giovedì 21 maggio 2015

ELIAN

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In questi giorni la faccenda Elian e' ritornata agli onori della cronaca per una sua intervista ad una rete televisiva americana.
Alcuni ricorderanno, per altri occorrerebbe andare troppo indietro nella memoria.
Era il 1999, non avevo ancora messo piede nella maggiore delle Antille, lo avrei fatto un'anno dopo, ma, da buon sognatore del sol dell'avvenire parteggiavo, ovviamente, per Cuba.
Nel novembre di quell'anno, insieme ad altre 12 persone fra cui la madre, Elian, che aveva 6 anni, si imbarco' su una specie di balsa per cercare di raggiungere le coste americane.
Il padre resto' a Cuba, non e' mai stato chiaro se la fuga avvenne a sua insaputa (dubito) o se il progetto era di una futura riunificazione famigliare in terra statunitense.
La balsa, mal costruita come quasi tutte quelle disgraziate imbarcazioni, colo' a picco.
Si salvarono soltanto in due raccolti da un peschereccio e consegnati alla guardia costiera americana.
Uno dei due era Elian, la madre' invece mori'.
Elian fu consegnato a dei parenti che vivevano a Miami, a quel punto inizio' una lunga battaglia legale fra il padre e questi ultimi per la tutela del bambino.
Diciamo che fu combattuta una battaglia di scartoffie sulla pelle di questo povero naufrago; da un lato Cuba che riteneva di veder violati i diritti civili di un proprio cittadino, dall'altro la comunita' cubano americana di Miami che elesse Elian a proprio simbolo cercando in tutti i modi di non farlo partire.
Se non ricordo male il presidente americano era Clinton, tutto sommato, si stava vivendo uno dei periodi meno burrascosi nei sempre problematici rapporti fra i due paesi.
Gli Stati Uniti sono un paese particolare, un paese federale, un'unione di stati con un corpo centrale che si occupa di difesa, esteri e poco altro, mentre in tutto il resto ogni stato ha la possibilita' di fare le proprie leggi e di applicarle.
Non a caso la pena di morte, nelle sue differenti metodologie, e' presente in alcuni stati ed assente in altri.
Solitamente in quel paese le leggi vengono applicate, cosi' una bella, anzi brutta mattina un plotone di militari delle truppe speciali si presento', armato fino ai denti, alla porta della famiglia che ospitava il bambino per portarlo via e consegnarlo alle autorita' cubane, come aveva deciso il giudice federale.
Siamo nell'aprile del 2000.
Elian torno' cosi' a Cuba accolto come un'eroe, visse anni sereni, sicuramente privilegiati rispetto alla maggioranza dei suoi coetanei.
Se da un lato, per Cuba, fu una vittoria, dall'altro si inasprirono i rapporti con gli Stati Uniti, Clinton volle dimostrare che non si calava ulteriormente le braghe davanti a Castro e il bloqueo fu accentuato con l'inasprimento della Helm-Burton in vigore dal 1996.
La vicenda, vista anni dopo, fu piuttosto squallida, alla fine non ci furono ne' vinti ne vincitori.
La foto che ritraeva il militare americano che, vestito come se fosse in Iraq, strappava il bimbo dalle mani della zia, vinse persino un premio Pulitzer.
Oggi, nell'intervista, Elian ricorda la madre pur, ovviamente, non condividendo la sua idea di fuggire da Cuba.
Anche se oggi non e' piu' con me so che ha lottato fino all'ultimo istante perche' io ce la facessi, prima mi ha dato la vita e poi me l'ha salvata quando ero in grande pericolo.”
Ora Elian studia per diventare ingegnere, vorrebbe visitare gli Stati Uniti magari solo per vedere una partita di baseball o girare per musei.
Sembra un normale ragazzo sereno che ha passato quello che ha passato ma che forse, e' riuscito a lasciarsi i propri demoni alle spalle.


17 commenti:

  1. Il 22 aprile del 2000 fu scattata una delle fotografie più famose degli ultimi vent’anni. Alan Diaz di Associated Press scattò una foto che mostrava l’intervento armato degli agenti federali americani a Miami, in Florida, per restituire il bambino cubano Elián González al padre. L’anno successivo la foto vinse il Premio Pulitzer.
    La storia di Elián González era iniziata sei mesi prima con un viaggio in mare. Elián González è nato a Cuba nel 1993. Il 21 novembre 1999 Elizabeth Brotons, sua madre, era partita con lui e altre 12 persone su una piccola imbarcazione per scappare da Cuba verso la Florida, e in particolare verso Miami. La scelta di dirigersi verso Miami non fu casuale, ma legata a ragioni storiche precise. A partire dalla rivoluzione cubana (il periodo compreso tra il 1953 e il 1959, segnato dall’ascesa al potere di Fidel Castro) le tensioni tra Cuba e Stati Uniti si inasprirono sempre di più: nel 1962 gli Stati Uniti imposero a Cuba un embargo commerciale, economico e finanziario, destinato a durare fino al 2014. Molti cubani anticastristi abbandonarono Cuba per Miami, il punto più semplice da raggiungere: oggi a Miami esiste una grande comunità di esuli cubani che è il prodotto di quel fenomeno di immigrazione iniziato nel 1953.
    La barca su cui viaggiavano Elián González ed Elizabeth Brotons aveva un guasto al motore e affondò, causando la morte di 11 passeggeri su 14. Il bambino e altri due passeggeri riuscirono a sopravvivere in acqua per due giorni. Il 25 novembre 1999 due pescatori li trovarono, li salvarono e consegnarono il bambino alla Guardia costiera degli Stati Uniti. Il servizio immigrazione degli Stati Uniti affidò Elián González ai parenti paterni del bambino che erano già residenti in Florida: in particolare il bambino venne affidato alla figlia di Lázaro González (il prozio del bambino), Marisleysis González.
    Il padre di Elia, Juan Miguel González, cugino di Marisleysis e nipote di Lázaro, chiese subito che il bambino facesse ritorno a Cuba, sostenendo che la madre l’aveva portato via senza chiedere il suo permesso. Iniziò così una questione legale e familiare che in breve tempo si trasformò in una lotta politica internazionale tra gli Stati Uniti e Cuba, mentre la storia di Elián diventava famosa in mezzo mondo e veniva seguita dai principali mezzi di informazione. Le due nonne del bambino volarono dall’Avana agli Stati Uniti per cercare di riportare indietro Elián. Si mossero membri del Congresso americano e si espresse sul caso anche il ministro degli Esteri spagnolo (dicendo che il diritto internazionale imponeva il ritorno a Cuba del bambino).

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  2. Il prozio Lázaro González e la figlia chiesero agli Stati Uniti di concedere il diritto d’asilo a Elián González, e al padre del bambino di lasciare Cuba e trasferirsi anche lui a Miami: gli offrirono una macchina e una casa a patto che lui abbandonasse la causa legale intrapresa. Juan Miguel González rifiutò l’offerta e tra gennaio e febbraio del 2000 scrisse diverse lettere aperte, indirizzate al governo degli Stati Uniti, per chiedere il rientro del figlio a Cuba.
    Gli Stati Uniti respinsero la richiesta di asilo dello zio di Elián e il procuratore generale Janet Reno fissò il 13 aprile 2000 come data limite per il rientro del bambino a Cuba; poco dopo il sindaco di Miami, Alex Penelas, un americano di origine cubana, giurò pubblicamente che non avrebbe fatto nulla per aiutare l’amministrazione americana e le autorità federali a portare via Elián.
    I parenti paterni opposero resistenza alla decisione del governo e non accettarono di lasciare andare il bambino. Si avviò così una settimana di trattative: il governo tentò di proporre diverse soluzioni al prozio del bambino, Lázaro González, ma lui non le accettò. Il 20 aprile 2000 il governo chiese alle autorità federali di intervenire direttamente e portare via il bambino. La mattina di sabato 22 aprile otto agenti federali si presentarono alla porta della casa di Lázaro González e si identificarono. Nessuno rispose e gli agenti, armati, fecero irruzione per portare via il bambino. Nella confusione di quella mattina Alan Diaz riuscì a entrare in casa e a scattare la foto che gli sarebbe poi valsa il Pulitzer.
    A distanza di poche ore dal raid degli agenti federali Elián venne riconsegnato al padre, che nel frattempo era arrivato a Miami, ma rimase negli Stati Uniti fino a giugno 2000 per attendere che il ricorso per la richiesta di asilo degli zii venisse nuovamente respinto. La Corte Suprema americana respinse il ricorso sostenendo che Elián era troppo piccolo per avanzare attivamente e spontaneamente la richiesta. Il 28 giugno 2000 Elián González e il padre fecero ritorno a Cuba.
    Oggi Elián ha ventidue anni e vive a Cárdenas, una cittadina portuale nel nordovest di Cuba, in una villa isolata, insieme a suo padre e alla sua matrigna. Frequenta una scuola per cadetti e vive sotto scorta.

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  3. Non credo viva sotto scorta. Giuseppe

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    1. Neanche io, anche se qualcuno che...ogni tanto ci butta un'occhio ci sara' sicuramente.

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    2. Vive sotto scorta?E perchè mai?Mah,dubito che ne abbia bisogno.

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    3. Sarà pet le ragaxxe......

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    4. Forse vive sotto scorta per evitare che gli salti qualche grillo per la testa e decida di scappare? sarebbe uno smacco x Cuba.....io di Elian ho due ricordi a lui collegati..uno una trigueña di Holguin che lo malediva per tutti i km fatta quando era a scuola in manifestazioni per il suo ritorno. .due la disillusione dei cubani..quasi tutti mi dicevano 'ah come sarebbe stato meglio a Miami'
      Ciao Milco
      Stefano

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    5. In effetti la gente ne ha fatti di km manifestando per lui....

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  4. cuba in quella occasione aveva la ragione dalla sua.
    I parenti della madre, pur con un padre e nonne a cuba, pretendevano di sostituirsi a loro per ragioni puramente ideologiche. Pensavano di poter usare il potere dei cubanoamericani in florida per fare il loro comodo e sottrarre un bimbo alla sua legittima famiglia. E' chiaro che divenne una querelle tra i cubanoamericani e il governo di cuba, che non poteva permettere una cosa del genere.
    E' vero che in quel periodo il presidente era clinton, ma è anche vero che le leggi helms burton e torricelli erano precedenti al 2000.

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  5. Infatti erano del 1996 come ho corretto.
    Sicuramente Cuba aveva ragone ma sulla testa di un bambino si gioco' una partita politica infinitamente piu' grande di lui.

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  6. ricordo infinite mese redonde sull' argomento...

    senza cadere nel chisme che poco mi importa ma, solo per pura cronaca...
    la madre mi pare fosse separata dal padre quando scappò con il bimbetto,
    un paio d' anni dopo il suo rientro in patria ricordo un tardo pomeriggio di aver incrociato Elian con il padre, dei parenti e la scorta...fu mia moglie a farmi notare il siparietto...

    la leggenda (ma non troppo) narra, che fu direttamente Fidel a commissionare la costruzione di una nuova casa, garantendo un supporto al ragazzo ed alla famiglia per gli anni a venire...

    Qualcuno non sarà d' accordo ma per quanto mi riguarda:

    sotto l' aspetto umano una storia triste, molto triste per il ragazzo...la perdita della madre che affoga mettendoti in salvo credo segni giorni e notti di una vita intera, così come l' irruzione di rambo & C. con tutto il relativo circo mediatico e non...

    dal punto di vista socio-politico mera propaganda strumentale da ambo le parti...

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  7. L'irruzione mi ha ricordato l'arresto di Maradona coi fotografi arrivati prima della polizia

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  8. possiamo dirlo senza offendere nessuno...

    più che di un irruzione si è trattato di un ciak da set cinematografico...
    il problema che tutto è stato sceneggiato sulla pelle di un bimbetto di 6 anni...

    ennesima prova che purtroppo politica ed interessi economici non guardano in faccia a nessuno...

    Vergognoso!

    Freccia

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  9. In effetti si ha avuta l'impressione di un qualcosa di preparato.

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  10. Lunedì 25 maggio, ore 17:30, presso il Campus Luigi Einaudi, un incontro per conoscere meglio il disgelo USA – Cuba

    Redazione – Un'occasione per dibattere sul disgelo tra Stati Uniti e Cuba, lunedì prossimo, 25 maggio, alle 17.30, presso il Campus Luigi Einaudi (lungo Dora Siena, 100), Sala lauree rossa.

    Relatore principale, e conoscitore per le vicende biografiche dei rapporti USA-Cuba, Antonio Guerrero Rodriguéz, uno dei cinque agenti cubani detenuti a Miami e liberati il 17 dicembre scorso nel solco del disgelo. La sua infiltrazione nei gruppi terroristici anti-Cuba, e avversi a molti stati dell'America Latina, gli ha permesso, tornato in Patria, di essere decorato Eroe Nazionale.

    Tra i partecipanti all'incontro, rappresenterà la Regione Piemonte il consigliere regionale Daniele Valle. Interverranno nel dibattito numerosi professori dell'Università degli Studi di Torino: Fabio Armao, specializzato in Scienza Politica; Marco Bellingeri, insegnante di Storia contemporanea dell'America Latina; Tiziana Bertaccini, specialista in Storia e istituzioni dell'America Latina e Daniela Barberis, studiosa delle relazioni internazionali e dei mercati transnazionali. Accanto a loro, anche Piercarlo Porporato dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba e Franco Prono del Comitato Unito-America Latina.
    Articolotre Plus - AR?

    L'evento è stato organizzato dall'Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba, con il CUAL (Comitato Unito-America Latina) e il Dipartimento Culture politiche e Società dell'Università di Torino.

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  11. Dal Veneto…Viva Stalin, Viva Fidel!
    17 febbraio 2015 di csp

    VIVA STALIN! VIVA FIDEL! VIVA IL COMUNISMO!

    Thiene, 14 febbraio 2015

    Compagni,

    La nostra è una meravigliosa missione. Il Partito Comunista è ancora piccolo, poco strutturato;come un neonato, somiglia più all’embrione che all’adulto. Ci viene rinfacciato che, richiamandoci a Stalin, commettiamo apologia di reato. Il presunto reato è variegato e multiforme: va dal genocidio, ai processi farsa, al terrorismo di stato eccetera. Un immenso stuolo di storici e di scrittori del secolo passato e del presente, anche di grande talento, ci dimostrano, documenti d’archivio e testimoniane dirette alla mano, che stiamo commettendo questo crimine. Le voci fuori dal coro, che cercano di dare dello stalinismo una versione diversa, vengono accusate di revisionismo. Chi ha ragione, noi o loro? Qualunque dimostrazione scientifica, ossia operata per mezzo degli strumenti di cui gli storici accademici dispongono, risulta però vana di fronte alla convinzione, propalata dal nemico di classe, che la distruzione della borghesia capitalista e del privilegio feudale siano già un crimine. Un giudizio storico scientificamente neutro è impossibile, poiché quello che l’uno considera giustizia, per l’altro è crimine, e viceversa. Se il dibattito su Stalin, il cui valore storico viene, secondo noi, totalmente travisato dal nemico di classe, è virtualmente interminabile, proprio perché appartiene a un passato ormai lontano, il giudizio del nemico di classe sulla Cuba di oggi è laprova evidente di quanto i non comunisti siano in malafede. Costoro accusano l’attuale regime stalinista cubano, nonostante quelle che loro interpretano come delle “aperture” al capitalismo, di essere una dittatura. Il compagno Fidel viene da loro dipinto come un dittatore stalinista sanguinario, con tinte macabre che si avvicinano a quelle con cui viene descritto Stalin. L’opinione dei cittadini cubani, secondo i quali tutto ciò è menzogna, non vengono nemmeno prese in considerazione. Le librerie occidentali sono invase dai libri sul Che, in cui si esalta l’eroe vittorioso della battaglia di Santa Clara come se fosse il comunista disinteressato tradito dal dittatore Fidel assetato di potere e timoroso di essere offuscato dalla gloria del suo delfino. La reazione usa perfino gli eroi rivoluzionari morti per denigrare i capi di governo comunisti vivi. Naturalmente l’opinione dei cittadini cubani che hanno sempre visto e percepito i compagni Fidel Castro ed Ernesto Guevara come politicamente uno, agli occhi dei reazionari occidentali non conta nulla. E il cubano che respingesse con orrore e sdegno l’opinione degli occidentali che accusano Fidel di essere stato un dittatore sanguinario, è considerato un ignorante dallo straniero occidentale: come se il fatto di vivere in un regime illiberale gli rendesse incomprensibile il concetto di libertà. Per i reazionari occidentali solo i cubani controrivoluzionari posseggono il concetto di che cosa sia la vera libertà, la vera democrazia, la vera giustizia. Forse non tutti sanno che Fidel Castro non ha mai considerato la rivoluzione di cui fu protagonista come un evento nuovo nella storia di Cuba. Secondo Fidel, la rivoluzione comincia con la guerra d’indipendenza contro la Spagna e ancora oggi i cubani stanno vivendo in quel medesimo processo storico. Alla luce di questa sua interpretazione della storia risulta facilmente comprensibile l’atteggiamento odierno degli spagnoli imperialisti, per non dire di tutto l’occidente imperialista, verso Cuba. Gli occidentali reazionari e imperialisti considerano ancora il cubano che provi dei sentimenti di affetto per il vecchio, venerabile Fidel, quale che sia il suo grado di preparazione culturale, come un ignorante, un subumano incapace di capire quali siano i valori democratici, un negro nel senso più orrendamente razzista del termine. Ma negri siamo tutti noi comunisti, così come negro è Fidel e negro era Stalin. Viva la rivoluzione! Viva il comunismo!

    Franco Brunello

    Partito Comunista-Veneto

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    1. Concetti, alcuni, anche condivisibili ma espressi con un linguaggio fuori dai tempi, del secolo scorso.
      Poi...ogni tanto prima di parlar di Cuba, cari Compagni....un viaggetto fatelo....
      Saluti Fraterni.

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