mercoledì 12 agosto 2020

LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Ogni tanto vi parlo del nostro gruppo Whatsapp, quello del blog, siamo quasi una ventina di personaggi che amano Cuba ma piu' in generale la bella vita, i bei posti, la gnagna, le vacanze ed in generale campare meglio possibile.
Qualche giorno fa un partecipante al gruppo, imprenditore che ha una avviata attivita' stagionale su una costa italiana, raccontava come qua' non si senta piu' felice, un po' per la situazione che tutti stiamo vivendo ma molto per lo stress ed il tipo di vita che facciamo da questo lato del bloqueo.
Raccontava come a Cuba, invece, si sentiva allegro e leggero, dormiva bene, non aveva pensieri, manifestando l'intenzione di trasformare i 5/6 mesi in cui staziona sull'isola in qualcosa di piu'
definitivo.
Partiamo sempre dall'antico e sacro presupposto che ogni testa e' un piccolo mondo, che NESSUNO sano di mente si puo' permettere di sindacare sulle vite altrui e che la maggior parte della gente (fra cui il vostro umile scriba) fatica a stare dietro ai fatti propri...figuriamoci a quelli degli altri.
Pero' in una chiacchierata fra amici ci sta' di dire ognuno la sua, le diversita' se espresse nei modi adeguati sono sempre una fonte di arricchimento, sopratutto in un gruppo in cui si divide la stessa
passione.
Ho detto a questo mio amico che, pur rispettando al massimo il suo pensiero, non mi trovavo concorde nel suo modo di vedere le cose, questo almeno dal mio punto di vista che, come sempre, non
fa giurisprudenza.
Ho avuto la fortuna di girare molto mondo, sono stato a lavorare con ruoli di responsabilita', ma anche per diletto, in posti pazzeschi per la loro bellezza ed unicita'; le piu' belle spiagge al mondo, i piu' bei mari, i migliori tramonti, le migliori aragoste e perche' no....le migliori donne.
Ho imparato sostanzialmente una cosa; un posto non e' mai in grado di regalarti la felicita' se non te la porti dietro tu.
Amo Cuba e la sua gente, altrimenti non ci sarei andato per 20 anni, 3/4 volte ogni anno, mi sono sentito bene, ho passato momenti fantastici ma la gioia, la felicita' era gia' dentro di me prima ancora di sbarcare, Cuba aggiungeva
semplicemente qualcosa a cio' che gia' c'era.
Investire un luogo della capacita' di renderti felice e' un esercizio molto rischioso, se poi quel luogo per una ragione o l'altra ti delude non hai neanche l'altro luogo, quello da cui vieni, ad aiutarti in quanto stavi male pure nella tua terra d'origine.
Allora cambi luogo....ma poi succede lo stesso e siamo di nuovo a capo.
Bisogna, nei limiti del possibile, crearsi una buona vita qua' per poi trasportarne una parte ovunque ci troviamo a vivere o anche solo a trascorrere una vacanza.
Lavoro anche in ambito turistico, quanta gente, quante coppie, quante famiglie ho visto arrivare in un luogo, che per loro era di vacanza, con una faccia che sembrava quella di gente che aveva appena inghiottito un cucchiaino di cacca.
Eppure erano posti magnifici, eppure era una vacanza.
Se ti porti dietro la carogna da casa nessun mare, nessun cielo, nessun sole, nessun tramonto e....nessuna donna sapra' darti la felicita'.
Sulle donne c'e' poi da aprire un capitolo a parte.
Molti, fra cui l'amico del gruppo, ritengono che un certo tipo di donna accanto sia in grado di regalarci la felicita' e la serenita'.
Torniamo a bomba al discorso del luogo, se investiamo una donna, per in gamba che sia, al ruolo di colei che dovrebbe elevare il nostro livello di vita, cambiarci le giornate e rasserenarci l'esistenza allora...la vedo molto ma molto complicata.
Una donna, come un luogo, possono miglioraci magari l'umore di un momento, farci vivere ATTIMI di felicita' ma se poi non ci mettiamo del nostro allora tutto finira' e ci si ritrovera' da capo.
Nel mio primo libro, L'ALTRO LATO DEL BLOQUEO, scrissi un pezzo che vi posto sui commenti che parla della felicita', del fatto che la stessa non sia mai una condizione stabile di vita ma semplicemente l'emozione di un momento, fuggevole e rapido, che ora c'e, ma che fra pochi attimi sara' scomparso.

lunedì 10 agosto 2020

L'AVANA CHIUSA

 

Si e' parlato a lungo di una possibile seconda ondata di virus in autunno, in realta' non e' difficile affermare che questa ondata e' gia' in mezzo a noi, in piena estate.

I dati europei parlano chiaro, salgono i contagi ed i decessi mentre la gente, complici alcuni politici sciagurati, continua a pensare che il tutto sia oramai alle spalle.
Lo confesso, speravo veramente che l'incubo fosse finito ben prima dell'arrivo di un fantomatico vaccino, ma i fatti stanno raccontando cose differenti.
I due mesi chiusi in casa ci hanno in parte protetto, siamo stati i piu' tosti in Europa e i risultati si vedono ma speravo che il mondo, da settembre, avrebbe ricominciato a viaggiare alla sua velocita' e che potessimo tutti ritornare a volare per la destinazione preferita.
Mi sbagliavo, ma la mia era soltanto una mera speranza senza alcun fondamento scientifico, il sogno di un viaggiatore.
Cuba rientrava in pieno in questo discorso, con le 3 fasi che si erano programmate non era poi cosi' campata per aria la speranza di tornarci a settembre/ottobre, le tempistiche erano piuttosto chiare.
Il problema e' che gia' da subito La Habana e poi Matanzas (quindi Varadero) hanno ritardato l'entrata gia' solo nella prima fase di recupero, mentre il resto del paese marciava spedito verso una zoppicante normalita' la capitale continuava a restare indietro, anche a causa di numerosi casi di indisciplina sociale.
Pero' con quello che si sta' vedendo in Europa direi che noi siamo gli ultimi che possiamo permetterci di dare lezioni di etica.
Come dicevo mentre le provincie orientali e centrali procedevano secondo i piani prestabiliti ad occidente qualcosa e' andato storto.
Molti si chiedevano, un mese fa circa, perche' con “soltanto” 88 decessi e 2500 circa contagiati Cuba avesse chiuso tutto.
Lo stesso discorso di tal Fusaro riferito al nostro paese, si chiedeva come mai in Italia, che aveva la situazione migliore rispetto a molti altri paesi, si era deciso di prolungare di mesi lo stato di emergenza.
Forse le cose da noi vanno meglio che in altri paesi PROPRIO PERCHE' si e' allungato lo stato di emergenza, forse a Cuba ci sono stati “soltanto” 88 morti PROPRIO PERCHE' si e' chiuso tutto senza concessioni alcune.
Pero' tutto cio' pare non sia bastato, le provincie occidentali sono, dal giorno 8 agosto, di nuovo “chiuse” non si sa fino a quando, in quanto si sono manifestati ben 31 focolai di virus in 10 municipios
della capitale.
Viene limitata l'entrata e l'uscita da La Habana, si chiudono i locali dei cuentapropisti, si chiudono le piscine e le spiagge ad est e ad ovest della citta' cosi' come tutte le piscine della capitale di tutti i cubani, si chiudono i parchi ricreativi cittadini e non, cosi' come tutti i luoghi di aggragazione.
Proibita ogni attivita' pubblica, i bar, i ristoranti e le cafeterie potranno fornire soltanto cibi di asporto rimandendo chiusi.
Vengono limitati i trasporti pubblici che saranno gerantiti soltanto per coloro che lavorano in installazioni che non verranno chiuse per garantirne i servizi.
Visto che ci sono stati problemi anche a Guanabo si rinforza la sorveglianza proprio in questa zona litoranea, per evitare contagi in altre zone della capitale.
Tutte le strade sono costantemente disinfettate, viene fortemente limitato il trasporto passeggeri dalla capitale alle altre provincie e al resto della provincia.
Ben 14 punti di controllo all'entrata e all'uscita della citta'.
Sospesi omnibus urbani, taxi e servizi di trasporto non essenziali.
Si mantengono le prenotazioni alberghiere degli avaneri in installazioni di altre provincie previo test rapido.
Non saranno accettate prenotazioni nella capitale e non si venderanno escursioni o tour.
Parole del direttore provinciale della salute de La Habana; “En pocas ocasiones hemo tenido retos tan grande como el que la capital enfrenta ahora, luego de haber logrado cierta estabilidad
epidemiologica”.
Come potete vedere, amici miei, il momento di un nostro ritorno nell'isola si allontana...vamos a veer lo que pasa.

domenica 9 agosto 2020

PROPINAS EN CUBA


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sabato 8 agosto 2020

PROGRAMMA AGOSTO

Questi sono gli appuntamenti settimanali per il mese di Agosto, a Settembre si torna a lavorare, quindi vedremo.

LUNEDÌ : Post sul blog Cuba

MARTEDÌ : Post sul blog Guascone

MERCOLEDI : Post sul blog Cuba

GIOVEDÌ : Diretta Facebook

VENERDÌ : Post sul blog Cuba

SABATO : Post sul blog Guascone

DOMENICA : Video Cuba sul canale you tube

venerdì 7 agosto 2020

CARUSO A LA HABANA

Para nadie es un misterio que el grande tenor Enrico Caruso, en pleno apogeo de su increíble carrera, cantó en Cuba. En 1920, el empresario italiano Adolfo Bracale, logró que el gobierno de Menocal, en plena “Danza de los Millones” causada por el alto valor del azúcar cubana; ofreciera al increíble tenor napolitano el contrato más bondadoso que recibió en vida: 90mil USD por 8 funciones (Habana, Cienfuegos y Santa Clara) y 2 matinés.

De su paso por La Habana quedan un sinfín de anécdotas pero sin dudas las más controvertida y misteriosa ocurrió durante la representación de la Aida de Giuseppe Verdi en el Teatro Nacional, (hoy Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso), justamente un 13 de junio, hace 100 años.
Todo fluye dentro del habitual realismo mágico habanero de una tarde de domingo. Donde luego se edificaría el Capitolio, un hombre con megáfono anuncia a gritos: “El que entra bailando rumba sale aturdido”. La atracción: una exposición de maniquíes de enfermos de sífilis con las más horrorosas y variopintas consecuencias que trae la enfermedad venérea en el cuerpo humano. En una de las salas del teatro, están expuestos 3 cetáceos recién encontrados en la bahía. El mal olor de uno obliga a los responsables a pensar en su traslado. El Circo Santos y Artigas, a pocos metros del escenario, alberga 12 leones que no cesan de rugir tal vez aterrados por la gigantesca rana verde que protagoniza el primer anuncio publicitario lumínico en La Habana de una popular ginebra. El calor caribeño del inicio del verano ataca y obliga a dejar abiertas todas las ventanas del teatro mezclándose así a la sublime música verdiana, sonidos, ruidos, olores de la ciudad. Y en el escenario, con exuberantes vestuarios que rememoran un pasado faraónico, Amneris, interpretada por la mezzosoprano romana Gabriella Besanzoni y la esclava Aida asumida por la soprano mexicana Maria Luisa Escobar; se disputan el amor de Radamés. Casi al final de la segunda escena del primer acto, mientras celebran la decisión divina de que el joven guerrero egipcio, nuestro Caruso, dirigirá las tropas en la batalla; retumba una explosión sorpresiva dentro del teatro que descoloca al público y a los artistas. Pánico total.
Este suceso concreto y comprobado ha desatado muchas versiones sobre los motivos del atentado y, sobre todo, la reacción del tenor napolitano. La única certeza, más que justificada, es que los artistas evacuaron el escenario instantáneamente vistiendo sus atuendos de sacerdotes, sacerdotisas, reyes y guerreros. Hay quien jura que Caruso, escapó corriendo sin estribos por la calle San Rafael y al lograr detenerlo, dos agentes de la policía le increparon que no era época de carnaval para salir así a la calle. Él, agitado y frustrado por su desconocimiento del español reclamó: "Io non sono in carnevale, sono un grande tenore vestito da Radames. Io sono il tenore Caruso!". Los policías ante aquellos gritos extraños respondieron: “Y además vestido de mujer! Nos vamos a la Comisaría”. Otra versión menos ocurrente y más razonable, lo vió correr vestido de Radamés todo el Paseo del Prado hasta llegar a refugiarse en el Hotel Sevilla donde residía. Seguramente la Marcha Triunfal más sui generis de este personaje en la historia del título verdiano. Y como siempre las historias son más apasionantes si se entrelazan con el corazón, hay quien alega que escapó, junto a la Besanzoni, en el vehículo de una amante cubana ligada a la mafia china que lo esperaba cerca de la salida de los artistas.
De igual manera, hay más dudas que certezas con respecto a las causas de la explosión. Para algunos fue un petardo lanzado en el foso de la orquesta como denuncia de la situación económica del país y la desigualdad de salarios. Otra versión, más detallada, narra que un grupo de anarquistas habría pagado 40 centavos a un niño vendedor de periódicos de los alrededores, para que hiciera explotar un petardo en los baños con el fin de desestabilizar e infundir miedo en la alta sociedad. Sin embargo la versión más romántica y directamente relacionada a perpetuar la leyenda del tenor italiano, indica como responsable del hecho al propio Adolfo Bracale. Ya le había parecido extraño y arriesgado al empresario que Caruso, a último momento, hubiese querido despedirse de los escenarios habaneros con Aida, en vez de con Il Ballo in Maschera, como habían acordado. Tras la gira de 8 funciones y en un momento difícil de la carrera del tenor -morirá al año siguiente-, Bracale consideraba que el rol de Radamés requería demasiada energía y podía hacer deslucir la presentación del ya mítico Enrico Caruso. Al seguir muy de cerca el primer acto, entendió que sus suposiciones eran ciertas. En plena ceremonia de condecoración de Radamés, antes de su invocación al “Immenso Fthá”; Bracale hizo explotar un inofensivo pero estruendoso petardo entre bambalinas que desató el desorden total y detuvo así el final del primer acto.
Quedará en incognito para la historia, si Caruso hubiese logrado terminar dignamente esta función - si es que ocurrió así-, pero lo que no cabe duda, es que este hecho contribuyó a conformar la leyenda que lo ubica como uno de los más grandes tenores de la historia del canto lírico.
Ocurrió en La Habana, un 13 de junio de 1920, en el Teatro Nacional, hoy Gran Teatro de La Habana Alicia Alonso.
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Questo episodio simpatico della storia del piu' tenore piu' importante che l'Italia abbia generato, dimostra una volta di piu' come il legame fra Italia e Cuba sia sempre stato molto stretto a prescindere dalle epoche storiche.
Parliamo del 1920, Caruso era gia' malato, sarebbe morto l'anno successivo eppure la ricchezza dell'ingaggio ed anche il piacere, suppongo, di visitare un posto tanto lontano lo spinsero ad accettare questa lunghissima, per l'epoca, trasferta.
La vita di ogni artista in quell'epoca ed in quelle precedenti e' sempre stata difficile ed avventurosa, Leonardo, Michelangelo, Raffaello se non avessero, grazie al loro talento, trovato un mecenate che assicurasse loro il pranzo e la cena, probabilmente avrebbero fatto la fame come e' toccato a molti geni e scienziati nel corso dei secoli. Quindi a certi ingaggi non si poteva dire di no. 

L'Aida e' un opera complessa, la feci un paio di anni nei villaggi turistici, ovviamente in versione riveduta e corretta in funzione del contesto, gli abiti sono pesanti, sicuramente nel 1920 lo erano decisamente di piu'.
Mi immagino Caruso che, dopo lo scoppio della bomba, o di quello che era, corre terrorizzato, vestito da Radames, in calle S.Rafael per rifugiarsi in albergo...chissa' com'era davvero l'Avana degli anni 20'.
Da notare come ci fossero gia' in giro personaggi che mettevano bombe, si parla di anachici o cose simili, ovviamente non e' da escludere il contesto politico.
Mi immagino la comunita' italiana dell'epoca cosi' elettrizzata all'idea di potere vedere dal vivo il piu' grande tenore della storia, anche se oramai in chiara fase calante.
Un Caruso in fase calante vale comunque 100 Bocelli e mi tengo molto basso...giusto per capirci.
Lucio Dalla affermo' di avere scritto il celeberrimo pezzo che porta il nome del tenore in mezzora, ebbe accesso alla camera in cui soggiornava sempre Caruso nel suo albergo preferito di Sorrento, dove tutto e' rimasto come allora compreso il pianoforte su cui il bolognese compose lo splendido brano.
Caruso e Cuba....chi l'avrebbe detto...

mercoledì 5 agosto 2020

FOTTERE LA MORTE

Questo pezzo parte da una realta' storica ma arriva a conclusioni che non hanno alcuna attinenza storica.
L'inizio e' scritto nei libri di storia, la fine soltanto una mia supposizione anche se, da piu' parti, molta gente e' arrivata alla
stessa conclusione.
Forse qualcuno di voi conosce l'epopea del Granma, lo yatch di 19,2 metri che nel 1956 venne comperato da Fidel e Antonio del Conte per 17 mila dollari.
Il proprietario originale era lo statunitense Robert B. Eriksonn, battezzo il battello Granma in nome della nonna in quanto abbreviazione di Grandmother.
In teoria poteva ospitare 20 passeggeri, in realta' trasporto' 82 barbudos dal porto messicano di Tuxpam con destino Cuba per iniziare la lotta contro il regime sangiunario di Batista.
Come ando' a finire lo sappiamo tutti.
A causa dell'eccessivo carico di passeggeri invece di 3 giorni ce ne misero 7 per sbarcare a due km dalla playa Las Coloradas, municipio di Niquero, oggi provincia di Granma.
Data della partenza dal Messico 25 Novembre 1956.
Data della morte di Fidel 25 Novembre 2016, 60 anni dopo, esattamente lo stesso giorno.
Qua' finisce la storia ed iniziano le mie supposizioni, mie ma, da quanto trovo in rete, anche di molti altri.
Una decina di anni prima della morte Fidel, a causa dell'ennesima caduta e delle pessime condizioni di salute, passo' le consegne ed il potere, molto malvolentieri, al fratello Raul che per prima cosa fece fuori i fedelissimi del fratello...ma questi sono altri discorsi.
La salute di un Presidente, in ogni parte del mondo, e' un segreto di stato, in Urss hanno fatto sopravvivere per mesi Primi Segretari praticamente morti, di conseguenza la reale situazione sulla salute di Fidel e' sempre stata celata a tutti.
Si parlo' di un medico spagnolo che lo opero' asportandogli praticamente gran parte dello stomaco, ma anche in questo caso siamo nel campo dei “si dice”.
Quello che e' sicuro e' che gli ultimi 10 anni del Comandante en Jefe dal punto di vista medico non sono stati facili.
Per assuro e' invecchiato molto meglio il fratello che oggi, a quasi 90 anni, sembra malgrado la solita ridda di voci godere di discreta salute.
In quei 10 faticosi anni abbiamo visto Fidel diventare Padre Nobile della nazione, ha scritto riflessioni, ogni tanto si faceva vedere, spesso spariva, l'impressione e' che in un modo o nell'altrofosse sempre lui a tirare i fili del potere.
Certo lo abbiamo visto camminare, poi zoppicare, poi girare col bastone, infine su una sedia a rotelle quando oramai si stava avvicinando la fine.
All'ultimo congresso del Partido si presento' a sorpresa, tenne un breve discorso dicendo che sarebbe stata l'utlima volta che avrebbe parlato in pubblico, lo disse fra le lacrime di tanti
delegati.
Arrivo' a 90 anni, concesse un'intervista al suo amico Gianni Mina' (la trovate in rete, a 90 anni era piu' lucido di tutti noi messi insieme) e poi spari' dalle apparizioni in pubblico.
Personalmente sono convinto che il Comandante, che era sopravvissuto a una doppia cifra di presidenti statunitensi, abbia deciso LUI quando andarsene, senza aspettare di diventare una sorta di vegetale inerte tenuto in vita dalle macchine.
La coincidenza di date e' troppo eclatante per poter credere ad una casualita'.
25 novembre gli 82 barbudos partono per iniziare una Rivoluzione, 25 novembre Fidel Castro muore.
Credo che ancora una volta il vecchio Caballo abbia pianificato tutto, abbia tirato avanti fino ai 90 anni e poi abbia deciso che fosse il momento di andarsene alla grande, come solo i giganti della storia sanno fare.
Un medico, il suo medico credo abbia fatto quello che andava fatto, al momento giusto, quando LUI e solo LUI aveva deciso che fosse l'ora.
In questo modo ha fottuto anche la morte quel vecchio Satanasso.
Hasta Siempre Comandante.