venerdì 14 agosto 2015

GUARDIAMO AL FUTURO

 Risultati immagini per fidel el comandante en jefe

Ieri el Comandante en Jefe ha compiuto 89 anni.
Oggi, alla presenza di Kerry, riapre ufficialmente l'ambasciata statunitense a La Habana.
Del compleanno preferisco parlarne oggi, come dicono i giocatori di bocce, appunto a bocce ferme.
Mi sono goduto ieri gli articoli dei giornali che riportavano l'evento.
E' strano come in poco tempo, dopo la svolta nelle relazioni con gli Usa, quei servi dei nostri giornalisti siano saliti sul carro del buonismo.
Quello che era un sanguinario dittatore Comunista ( sicuramente mangiabambini) ora e' diventato il leader della Rivoluzione cubana, il grande vecchio degli statisti mondiali, vi risparmio le altre iperbole che mi e' toccato leggere.
L'unica dichiarazione attribuita a Fidel ieri, e' quella in cui ricorda agli Stati Uniti che devono a Cuba una montagna di denaro di rimesse telefoniche e per una vita di bloqueo.
Fidel ha dunque compiuto 89 anni, dato per morto ogni venerdi su twitter e poi resuscitato, sempre su twitter, il lunedi successivo.
La salute e' quella che e', anche se ultimamente lo si e' visto maggiormente in giro, sempre seduto visto che, suppongo, la deambulazione oramai sia un lontano ricordo, ma comunque vigile e attento.
Ha lasciato il potere a Raul da sette anni, durante l'ultimo congresso del Partido ha rimesso ogni suo incarico ufficiale, ma come dice il fratello “Fidel es Fidel” e non ha certo bisogno di cariche in un paese che lo riconosce e lo riconoscera' sempre come il suo Comandante en Jefe.
Io non so se la storia lo assolvera', anche se ho il sospetto di si, quello che posso dire che e' che se ho amato Cuba e amo Cuba e' perche' e' stata ed e' la Cuba di Fidel.
Tanto mi basta.
Ieri l'ho fatto in modo ufficioso ma oggi, a nome di tutto il blog, auguro al Comandante en Jefe ancora tanti compleanni.
A fine post riporto le sue frasi del primo maggio del 2000 su cosa deve essere Revolucion.
Oggi, come dicevo, la bandiera americana, dopo decenni, sventolera' di nuovo sui cieli de La Habana.
Ognuno riguardo questa svolta e' libero di pensarla come meglio crede, io, da uomo fortemente proiettato verso il futuro cerco, pur con alcune perplessita', di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Se toglieranno l'embargo arriveranno i turisti americani...e allora?
Forse oggi il cubano ha perso alcuni di quei valori che lo rendevano unico e speciale, non sta' accadendo la stessa cosa in altre parti del mondo compresa l'Italia?
Indietro non si torna amici miei, noi possiamo solo, in questo blog, raccontarci le nuove sensazioni e i cambiamenti che vediamo coi nostri occhi ogni volta che sbarchiamo a Cuba.
Cerchiamo tutti noi di essere i migliori cronisti e giornalisti di noi stessi, senza credere alle cazzate che si leggono in giro sulla maggiore delle Antille.
Conosciamo l'isola e sappiamo distinguere un vero cambiamento da un qualcosa che e' solo di facciata.
Guardiamo al futuro con prudenza ma anche con fiducia.

Revolución
Es sentido del momento histórico;
es cambiar todo
lo que debe ser cambiado;
es igualdad y libertad plenas;
es ser tratado y tratar a los demás
como seres humanos;
es emanciparnos por nosotros mismos
y con nuestros propios esfuerzos;
es desafiar poderosas fuerzas dominantes
dentro y fuera
del ámbito social y nacional;
es defender valores en los que se cree
al precio de cualquier sacrificio;
es modestia, desinterés,
altruismo, solidaridad y heroísmo;
es luchar con audacia,
inteligencia y realismo;
es no mentir jamás
ni violar principios éticos;
es convicción profunda
de que no existe fuerza en el mundo
capaz de aplastar
la fuerza de la verdad y las ideas.
Revolución es unidad, es independencia,
es luchar por nuestros sueños de justicia
para Cuba y para el mundo,
que es la base de nuestro patriotismo,
nuestro socialismo
y nuestro internacionalismo.

Fidel Castro Ruz (1ro de mayo del 2000)

26 commenti:

  1. paolo mastrolilli
    inviato all’avana

    Camminare di notte lungo La Rampa, il viale che scende dalla gelateria Coppelia al lungomare Malecon dell’Avana, ricorda l’Africa. Gibuti, per la precisione, nell’immagine con cui John Stanmeyer aveva vinto l’anno scorso il premio World Press Photo. Quello scatto mostrava alcuni migranti sulla spiaggia, che alzavano i loro telefonini illuminati nel buio.
    speravano di cogliere un flebile segnale per parlare con le famiglie lasciate chissà dove. Allo stesso modo, da qualche settimana, ogni notte La Rampa si riempie di cubani che alzano i loro cellulari, tablet, computer, per catturare la debole connessione wi-fi che può finalmente collegarli al mondo. Un Paese al bivio, dove si comincia a sognare la svolta.
    La censura
    Per anni il regime ha censurato e limitato l’accesso a Internet, al punto che secondo uno studio dell’Onu l’isola è al 125esimo posto su 166 Paesi in termini di funzionalità delle telecomunicazioni. Solo il 5% dei suoi 11 milioni di abitanti riesce a entrare nella Rete. Ora però il governo ha iniziato a cedere alla pressione della gente, impegnandosi a collegare almeno il 50% dei cubani entro il 2020. È partito con una novità che la blogger Yoani Sánchez ha salutato sul sito 14YMedio come «un primo passo importante», cioè l’apertura di 35 hotspot dove le persone possono accedere a Internet. Cinque sono a L’Avana, ma il più popolare e simbolico è quello della Rampa. Giovani e adulti comprano carte che per tre pesos consentono un’ora di collegamento, e poi si accalcano sui muretti del viale per inseguire i loro sogni. Vengono attrezzatissimi, con computer, tablet, cellulari, cuffiette, e persino faretti per illuminare i propri volti, come farebbe una troupe televisiva.
    Mi fermo a parlare con Raul, un trentenne che sta smanettando col suo smartphone, mentre la moglie Rosa gli tiene la luce puntata in faccia: «Sì - ammette senza reticenza - la persona che sto chiamando è un amico negli Stati Uniti. Finalmente ci possiamo parlare e vedere ogni giorno, senza problemi». Come se tutte le sere, per sentire vostro cugino a Ginevra, foste costretti a scendere in Piazza Castello, o Piazza del Popolo, e tenere conversazioni private davanti a migliaia di persone che fanno altrettanto. Raul mi legge in faccia lo scetticismo, e sorride: «Da dove vieni tu? New York? Ecco, immagina se tornando a casa scopristi che il cellulare non funziona più, e il computer non scarica neppure le mail: diventeresti matto, no? Bene, questa finora è stata la nostra condizione di vita normale. Capisci così perché venire sulla Rampa a chiamare Miami è progresso. Sembriamo dei poveracci, lo so, però sono tutti piccoli passi che portano nella direzione giusta. Come la visita del segretario di Stato americano Kerry, che significa la fine di una lotta assurda con cui per mezzo secolo siamo stati paralizzati. È la speranza di una vita normale che torna».

    RispondiElimina
  2. A settembre il Papa
    Così Cuba aspetta l’alzabandiera che Kerry farà stamattina nell’ambasciata americana sul Malecon, riaperta il 20 luglio scorso dopo 54 anni. L’ultima volta che un segretario di Stato ha visitato l’isola risale al 1945, grosso modo quando Lucky Luciano riuniva i boss mafiosi all’Hotel Nacional. Da allora in poi solo rivoluzione, invasione alla Baia dei Porci, crisi dei missili, Guerra fredda, embargo. Ora si riparte. A settembre poi arriverà Papa Francesco, che aveva ospitato in Vaticano i colloqui segreti fra Washington e L’Avana, aiutando a sbloccarli. Due eventi storici ravvicinati, che dimostrano come Cuba possa cambiare.
    Lo scetticismo di Fidel
    Fonti molto informate, a diretto contatto con le leadership di tutti i Paesi coinvolti, rivelano che Fidel Castro era davvero scettico sul dialogo: l’embargo americano, in fondo, era la scusa che giustificava la presa ferrea del regime, e in molti casi la repressione (e infatti ieri ha attaccato di nuovo gli Usa). Raul però ha voluto andare avanti, e il fratello gli ha concesso spazio, perché si rende conto che così non è facile proseguire. I cubani mangiano ancora con i generi alimentari razionati, e lungo la Rampa, oltre alle carte per la connessione Internet, si offrono graziose insegnanti di educazione fisica come Yusen, che però «se trovo un uomo gentile disposto ad aiutarmi...». La prostituzione naturalmente non è un’esclusiva di Cuba, ma vedere la rivoluzione trasformata in meta del turismo sessuale fa pensare che qualcosa non ha funzionato bene.
    Le fonti dicono che Kerry viene a preparare il viaggio del presidente Obama: vorrebbe visitare Cuba all’inizio dell’anno prossimo, prima che la campagna elettorale per sostituirlo entri nel vivo. Del resto anche i duri di Miami, tipo quelli del braccio di ferro per il bambino Elian Gonzalez, cominciano a pensare che forse la ripresa delle relazioni promette più dell’embargo. Il Papa, invece, verrà a ripetere quanto aveva già detto in Bolivia: non tutti i valori delle rivoluzioni sono da buttare, a patto però di dare alla gente la libertà di scegliere.
    Va bene la sanità o l’istruzione gratuita, insomma, ma non la repressione dei diritti umani o il sistema giudiziario che dipende dal regime. Il viatico per la transizione pacifica, che non richieda la controrivoluzione violenta. Due potrebbero essere le strade. La preferita, ma anche la più improbabile, sarebbe l’accettazione da parte del regime di proposte costituzionali, come quella che aveva avanzato Oswaldo Payá col Progetto Varela, o quella nuova di «Cuba Possibile», che darebbero la parola alla popolazione con un voto libero, tenuto nel rispetto delle leggi esistenti. La seconda è la speranza che nello stesso regime esista un’opposizione per ora silenziosa, perché minoritaria, ma pronta a gestire la transizione se si creasse l’opportunità. Grosso modo quello che aveva fatto Gorbaciov nell’Urss, magari senza scivolare poi nel putinismo. Raul Castro del resto ha annunciato che lascerà nel 2018, e per quanto la data sia lontana, qualcosa nel frattempo dovrà accadere.

    RispondiElimina
  3. I dissidenti
    Kerry oggi pomeriggio incontrerà alcuni oppositori, al ricevimento nella residenza dell’inviato americano, e l’altro giorno durante una conference call di background con i giornalisti un alto funzionario del dipartimento di Stato ha assicurato: «Voglio essere chiaro: nulla negli eventi di venerdì muterà il nostro sostegno per i dissidenti, gli attori politici, gli attivisti dei diritti umani, i media indipendenti. Nulla è cambiato a riguardo e nulla cambierà. Staremo sempre dalla parte degli attivisti politici pacifici, che cercano aperture, spazio e diritti umani. Proprio come abbiamo denunciato le azioni di domenica», quando una novantina di oppositori che marciavano a L’Avana con le Damas de Blanco sono stati arrestati. «Io - mi dice Elizardo Sánchez, capo della Comisión Cubana de Derechos Humanos y Reconciliation National - sono scettico: solo a luglio, sono stati detenuti 674 dissidenti. Il dialogo con gli Usa è un’operazione di potere, non avrà impatto sulla vita dei cubani, i diritti umani, la libertà economica e sociale». Sulla Rampa, però, Raul chiede alla moglie Rosa di alzare in fretta la luce: la chiamata per Miami è partita.

    COONESSIONE A 3 PESOS...PAYA.....A QUANDO UN'ARTICOLO SCRITTO DA QUALCUNO CHE ALMENO SAPPIA CUBA IN CHE CONTINENTE SI TROVA?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La connessione Internet era carissima e lentissima perciò se la potevano permettere in pochi,Cuba era collegata tramite satellite. Adesso che sta entrando in funzione il cavo sottomarino venezuelano i prezzi sono scesi e più persone si possono connettere, non c'entra nulla la riapertura dei rapporti con gli usa o un cambio nella politica interna. Quando ci sarà un collegamento con gli states allora internet sarà a banda larga economico ecc...

      Elimina
    2. Si però fa comodo dire che è grazie ai nuovi rapporti con gli Usa e bla bla bla...

      Elimina
  4. ciao, il mio pensiero al rispetto è abbastanza cinico ma penso realista ed alla fine condiviso : fidel ha cambiato un paradiso per americani destinandolo agli europei (almeno per ora) e l'unica cosa di cui noi europei abbiamo paura (sopratutto itaglioti) è l'arrivo massimo dei turisti americani che con i dollari e la loro mentalità renderanno tutto più commerciale snaturando così il teatro dei cubani verso gli stranieri. è solo paura ed egoismo per un luogo che grazie all'isolamento della dittatura è rimasto invariato per anni. ma il mondo cambia anni fa chi avrebbe mai pensato alla debacle italiana e siamo solo all'inizio, nessuna iperbole è per sempre. buona giornata - damiano

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Damiano, il tuo pensiero e' in gran parte condivisibile.

      Elimina
    2. Io, il frapuccino di Starbuks lo berrei volentieri sul Malecon.
      La commistione cubanoamericana che verrà a crearsi mi stimola e incuriosisce.
      Per i nostalgici della revolucion c'è sempre l'oriente, dove credo che le cose non cambieranno per molti altri anni.
      Auguri Comandante!

      Simone

      Elimina
    3. Cambiano anche a oriente....solo più lentamenre.

      Elimina
    4. Ma quanto cresce Birillo???

      Simone

      Elimina
    5. Mangia come un caimano....

      Elimina
  5. stefano stefanini

    La rivoluzione cubana è finita da tempo. Ne erano rimasti i riti e il mito - e la fierezza di un regime che vi si abbarbicava caparbiamente per sopravvivere. Sparita l’Urss, l’Avana dei Castro ha continuato imperterrita nella solitaria sfida agli Stati Uniti. Per un quarto di secolo. Fino ad oggi.
    Le solidarietà latino-americane e terzomondiste si erano stancamente trascinate. Gli aiuti del Venezuela di Chavez avevano offerto breve sollievo. Apertura al turismo, timidi esperimenti d’iniziativa privata, circolazione parallela del dollaro, davano una boccata d’ossigeno: quanto bastava per sopravvivere in un mondo globalizzato che non fa più sconti ideologici. Costretto a qualche cedimento sull’economia, il regime non aveva rinunciato al confronto con gli Stati Uniti, preservando il mito di Davide contro Golia, e soprattutto tenendo a distanza la prospera comunità cubano-americana e l’invadenza del soft power americano e dei social media. Fino ad oggi.
    Orfano della Guerra Fredda, dell’internazionalismo comunista, degli aiuti di Mosca, il caso cubano era ormai un’anomalia geopolitica: inoffensiva per il resto del mondo, anacronistica per i cubani. Per quelli dell’Avana, povera e bella, affascinante e dilapidata, danzante e musicale, che attirava i turisti occidentali con le Cadillac degli Anni 50, le T-shirts di Che Guevara e le orme di Hemingway; per quelli di Miami, passati da fuga ed esilio a successo economico e potere politico, rivestendo l’identità «latina» dei panni patriottici americani, senza dimenticare origini, torti subiti e legami affettivi. Condannati a un crepuscolare isolamento i primi, a una recriminante nostalgia i secondi, entrambi schiavi della vicinanza. Sulla punta della Florida, Key West è più vicina alla costa cubana che a Miami.
    Sul versante americano, Cuba era diventata un’irritante bilaterale. Washington ne avrebbe fatto volentieri a meno. Il contagio caraibico e latino-americano apparteneva ormai al passato. Solo un tenue filo collegava chavismo venezuelano e castrismo cubano. Complice il petrolio, i rapporti di Caracas con Washington, burrascosi quanto si vuole, non si sono mai interrotti. I rapporti con Cuba erano invece ostaggio della convinzione che la comunità cubano-americana non avrebbe mai permesso la normalizzazione con un Presidente di nome Castro. Fino ad oggi - fino a Obama.
    Dal 20 luglio il tricolore cubano, triangolo e strisce, è sul pennone nella 16ma Strada; a distanza s’intravede la Casa Bianca.

    RispondiElimina
  6. E oggi le stelle e strisce tornano ufficialmente a sventolare sul Malecon dell’Avana. Nel parallelismo diplomatico di due identiche cerimonie protocollari, il Segretario di Stato Kerry arriva a Cuba per restituire la visita a Washington del ministro degli Esteri cubano Rodriguez. Della delegazione americana fanno parte Tesoro e Commercio: riaperte le relazioni diplomatiche, occorre sbarazzarsi dell’embargo pluridecennale. Ci vorrà tempo. Siamo solo ai primi passi della normalizzazione, rimangono tensioni su diritti umani e dissidenti e una miriade di problemi legati alla comunità cubano-americana. Ma il primo, decisivo, passo è compiuto.
    L’America è distratta dalle avvisaglie elettorali e dalle improvvisazioni di Donald Trump. Il ritorno della bandiera americana all’Avana farà notizia per un giorno. L’Europa ha altro cui pensare. L’economia mondiale è innervosita dalla svalutazione cinese. Pochi fanno caso alla fine di un’era che ha visto un’innaturale sfida, nata nell’epopea della Sierra Maestra e culminata alla soglia della guerra nucleare, che aveva fatto di Cuba la paladina dei movimenti di liberazione dell’Africa australe e delle rivoluzioni nelle Ande e che è arrivata a condizionare le elezioni americane.
    Per David Thorne, ex Ambasciatore americano in Italia, con Roma sempre nel cuore, oggi Consigliere speciale di John Kerry, al suo fianco all’Avana: «E’ una data storica; avrei dato di tutto per esserci». Ha ragione. Thorne ha vissuto le stagioni e i teatri della Guerra Fredda. Adesso, rivisitandoli, in Europa, in Italia, in Vietnam, a Cuba, trova un’America che sta coraggiosamente girando le pagine - per il meglio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bell'articolo. Giuseppe

      Elimina
  7. Anche io se ho conosciuto Cuba lo devo a Fidel e al suo mito, ha sbagliato tanto? Sicuramente si..ma mi piace pensare lo abbia fatto per troppo amore..cito se posso una delle sue frasi meno famose ma che a me piace 'il problema non è se un bambino che fa merenda mangia pane con jamon y queso ed un altro solo pane. .il problema sorge quando quello che ha jamony queso non lo divide con l'altro...'...essenza della rivoluzione o meglio di quello che avrebbe dovuto essere..il cambiamento capitolo triste per me, un malecon o la rampa con Macdonald o Starbucks e dove tutti camminano navigando in internet dal cell non mi piacerà per niente..io immagino il blog fra alcuni anni con noi vecchi frequentatori dell'isla con tanti anni e ricordi sul groppone a rimpiangere ciò che era Cuba. ...boh...sa Iddio perché ma leggendo post di oggi mi è venuta questa stramba immagine in mente...ciao Milco
    srefano

    RispondiElimina
  8. La Rivoluzione non ha fatto quello che ha voluto,bensì quello che ha potuto visto il contesto mondiale.

    RispondiElimina
  9. El avión de la Fuerza Aérea en el que viaja John Kerry a La Habana tocó la pista del Aeropuerto Internacional “José Martí” a las 9:00 am, hora local (14:00 GMT). Asiste a la ceremonia oficial de izamiento de la bandera de las barras y las estrellas, con lo que finaliza la primera etapa hacia la normalización de las relaciones entre Cuba y EEUU. El acto sella el restablecimiento de relaciones diplomáticas y la apertura de las respectivas embajadas.

    Kerry, el primer Secretario de Estado estadounidense que visita la Isla en 70 años, llegó acompañado por 19 personalidades de la política y el gobierno de su país, además de un grupo de empresarios y representantes de la comunidad cubano-estadounidense, y avanzó con su comitiva por la Avenida Rancho Boyeros hacia la Embajada de EEUU frente al Malecón de La Habana, para asistir a la ceremonia oficial de izamiento de la bandera estadounidense en la Isla.

    A estas horas de la mañana decenas de habaneros y más de 500 periodistas se congregaban frente al Malecón, para presenciar de cerca a este acontecimiento considerado histórico por ambos países.

    La televisión cubana está transmitiendo en vivo estos acontecimientos en un programa especial, que también puede seguirse a través de la página en Internet del Departamento de Estado, en la dirección www.video.state.gov. Tras finalizar el evento, es posible ver el video en www.dvidshub.net/USDoS en formato para televisión, de acuerdo con una nota divulgada por la Embajada de EEUU en La Habana.

    Kerry, que permanecerá unas 12 horas en la capital isleña, se convirtió en uno de los rostros del diálogo entre Estados Unidos y Cuba, tras las simultáneas declaraciones el 17 de diciembre pasado de los presidentes Raúl Castro y Barack Obama sobre la decisión de restablecer nexos diplomáticos.

    En dos ocasiones -Ciudad Panamá, en abril; y Washington, en julio-, el Secretario de Estado ha sostenido encuentros formales con su homólogo cubano Bruno Rodríguez Parrilla. Sin embargo, no es la primera vez que Kerry viene a La Habana: ya lo hizo siendo presidente del Comité de Exteriores del Senado del Congreso de EE.UU.

    Desde el 20 de julio las misiones diplomáticas retomaron el estatus de embajadas, luego de funcionar desde 1977 como secciones de intereses bajo el amparo legal internacional de la Confederación Suiza, cuyo Consejero Federal, Jefe del Departamento de Asuntos Exteriores, Didier Burkhalter, estará presente en la ceremonia en La Habana.

    En la agenda de hoy, además de la ceremonia de izamiento de la bandera de EEUU en la Embajada estadounidense en la que participa el Canciller de Suiza, Didier Burkhalter, el Secretario de Estado será recibido por el Ministro de Relaciones Exteriores cubano Bruno Rodríguez Parrilla y como ya ocurrió en Washington el 20 de julio pasado, ambos protagonizarán una conferencia de prensa conjunta en el Hotel Nacional de Cuba.

    La Cancillería de la Isla anunció que al acto de reapertura de la Embajada estadounidense, participará, en representación de su gobierno, una delegación encabezada por la Directora General de Estados Unidos del Ministerio de Relaciones Exteriores, Josefina Vidal Ferreiro, e integrada por funcionarios de la Cancillería y de otras instituciones.

    RispondiElimina
  10. Certo che quella bandiera li' nel cielo dell'Avana un pò stona....

    RispondiElimina
  11. Ad accostare a Cuba McDonalds o Starbucks m è venuto un brivido sulla schiena.
    Cuba è bella anche perchè è diversa..senza ancora il consumismo, l omologazione, che rende tutto e tutti uguali..che tristezza!
    Roberto.

    RispondiElimina
  12. Non sarà un processo ne' facile ne' breve....credo

    RispondiElimina
  13. In ogni caso Castro ha fatto del bene ai Cubani, che sotto Battista dovevano trovarsi molto peggio. E' giusto che oggi si adeguino ai tempi moderni, ma questo non vuol dire fare che Cuba debba fare dei passi indietro e rinunciare alle conquiste che sono state realizzate con il sangue dei compagni rivoluzionari.P68

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Adeguarsi vuol dire fare loro anche ritmi di vita e di lavoro a cui sono storicamente poco avezzi

      Elimina
  14. Cavolo....stavo parlando proprio di questo,a cena con mio padre,mentre stavamo guardando i vari tg.....fino a ieri Fidel era,per quasi tutti....Dittatore....Tiranno....Caudillo....ora è diventato.....Leader della Rivoluzione....Statista immortale....Vecchio Saggio.....i vari Omero Ciai,che fino a ieri sputavano veleno contro Cuba e Fidel.....Spariti....! Si vede che è arrivato l'ordine da Washington ai media dei paesi controllati dagli Usa(Italia...) :"Ora potete anche parlare bene di Fidel....!" Che servi che siamo....! blanco79

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non esistono quasi più i giornalasti veri.
      Esistono i servi.

      Elimina
  15. ELOGIO.......a questo scritto di lode ( guardiamo al futuro ) del 14/08/2015
    Spero.........ho sempre sperato che il mondo politico mondiale prendesse come
    esempio FIDEL.....per capire cosa vuol dire : Popolo Sovrano...!!!!!
    Lunga Vita a FIDEL e onore ai suoi Eroi.
    un sessantottino

    RispondiElimina