domenica 3 maggio 2015

4 MAGGIO

 3 maggio 1949, Benfica-Torino 4-3: l'ultima partita del Grande Torino, l'ultimo sorriso degli Invincibili

Inizio questa piccola rubrica domenicale dedicata allo sport da...domani.
Domani e' il 4 maggio, anniversario della Tragedia di Superga.
Tragedia in cui peri' la piu' grande squadra che occhio umano abbia mai avuto il privilegio di vedere.
Oggi si ironizza su scudetti veri, revocati o di cartone, beh...quella squadra ha messo d'accordo tutti vincendo uno scudetto dietro all'altro.
Chissa' quanti ne avrebbe ancora vinti.
La lega calcio voleva farci giocare domani, esattamente come avvenne l'anno scorso a Verona, poi ha prevalso il buon senso e si e' optato per martedi.
Visto pero' che martedi, in citta', ci sara'un evento calcistico minore, la partita e' stata spostata a mercoledi, quando affronteremo l'Empoli.
Domani il Popolo Granata si rechera' in massa, come ogni anno, al Colle, ci sara' la messa e poi il nostro grande Capitano Kamil Glik, il primo straniero della storia a farlo, leggera' i nomi degli invincibili e di chi peri' quel disgraziato giorno.
A volte ci accusano di guardare troppo al passato, ma quando il passato e' di un livello cosi' alto come si fa a non tenerne conto?
Fra l'altro, se seguiamo il criterio di giudizio dell'altra sponda del Po....abbiamo pure uno scudetto in piu', quello revocato nel 27', da festeggiare....
Ieri sera la squadra rappresentata dall'animale meno accorto della savana ha vinto, meritatamente, il suo quarto scudetto consecutivo.
Mi verrebbe da dire in assenza di avversari credibili, ma questa non e' certo una colpa.
Oggi, fra le grandi, o presunte tali, quelli che giocano allo Sgrafignus stadium sono i soli a spendere soldi veri e a fare una seria programmazione ogni anno, bisogna dargliene atto.
Sto' seguendo il tentativo di acquisto del Milan da parte di Mister Bee, secondo me il Berlusca non ha ancora mollato il colpo.
Fosse per lui non lo cederebbe, pero' anche quest'anno c'e' quasi un centone da ripianare e i figli non vogliono piu' saperne di questo buco nero senza fine.
Lui vorrebbe vendere ma continuare a comandare, cosa molto difficile da attuare, gente con l'anello al naso, in giro, oramai non se ne trova piu'.
Oppure vorrebbe 500 milioni per il 49%, cioe' uno caccia tutti questi soldi e non ha il controllo della societa'...
Non so se questo mister Bee sia quello giusto, il berlusca lo ha fatto aspettare 3 giorni prima di riceverlo, mi sembra molto strana la cosa.
Sento parlare di una cordata alternativa Cinese, se vendesse a quelli credo proprio che le cifre apparse in questi giorni siano una bufala.
Coi cinesi combatto ogni anno, non e' gente che prendi facilmente per il naso.
Il Toro e' in piena lotta per l'Europa League, siamo a due punti dal sesto posto e tre dal quinto.
Ieri i ciclisti, in caduta libera, non hanno mosso la classifica, oggi vediamo cosa succede.
Il calendario migliore, per le prossime 5 partite ce l'ha la Viola che pero' ha l'Europa League.
Poi veniamo noi, in casa abbiamo Empoli, Chievo e Cesena, fuori Genoa e Milan.
Con 58/59 punti l'obiettivo si centra, ne abbiamo 48, ne servono 10/11.
Quindi tre vittorie e due pareggi, o 4 vittorie e una sconfitta questo a prescindere da quello che fanno gli altri.
Spero che il Vate lasci perdere il turnover e metta in campo sempre la migliore formazione possibile.
Tornare in Europa, Cairo permettendo, vorrebbe dire dare continuita' a quanto di buono fatto in questi 2 anni, a patto che il mandrogno non si venda anche i lavandini della sede.
La Viola ospita il Cesena, il Genoa va a Roma, l'Inter ospita il Chievo e il Milan e' a Napoli, vediamo stasera come sara' la classifica.
Oggi si corre il GP di Spagna di motociclismo; Lorenzo in pole e Valentino quinto alle prove, speriamo bene.

10 commenti:

  1. massimo gramellini

    Il teppismo ha oscurato l’aspetto sportivo ed esistenziale del derby di Torino, vinto dal Toro dopo vent’anni di astinenza. Praticamente un’altra era. L’ultima volta in cui battemmo la Juve le partite non venivano ancora trasmesse in diretta tv, non c’erano i cognomi dei calciatori sulle maglie, il biglietto d’ingresso si pagava in lire e dopo ogni gol l’altoparlante rimaneva muto, anziché scandire con toni orgiastici le generalità del marcatore. L’attesa interminabile ha alimentato in maniera spasmodica il desiderio, provocando un torrente di commozione. Al fischio finale ho pensato a mio padre, che quell’ultimo (ora penultimo) trionfo fece in tempo a vederlo. Me lo sono immaginato al mio fianco, serio e immobile come sapeva essere quando voleva proteggersi dalle emozioni, ma contraddetto dal volto che si andava accendendo di mille colori, con una preferenza per il rosso paonazzo: praticamente granata. Mentre lo pensavo mi sono scese due lacrime. E mentre le lacrime scendevano non smettevo di parlare al telefono con amici e colleghi che piangevano peggio di me. Chi pensava anche lui al padre che non c’era più («Cosa si è perso»!). E chi al figlio studente universitario che aveva finalmente esplorato la sensazione di un derby vittorioso in rimonta, fin lì conosciuta solo attraverso i racconti degli avi.
    La felicità non è, almeno per noi del Toro, uno stato di benessere costante. E’ il brivido a lungo sognato, che dopo essere stato assaporato fino in fondo, va a sedimentarsi nella memoria per diventare subito ricordo e leggenda.

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  2. Se c'è una partita che nessun appassionato di sport - e pallone - può scordare, questa è Benfica-Torino del 3 maggio 1949. E i motivi sono tanti, uno su tutti in particolare: fu l'ultima gara disputata dal Grande Torino. Tutto ebbe inizio qualche mese prima, quando a Genova scendevano in campo l'Italia e il Portogallo. Vantaggio lusitano, poi si scatena la banda azzurra. Segna Menti, segna Mazzola. Va in rete anche Maroso, ma questa è un'altra storia, la racconteremo strada facendo. L'Italia alla fine vincerà per 4-1.
    In quell'occasione Francisco Ferreira parlò con Valentino Mazzola (capitano azzurro non che degli Invincibili): ''Vorrei organizzare qualcosa di speciale. Vorrei affrontare la squadra più forte del Mondo''. Quella squadra portava la maglia granata; quella squadra giocava al Filadelfia.
    Ferreira, nonostante fosse considerato il classico 'profeta in patria', come molti giocatori dell'epoca non aveva guadagnato molto durante la sua onesta carriera e pensò bene di organizzare un match speciale quando il ritiro sembra vicino – a dire il vero il capitano del Portogallo e del Lisbona giocò ancora diverse partite –: l'incasso sarebbe valso come una buona liquidazione per lui.
    Ad ogni modo, motivazioni vere e meno vere a parte, Mazzola si adoperò molto dopo quel colloquio con il capitano benfiquistas e convinse il presidente Ferruccio Novo a trovare una giusta data per il match. Fu così che il 3 maggio 1949, le due squadre si ritrovarono in campo all'Estádio Nacional di Lisbona. In una partita destinata a tingersi di mito e leggenda. L'inglese Pearce dà il fischio d'inizio. Ossola, primo tassello di quel mosaico perfetto, voluto e creato da Novo, apre le marcature. É calcio spettacolo, è la fiera del gol e delle belle giocate. Un rigore realizzato da Romeo Menti fissò il punteggio sul definitivo 4-3 a favore dei padroni di casa.
    Quella fu l'ultima partita per i ragazzi di Superga, il resto è storia. La squadra il giorno dopo si imbarcò sull'aereo che mai arrivò in a destinazione. Si fermò qualche chilometro prima, sui muri della Basilica di Superga dove ogni anno i tifosi del Toro salgono numerosi per ricordare la memoria dei propri Eroi. Questa è la Leggenda. Il mito del Grande Torino, il racconto di una squadra Invincibile...


    BENFICA-TORINO 4-3

    Arbitro: Pearce (ENG)

    RETI: pt 9' Ossola (T), 23' e 39' Melao (B),33' Arsenio (B), 37' Bongiorni (T), st 40' Rogerio (B), 44' Menti rig. (T).

    BENFICA: Contreros (Machado), Jacinto, Fernandes, Morira, Felix, Ferreira, Corona (Batista), Arsenio, Espiritosanto (Julio), Melao, Rogerio.

    TORINO: Bagicalupo, Ballarin, Martelli, Grezar, Rigamonti, Castigliano (Fadini), Menti, Loik, Gabetto (Bongiorni), Mazzola, Ossola.

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  3. Domani Buffa racconta il grande Torino su sky. Imperdibile. Se vuoi casa mia é disponibile.
    Simone

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  4. Ti ringrazio di cuore ma non vorrei, appena messo piede a casa tua, ritrovarmi nel 2017.....visto come siete abituati a contare voi......

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  5. Franco Ossola: classe '21 – quella di ferro – varesino doc dal sangue granata. Figlio di un orefice che non perdeva mai l'occasione di raccontare ai compaesani le grandi gesta sportive del suo giovane ragazzo e naturalmente dei suoi compagni di squadra. Il suo nome, la sua storia sono e resteranno per sempre impresse nelle menti dei tifosi. Giocatore rapido, tecnico, polivalente. Ala destra naturale, ma bravissimo a giocare su entrambe le fasce, tanto come al centro, da attaccante puro.
    A segnalarlo alla dirigenza di quei tempi, fu lo stesso allenatore dei biancorossi di allora, un certo Antonio Janni. Un personaggio ben noto negli ambienti del Filadelfia: calciatore, poi allenatore, quindi talent scout e poi ancora in panchina (ma questa è una altra perla dell'intera collana granata, tutta la leggere e rileggere ancora).
    Janni è il primo a spingere Ossola verso la maglia granata, tanto da tenerlo in panchina apposta per non farlo vedere agli osservatori di Milan e Inter. Ma Ferruccio Novo era un presidente assai scrupoloso e attento nel ponderare ogni sua singola mossa. Ossola era giovane, forse troppo giovane. Mancava logicamente di esperienza e il rischio, per quanto fosse bravo, che potesse 'dissolversi' come un fuoco di paglia era stato messo in conto.
    Novo ci pensa bene e alla fine, quando nessuno se lo aspettava, passa all'azione: 55mila lire per il suo cartellino; contratto da mille lire al mese per il giocatore. Un biglietto del treno di sola andata, destinazione: Torino – Porta Nuova. É il destino che bussa alla sua porta. Nessuno lo sa, nessuno può ancora saperlo, ma quello sarà il primo tassello di un mosaico perfetto che passerà alla storia con il nome di Grande Torino.
    Ossola arriva in punta di piedi, fa il suo esordio il 4 febbraio del 1940: stadio Littorio, Novara-Torino 0-1. Nell'ottobre dello stesso anno, ma della stagione successiva, realizza il suo primo gol in Serie A. Il primo in una gara ufficiale sul manto del Fila, il primo di una lunga serie: Torino-Triestina 2-1, partita che segna l'inizio del nuovo campionato.
    Ossola cresce accumula reti, vittorie ed esperienza. Quindi firma un record ancora imbattuto, nella stagione '47-'48, marcando il tabellino per ben otto giornate di fila.
    L'ultima rete, proprio in quel Benfica-Torino di 66 anni fa. A casa la moglie e un figlio in arrivo: il tragico epilogo lo conosciamo tutti, il suo ricordo resterà impresso per sempre nella storia del calcio.

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  6. La viola vince come previsto mentre l'Inter pareggia in casa col Chievo...una figata.
    Se battiamo l'Empoli mercoledi' acchiappiamo i ciclisti al sesto posto ma siamo messi meglio negli scontri diretti, a un punto dal quinto posto.
    Mou....il piu' grande di tutti vince la premier col Chelsea.
    Lorenzo vince bene ma Valentino e' ottimo terzo, duecentesimo podio in carriera.
    Ottimo fine settimana sportivo ma adesso....tocca a noi.

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  7. Col cuore a Superga

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  8. L'Editoriale di Gino Strippoli / Oggi a 66 anni dalla scomparsa dei Campioni granata tutti a Superga



    Quel maledetto giorno, funesto e cupo, del 4 maggio 1949 il Grande Torino morì nello schianto dell ' aereo contro la Basilica di Superga, su quel colle tanto amato dai torinesi. Un amore per quel colle che divenne ancor più struggente e drammaticamente infinito per tutti gli italiani e sopratutto per i tifosi granata. É di poche settimane l annuncio di Sarri, allenatore dell ' Empoli , di portare i suoi giocatori al Santuario degli Invincibili per onorarli e far capire ai suoi ragazzi l ' importanza che ebbe il Torino nella storia del calcio italiano.

    Ogni anno a Torino e a Superga l' incontro tra i tifosi granata e il Grande Torino regna in un abbraccio che lega sempre piu questo connubio.
    É davvero inimmaginabile per un tifoso di un altra squadra capire cosa può provare colui che continua a seguire i colori granata. Una fede vera uguale a quella che predica ogni anno Don Aldo Rabino in quel di Superga. La fede che ogni tifoso del Toro professa per la sua squadra si può davvero equiparare a quella per chi la professa per il Dio cattolico.

    Ciò che in questa giornata dispiace e che il 4 maggio sia stato scelto per giocare la partita del Cuore, pubblicizzandola come non mai , come se fosse la partita di chissà quale importanza rispetto a ciò che fu il Toro per gli italiani nel dopoguerra, ovvero la squadra che divenne rivalsa nel mondo con le sue vittorie per tutti gli italiani, bastonati da tutte le altre nazioni.

    Sicuramente avrà in questo 4 maggio maggior risalto la partita del Cuore rispetto all' anniversario della morte del Grande Torino. Sarebbe stato davvero bello veder la Santa Messa in loro memoria in diretta tv su qualche canale nazionale, eppure le grandi dell' emittenza televisiva han preferito programmare altre cose d'altronde mai si sarebbe potuto immaginare una certa sensibilità in un mondo in cui contano sponsor e denari.
    Il Toro é il Toro, é la squadra che ha ridato dignità all' Italia distrutta dalla guerra, e i tanti tifosi che hanno nel cuore i colori granata, Valentino Mazzola e i suoi compagni accompagneranno come sempre con orgoglio e dignità la loro squadra nell' infinito guardandola tra le nubi che sovrasteranno Superga.

    Mai Basilica cattolica portò sulle sue spalle un dramma così grande. Forse era destino che diventassero immortali e invincibili in luogo sacro dove regna un silenzio universale.

    Non é mai stato un addio quello di capitan Valentino e dei suoi compagni, non c' é mai stato distacco tra quella squadra e i suoi tifosi , essi infatti vivono sempre nei cuori di ogni tifoso tra storia e leggenda, tra passato e presente, sempre uniti in un nome solo: Grande Torino.

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