mercoledì 19 giugno 2019

LE BADANTI


La pensione di reversibilita' e' un vitalizio che fa gola a molti, sia da questo che da quel lato del bloqueo.
Non so se nel frattempo le leggi in materia si siano evolute, io sono rimasto alla notizia di qualche anno fa dove la tempistica affinché il coniuge rimasto possa accedere a questa pensione era di 10 anni di matrimonio.
Precedentemente erano 5 anni, poi a seguito di un invasione di badanti moldave, ucraine e kazake che sposando il vecchiarillo con un piede e tre quarti nella fossa si mettevano poi in saccoccia l'agognato vitalizio, lo stato decise di raddoppiare il tutto.
Ripeto non so se le cose stiano ancora cosi' ma, onestamente, il raddoppio del periodo mi sembrò all'epoca cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza.
Dal un punto di vista morale mi sembra corretto che, chi si e' occupato fattivamente del vecchiarillo di turno per anni, possa poi averne qualche vantaggio.
Questa premessa per introdurre l'argomento di giornata, argomento che, sinceramente, mi era ignoto.
Questo dimostra che anche dopo anni e anni di frequentazione della piu' bella terra su cui occhio umano si sia mai posato...al final c'e' sempre da imparare, alla faccia dei 4 sfigati che “sanno tutto”.
Un amico italiano che ha una bella casa de renta a La Habana mi raccontava che, al piano terra, (la renta e' al primo piano) viveva un ottuagenario (a Cuba si vive cosi' male che l'isola ha, in proporzione al numero di abitanti, la piu' vasta popolazione del continente americano di ultra ottantenni) che non avendo parenti disposti a prendersi cura di lui, conviveva con una famiglia nella stessa sua casa, famiglia che si occupava delle sue incombenze a 360 gradi.
Il meccanismo a La Habana, ma suppongo anche nelle provincie, e' piuttosto semplice.
Una persona anziana, oramai sulla soglia di perdere l'autosufficienza oppure la sua famiglia che non ha nessuna voglia di mettersi il bicho arriba, contatta una famiglia o una persona quasi sempre del campo, per occuparsi di tutto cio' di cui l'ottuagenario necessita.
In cambio la signora o la famiglia possono condividere la stessa casa e, udite udite, quando il vecchiarillo andra' a giocare a briscola e tresette con Satanasso in persona, erediteranno la proprieta'.
Il mio amico mi spiegava che l'anziano del piano terra era accudito da una famiglia del campo che si occupava davvero di tutto fosse anche limpiargli il culo o cambiargli il pannolone, in cambio madre, padre e un paio di pargoli vivevano in una casa decorosa a La Habana centro invece che in una capanna di legno sotto una mata de mango all'ultimo campo ai piedi dell'ultimo monte.
Dal punto di vista legale credo trattasi di donazione postuma, fatta davanti ad un notaio in cui l'anziano certifica che, un minuto prima di aver tirato l'ala, cede la proprieta' a chi si e' preso cura di lui nei suoi ultimi anni.
Se la sua famiglia non ha particolari ambizioni sulla casa e' una cosa che fa comodo a tutti, al vecchiarillo che viene assistito, a chi si occupa di lui perche' poi ne avra' dei benefici e alla di lui famiglia che non deve accollarsi una responsabilita' cosi' grande.
Dal punto di vista pratico suppongo che la famiglia badante utilizzi per il cibo e le necessita' dell'assistito la sua pensione, qualora (quasi sicuramente) la cifra non fosse sufficiente potrebbe integrare la cosa di suo, oppure fare intervenire la famiglia stessa dell'assistito.
Anche perche' le necessita' saranno, a quell'eta', anche minime ma la spesa va comunque fatta tutti i giorni coi costi di qualunque prodotto che lievitano quotidianamente.
Lo stesso discorso si puo' fare per le medicine, anche se da questo punto di vista Cuba e' sicuramente piu' generosa nei confronti dei suoi cittadini rispetto a qualsiasi altro paese al mondo.
Al finale e' un negocio, tu mi assiti visto che i miei figli non ne vogliono sapere, poi io ti cedo la casa quando, guardando le margherite dalla parte della radice, non mi servira' piu' a nulla.
Cuba e' anche questo.

lunedì 17 giugno 2019

PURA FOLLIA

Come ho scritto nel pezzo di rientro dall'ultima vacanza oramai a Cuba l'intenzione di buona parte della gioventu' e di parte degli over 30, e' quella di lasciare il paese.
Noi italiani dovremo trattare con molta prudenza questo argomento, visto che siamo passati dai 3.1 milioni di espatriati nel 2006 ai 5.1 milioni del 2018, parliamo solo di quelli “ufficiali”.
Nessun italiano che io conosca con RP cubana lo ha dichiarato al Aire, di conseguenza tutta questa gente non rientra nella statistica riportata.
Tornando a Cuba il recente inasprimento della crisi economica ha avuto come conseguenza la voglia da parte di molti di andarsene.
Con l'abolizione “pie' seco pie' mojado” (che il Trumpo si e' ben guardato dal annullare) questa tendenza sembrava in calo, lo si poteva vedere dalla diminuzione dei “se vende” fuori dalle case di una qualsiasi citta' cubana.
Oggi quei cartelli sono tornati prepotenti ovunque, in piu' c'e' anche la possibilita' di utilizzare Revolico o altri siti simili per pubblicizzare la richiesta di vendita in ogni parte del mondo.
I cubani che riescono ad emigrare negli Usa non godono piu' di alcun vantaggio ne' burocratico ne' economico.
Sono finiti i tempi in cui l'amministrazione americana forniva loro una casa, un lavoro e dei soldi per iniziare una nuova vita lontano da Cuba.
Per questa ragione la gente e' tornata a cercare di vendere casa, in modo da avere qualche soldo da utilizzare per iniziare una nuova vita, magari dopo essersi comprata con parte dei soldi della vendita, un bilocale spesso in un doce planta, bilocali che vengono via al prezzo piu' o meno delle patate.
Questo giusto per avere un tetto sopra la testa a Cuba, se le cose non dovessero andare bene nel paese eletto a nuovo Eldorado personale.
I parenti che vivono fuori possono dare una piccola mano all'inizio, ma poi prima ti togli dai coglioni e cammini con le tue gambe meglio e' per tutti.
Questo mi raccontano le persone che conosco e che hanno tentato l'avventura.
Ho gia' detto che un conto e' andarsene in modo pulito e senza rischi, un altro andare via alla cazzo finendo in qualche selva del centro America in balia di chiunque.
La cosa incredibile e' che cerca di andarsene chi non ne avrebbe alcuna necessita'
Il figlio di una mia duena storica, 4 cuarto de renta, un trentenne che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, sempre con i soldi in tasca, il carro del papi, mujeres e cerveza sulla mesa e' oggi imprigionato in quella specie di limbo fra il Messico e gli Usa, dovrebbe stare 7 mesi poi si decidera' la sua sorte, non so bene come funzionino queste cose.
Resta il fatto che uno che faceva la bella vita a Cuba e' ora nella merda piu' totale, trattato come un povero guatemalteco qualunque.
Perche'?
Io capisco chi non ha un cazzo, fa una vita miseranda, a quel punto cercare di cambiare non e' solo un diritto ma anche un dovere, poi potremo discutere cosa ci va a fare in un altro paese uno che professionalmente non ha nulla da offire, ma sono discorsi che abbiamo gia' fatto.
Fra l'altro oggi per scappare illegalmente in lancia 10 mila dollari non bastano piu', i parenti dall'altra parte del bloqueo sono sempre meno disponibili, come dicevo, a mettere mano al borsillo.
Anche in familia abbiamo chi vorrebbe andarsene, malgrado una discreta vita e un buon lavoro
Capisco e so che le poche prospettive che l'isola offre oggi ai giovani possono essere poco attrattive, pero' non sempre la soluzione migliore e' quella di andarsene.
Oggi si parla di Suriname...cose da pazzi.
Le cose si sono molto coplicate anche per chi vuole fare le cose legalmente, oggi il tramite per gli Usa si fa in Guyana, quello per il Canada in Messico e ci vogliono barcate di quattrini fra viaggi e papeles.
Non so, migliorare la propria vita e' un diritto sacrosanto di tutti ma quello che vedo mi sembra autentica follia.