A Cuba, quando con gente che
lavora parlo di chi, una volta uscito dal paese, continua a vivere di espedienti
la risposta che ricevo e' sempre la stessa; “chi ha sempre lavorato a Cuba
fara' lo stesso ovunque, chi non lo ha mai fatto, continuera' a non farlo”.
Un modo esteso per dire che
alla fine...siamo il nostro destino.
La cosa mi trova tutto sommato
concorde e cio' che vedo in Italia conferma, pur con le dovute eccezioni,
questo stato di cose.
Allo stesso modo, anche chi, a
causa dei suoi comportamenti sbagliati, sta' trascorrendo il suo tempo nelle
patrie galere cubane, difficilmente tende ad imparare la lezione.
Vi ho gia' raccontato del mio
carissimo amico che, per prosineta, si e' beccato 5 anni.
Ho fatto quello che ho potuto,
perlomeno ora sta' scontando la pena appena fuori dalla provincia tunera, in
una sorta di campo di lavoro...neanche una prigione, diciamo un luogo dove si
lavora la terra in cambio di una certa...liberta'.
Ogni 2 mesi gli danno 5 giorni
di permesso, l'ultimo ha coinciso con la mia presenza in citta'.
Ci siamo visti, oramai e' a
meta' pena e avrebbe dovuto godere della possibilita' di scontare il resto ai
domiciliari senonché, per una strana e torbida storia, al momento resta al
gabbio.
Ve la racconto come me l'hanno
venduta; la sua famiglia e' gente di...brujeria, pare che si siano presentati
dove sconta la pena con una lingua de puerco, pare che abbiano corrotto la
guardia e abbiano potuto fare il rito, poi la cosa e' stata scoperta.
Lui si e' beccato
un'espediente e la guardia ha perso il lavoro, cosi' me l'hanno venduta, cosi'
ve la racconto.
Quindi anche la possibilita'
di trascorrere a casa la seconda meta' della pena a casa, per una simile
cazzata, e' finita in cavalleria.
Come dicevo, in quei 5 giorni
a casa, ci siamo visti un paio di volte, e' marito di una delle prime del
familion.
Inquel periodo di “licenza” non avrebbe potuto
frequentare stranieri, ne' bere un bicchiere di cerveza e di ron che e'
esattamente cio' che ha fatto in quei 5 giorni.
Passi che frequenti me, non
sono messo in nulla e cerco di fare in modo che non si infili nei guai ma il
fatto e' che per un paio di giorni e' letteralmente scomparso con un alemanno
che vive di puteria e borracheras.
Capisco che quando sei libero
hai voglia di....vita ma in una citta' come Tunas se scorreggi a La Victoria,
en el reparto Aurora sanno cosa hai mangiato la sera prima.
Abbiamo parlato, invece di pensare
ad un lavoro normale, una volta scontata la pena, ha in testa mille cazzate e
negocio da fare con uno spagnolo oppure con un alemanno quando non con un
gallese.
Tutte cazzate, tutta aria
fritta, sicuramente finira' per rimettersi nei guai e questa volta la chiave
della cella la butteranno sul serio.
La sola speranza di non finire
di nuovo nel guano e' quella, una volta libero di riuscire ad uscire dal paese,
ci ha gia' provato un paio di volte senza successo in passato vendendosi prima
tutto il vendibile.
Personalmente...lo
mollo....rimane l'amicizia che dura da oltre 3 lustri, ma che si giochi le sue
carte come meglio crede tanto ho come il fondato sospetto che nella vita non ne
combinera' molte.
Nel familion sono un po' tutti
preoccupati per la fanciulla che e' al suo fianco sprecando il tempo e i propri
anni migliori ma anche in questo caso chi e' causa del suo mal pianga se
stessa.
Torniamo a bomba del problema,
anche qualora nella remota ipotesi che il tipo riesca ad uscire dal paese, cosa
diavolo andrebbe a fare in giro per il mondo.
A Cuba si puo' anche vivere
“inventando” ma in giro per il mondo le cose vanno in modo differente.
Se hai un lavoro e una
professionalita' hai delle opportunita', forse.
Se non sai fare nulla ma non
ti manca la voglia di lavorare allora in qualche modo la vai a sfangare.
Ma se non sai fare un cazzo e
non hai voglia di fare nulla....allora la vedo davvero ma davvero molto dura.
Cazzi suoi, come tutto il
familion anche io il mio l'ho fatto...oltre non vado.
Molti di voi, sicuramente,
abiteranno in un condominio con tutti gli annessi e connessi che questo
comporta. Vivo, in Piemonte, in un
piccolo complesso residenziale a 34 km da Torino, due palazzine di 6 abitazioni
ciascuna e attorno un piccolo parco. Attualmente sono il solo che
ci vive in pianta stabile, tutte seconde case, la meta' in vendita perche' la
seconda casa e' diventata un lusso. Riunione di condominio una
all'anno, il primo sabato di agosto, ovviamente io non ci sono mai, ma mi dicono
che gli altri proprietari passano il tempo a litigare. Amici che, a Torino, vivono in
grandi stabili mi raccontano di riunioni di condominio finite quasi all'arma
bianca, per definire le spese e i lavori da fare. A Cuba e' tutto un'altro
discorso. Vivo al piano terra di una
triplanta, anche in questo caso 6 abitazioni, abbiamo un grande patio che regala
respiro alla casa, anche lei piuttosto voluminosa e piena di stanze. Non mi risulta ci siano
riunioni di condominio, quando c'e' un problema, si vedono un attimo i capi
famiglia e si risolve. Accanto a noi ci sono altre 3
situazioni abitative simili. Mentre ero giu', c'e' stato un
problema con le acque nere e i tubi. Pare che, nel passaggio del
miasma da dove viviamo noi allo stabile successivo ci sia stato un intoppo
sotterraneo, lo schifo e' venuto, in un lato del patio, in superficie. Il boss ha chiamato l'impresa
statale che si occupa del problema. Funziona cosi'; ogni stabile
e' responsabile del suo tratto di rete fognaria. Dove siamo noi, ad esempio, lo
scorso anno hanno cambiato la tubatura mettendone una di diametro maggiore, in
modo che problemi simili a quelli di cui vi sto' raccontando non debbano piu'
accadere. Uguale hanno fatto quelli
dello stabile da una parte, mentre quelli dall'altra hanno mantenuto la
tubatura piccola che e' stata proprio la ragione dell'intoppo. Da noi, quando hanno fatto i
lavori, hanno acquistato la tubatura piu' grande dallo stato a prezzo basso e
poi loro, i condomini, hanno fatto il lavoro di posizionamento dei tubi durante
un fine settimana. Una mattina bussa alla nostra
porta il rettore della scuola dello sport confinante alla nostra casa, dicendo
alla moglie del boss che anche dalla sua parte si stava manifestando il
problema. La sciura va dalla
presidentessa del CDR ad esporre il problema, facendo notare che l'impresa
statale non era ancora venuta a stappare la tubatura. A quel tipo di impresa tocca
questo lavoro, il resto, come dicevo, e' a carico di chi ci vive. La presidentessa del CDR prima
telefona anche lei all'impresa e poi al rettore per dirgli che in futuro,
qualora ci fossero stati problemi di qualunque natura, era con lei che doveva
parlare e non andare a bussare alle porte. Il giorno dopo sono venuti a
risolvere il problema, quando me ne sono andarto si stava discutendo con gli
inquilini della tubatura piu' piccola sul fatto che avrebbero duvuto, anche
loro, allargare il tutto per non incorrere in altre menate simili. Da noi o si sarebbe venuti
alle mani o sarebbero intervenuti gli avvocati, o tutte due le cose. A Cuba una chiacchierata, un
caffe', un traco, qualche “hermano” sparso e la cosa si risolve. Una sera, mentre ceniamo,
sentiamo un casino al piano di sopra, gente che gridava, altri cantavano, musica
a palla ecc....la classica fiesta cubana. Una dottora aveva organizzato
la seratina in modo giusto. Da noi dopo 2 minuti sarebbe
gia' scoppiata una rissa, poi sarebbero arrivati i vigili, quindi alla fine, i
Carabinieri. Noi ci siamo limitati a
sorridere, (altre volte il casino, anche se con minori decibel, lo avevamo fatto
noi) commentando sul fatto che la borrachera stava raggiungendo livelli
interessanti. Ovviamente per tutta la sera
e' stato un viavai di gente di ogni tipo. Questo per dire che una certa
tolleranza, di cui noi oramai abbiamo perso ogni traccia, e' parte dell'essere
e del vivere cubano. Forse il fatto che
grandi disparita' sociali non ci sono, ha fatto si che tutti si sia piu'
disponibili nei confronti di tutti. La musica a palla ad ogni ora
non mi piace, ma un po' di fiesta, ogni tanto, e' sempre la benvenuta.
L'argomento riguardante un
trasferimento a Cuba totale o parziale non e' certo nuovo, ne abbiamo parlato
diverse volte, giungendo spesso a conclusioni abbastanza ovvie. Questo e' un'altro periodo
dove, questo argomento, accompagna con una certa frequenza sia me che le
persone che mi gravitano a vista.
La mia posizione e' nota; i
piedi in due scarpe.
Chi mi conosce personalmente, o
segue il blog, sa che ho la tendenza a dare coordinate concrete ai sogni, che a
quel punto diventano progetti.
E' successo, in poco piu' di 2
anni con Grande Torino, Fly Gym e M&S.
Se volete chiacchiere....il
mondo e' pieno di cazzari...
L'altro giorno parlavo col
marito della mia socia cubana della palestra, la ragazza ora e' a Camaguey fino
a oltre meta' mese, a portare avanti i lavori per la futura renta e l'eventuale
paladar.
A volte non siamo neanche noi
a decidere se e come fare il gran passo, e' la vita che ti spinge in una
determinata direzione, non e' escluso che, a breve, loro decidano di fare
questo gran salto.
Ieri parlavo con Simone, mio
socio nel progetto M&S.
A breve faro' un post ma vi
posso assicurare che da settembre in poi c'e' stata un'impennata di richieste,
trattative concluse, case che vogliono entrare nel sito che oramai viene
visitato da quasi 200 persone al giorno.
Dicembre poi e' stato un
autentico delirio, ne parlero' piu' avanti.
Si chiacchierava con lui ma
l'argomento e' caro anche a Massimo, proprietario della casa Salernitana a
Camaguey, nostro referente per la citta', credo che anche Andrea di casa Zule
al Vedado, con cui lavoriamo parecchio, sia in sintonia con quanto sto' per dire.
Se uno di noi due, io e/o
Simone, decidesse di trasferirsi, totalmente o parzialmente, a Cuba, il negocio
avrebbe un'ulteriore impennata verso l'alto.
Al mattino chi resta in Italia
gira le mail al socio a Cuba, in un paio d'ore, tenuto anche conto del fuso,
chi e' a Cuba, telefonicamente, non inviando mail che verranno lettere ore se
non giorni dopo, trova tutte le disponibilita' e le comunica al socio in
Italia.
In fondo io e Simone, che
viviamo entrambi nella prima cintura torinese, ci siamo visti dal vivo 2 volte,
il resto lo hanno fatto mail, whatsapp e telefonate quasi quotidiane.
Questo per dire che non e'
necessario neanche vederci.
Con un carro si avrebbe la
possibilita' di andare a prendere, a botte di 25/30 cuc, tutti i clienti in
aeroporto per portarli nelle case.
Essere disponibili per
portarli in giro per la citta', in escursione, organizzare loro tour.....non
riesco neanche ad immaginare il giro di quattrini, gia' con le cose come stanno
oggi, senza contare su futuri, probabilissimi, ulteriori sviluppi positivi.
Chiaro, occorre una connessione
internet migliore di quella attuale, ma...arrivera'.
A questo aggiungerei un
discorso di intermediazione immobiliare.
A Cuba ci sono decine di
migliaia di case in vendita, gli stranieri sono quelli che possono comprarle e
noi veniamo in contatto con decine di loro ogni giorno con M&S.
Certo c'e' il discorso di
intestare ma intanto, se si iniziano ad avere mandati su un centinaio di
case,....allora ne parliamo.
3-5% da chi vende, lo stesso
da chi comprera...fatevi voi 2 conti.
Non ho fatto voli di Pindaro,
sono stato coi piedi per terra, ipotizzando progetti fattibilissimi, almeno per
noi.
Non solo solo chiacchiere,
solo pugnette, ne stiamo seriamente parlando.
Darei 4/5 mesi all'anno di
disponibilita', in questo modo non mollerei un cazzo ne' la palestra ne'
l'agenzia di animazione, con cui riprendero' ad operare gia' dalla prossima
estate.
A Cuba potrei fare la spola
fra La Habana, Camaguey e Las Tunas, in ognuno di questi 3 posti avrei qualcosa
da fare.
Sogni?
Mah....credo di aver
dimostrato, e con me i miei soci nelle attivita' che abbiamo, che se si vuole
fare una cosa, la si fa.
Se mai dovessi fare scelte
simili la mia Cuba dovra' mantenersi da sola, esattamente come la mia
l'Italia.
Non andrei a fare il turista,
del resto questo trend e' gia' avviato, il volo di novembre l'ha pagato
M&S, meta' del mio budget di quella vacanza e' arrivato da Grande Torino.
Per la discesa di marzo
M&S ha gia' provveduto al boleto che devo solo acquistare e vediamo chi si
fara' carico del budget di quella vacanza.
I tempi in cui guadagnavo qua'
per spendere la' sono al tramonto.
L'altro giorno, mi pare
Enrico, poneva l'accento sul rischio concreto che lo stato cubano,
per una ragione o per l'altra, possa appropriarsi di strutture che
privati hanno rivelato, ristrutturato e avviato in qualche attivita'.
Il rischio esiste, anzi
tempo fa era molto piu' concreto.
Partiamo dal presupposto
che ogni stato resta proprietario di tutto il territorio su cui
sorgono le case, le fabbriche, le aziende che i privati cittadini
possiedono e mettono in piedi.
Non so chi, l'altro giorno
mi faceva notare che, una delle tante leggi sommerse che il governo
Renzi ha fatto approvare, priva il privato cittadino di una serie di
diritti e di voce in capitolo nel momento in cui, ad esempio,
un'autostrada deve passare su un suo territorio.
Lo stato stesso, ad
esempio in Italia, requisisce ed espropria i beni della mafia nel
momento in cui viene accertata la responsabilita' del determinato
malavitoso, che si vede cosi' spogliato di tutto cio che lo stato
riesce a trovargli a suo nome.
A Las Tunas e' accaduto
qualcosa di simile per il paladar Moncloa.
Il locale era, di gran
lunga, il migliore della citta' per qualita' di cibo, location e
varieta' dell'offerta
Due piani ristrutturati e
ben ammobiliati en Calle Marti', una delle arterie piu' importanti
della citta' che parte, col suo prolungamento in Lico Cruz, quasi
dall'imbocco de la caretera per Hogluin, arrivando fino all'inizio di
quella per Camaguey, dalla parte opposta della citta'.
Il locale funzionava alla
grandissima, ci sono stato un paio di volte e mi ero trovato
abbastanza bene, forse un po' troppa gente e tempi di attesa non
brevissimi ma sono cose che si possono aguantare.
Pare che il marito
cocinero della proprietaria avesse la mano lunga con le cameriere, un
paio di mie amiche si erano licenziate proprio per questa ragione.
La moglie, ad un bel
momento si e' rotta i coglioni e....chissa' come mai...ad una
ispezione degli organi preposti, nel congelatore, e' saltato fuori di
tutto; dall'aragosta, al caimano, dalla tartaruga a cio' che
legalmente non si potrebbe proporre ai clienti.
Che poi il locale sia
stato espropriato per 4 langostas nel congelatore e' una favola a cui
credono solo i bambini.
Fatto sta' che oggi il
locale ospita alcuni uffici del ministero della salute.
Sono cose che fanno
riflettere.
Lo stato puo', in
qualunque momento e senza dare troppe spiegazioni, appropriarsi di
qualunque locale nell'isola adibendolo alle piu' disparate funzioni.
Anni fa la cosa era molto
diffusa, un discreto numero di stranieri che misero in piedi belle
ville a Puerto Padre, potrebbero raccontare le loro vicissitudini.
Lo straniero costruisce,
piu' o meno con tutti i permessi in ordine, la sua bella villa, a
lavori finiti passa davanti alla villa lo sportivo famoso o il
funzionario del Partido influente, com'e' come non e' si mette in
moto tutto un meccanismo che parte da qualche ufficio cubano e
finisce dritto nel ciapet dello straniero di turno.
Per un qualsivoglia
pretesto, la casa viene requisita allo straniero, assegnata allo
sportivo o al dirigente in questione e lo yuma viene “invitato” a
recarsi al piu' vicino aeroporto con biglietto di sola andata.
E' successo centinaia di
volte, ancora succede e, si spera, non succedera' piu' in futuro.
Questo anche per dire che
ogni compravendita di abitazione da cubano a cubano, da cubano a
yuma, da yuma a cubano o da yuma a yuma puo' essere invalidata da
qualche organo dello stato, senza che quest'ultimo debba dare chissa'
quale spiegazione.
Per questa ragione non ho
mai ritenuto che, a livello di rischio, ci fosse una gran differenza
fra l'intestare una casa a un cubano o una cubana e intestarsela (il
50%) essendo in possesso di Residenza Permanente.
Se te la vogliono
inculare, te la inculano comunque, ogni altro discorso serve solo per
dare aria ai denti.
Ospito con piacere l'ultimo scritto di Alessandro Zarlatti sul suo blog IL BELLO DELL'AVANA.
Ho scritto un pezzo su questo argomento che pubblichero' prossimamente.
Con l'Epifania finiscono queste interminabili feste e si torna alla normalita'
Nei prossimi giorni acquistero' il biglietto per il viaggio di primavera.
Restate in zona...
C'era
il mare dietro al buio della Playita de
16e in mezzo sagome di persone che
passavano come fantasmi tra la terra e il cielo. Tra ciò che restava
della terra e ciò che restava del cielo. Giovanni e Daisy avevano
preso un tavolo appartato nel ristorante 7
dias che si affacciava proprio su
questo panorama soltanto intuito e intuivano le onde e le maree e la
sensazione della risacca sulla pelle, quella che ti sposta appena ma
ti avverte soltanto di ciò di cui sarebbe capace.
Venivano da
una giornata di incomprensioni, di messaggi gridati, di passi
indietro, di preghiere sussurrate. C'era qualcosa di più, e lo
sapevano entrambi. Ma era un grumo e nient'altro. Non aveva un volto
né un nome come nei parti prematuri o negli amori che si allontanano
fino a diventare niente. Avevano chiacchierato di nulla quasi fino al
dolce. Avevano riempito l'aria di frasi inutili, di fatti da poco, ma
c'erano fantasmi. Li vedevano entrambi. Che si sedevano accanto. Gli
toglievano respiri. Gli acceleravano i battiti.
"C'è
una cosa importante che devo dirti"
"Già la
so. Lasciami indovinare: viene il tuo ragazzo, il tuo ex, quello che
è, dagli Stati Uniti e vuoi vederlo..."
"No, lui
non c'entra. E' un'altra cosa..."
"Vuoi
lasciarmi. E' questo che volevi dirmi?"
"No. Non
è questo..."
"E
allora che è. Finiscila con i misteri"
"Me ne
vado"
"Te ne
vai... che vuol dire?"
"Martedì
mattina ho l'appuntamento in ambasciata. Mi danno il visto e me ne
vado a Miami a febbraio se tutto va bene".
Giovanni
aveva sentito qualcosa d'imprevisto. Un fantasma aveva trovato
accesso da qualche parte nel suo stomaco e stava salendo: i polmoni,
il cuore, la gola, gli occhi. Aveva iniziato a piangere senza
avvisare neanche se stesso. Stavano andando via tutti. E tutti gli
avevano lasciato un cesto di sentimenti mozzati e di addii. Ora era
la volta di Daisy che gli si dissolveva davanti agli occhi in un
secondo come fosse un sogno di neve d'estate.
"Come,
te ne vai..."
"Lo
sapevi. Lo sapevamo. Era solo questione di tempo..."
"Eh, ma
adesso..."
"Adesso...
che c'ha adesso?"
"Adesso...
è adesso che fa male, lo sento solo io il male che fa?"
Daisy si era
voltata verso il mare senza guardare il mare e cercava di nascondere
le sue di lacrime. Poi si erano presi una pausa stringendosi la mano
e dando qualche sorso al bicchiere di vino che avevano davanti.
"Quanto
tempo abbiamo?"
"Che
domanda assurda. Sembra la domanda di un malato terminale. Noi non
stiamo morendo"
"Quanto
tempo abbiamo?"
"Un mese
e mezzo, al massimo due..."
"Stiamo
morendo, lo sai?"
"Smettila..."
"E i
documenti sono a posto? Voglio dire, li hai tutti?"
"Sì,
volevo spiegarti che in questi giorni mi vedevi nervosa e forse
misteriosa... In realtà non avevo niente contro di te. Ero presa da
tutta questa storia dei documenti..."
"Non
avevi niente contro di me. Mi fa ridere. E contro di chi? Contro di
noi, mi dirai. O già non esisteva più un noi nella tua testa?"
"Giovanni,
smettila, lo sapevi..."
"E che
me ne importa se lo sapevo... So anche che devo morire un giorno ma
non voglio morire e non voglio essere mai pronto"
"Non
fare lo scrittore..."
"So fare
solo quello..."
"Ma non
stai scrivendo più..."
"No,
invece scrivo. Quando sono solo scrivo"
"E
quando è che sei solo?"
"Sempre,
mi sembra di capire..."
Giovanni si
era asciugato gli occhi e si era guardato intorno preso da un pudore
tardivo. Daisy aveva messo la testa fra le mani e cercava di nuovo il
punto in cui riagganciare la sicurezza che aveva con sè un attimo
prima.
"E come
facciamo?"
"Che
vuol dire come facciamo? Un anno, anche meno, e vengo a passare un
tempo qui..."
"Che
mostruosità... Un anno. Che senso ha?"
"Boh..."
"E' che
finisce... Questo è il punto. Inutile che ci giriamo intorno.
Stavamo costruendo. Stavamo andando nella direzione giusta. Era bello
questo immaginarci insieme..."
"Già..."
"E io,
amore mio, io che faccio?"
"Tu che
fai... Lo sai bene. Tu sai vivere..."
"Io so
sopravvivere. Non so vivere. E non è la stessa cosa"
"Troverai
un'altra donna. Lo hai sempre fatto"
"Io non
voglio cercare un'altra donna che non sia tu"
"Sei
patetico. La cercherai..."
"Non ne
ho voglia..."
"Non
dire cazzate. Non ti sei mai fatto lo scrupolo di tradire chiunque.
Sempre"
"Non
sempre..."
"Quella
che c'era prima di me. La tradivi con me"
"Quello
non era tradire, era un'altra cosa. E poi anche lei mi tradiva"
"E le
tue studentesse? Ti sei mai dato un limite?"
"Quelle
erano un'altra cosa ancora. Erano giochi"
"Giochi...
certo. Per te forse, non per loro. E' che sei sempre stato solo, hai
ragione quando lo dici. Solo giocando ad esistere..."
I fantasmi
erano lì, da qualche parte, ma avevano smesso di tormentarli. Alcuni
erano andati a sedersi vicino alla spiaggia, nel buio. Altri erano
rimasti nei pressi del tavolo ma non facevano rumore. Ascoltavano
ogni frase con la stanchezza dei fantasmi che ripetono sempre le
stesse parole, quelle che annoiano.
"Che
merda, se ne vanno tutti. Non fai in tempo ad innamorarti e
spariscono. Sembra una metafora della vita ma non è la vita. Non la
è per intero"
"E'
vero, e poi sembrano così assurdi tutti questi addii. Comici. Si va
a 90 miglia da qui e diventa una distanza incolmabile"
"Ma come
faccio adesso... dimmi, come faccio io?"
"Un
anno, Giovanni. Un anno"
"Ma in
un anno sarai cambiata. Sarai un'altra. Ed io sarò lontano. Più di
queste stronze 90 miglia. Staremo su barche diverse, in senso
opposto, e ci saluteremo con la mano... Non sono un bambino"
"No, tu
resterai sempre un bambino, questa è l’unica cosa che so..."
Giovanni
aveva sentito di nuovo salire quella specie di onda, dallo stomaco
fino agli occhi. Quell'emozione intermittente che non dipendeva dalle
maree e non lo teneva a galla.
"Facciamo
una cosa, ascoltami. Facciamo una cosa..."
"Ok, ti
ascolto"
"Facciamo
così: come con la morte"
"Che
vuol dire..."
"Che non
lo sappiamo. Che cancelliamo tra noi questo segreto, quello che ci
siamo detti, la tua partenza, tutto. Come una malattia mortale che
uno nega a se stesso..."
"Come un
malato di cancro ai polmoni che continua a fumare e non lo dice a
casa?"
"Brava,
proprio quello... Continuiamo a fumare, come non facesse male... e
poi partirai quando dovrai farlo e sarà come una morte improvvisa,
inattesa..."
"Come
non facesse male...", ripete Daisy per sentire meglio il sapore
di quelle parole che diventavano amare sulle ultime sillabe.
"Non so
se sono capace. Comunque farà male..."
"Non
importa, farà male, come fa male la vita..."
"Resti
sempre un bambino. Uno scrittore bambino. Te l'ho già detto? Perdi i
tuoi giochi in un terremoto e credi che il terremoto sia venuto solo
per te..."
"E il
terremoto cosa sarebbe nella nostra storia, fammi capire la
metafora..."
"Sarebbe
la vita, ad esempio, Giovanni..."
Cuba era
diventato un paese di fantasmi. Che ti tormentavano le giornate.
Alcuni ti telefonavano ogni tanto e decretavano una tregua. Ma poi
tornavano. Si arrampicavano sui balconi, percorrevano in lungo e in
largo le strade di Vedado, di Playa, delle periferie, e ti toglievano
il sonno. Diventava tutto un rimando, tutto l'incipit di un romanzo
che c'era un momento prima e che è scomparso. Fantasmi. Telefonate.
Amori tagliati in due, in tre, in mille sentieri interrotti. Il
dolore di una malattia taciuta, di un'epidemia di cui ti vergogni.
Erano tutti lontani. Irrimediabilmente. Nessun viaggio, nessun
sorriso, ma la pasta dura degli abbandoni. Tutti orfani di qualcosa.
Tutti orfani dell'amore. Milioni di cuori spezzati, di lacrime
seccate, di parole non dette. Da Cuba al vento. Sperando che il vento
fosse dio e le conservasse. Ma il vento non era dio e lasciava in
giro solo fantasmi, fantasmi, fantasmi, ed un paese spolpato,
decimato, umiliato, come un uomo anziano che ha perso il cuore dopo
che ha visto morire tutti i suoi figli in una guerra che non fa
rumore.
Durante il mio soggiorno
tunero novembrino ho avuto il piacere di uscire parecchio di sera. Uscire con belle donne, con
qualche amico, da solo, insomma non mi sono fatto mancare nulla. La maggior parte delle serate,
i dopocena, li ho passati al Bella Vita, il nuovo locale aperto da un paio di
italiani a Las Tunas.
https://www.facebook.com/BELLAVITALASTUNAS2016/ Questo pezzo vuole essere una
sorta di pubblicita' al locale, come ho promesso al proprietario presente
Antonello, (ho anche inserito il link della pagina fb fra gli “sponsor” del
blog) ma anche un piccolo quadro delle difficolta' che si incontrano se si
vuole fare impresa seriamente a Cuba. Ovviamente tutto cio' che
scrivo l'ho detto prima, in una delle non poche nostre chiacchierate, ad
Antonello. Il locale e' molto bello,
credo senza esagerare uno dei migliori di Cuba, ci sono stati investimenti
importanti. I due proprietari si sono
intestati, essendo residenti, un piano a testa, ovviamente hanno dovuto poi
intestare dove vivono ad altra gente, ma questo e' un discorso che esula dal
contesto anche se non e' certo da trascurare....visti i precedenti. Comunque, quale che sia il
destino del locale, la proprieta' restera' a loro, parliamo di un locale
storico nella miglior location cittadina, quindi un brutto affare non e' stato. Il fatto che il locale sia in
un area aperta permette ai fumatori di esercitare il loro vizio, senza dover
uscire rendendo superfluo ogni discorso di aria condizionata e di locali dove
fa un freddo cane. Locale che mancava sicuramente
in citta', ottimo per andare dopocena con una fanciulla giusta, con amici o con
tutti e due, per trascorrere ore piacevoli in un contesto davvero carino. Le cameriere sono abbastanza attente
anche se si puo' migliorare, ottimo servizio di security fornito da gente che
nella vita ha sempre fatto questo, discreto il barman. I tempi di attesa non sono
lunghissimi, c'e' una certa attenzione al cliente, i prezzi sono nella norma,
diciamo per un cocktail siamo sui 2,5-3 cuc, pop corn messi sul tavolo al di
fuori del listino a disposizione dei clienti. In Italia sarebbe una cazzata,
a Cuba una novita'. Parliamo di un locale che e'
potenzialmente una Ferrari, sicuramente siamo ancora nel periodo successivo
all'apertura, molte cose le valuteranno nel tempo e spero sappiano fare le
scelte giuste. Le mie ossevazioni, fatte a
fine novembre, sono indirizzate unicamente nella prospettiva di un possibile
miglioramento del servizio. Secondo me aprire alla 8 del
mattino e' una follia, se va bene fanno 3 caffe' in tutta la giornata. Meglio forse aprire alle 17,
fare 3 ore di Happy hour, poi dare il via alla serata che magari si prolunghera' fino
alla chiusura della discoteca, in modo da prendere quelli che escono dal Luanda I locali vanno tenuti aperti quando c'e' gente, altrimenti e' un gasto di
corrente e di personale. Secondo me un locale di quel
livello va gestito da 2 persone, presenti sempre e a tempo pieno. Non si puo' pensare di poterlo
fare ad un oceano di distanza ne' puo', chi lo sta' gestendo ora, pensare di
poter tenere sotto controllo tutte quelle ore. Ho 2 soci nella palestra, uno
in M&S piu' il familion a Cuba, so come funzionano certe dinamiche nelle
societa', senza la dovuta attenzione e' un'attimo mandare tutto a gambe
all'aria. L'impressione, non mia ma di
tutti coloro che frequentano il locale, e' che....sia un po' troppo in mano ai
cubani. Cubani sicuramente selezionati
e pagati discretamente....ma cubani. Antonello mi dice che e' tutto
computerizzato e che non scappa nulla.....sara' ma qualcuno dati nel computer
li deve inserire e, per tutta una serie di ragioni, non puo' essere lui. Al personale, sopratutto a
Cuba, bisogna stare dietro, prenderlo a calci in culo (metaforicamente...!?)
quando serve, spronarlo, cazziarlo, gratificarlo ecc... Ogni volta che arriva un
cliente, nei cuarti de renta al piano superiore, occorre andare all'inmigration, poi tornarci quando si punta una
fanciulla, tornarci ancora quando se ne punta un'altra, poi ancora quando il turista
se ne va. C'e' una persona che se ne
dovrebbe occupare, ma io ci ho visto il proprietario in coda all'inmigration
col suo bravo registro in mano. In piu' la burocrazia, i
controlli, lo stato che ti ricorda che sei comunque un paladar anche se in
realta' sei altro, allora occorre apparecchiare tavoli in cui nessuno mai si
siedera'....ecc. Le societa' sono gia'
complicate quando si e' presenti condividendo spalla a spalla il quotidiano, lo
diventano molto di piu' quando uno c'e' sempre e l'altro arriva ogni tanto. Detto questo ripeto, devono
trovare il ritmo e sopratutto capire che
occorreranno sacrifici veri per raggiungere i risultati sperati. Mi sono trovato bene, ho
collaborato significativamente a pagare la loro successiva bolletta della luce
che pare sia.....importante. Davvero i migliori auguri per
un successo che, viste le premesse, non deve mancare.
In questi giorni siamo,
tutti quanti, sommersi da messaggi, mail, whatsapp e tutto quello che
volete.
Comunicazioni di auguri,
quindi cose tutto sommato piacevoli, pero' al di fuori di questi
periodi festivi, molto spesso, queste situazioni sono fonti di
rompimenti di cabasisi.
Sono di una generazione
cresciuta senza i telefonini e altri marchingegni di cui oggi pare
non possiamo fare a meno, se non volevi essere rintracciato era
sufficiente stare lontano da telefoni fissi e il gioco era fatto.
Oggi e' tutto cambiato,
per molte cose e' un bene, per altre decisamente no.
Ho iniziato a frequentare
Cuba quando le cose erano, maomeno, come da noi prima dell'avvento di
tutte queste cose.
Non c'era internet, se
volevi telefonare a casa compravi una tajeta pagandola un rene, alle
fanciulle davi appuntamenti a voce, quasi sempre si facevano trovare
presenti, a volte ti embarcavano.
Non so dire se ho
rimpianti di quel periodo, cosi' come non so dirvi se ho rimpianti
per quando le cose in Italia funzionavano in modo meno virtuale.
Forse i rimpianti per non
avere piu' quell'eta', ma questo e' un'altro discorso.
Oggi, indubbiamente, Cuba
e' piu' facile rispetto a quegli anni, con l'avvento delle zone wi fi
la situazione e' drasticamente cambiata.
Vai dove c'e' questa
opzione e vivi una situazione simile a quella italiana.
Simile ma non uguale, il
bello e' proprio questo.
Da noi, a meno di non
spegnere il movil o di disattivare i dati, siamo comunque sempre
reperibili.
E' difficile che passi,
almeno per me, piu' di qualche minuto senza che arrivi una notifica,
tenete conto che lo scriba e' molto poco esposto sui social e non fa
parte di molti gruppi su whatsapp.
Da un lato il fatto di
essere sempre reperibile e' piacevole, perche' ti fa sentire
all'interno del mondo che ci e' toccato ma dall'altro, a volte, mi
piacerebbe poter staccare tutto e tornare all'anonimato di un tempo.
Il bello della Cuba
attuale e' che, appena usciamo dalle piazze dove c'e' il wi fi, si
torna indietro nel tempo.
Certo ci sono i messaggi,
si tratta di uno strumento che, da noi, e' oramai quasi obsoleto,
mentre da loro, quando arrivano quelli degli amici e delle amiche li
accogliamo sempre con piacere.
I telefonini, oggi, come
ho gia' detto altre volte semplificano le cose e mettono le fanciulle
al riparo di problemi con policia e cose simili.
Quando sbarco a Cuba, la
prima cosa che faccio e' spegnere il movil italiano, lo accendo
soltanto un'ora al giorno e quasi sempre senza troppo entusiasmo.
Gli amici, le persone a
cui tengo hanno il numero cubano, questo basta e ne cresce pure.
Se ho voglia di rientrare
in Europa....vado in una piazza e mi connetto, ma appena revisato
cio' che mi interessa chiudo la connessione e torno a Cuba.
Credo che non manchi molto
al fatto che tutte le citta' siano completamente coperta dal wi fi e
a quel punto c'e' il rischio concreto di ritrovarmi con un BEEP ogni
20 secondi, anche perche' appena i cubani accederanno, con la linea
cubana, a whatsapp ne vedremo delle belle.
Sempre che gia' non lo
possano fare, non sono molto informato della cosa.
Personalmente considero
perfetta la situazione attuale, prima ero un po' troppo fuori dal
mondo, se diventa come da noi mi ci ritroverei troppo dentro al
mondo, in fondo sono a Cuba anche per “staccare”.
Questo fino a quando
l'isola sara' un luogo unicamente di vacanza, perche' se diventa
un'altra cosa....ne parleremo...
Mentre da noi e' la
connessione che insegue noi, braccandoci ovunque, a Cuba siamo noi
che inseguiamo la connessione dove e' possibile trovarla.
E' bene, con una regolare
cadenza, riesaminare la situazione compravendita di immobili da que
lato del bloqueo...visto che da questo e' un pianto.
Mai come in questo viaggio
ho visto cosi' tante cartelli “se vende”, oramai siamo al
delirio.
Non soltanto le case
private, molte case de renta di ottima fattura espongono il
famigerato cartello in bella vista.
Alcuni addirittura
scrivono direttamente che accettano proposte, il che vuol dire che la
cifra e' estremamente fluttuante.
Mi raccontava la mia socia
cubana della Fly Gym prima di partire per un mese e mezzo a Camaguey
a ristruttrare casa per farne una renta....e magari un ristorante,
che sta' trattando una seconda casa in pieno centro citta'.
Si era partiti da 23 mila,
poi 20/ 18/15....ora con 12 mila sull'unghia los papeles sono belle
che pronti.
Non so se il motore di
tutti questi movimenti sia la voglia di andarsene, parliamo di gente
che se la passa tutt'altro che male e poi, come diceva Troisi, il
napoletano puo' anche semplicemente viaggiare, non deve per forza
emigrare.
Questo nelle provincie,
perche' pare che nella capitale i costi rimangano alti, ma La Habana
e' La Habana.
Dicevo che anche a Tunas i
prezzi sono scesi, forse se comprassi oggi Grande Torino spenderei
qualcosina in meno, anche se ho comprato da un'italiano che non aveva
chissa' quale necessita' di realizzare in tempi brevi.
Alla fine ho pagato in 3
tranche e sopratutto col cambio a 1.35, quindi alla fine i conti
tornano sempre.
Ho accompagnato un'amico
spagnolo a vederne una, lui vorrebbe piazzarci la sua fanciulla e
viverci con la A2 (se gliela daranno....) nei periodi che trascorre a
Cuba.
L'ho portato nel mio
barrio, Aurora, di gran lunga il piu' signorile e residenziale della
citta'.
Ne abbiamo viste alcune,
si andava dai 12 mila ai 18 mila, ma poi ci si doveva mettere le mani
sopra.
Discorsi gia' fatti; se si
vuole fare una casa a lo cubano e' un conto, se invece si pensa anche
alla nostra comodita' le cose cambiano.
L'impressione e' che se ti
presenti col grano in mano il prezzo lo fai tu, il tipo al limite ti
dice subito di no ma poi, dopo un paio di giorni (non di piu'), ti
richiama....
Quando sono partito, a La
Habana, visto che avevo qualche ora prima del volo, ho chiamato il
mio amico taxista Roberto e gli ho detto, come faccio sempre, di
portarmi a fare un giro per la citta'.
Il Malecon e' tutto in
fase di ristrutturazione, un'immenso cantiere dove stanno facendo
davvero cose notevoli.
Ogni volta che passo da
quelle parti cresce in me il rammarico, forte, di non essere riuscito
ad acquistare quel famoso appartamentino sulla baia che ho sempre
sognato.
Nella vita non si puo'
fare tutto, mancava la persona giusta per poter fare un certo tipo di
discorsi, erano anni in cui quegli appartamentini sul Malecon
venivano via al prezzo della papa.
Oggi....chao pescao, il
treno e' passato e non ho potuto essere in stazione, un' po' di
rimpianto esiste ma, probabilmente, quel che succede conviene.
Mi diceva Roberto che i
prezzi delle case nella capitale, a differenza che altrove,
continuano a salire complice anche l'enorme richiesta che arriva da
tutto il mondo, di avere 4 muri e una placa sulla testa nella
capitale di tutti i cubani.
Se invece uno vuole una
casa non dico al campo, ma in qualche piccolo centro, allora davvero
con 2/3 mila cuc si possono portare a casa siuazioni interessanti.
Certo, poi ti ritrovi dove
ti ritrovi, ma se esci qualche km da Tunas, ad esempio, ci sono delle
occasioni davvero sorprendenti.
Conviene ancora, conviene
sempre una casa a Cuba, certo le leggi sono quelle che sono e bisogna
essere consapevoli di eventuali rischi se ci si infila in certe
situazioni ma al final....a tutto c'e' sempre un rimedio.
Alla fine, come sempre,
occorre scegliere da che parte del buco della serratura si decide di
vivere.
A livello generale
sarebbero un po' troppe le cose, personalmente, spero in
tanta salute per me e le persone a me care, che il percorso
professionale che ho intrapreso qualche anno fa possa proseguire
serenamente e che non mi manchi mai la voglia di rischiare, di
cambiare e di salire su un'aereo che mi porti dall'altra parte del
mio mondo.
Di conseguenza spero di
bissare o di poter migliorare i 50 giorni a Cuba del 2016.
Per il mio paese vorrei
un'anno sereno e sopratutto stabile, un governo decente e uno stato
che tuteli i cittadini e non passi il tempo a vessarli....ma siamo
nel campo delle pie speranze....
Preferisco parlare di
Cuba.
Che anno aspetta la
maggiore delle Antille?
Ogni due giorni arriva
sull'isola un capo o un alto dignitario di stato straniero per
firmare nuovi contratti commerciali, speriamo che tutto questo
muoversi porti anche qualcosa di concreto per migliorare la vita di
tutti i giorni della gente.
Con Trump c'e' poco da
stare allegri ma voglio vederlo dopo il 20 gennaio, quando tocchera' a
lui sporcarsi le mani e ai tanti proclami dovranno fare seguito i
fatti.
Non credo, opinione
personale, che possa permettersi di fare troppi passi indietro
rispetto a quanto fatto dal suo predecessore.
Come dico spesso, anzi
come dicono quelli che hanno studiato; “la storia non guarda
indietro”, vedremo se le cose cambieranno fra i due paesi, oppure
se si proseguira' col vecchio sistema che non ha portato niente di
buono, ne' per Cuba ne' per le terre yankees e confederate.
Si parla, da tempo, di
questa benedetta unificazione monetaria, da oltre 2 anni Raul ha
piu' volte affermato che si fara' presto, ma su quel “presto” si
accalcano numerosi dubbi.
Il boss di casa nostra,
jefe de empresa di costrucion, ha i suoi bravi dubbi sul fatto che
l'unificazione monetaria si possa fare allo stato attuale delle cose.
Mi ha fatto un lungo
discorso sul costo del lavoro e sul valore del salario a sostegno
della sua tesi.
Di certo bisognera' vedere
a quanto cambieranno il cuc nel momento in cui decideranno di
eliminarlo.
Perche' se sara' a
15....la vedo pesante.
Chi, come il boss, riceve
una quindicina di cuc al mese di estimulo oltre alle altre voci del
salario, si vedrebbe ridotta la cifra da 375 pesos a
225....moltiplichiamo questo per tutto l'ambaradan e salterebbe fuori
un bagno di sangue di dimensioni bibliche.
C'e' una marea di gente
che ha cuc imboscati, nel momento in cui questa divisa verra'
cancellata dovranno andare al banco a cambiarli e a quel punto
dovranno anche...giustificarli, spiegare da dove sono arrivati, un
casino amici miei.
Per questa e altre ragioni
pare che questo provvedimento avra' un iter lungo e per nulla
semplice.
Tornando a cose piu'
terrene mi auguro che i voli continuino a scendere di prezzo come
sta' accadendo, visto che il cambio e' passato da 1.40 a 1 nel giro
di 2 anni e mezzo, almeno col volo si riesce a recuperare qualcosa.
C'e' voglia di Cuba
nell'aria, l'isola e' al centro del mondo, un po' per la morte del
Comandante en Jefe, tanto per la paura che una volta arrivati gli
americani bla bla bla.....molto perche' e' davvero la piu' bella
terra su cui occhio umano si sia mai posato.
Speriamo che i servizi
migliorino, che la sicurezza di ogni turista non venga mai messa in
discussione e che il Socialismo, un Socialismo solidale e alla
portata anche dei piu' deboli, continui pur con tutti i suoi limiti,
a non lasciare indietro nessuno.
Grande Torino ha una serie
di prenotazioni per i primi mesi del 2017 e speriamo che M&S
continui nella crescita esponenziale che ha manifestato in questi
ultimi mesi del 2016 cosi' come la Fly Gym.
Questa settimana tocca ai
Pooh.
So che molti non li amano
ritenendoli troppo nazional popolari, il 30/12 hanno fatto il loro
ultimo concerto dopo 50 anni di carriera, mi sembra giusto ricordarmi
di loro.
Ad ogni canzone che
ascolto il ricordo va ad una ragazzina, tanti tanti anni fa....non si
deve vivere di ricordi ma neanche fare finta che il passato non sia
mai esistito.
Inseriro pezzi non troppo conosciuti ma che...hanno avuto il loro perche'.