…
Probabilmente c’e’ un giro di soldi che escono dalla porta per poi, in qualche modo, rientrare dalla finestra.
In pratica hanno pagato degli incentivi a giocatori che dovevano essere convinti a cambiare aria.
Il Parma li ha definiti prestiti….peccato che siano finiti in busta paga e di conseguenza andava pagata l’Irpef.
Questi sono i fatti, cosa ben diversa dalle pugnette.
A differenza di molti Fratelli non sono particolarmente eccitato da questa faccenda.
L’Europa ce la meritiamo, non fosse altro per i punti che gli arbitri ci hanno portato via in stagione, ma, da uomo di sport, mi attengo sempre al responso del campo.
Abbiamo avuto la possibilita’ e l’abbiamo buttata al vento.
Il campo ha detto che tocca a loro, se dovesse toccare a noi non mi vado a poner bravo ma neanche stapperei il Berlucchi.
Ho anche idea che la societa’ ci tenga fino ad un certo punto.
Ieri davanti all’alta corte il Parma si e’ presentato con Presidente e direttore generale, noi abbiamo mandato…il segretario.
Questa mattina la sentenza, il Parma potrebbe ancora appellarsi al Tas di Losanna ma i precedenti sarebbero poco incoraggianti per loro.
Ripeto, ben venga l’Europa anche se in questo modo….non mi accende la lampadina.

mercoledì 28 maggio 2014

IL CAMPO FUORI MANATI'...

 

Tengo regolarmente i contatti con molti amici e conoscenti che vivono a Cuba, o che alternano mesi a Cuba con altri vissuti in altre zone del Caribe.
Miami compresa.
E’ sempre utile stare sul pezzo, ricevendo notizie fresche, reali, da quel lato del mondo.
Domenica ho ricevuto una mail da un’amico che conobbi, anni fa’, sull’aereo che ci portava all’Avana.
Dalla capitale dividemmo la spesa di una macchina, una di quelle che bivaccano davanti al terminal del Viazul, che ci porto’ fino al balcon sull’oriente cubano.
Antico frequentatore di Las Tunas, dove si rifugiava ogni volta che riusciva a sfuggire alle brume padane.
Lo scorso anno, miracolosamente visti i tempi che viviamo, e’ riuscito ad approfittare di una finestra previdenziale, andando in pensione.
Una cifra normale, piu’ che sufficiente per vivere a Cuba.
Da un paio d’anni frequenta una fanciulla di Manati’.
Anzi di un campo dalle parti di Manati’.
Manati’ e’ un ameno paesone della provincia tunera, uno dei posti piu’ brutti che abbia mai visto a Cuba, di peggio ricordo solo Moa e poco altro.
Il paese si erge attorno alle rovine di un vecchio zuccherificio americano.
Una sorta di Moloch di ferro arrugginito, una roba enorme e, ovviamente, in disuso.
Interessanti alcune case con tetto e patio in stile profondo sud degli Stati Uniti.
Lo zuccherificio chiuse dopo el Triunfo de la Rivolucion, mancanza di pezzi di ricambio e incapacita’ di gestire un’impianto cosi’ grande e antico.
Molta gente da Las Tuans ci andava a lavorare, la sua chiusura fu’ un brutto colpo per l’economia della provincia.
Il mio amico ha ristrutturato la casa della fanciulla, nel campo fuori Manati’, ci e’ andato a vivere in pianta stabile.
Un campo fuori Manati’…
Ogni tanto leggo alcuni di voi che si apprestano a fare il grande salto per andare a vivere in qualche campo cubano.
Ogni testa e’ un piccolo mondo, ed ognuno di noi cerca quel qualcosa che risponda alle proprie esigenze, per cercare di stare bene.
Ma seppellirsi in un posto simile e’ al di la’ della mia capacita’ di sopravvivenza.
Ne ho quasi le palle piene del campo italiano figuriamoci, di quello cubano.
Un abuela della mia fanciulla vive, con altri parenti, in un campo sopra Colombia, ne parlai in un post dove raccontai della raccolta del riso.
Non e’ un paese, semplicemente e’ riconoscibile dal numero di kilometro sulla strada statale.
Ogni tanto ci andiamo a passare qualche fine settimana; el puerco, la farandula di quella gente semplice, il buco al posto del cesso e tutto il resto.
Bello e divertente se, come capita a me, ci passi 2 giorni poi porti via i maroni, ma viverci…
Il negozio piu’ vicino e’ a 10 km, la botta di vita e’ un salto a Colombia….non in Colombia, a Colombia.
Dopo 2 giorni fuggo come un cinghiale inseguito da Obelix.
Manati’, se vogliamo e’ ancora peggio.
Le fanciulle della citta’ organizzano “visite lavorative” verso il capoluogo della provincia per arrotondare e per incontrare qualcuno che risolva le esigenze primarie, come e’ accaduto a quella del mio amico.
Fuori dal paese c’e’ una specie di porticciolo e una sorta di spiaggia anche se ci vuole fantasia per definirla tale.
Come passi le giornate il mio amico e’ un bel mistero, come riesca a non rompersi le palle sperduto nel nulla del campo cubano e’ un dilemma epocale.
Probabilmente coltivera’ qualcosa, credo abbiano qualche bestia, sicuramente e’ quello che voleva in questa stagione della sua vita.
Gia’ a Tunas le cose da fare sono poche, di sera, se togli la disco non c’e’ un cazzo da fare, ma perlomeno sei in una citta’, incontri gente, vai a mangiare fuori, fai 2 chiacchiere.
Nel campo alle 20 sei gia’ a letto, alle 6 del mattino gia’ in piedi per un'altra, lunga, infinita, giornata…

martedì 27 maggio 2014

INTEGRARSI?


A Las Tunas, ma suppongo in tutta Cuba, esistono fondamentalmente due tipi di stranieri, che vivono con o senza la Residenza Permanente.
Quelli che si sono integrati, e quelli che non ci sono riusciti o che non ci hanno neanche provato.
I primi, sono parecchi, rappresentano la maggioranza silenziosa.
Li si vede pochissimo in giro, a volte li incontro nei negozi e nelle tiendas.
Sposati, quasi sempre con figli, vivono nella maggior parte dei casi al di fuori del centro citta’.
La loro e’ stata una scelta ben precisa, hanno voluto togliersi dai coglioni prima nei confronti dell’Italia, poi in quelli dei connazionali che vivono in citta’.
Gente riservata, poco incline al dialogo, ne conosco alcuni perche’ il mio percorso tunero e’ stato un po’ particolare.
Ogni tanto mi invitano a cena e devo dire che sono persone davvero per bene.
Nessuno sborone del cazzo, tutti sono consapevoli delle difficolta’ che comporta vivere a Cuba ma le hanno, da tempo, accettate.
Tolti rari casi si sono trovati una donna, non giovanissima, rimanendo fedeli a lei e solo a lei.
Hanno messo da parte le convenzioni sociali, il vestire bene, la farandula, gli altri italiani, per integrarsi completamente nel tessuto sociale della citta’.
Nella maggior parte dei casi si tratta di persone del nord Italia, in pensione o con una rendita che consente loro di vivere decorosamente a Cuba.
Vivere non scialare.
Hanno messo a posto casa, vivono coi classici 3/400 euro al mese di cui abbiamo spesso parlato, non parlano merda del paese che li ospita.
Hanno rapporti quasi esclusivamente con cubani, si spera selezionati, si godono un finale di caretera senza stress e senza le menate che avrebbero, inevitabilmente, vivendo in Italia.
Poi ci sono quelli che non si sono integrati, un tipo di italiani che puoi facilmente trovare in giro per il centro della citta’, bivaccanti ore ed ore nei bar e nei locali cittadini.
Sono turisti che hanno prolungato all’estremo il loro status.
Cuba e’ un posto di merda, tutti i cubani sono ladroni, tutte le cubane, meno la loro dolce meta’, delle zoccole ma sono pero’ troppo vecchi per ricominciare da un altra parte.
Frequentano solo italiani di cui parlano male appena si alzano dal loro tavolo, rimpiangono il cibo, la televisione, la politica, i giornali e gli amici lasciati in Italia.
Appena pero’ sbarcano in Malpensa non vedono l’ora di ritornare a Cuba.
Limitano i contatti coi cubani al minimo necessario, se possibile anche meno.
In realta’ esiste poi una terza categoria, quelli come il sottoscritto e tanti altri.
Gente che si e’ integrata il giusto, selezionando i cubani con cui rapportarsi, ma anche e soprattutto selezionando gli italiani con cui avere a che fare.
Gente che cerca di prendere il meglio del paese che la ospita, senza mai dimenticare che nessuno l’ha chiamata, che non stanno facendo un piacere a nessuno al di la di loro stessi e che, a Cuba, vivono sicuramente meglio rispetto al tempo che passano in Italia.
Rispettano il luogo dove sono, sapendo bene che i problemi esistono e sono tanti.
Amano le donne, ma non hanno scoperto della loro esistenza da quel lato del bloqueo.
Alla fine ognuno trova quello che cerca, personalmente trovo poco interessante vivere in un paese senza cercare di integrarmi, almeno in parte, nel tessuto sociale che ho tutt’intorno.
Forse per questa ragione non ho mai avuto problemi con nessuno, la gente e’ uno specchio che, negli atteggiamenti, riflette esattamente i nostri comportamenti.

lunedì 26 maggio 2014

PALADAR

 

Ieri mi e’ giunta la notizia che il dueno del paladar dove vado, spesso, a mangiare ha grossi problemi di salute.
Spero di rivederlo ancora a settembre, quando iniziera’ il mio lungo periodo di vita cubano.
Qualche settimana fa’, un veneto ne ha aperto uno nuovo e, sempre a Tunas, un altro italiano e’ in procinto di inziare questo tipo di avventura.
Da circa 3 anni un amico romano gestisce…come puo’, un paladar nel centro della citta’.
Diciamo che l’offerta di cibo decente andra’ ad aumentare, questo non puo’ farmi che piacere.
Il paladar e’ una di quelle cose che meno mi interessa dal punto di vista del mio sviluppo del business a Cuba.
La ristorazione non e’ un settore a me sconosciuto, lavorando da 30 anni nel turismo, pur occupandomi d’altro, ho sempre bazzicato anche da quelle parti.
Conosco la differenza fra uno che sa gestire una situazione simile ed uno che si improvvisa.
Fino ad oggi, almeno a Tunas, tutti i paladar che sono stati aperti hanno avuto come protagonisti gente che nella vita precedente faceva tutt’altro.
La cucina non e’ un mestiere che si improvvisa e neanche la gestione economica di un ristorante, se non sai tenere sotto controllo gli sprechi duri poco.
Se non capisci che la bistecca ai ferri di oggi domani diventa impanata, dopodomani polpetta e fra 3 giorni insalata capricciosa allora e’ meglio che fai altro.
Giusto per fare un’esempio.
Questo tipo di attivita’ mi interessa poco, soprattutto a Cuba, perche’ vuol anche dire farsi il mazzo tutto il santo giorno.
Come ho gia’ detto in un passato post, il culo me lo faccio in Italia, a Cuba posso mettere in piede qualcosa a livello gestionale ma il mio tempo, da quel lato del bloqueo e’ sacro.
Un paladar, se gestito bene, ti toglie la vita.
Quando vedo il gestore di uno dei piu’ frequentati a Tunas alle 11 del mattino seduto al tavolo del Cadillac, capisco anche perche’ certe situazioni sono partite ma non sono mai veramente decollate…
Un paladar apre per pranzo e prosegue fino a notte, nelle ore in cui e’ chiuso bisogna fare la spesa e cercare quel che manca.
Cuba non e’ l’Italia dove passa il grossista e ti porta tutto.
Tolti alcuni generi (pesce), il resto te lo devi andare a cercare, girando di mattina presto per i mercati e le tiendas.
Poi c’e’ il personale, trovare uno o meglio due buoni cuochi, un altro che si occupa della parrilla, due o tre cameriere a cui magari spiegare l’antico concetto che non bisogna mai tornare da un giro in sala con le mani vuote.
In piu’ preoccuparti che non ti rubino merce o/o soldi.
Devi poi anche scegliere se fare solo una cucina per gli stranieri o farne una anche per cubani.
Sappiamo bene che non tutti possono spendere 8/10 cuc per mangiare, che molte prelibatezze italiane non sono apprezzate da gente che dopo mangiato ti chiede “te llenaste?”.
Aprire un paladar a Cuba vuol dire 16 ore al giorno sul pezzo, con in mezzo ai piedi gli ispettori che ficcano in naso dappertutto, e la burocrazia cubana a rompere i maroni.
Certo se poi sei in gamba la gente viene a mangiare e potrebbe anche valerne la pena.
Vedo che i 2/3 paladar decenti a Tunas funzionano, si sono ampliati, hanno differenziato il servizio e, suppongo, diano anche dei bei risultati.
Ma andare a Cuba per fare quella vita, ni muerto.
Per ora iniziamo con la renta poi…vamos a veer.

domenica 25 maggio 2014

REAL



Ieri sera ho assistito alla finale di Champions League a casa di amici.
Ovviamente era presente tutto il kit necessario per eventi di questo tipo.
Birra ghiacciata, frittata di cipolle, rutto libero e donne fuori dai coglioni.
Ha vinto, meritatamente, il Real ma bisogna davvero riconoscere i grandi meriti dell’Atletico.
Vincere una Liga, arrivare in finale di Champions con una rosa risicata all’osso e un budget di 6/7 volte inferiore a quello delle grandi e’ stata un’impresa fantastica.
Se devo pensare ad una societa’ di riferimento per il futuro del mio Toro, penso proprio all’Atletico…non certo all’Udinese, con tutto il rispetto.
Intanto e’ stato bellissimo vedere 70000 persone giunte da Madrid tifare pacificamente insieme, malgrado le rivalita’, davvero rispetto a noi e’ tutto un altro mondo.
Il risultato finale e’ giusto, certo che prendere il gol del pareggio nel terzo minuto di recupero fa’ davvero male.
Vincere la Champions senza avere fatto un vero tiro in porta in tutta la partita, sarebbe stato un po’ troppo.
L’Atletico e’ arrivato a questa finale col fiato corto, cosa comprensibile quando ne hai solo 14/15 per giocare oltre 60 partite.
Vincendo pure…
La differenza, nel calcio, spesso la fanno quelli che rimangono fuori.
Xavi Alonso e Pepe inutilizzabili, Morata, Marcelo e Izco subentrati che hanno cambiato il volto della partita.
Capisco Conte che chiede giocatori, a questi livelli ce ne vogliono almeno 18  in rosa, di altissimo livello, altrimenti rischi di non farcela.
Il Real, malgrado la serataccia di Casillas, quella non brillantissima di Bale e la nessuna consistenza di Cristiano e Benzema ha tenuto in mano il boccino per tutta la partita.
Alla fine ha vinto la squadra piu’ forte, la rosa piu’ completa, l’allanatore con piu’ esperienza e al final…chi ne aveva di piu’.
Sono contento per Carletto, dovunque e’ andato ha fatto bene e vanno rivalutati anche i 2 secondi posti con la seconda squadra torinese, mentre veniva preso per il culo dai suoi tifosi.
Molti faranno il paragone con Mou e lo scorso anno, bisogna essere sinceri fino in fondo, dicendo che….un Bale di differenza, in tutta la lunghezza della stagione non e’ cosa da poco.
Detto questo la tranquillita’ di Carletto ha rimesso le cose a posto, in uno spogliatoio che, storicamente, non e’ mai stato facile da gestire.
La stagione dell’Atletico e’ stata comunque una favola, forse irripetibile, malgrado la grande bravura di Simeone, veramente il dodicesimo uomo in campo.