lunedì 30 novembre 2020

SAN ISIDRO

Pur frequentando Cuba da 20 anni conosco poco la sua capitale. Ci feci un paio di vacanze all'inizio del nuovo secolo poi mi sono dedicato all'oriente cubano, prima Santiago, poi Las Tunas dove ho messo radici. Da qualche anno volo da Torino a La Habana, a fine vacanza mi fermo sempre 2/3 giorni nella capitale prima di rientrare in Italia. Grandi camminate in zone fortemente turistiche; parto da calle 10 al Vedado dove soggiorno, tutta calle 23 fin verso la Rampa, al cine Jara giro a dx fino all'universita', a sx in S.Lazaro dove mi fermo a trovare un amico italiano che ha una casa de renta, quindi Malecon, Morro, Paseo y Prado, hotel Inglaterra dove prendo la via laterale, mi pare Neptuno che, mi riporta in zona universita'. Conosco queste zone e poco altro, non sapevo dell'esistenza di un Barrio che si chiama S.Isidro da cui pare abbia preso il nome un movimento di"protesta" nei confronti del governo. Di S.Isidro conoscevo il film con Abatantuono ambientato in Messico, divertente. Visto che manco da Cuba da un anno, come tutti voi, mi sono informato presso la nostra stampa di cosa si trattasse, leggo testuale;”un'iniziativa composta da artisti, attivisti, giornalisti, intellettuali e chiunque si senta indipendente, uniti per promuovere, tutelare e difendere la piena liberta' di espressione, associazione, creazione e diffusione di arte e cultura a Cuba”. Manca solo l'inutile Saviano e la sua scorta che noi paghiamo e poi ci sono tutti. Negli articoli che ho consultato ho cercato se fra i fondatori di questo M.S.I. (la sigla storicamente mi pare sia destinata a fallire, forse e' meglio che la cambino) ci fosse qualche albanil, plumero, eletricista, cucinero, cameriere, medico, infermiere, operario, allenatore sportivo, contadino, muratore, decoratore, fabbro, pescatore, carnicero o cose simili, gente che si alza al mattino per portare a casa la pagnotta ma non ne ho trovati. Lungi da me denigrare il ruolo dell'artista, ci pensa l'attuale nostro governo, pero' qualcuno scrisse “I poeti fanno scoppiare guerre dove poi muoiono operai e contadini”. Mi e' capitato di vedere qualche video dove, ad esempio, c'era una tipa appena rientrata a Cuba dalla Florida, coi capelli verdi che arringava una folla composta da una decina di persone. Manco da da Cuba da tempo, quindi ho inviato qualche messaggio a un paio di amici cubani e italiani chiedendo cosa succedeva. Vi riporto la risposta dell'amico italiano, ha un paladar fuori Avana, qualche anno fa senza troppe chiacchiere è partito investendo quello che aveva, si e' sposato ha acquistato casa e carro e vive a Cuba in pianta stabile. Quindi ho chiesto ai destinatari dei miei messaggi se sull'isola questa cosa, questo movimento, aveva avuto un importante riscontro visto che i soliti italici fenomeni sul web cubano continuano a postare video notturni in cui si vedono piccole manciate di persone che non si sa bene cosa stiano facendo. “Ciao Milco, ovviamente non gliene frega niente a nessuno, questi di S.Isidro hanno scelto il momento sbagliato per protestare, comunque e' tutta gente con precedenti penali, gia' conosciuti dalle autorita'” questo e' quanto mi ha detto il mio amico. Dalla fanciulla di casa che, vivendo a Tunas, non e' troppo sul pezzo anche se e' molto social mi e' arrivato; “Si, esto no hay quien lo aguante, lo que pasa es que aqui nada de esto sale, ni lo dicen. Uno se entera por la redes sociales, yo misma hasta ayer no sabia nada.” I fatti. A seguito dell'arresto di un rappero, alcune persone si sono rinchiuse in un locale appunto in S.Isidro inscenado una sorta di sciopero della fame, da quello che si legge molto ma molto edulcorato, fino a quando la PNR si e' rotta i coglioni e li ha fatti sloggiare visto che siamo nel mezzo di una pandemia. Non e' casuale che tutto sia avvenuto ora, questo movimento ha le basi vere nel sud della Florida, tutta gente che si e' spesa in prima persona per il fallito tentativo di fare rieleggere Trump di cui erano fans sfegatati. Con la sconfitta del loro idolo ed il possibile riavvicinamento fra i 2 paesi si giocano l'ultima disperata carta. Il rappero con il pantalone alla cacaiola in questione ha piu' volte dichiarato che “Trump es mi presidente”. Circolano immagini di uno dei leader di questo movimento di strakanovisti Luis Manuel Otero Alcantara che si incontra con la incaricata di affari dell'ambasciata Usa a La Habana. Solis ha apostrofato con termini come “esbirro”, “sicario”, “penco envuelto en uniforme”, “rata” ed altri termini gli agenti che lo arrestavano. Negli Usa un nero che si rivolge cosi' alla polizia fa la fine che avete visto fare a quel poveraccio ammazzato dagli agenti mesi fa. Per ora e' tutto, tranquilli, ne riparleremo.

domenica 29 novembre 2020

COSE DI CUBA


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sabato 28 novembre 2020

DIEGO, CHAVEZ E GLI ALTRI

Secondo ed ultimo pezzo sulla morte di Diego Maradona, un doveroso omaggio personale e di questo blog al piu' grande calciatore (non solo...) che abbia mai calcato un campo di calcio. Nel pezzo precedente vi ho parlato del rapporto fra El Pibe e Cuba, in special modo con Fidel e di tutto il processo di disintossicazione che effettuo' sull'isola nell'anno 2000. Oggi parliamo di lui e dei grandi leader latino americani con cui ha condiviso molti momenti importanti per il continente. Dopo Fidel il leader con cui lego' di piu' fu sicuramente Hugo Chavez, il rapporto era diverso rispetto a quello con Fidel che Diego considerava un secondo padre, ma ugualmente intenso. Del resto nel 2000 Fidel era over 70, aveva tutto il carisma del Padre Nobile mentre Chavez era nel pieno del suo percorso storico, credo fosse normale che gli approcci siano stati differenti. Chavez ad esempio non era un grande amante della pelota che considerava uno sport yankee, quindi si accosto' al calcio, anche grazie a Diego, piu' facilmente. Chavez, con l'aiuto fattivo di Maradona investi' molto denaro nella costruzione di campi da calcio nel paese per i bambini meno fortunati. In uno storico comizio del 2009 Diego si presento' alla destra di Chavez con una maglietta “Con Chavez si allo sport”. Forse gli incontri fra i due sono meno documentati rispetto a quelli con Fidel ma Diego ando' varie volte in Venezuela tanto che nel 2010 Chavez gli fece una sorpresa presentandosi senza preavviso durante una conferenza stampa, dopo la morte del leader Maradona ha visitato la sua tomba insieme a Maduro. Di Chavez diceva;”Ha liberato il Sudamerica dalle grinfie degli Stati Uniti, ci ha presi per mano e ci ha fatto alzare la testa, rendendoci orgogliosi di essere latini e camminare da soli”. Lo scorso anno, mentre Trump minacciava di invadere militarmente il Venezuela Maradona disse; “Saremo Chavisti fino alla morte, quando Maduro me lo ordinera' combattero' come un soldato per un Venezuela libero, contro ogni imperialismo e contro chi vuole toglierci la nostra bandiera, la cosa piu' sacra che abbiamo”. Ha sotenuto Djilma e Lula in Brasile, Ortega in Nicaragua lo ha insignito dell'Ordine Sandinista, ha sostenuto la Kirchner nelle elezioni argentine criticando a muso duro quell'incapace di Macri. Quando Nestor Kirchner mori' si presento' alla Casa Rosada alle esequie con Evo Morales l'allora presidente boliviano con cui aveva giocato una partita di calcio in cui partecipo' anche Ahmadinejad al quale Diego regalo' la sua maglia n.10. Amava l'idea antiamericana dell'Iran, il gesto fece scoppiare un vespaio di polemiche in tutto il mondo con la comunita' ebraica di Argentina che pretese le scuse dal Pibe, mai pervenute. Era grande amico di Pepe Mujica, l'ex presidente uruguaiano che si taglio' del 90% lo stipendio da capo dello stato e che andava in giro con un vecchio maggiolone ed i sandaletti. Stimava molto Correa ex presidente dell'Ecuador, meno estremista dei suoi colleghi Socialisti, che aveva studiato in Belgio e negli Stati Uniti e per questo, secondo Maradona, aveva una visione piu' allargata dei problemi. Quando venne elettro Bergoglio disse “De ahora en adelante soy el capitan del equipo de Francisco”, Diego considerava il pontefice una sorta di Comunista d'altri tempi, tesi sempre smentita dal Vicario di Dio, anche se chi conosce i filosofi “rossi” ha rivisto tracce di un certo passato “mancino” del Papa, non a caso odiato da tutta quella frangia conservatrice che pervade parte della chiesa. Gia' nel 1992 Maradona espresse la volonta' di lottare per il popolo Palestinese, spesso lo si vedeva anche in simposi importanti girare con su scritto nella maglietta “Viva Palestina!”. Due anni fa e' stato vicinissimo ad essere allenatore della nazionale palestinese, gratis, ma poi non se ne fece piu' nulla. Maradona e' stato uno che ha spostato gli equilibri geopolitici, come lui solo in ambito sportivo Muhammad Ali'. Non a caso Diego riteneva Ali' uno dei piu' grandi uomini che abbiano calcato questa terra. Essere di sinistra per lui e' stato molto di piu' di un tatuaggio del Che o di Fidel, era una militanza convinta, appassionata, pagata alcune volte con l'isolamento. Evo in questi giorni ha detto;” E' con un dolore all'anima che ho saputo della morte di mio fratello Diego, una persona che lottava per gli umili, grande amico della Bolivia”. Lula;”La sua intensita' nella vita ed il suo impegno per la sovranita' del Sudamerica hanno marcato la nostra epoca”.

Diario DI BORDO

29/11/2020

PROGRAMMA DICEMBRE

LUNEDI': Blog Cuba;Un isola nel sole, Video Toro

MARTEDI': Blog Guascone, Diario DI BORDO fb

MERCOLEDI': Blog Cuba;Un'Isola nel sole

GIOVEDI': Diretta fb su Cuba, Diario DI BORDO fb

VENERDI': Blog Cuba;Un'isola nel sole

SABATO: Blog Guascone

DOMENICA: Video Cuba, Diario DI BORDO fb


venerdì 27 novembre 2020

DIEGO E CUBA

La notizia della morte di Maradona e' arrivata mercoledi' sera, pur nella sua tragicita', non mi ha sorpreso. Da almeno un paio d'anni me la aspettavo, Diego era sempre piu' incerto nel passo, le parole erano oramai strascicate, decenni di maltrattamenti al suo fisico stavano per chiedere il conto, nulla e' gratis amici miei, alla fine c'e' sempre un prezzo da pagare per le scelte che si fanno. Purtroppo e' arrivato al capolinea, consegnandosi alla vita eterna, entrando nella leggenda, diventando Immortale. Maradona era un grande, grandissimo amico di Cuba, a Cuba deve almeno gli ultimi 20 anni della sua vita, senza Cuba difficilmente sarebbe andato oltre le 4 decadi. Arrivo' con un volo diretto dall'Argentina ad Holguin per essere trasferito a L'Avana, siamo nel gennaio del 2000, aveva 40 anni, si salvo' per il rotto della cuffia da una overdose di cocaina una notte a Punta del Este in Uruguay. Pare che pago' tutto il processo di disintossicazione 15 mila dollari, i maligni sostennero che in Italia o in Spagna avrebbe speso 10 volte tanto ma non credo che la scelta di Cuba fu dettata da ragioni di soldi, a Diego i mezzi economici non sono mai mancati nella vita. Fidel gli fu accanto, mise a sua disposizione le strutture sanitarie cubane che, come abbiamo potuto constatare in questa pandemia, non sono seconde a molti, fu ricoverato presso la clinica Pedrera nella capitale dove passo' diverse settimane in cui il Lider Maximo lo ando' spesso a trovare. Si conoscevano dal 1987 quando Diego ando' a Cuba l'anno dopo la vittoria ai mondiali messicani della sua Argentina, da allora seguirono molti altri viaggi ed altri incontri, il campione si convinse sempre piu' delle idee che Fidel gli manifestava di una America Latina unita, indipendente economicamente e politcamente dagli Stati Uniti. Oltre ai problemi di droga, sicuramente derivati da questa aveva anche seri problemi cardiaci, arrivo' a Cuba imbottito di tranquillanti e con la bocca impastata, con lui arrivarono la moglie, il medico di fiducia, un cardiologo, un neurologo ed il procuratore di allora Coppola. Provoco' una ressa in un aeroporto fatta da cameramen, giornalisti, tifosi, autorita' cubane e polizia, le sue prime parole furono “Un grande abbraccio a tutti i cubani, anche io sono un ribelle”. In quegli anni a Cuba (2000-2005) non si puo' dire che si annoiasse, pare che ci siano almeno 4 Diego Jr che si aggirano nella maggiore delle Antille. Non e' ancora chiaro se li abbia riconosciuti, anche se pare che li incontro' nel 2016 al funerale di Fidel. Anche Pantani nel momento piu' scuro della sua parabola' ando' a Cuba, si conobbero e probabilmente fecero bisboccia insieme. Quando mori' Fidel, lo stesso giorno di Diego...il campione si trovava in Croazia per la finale di Davis di tennis fra Croazia e Argentina, prese il primo volo per l'Avana per salutare un'ultima volta quello che lui piu' volte defini' “Il mio secondo padre”. Dopo aver conosciuto Fidel e Chavez Maradona cambio' molto, da cavallo pazzo divenne militante attivo sempre al fianco dei leader progressisti. Pero' anche Maradona riusci' a creare in Fidel nuovi interessi, prima il Comandante amava solo il baseball e la boxe, proprio grazie a Maradona si appassiono' al calcio, sport a Cuba, sopratutto in quegli anni non popolarissimo. Leggendario il live tweetting durante la Copa America del 2011 dove si vedono Fidel e Chavez guardare insieme una partita di calcio della nazionale venezuelana. Maradona aveva su un braccio tatuata l'immagine del Che, su una gamba quella di Fidel, considerava il suo connazionale argentino un eroe, una figura emblematica dell'umanita'. Durante il summit delle Americhe in Argentina a Mar del Plata, Diego organizzo' un contro summit “Vertice di popoli” dove sali' su un treno partito da Buenos Aires “Expresso del Alba” insieme a Morales, Silvio Rodriguez, Chavez e le madri di palza de mayo, a Mar del Plata lo aspettava Fidel. Non ebbe problemi in quel frangente a definire Bush un assassino e “immondizia umana”, che era solo una parte dell'odio che provava per gli Stati Uniti. Doveva tornare a Cuba per una fase di riabilitazione proprio dopo l'intervento alla testa di un paio di settimane fa, non ha fatto in tempo. Lunedi farò un pezzo dove vi raccontero' il suo rapporto coi leader progressiti che hanno governato l'America Latina in quegli anni, sarebbe stato contento di vedere come piano piano quell'onda Socialista stia tornando.

P. S. Decine di migliaia di persone a salutare El Pibe alla Casa Rosada, semplicemente col pugno chiuso al cielo. Sarebbe piaciuto a Diego.

Diario DI BORDO

27/11/2020

mercoledì 25 novembre 2020

IL SUD DEL MONDO



Leggevo l'altro giorno qualcuno che sosteneva come un'onda progressista stia attraversando il Latino America, onda che sara' oltremodo favorita dallo sfanculamento del puzzone americano dalla Casa Bianca. Non so se si tratta proprio di una onda progressista diciamo che dopo il Messico e l'Argentina anche la Bolivia ha svoltato a sinistra e non e' escluso che l'Equador, dopo gli anni devastanti di quella merda di Moreno, torni nell'alveolo delle forze che vogliono il progresso del popolo e non dei soliti pochi ricchi. In Messico Pena Nieto era corrotto fino al midollo, il paese era in mano ai narcotrafficanti che facevano, ed ancora fanno, il bello ed il cattivo tempo. L'attuale presidente Obrador che ha vinto le elezioni a capo di un cartello progressista, sta cercando di riportare le cose ad una parvenza di normalita', ha tenuto testa molto bene al puzzone americano quando si parlava del “muro”, ha dato asilo a Evo quando e' dovuto andare via dalla Bolivia, cerca di migliorare le condizioni della maggior parte della popolazione rurale. In Argentina Fernandez ha ereditato da quell'incapace di Macri una situazione economica tragica, aggravata dalla pandemia, si tenta di aggiustare l'enorme debito col FMI procurato dal governo precedente, la situazione e' parecchio complicata. Le elezioni in Bolivia hanno sancito la vittoria di Arce e del fronte Socialista dopo il golpe messo in piedi dai militari e la sciagurata reggenza della zoccola bionda, ora i capi delle forze armate golpiste sono stati defenestrati, alcuni ministri di quel governo sono fuggiti all'estero, pare che la bionda abbia chiesto all'amministrazione di stato Usa ben 300 visti per tutto il suo entourage visto che il vento e' cambiato. Evo e' potuto tornare accolto da un milione di indios, ora pero' occorre evitare gli errori del passato, creare un solido legame con l'esercito, formare milizie popolari ed evitare di taroccare la costituzione, come fece Evo, per avere un terzo mandato. In Peru' e' un casino, e' caduto il governo di destra, ne hanno fatto un altro durato 2 giorni, la gente e' scesa in piazza, ci sono i primi morti negli scontri con la polizia, tutto sembra ad oggi in alto mare. In Cile e' la solita storia, dopo Pinochet, questo e' il governo peggiore che abbia mai avuto il paese. In Uruguay dopo 15 anni di governo del Frente Ampio ora al potere c'e' il centro destra, non a caso come un aura e' piombato il Fondo monetario internazionale, prevedo tempi difficili anche se e' il paese della regione che ha affrontato meglio il Covid, grazie alle riforme che il Frente Ampio aveva messo in atto sopratutto dal punto di vista sanitario. Maduro si e' seduto sulla riva del fiume e ha aspettato di vedere tutti quelli che volevano un golpe in Venezuela venire spazzati via, epico il video del ministro degli esteri che, nell'ambasciata bolivariana in Bolivia, butta nella basura il ritratto di Guaido' per rimettere al suo posto quello di Bolivar, il padre della patria. I giorni di quel cialtrone sponsorizzato dal puzzone americano volgono al termine. L'altro giorno il Venezuela ha chiuso le relazioni diplomatiche col Guatemala che ancora riconosce l'inutile Guaido' come presidente, un po' come continua a fare l'Europa, Italia esclusa (grazie ai 5 stelle va detto...). In Nicaragua Ortega ha saldamente in mano il potere malgrado le minacce di questi anni da parte yankee. In Brasile girano voci riguardanti il fatto che Bolsonaro potrebbe non ricandidarsi, sarebbe un gesto di enorme portata per tutta l'umanita', peggio di questo per governare un grande paese c'e' stato solo il puzzone Usa. Come dicevo molti fanno affidamento su Biden perche' le cose nel continente cambino sul serio. Credo che invece non vedremo chissa' quali cambiamenti nella politica estera statunitense, come ci siamo gia' detti probabilmente il vecchio Joe, per motivi anagrafici, regnera' solo per 4 anni nei quali dovra' anche pensare a tirare la volata a Kamala senza quindi smuovere troppo le acque. Cuba continua sulla sua strada, in un prossimo pezzo vi raccontero' quali sono veramente i centri di potere sull'isola e chi, quando Raul terminera' il suo passaggio terreno, sara' in pole position, tutti quanti hanno addosso una divisa verdeoro. Forse non si e' trattata di un'onda progressista, semplicemente dopo aver provato quegli altri il popolo ha deciso che...era stata una cazzata, meglio tornare a votare gente perlomeno presentabile.

lunedì 23 novembre 2020

CUBA E LA TECNOLOGIA

In questi miei 20 anni di frequentazione del'isola ho visto il mondo tecnologico fare passi da gigante. Io stesso, avendo passato quasi i primi 40 anni della mia vita nel “vecchio mondo” (senza internet, telefonini ecc) ho dovuto adeguarmi al nuovo modo di vivere, cercando di utilizzarlo in funzione dei miei desideri e bisogni senza mai pero' diventarne schiavo. Allo stesso modo anche Cuba, seppure in modo decisamente piu' lento, e' entrata in questa nuova era tecnologica, i ragazzi cubani avevano fame di cose nuove sono, in alcuni casi, stati piu' bravi di noi (sicuramente di me) ad impararle. Molti ricorderanno il mio pezzo LA TELEFONATA oramai datato molti anni, fece anche parte del mio primo libro, in cui descrivevo le difficolta' di oltre 15 anni fa nel riuscire dall'Italia a telefonare ad una fanciulla a Cuba. Dalle telefoniche si e' passati ai cellulari che lasciavamo con linea italiana, questo anche per cercare, qualche mente eletta, di avere una qualsivoglia forma di controllo sulle comunicazione della fanciulla in questione, un po' come fermare il mare con le mani...Poi Etecsa ha fatto il salto di qualita', sono apparse le prime linee cubane, i primi telefonini autoctoni, inizialmente pagava sia chi chiamava che chi riceveva, ho assistito ad alcune fra le piu' veloci telefonate della storia mondiale dalla telefonia da Meucci in poi. Pero' ancora non c'era internet sui movil, chi aveva un pc in casa si avventurava in quel nuovo mondo, ci volevano 5 minuti buoni perche' ti cambiasse la pagina, ricordo perche' ci sono passato. Noi stranieri andavamo al telepunto per connetterci, spesso la meta' delle postazioni non funzionava, se ne trovavi una giusta la connessione era comunque lentissima e ti mangiava quasi tutta la tajeta senza riuscire a risolvere i tuoi problemi con l'altro lato del bloqueo. Ad un certo punto hanno attivato alcune zone wi fi in punti nevralgici delle varie citta', piazze e luoghi molto frequentati. Ricordo a Las Tunas i primi giorni di questa locura, dove fino a ieri si rideva e si scherzava grazie anche ad una buona boccia di ron, oggi regnava il silenzio, decine di persone sedute una accanto all'altra tutte con gli sguardi rivolti allo schermo del movil, non e' stata una bella scena anche se era giusto che tutto cio' arrivasse anche da loro. Ora hanno tutti internet sul movil (tutti meno il sottoscritto che, quando e' a Cuba, non vuole scassamenti di cabbasisi quindi si connette 10 minuti al giorno e per il resto si gode la vita e la vacanza) ne fanno l'uso che vogliono. Su fb praticamente ogni giorno mi arrivano richieste di amicizia da assolute sconosciute che sono arrivate al mio nome, suppongo, grazie ad amici di amici di amici. Solitamente accetto la richiesta, segue spesso un contatto tramite messenger dove a quel punto succede davvero di tutto. Lo scopo e' arrivare ad ottenere una ricarica, di per se non e' un problema farla ma non certo a sconosciute, semmai ogni tanto, ad amiche di lunga data. Mi arrivano foto in abiti adamantini, proposte indecenti, culi, tette, patonze...il tutto con la promessa di...avere di piu' dopo l'agognata ricarica. Non giudico tutto questo, capisco la difficolta' e la situazione del paese ma davvero spesso mi si allarga un grande sorriso nel leggere alcuni messaggi che mi arrivano da, ripeto, perfette sconosciute. Anche le foto dei loro profili fb sono spesso simili a dei casting per qualche bordello della bassa Romagna, ai tempi di quello che faceva arrivare i treni in orario. Oramai hanno accesso a tutti i social esattamente come noi ed, esattamente come noi, ne fanno un uso pessimo anche dal punto di vista politico, basta vedere la merda che si e' scatenata in vista delle elezioni statunitensi. Un tempo conoscevano quello che accadeva fuori dal paese quasi unicamente grazie alle nostre parole ed ai nostri racconti, oggi hanno accesso, senza censura (ho una linea cubana quando sono sull'isola) a tutto cio a cui abbiamo accesso noi. Non e' mio compito giudicare se tutto questo sia un bene o un male, era comunque giusto che lo avessero, mi limito a dire che la stessa merda che ammanta buona parte dei nostri social ha oramai cosparso anche i loro, sotituendo per molti la vita reale. Spesso mi capita di imbattermi in fanciulle che postano una foto con scritte tutte rivolte alle rivali o a chi si prende la briga e di certo il gusto di criticarle, piccole guerre da parte di chi, evidentemente, ha molto tempo libero e poche cose per occuparlo.

Diario DI BORDO

24/11/2020

domenica 22 novembre 2020

INVERNO A CASA


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venerdì 20 novembre 2020

IL FALLIMENTO PERFETTO

"Il Fallimento perfetto” fu la definizione di un collaboratore di Kennedy sullo sbarco nella baia dei porci. Occorre pero' fare un sostanzioso passo indietro da quel 15 aprile 1961, data dell'inizio militare di questo fallimento. Kennedy prima di diventare presidente non vedeva di cattivo occhio Castro e la sua Rivoluzione, sopratutto in considerazione del regime corrotto di Batista e di quanto mantenerlo in piedi costasse al contribuente statunitense. Quando vinse le elezioni e succedette ad Ike cambio idea, contrariato dalla simbiosi che Castro aveva nei confronti dei Comunisti e del fatto che Cuba stava diventando un paese satellite dell'Unione Sovietica. A quel punto la Cia inizio' a lavorare su una eventuale inviasione dell'isola, ipotesi su cui l'FBI era decisamente contraria per le ripercussioni che avrebbe potuto avere nel resto del mondo. Kennedy si trovo' fra le mani questa patata bollente che gesti' malissimo come avrebbe ammesso in seguito. La Cia gli racconto' che i 1500 anticastristi che stava addestrando in Guatemala sarebbero stati affiancati da altri 2000 che, a Cuba, stavano aspettando l'invasione, assicuro' il presidente che meta' della popolazione cubana era pronta ad appoggiare l'intervento, che Castro godeva di poca popolarita' all'interno del paese. Kennedy mise subito in chiaro che nessun soldato statunitense sarebbe sbarcato sull'isola e che l'invasione sarebbe dovuta rimanere nascosta all'opinione pubblica, tanto che gli invasori avrebbero dovuto passare mediaticamente come gia' presenti sull'isola. Gli invasori furono inquadrati sotto le insegne della “Brigata 2056”, preparati militarmente, forniti di una serie di vecchi bombardieri B26 e di alcune navi mercantili. La strategia era piutosto chiara; neutralizzazione della forza aerea cubana, sbarco e creazione di una testa di ponte, sabotaggi ed insurrezione. La Cia fornisce le risorse economiche, mappe ed assistenza mentre velivoli spia U2 scattano foto degli obiettivi. Questa grande attivita' di spionaggio avrebbe dovuto essere segreta ma in realta' i servizi dell'Avana ed il KGB sapevano tutto disponendo, i secondi, della piu' poderosa macchina di spionaggio al mondo. Il giorno 15 aprile scatta l'assalto aereo che pero', per ordine di Kennedy terrorizzato da un eventuale polverone mediatico, vide protagonisti soltanto 8 aerei che non riescono a distruggere i velivoli cubani, anzi i caccia castristi si levano in volo facendo considerevoli danni. In mare va anche peggio. Due cargo finiscono arenati, gli invasori che mettono piede in spiaggia sono inchiodati dal fuoco governativo, nel paese non c'e' alcuna insurrezione, i fantomatici 2000 anticastristi presenti sull'isola e pronti ad intervenire non si palesano. A questo punto solo un massiccio intervento americano puo' evitare il disastro ma Kennedy si oppone fermamente. In seguito avrebbe affermato ;”I vertici militari e la Cia erano sicuri che avrei ceduto, non potevano credere che un principiante come me non si sarebbe lasciato prendere dal panico e non avrebbe cercato di salvare la faccia, beh...si sbagliavano di grosso”. Il bilancio del disastro per gli invasori e' rappresentato dai 100 morti e dai 1200 prigionieri. In seguito ebbe a lamentarsi molto sulle informazioni fuorvianti circa lo scontento a Cuba, il morale dei cubani liberi, la stagione delle piogge, le teste di sbarco imprendibili, la facile fuga sui monti Escambray e le mappe datate 1870. In realta' il vero errore che commise fu quello di avere ignorato i suggerimenti di quanti, attorno a lui, gli avevano ricordato l'immoralita' oltre che la pericolosita' della pretesa degli Stati Uniti di volere determinare chi poteva o no governare in altri paesi, errore che non commise durante la crisi dei missili l'anno successivo. Kennedy si assunse la responsabilita' del fallimento perfetto. In realta' il presidente aveva nutrito sempre forti dubbi su questa operazione ereditata dal suo predecessore, gli articoli sui giornali statunitensi sull'esistenza di forze anticastriste, addestrate dagli americani, rendevano difficile smentire il coinvolgimento del governo, Kennedy in privato disse; “Castro non ha bisogno di mettere agenti da queste parti, non deve fare altro che leggere i nostri giornali". In realta' questa lezione non servi' a Kennedy per non ripetere anni dopo lo stesso errore di volere imporre ad altri paesi la forma di governo che piu' piaceva al dipartimento di stato americano, il Vietnam col suo nuovo disastro era oramai alle porte.

Diario DI BORDO

20/11/2020

22/11/2020