L'intenzione di questo pezzo
non e' quella di un non ben definito rimpianto per il passato, non vorrei che
il tutto si riducesse al solito discorso di chi e' avanti con gli anni e non
comprende il mondo in cui sta' vivendo. Non e' cosi' ve lo assicuro. Quando ero ragazzino, quelli
piu' grandi dicevano sempre che, quando erano ragazzini loro, tutto era meglio,
alla fine e' sempre un a ruota che gira. Spesso leggo che Cuba e' 30/40
anni indietro rispetto al mondo in cui stiamo vivendo noi nell'ex opulento
occidente. In linea generale penso sia
una cazzata ma, riguardo a certe situazioni, esiste un fondo di verita'. La foto che vedete l'ho
scattata a novembre di quest'anno, siamo a La Habana nella via parallela al
Malecon, a pochi metri dal mare, non lontano a calle 10 giusto per dare un'idea
della location. Dalla parte opposta rispetto
al Morro...per capirci. Dei ragazzini che in uno
spiazzo verde, di fronte ai palazzi, giocano a pallone, senza telefonini,
tablet e menate, esattamente come facevo io a quell'eta'. Vi confesso che ogni volta in
cui a Cuba (da noi e' oramai impossibile) mi imbatto in simili situazioni la
mia prima tentazione e' quella di alzare il ditino e chiedere “posso giocare
anche io?”. Gia' perche' oramai per vedere
situazioni come queste si deve andare a Cuba o in altri paesi simili, da noi si
e' tutto perso. Quando avevo l'eta' di quei
ragazzini a casa ci andavo solo per mangiare; pallone al mattino, al pomeriggio
e alla sera fino a quando c'era luce. La figa, nella versione edulcorata di quegli anni, sarebbe arrivata dopo,
scombussolando le cose. In campetti cittadini che
ancora esistevano e dove oggi sorgono case a piu' piani, oppure nelle vie della
periferia torinese, magari usando come porta il portone della chiesa, col
sacrestano che ci correva dietro incazzato nero. Nei campetti due maglioni a
terra per fare le porte, si iniziava a correre per non fermarsi piu'. Certo quando giocavamo
sull'asfalto cittadino le macchine erano infinitamente meno di adesso, la gente
era meno incazzata, nessuno ti cazziava perche' facevi un po' casino, nessuno
chiamava i vigili. Al massimo trovavi la vecchia
stronza che ti bucava il pallone, ma proprio al massimo. Oggi si e' tutto perso, non ci
sono piu' gli spazi verdi di allora, per strada non si puo' piu' giocare
perche' le auto sono ovunque, guai se un pallone ne sfiora una, succede un
pandemonio. I ragazzini viaggiano con gli
occhi sul telefonino chattando dal mattino alla sera, poter comunicare con un
coetaneo in Nuova Zelanda con un touch e' una cosa interessante ma si e' perso,
secondo me, il gusto di cose che dovrebbero essere patrimonio di ogni
ragazzino. Per le cose serie c'e' poi
tutto il resto della vita. Quale ragazzino oggi prova
ancora il gusto di mangiare un frutto rubato da un albero, come puo' sapere che ci risultava infinitamente piu'
buono rispetto allo stesso frutto comprato a la tienda? Oggi un pischello di 12 anni
puo' accedere a you porn mentre noi “tutte quelle cose” ce le siamo conquistate
giorno dopo giorno, dando corpo ai sogni che ogni adolescente ha il diritto di
avere. Quando vedo quei ragazzini
cubani giocare a pallone in un campo, che a Las Tunas puo' anche essere quello
piccolo de la pelota, allora mi tornano in mente i mille tornei che non
finivano mai, le regole che ci inventavamo noi, le litigate per un pallone che
era passato sopra il maglione di una porta e non sapevi se era gol o no. Ecco, Cuba ha questa capacita'
di riportarmi indietro nel tempo, non mi riferisco solo ai ragazzini ma anche a
quella bellissima cosa che e' conoscere la gente che ti vive vicino. Nel barrio dove vivo conosco
tanta gente, per tutti sono l'italiano che vive insieme a quella famiglia, le
persone mi salutano, si fermano a parlare, hanno il tempo per farlo e il
piacere di condividere qualcosa. Da noi quando succede? Incroci i vicini, un saluto
frettoloso e poi ognuno di corsa a farsi i cazzi propri che ci prendono tutta
la giornata e a volte non basta neppure quella. Ecco, se vogliamo Cuba e' anche
un tuffo nel nostro passato, una sorta di macchina del tempo che ci riporta indietro negli anni.

NEW YORK - Da quando vivo negli Stati Uniti non passa giorno che sul mio telefonino non arrivino una o due chiamate da qualche sperduto call center. Sul display appare un numero dell'Indiana o del Montana. Risponde una voce, quasi sempre un messaggio registrato, che mi propone un'assicurazione sanitaria. Una tortura. Nella metropolitana, nei cartelloni pubblicitari per strada, negli spot televisivi, a tutte le ore, i messaggi promozionali delle varie società sono una costante. Immagini di anziani che corrono su spiagge incontaminate. Famiglie felici che corrono tenendosi per mano…
RispondiEliminaSe non hai i soldi non ti curi
Negli Stati Uniti curarsi costa. La sanità pubblica europea per tutti, vista da qui, con tutti i suoi problemi e le sue criticità, appare una conquista civile immensa, lontana anni luce da questa mentalità dove tutto è produttività, fatturato e profitto. Se arrivi al Pronto Soccorso per un incidente, prima di accettarti ti chiedono se hai la copertura assicurativa. Se hai qualche linea di febbre e provi a farti visitare dal medico di base devi essere pronto a tirare fuori 350 dollari. Il dottore ti prescrive una scatola di antibiotici e qualche antinfiammatorio: al conto vanno aggiunti altri 100-150 dollari. Se poi decidi di farti visitare da uno specialista il conto sale a 700 dollari. Solo per la visita. Se non hai i soldi o non hai l’assicurazione non ti curi. E speri di non ammalarti. Non è raro per le strade di New York, soprattutto tra la popolazione nera, incontrare anziani malmessi che restano così, destino ineluttabile, perché non hanno le risorse economiche per curarsi. Obama tra mille difficoltà ha provato a modificare questo sistema. Ma la sua riforma, mai pienamente approvata, ora rischia di saltare dopo il pronunciamento di un giudice texano, l'ennesimo, che l’ha dichiarata incostituzionale alla luce delle modifiche apportate dall’attuale amministrazione.
Le assicurazioni sanitarie sono dappertutto
La sanità americana insomma è un incubo per i suoi costi. Tanto che molti americani espatriano, fanno le “vacanze sanitarie” scegliendo posti dove curarsi costa meno. Un po’ quello che succede con la gente che dal Friuli e Veneto va a farsi rifare i denti in Slovenia. Da qui si va nelle cliniche in Israele o, fenomeno più recente, nelle cliniche americane modernissime in Qatar che trovi reclamizzate sulle riviste patinate. Se la sanità americana è un incubo per i suoi costi, le assicurazioni sanitarie sono dappertutto, una presenza ubiqua, un grande occhio che vede e controlla. ProPublica di recente ha raccontato la storia di un malato che ha scoperto di essere spiato dalla sua assicurazione mentre dormiva. La storia di Tony Schmidt interessa potenzialmente milioni di americani che soffrono di apnea durante il sonno e utilizzano i respiratori per dormire meglio. Le assicurazioni, dicono gli esperti, utilizzano tutte le tecniche possibili per stare sui costi. Arrivando anche a spiare la vita privata e le abitudini dei loro pazienti.
I malati del sonno
RispondiEliminaLa storia comincia il mese di marzo quando il signor Schmidt, 59 anni, specialista in information technology di Carrollton, Texas, scopre qualcosa di strano nella sua macchina Cpap (Continuous positive airway pressure), il dispositivo medicale con una pompa che produce ossigeno e una maschera che lo aiuta a respirare meglio durante il sonno e a evitare le apnee di cui soffre. Senza quella macchina Schmidt sarebbe costretto ad alzarsi centinaia di volte ogni notte per respirare. Come lui, 22 milioni di americani che soffrono dello stesso disturbo nel sonno, secondo i dati dell'American Sleep Apnea Association, sono costretti a usare la macchina Cpap durante la notte. Il programmatore texano scopre che il suo Cpap lo spia, senza che lui abbia mai fornito nessun tipo di consenso all'assicurazione né alla società produttrice che glielo ha fornito: il dispositivo registra quando è in uso e quando è spento. Spedisce direttamente le informazioni non solo al suo medico, ma anche all’azienda produttrice che li gira alla sua assicurazione sanitaria.
Costi quadruplicati
L'apparecchio Cpap costa dai 400 ai 600 dollari, a cui va aggiunta la spesa periodica per sostituire i filtri e la maschera. Ma le assicurazioni hanno sviluppato delle tecniche raffinate per rendere più costose le terapie. Obbligando i pazienti ad affittarle per far lievitare i costi. Se un medico ti prescrive l'uso di una di queste macchine l'assicurazione te lo fornisce, ti costringe a pagare un canone che, sommato nel tempo, arriva a costare molto di più del costo unitario dell'apparecchio per chi non ha l'assicurazione. Un contratto tipo è di 15 mesi con un canone di 104 dollari al mese, più i filtri e gli altri accessori, la spesa arriva a superare i 2000 dollari. Quattro volte tanto il costo dell'apparecchio. Il ricarico delle assicurazioni è anche sugli accessori: un filtro costa 7,5 $ ma viene passato a 25 dollari, la maschera che si trova sul mercato a 90 dollari costa all'utente 150 $, con il passaggio dell'assicurazione .
Tutela della privacy
I problemi per la privacy del signor Schmidt iniziano il giorno dopo la registrazione del suo nuovo Cpap alla società produttrice ResMed. Al risveglio al mattino gli arriva una mail da ResMed: congratulazioni per aver completato la tua prima notte di terapia. Allegato un report dettagliato con i minuti di utilizzo della macchina durante il sonno. Schmidt chiede alla società che gli ha fornito l'apparecchio il perché di quella mail: gli spiegano che i suoi dati vengono condivisi con la sua assicurazione, Blue Cross Blue Shield. Allarmato per la diffusione dei dati si chiede dove finiscano le sue informazioni personali e scrive una lettera al Better Business Bureau, l'agenzia governativa che cerca di migliorare le regolamentazioni e gli standard volontari dell'industria, e scrive anche al governo federale. Nel ricorso racconta la storia e poi si chiede perché quei dati gli siano stati rubati: «Il mio dottore è la SOLA persona che ha il permesso di avere i miei dati». In una e-mail il portavoce dell'assicurazione risponde che è una pratica standard delle assicurazioni quella di monitorare i dati di sonno dei pazienti che soffrono di apnea per rifiutare il pagamento, se essi non utilizzano la macchina. Secondo esperti di privacy la condivisione dei dati tra aziende produttrici e assicurazioni è permessa dalle leggi federali.
Class action contro la cresta delle assicurazioni sanitarie
A quel punto il signor Schmidt decide di restituire l’apparecchio Cpap e torna a un modello più vecchio che prevede la registrazione dei dati con una memory card, senza connessione automatica a internet. Il suo dottore può verificare i dati leggendo la schedina magnetica, ma lui così non viene più spiato. Di storie come quella del signor Schmidt, di ricorsi contro le assicurazioni, nella sanità americana ce ne sono migliaia e migliaia ogni anno.
Ricordo ancora quando eravamo in pochi amici e allora si giocava alla "tedesca" e tutti a dire "ultimo in porta". Ginocchia sbucciate, mamme incazzate e tanta spensieratezza... l'altra sera a cena con i parenti tutti su fb per fare gli auguri agli amici...io ho guardato mia figlia che giocava con la cuginetta e ho rimpianto l'anno scorso alla Gallega...
RispondiEliminaSimone M&S
Non me ne parlare....oggi sono fuggito e ora sono in palestra, ad allenarmi, che mi sono aperto solo per me.
EliminaSpero davvero sia l'ultimo Natale in Italia
Per chi non sapesse cos'è la tedesca: http://www.machenesanno.it/tutti-i-segreti-della-tedesca-un-intramontabile-classico-della-nostra-infanzia/
RispondiEliminaSimone M&S
Torino (3-4-1-2): Ichazo; Izzo, Nkoulou, Moretti; De Silvestri, Rincon, Baselli, Ola Aina; Iago Falque; Zaza, Belotti.
RispondiEliminaEmpoli (3-5-2): Provedel; Veseli, Silvestre, Maietta; Di Lorenzo, Krunic,Bennacer, Traore, Antonelli; Mraz, Caputo.
1-0 Nkoulou
RispondiElimina2-0 De Silvestri
RispondiElimina3-0 Yago
RispondiEliminaSanta Fe- Ottavo posto e ora sabato la Lazio, partita dura ma non impossibile.
EliminaBasterebbe un centrocampista che sapesse fare gioco e certi traguardi non sarebbero impossibili...Var permettendo...
EliminaBlogarama
RispondiEliminaYour new post has been just indexed
LA MACCHINA DEL TEMPO
Un altro gran bel pezzo, grazie al dominus del blog, che ha la capacità e la forza per esprimere pensieri che noi abbiamo soltanto sfiorato...
RispondiEliminaLeonardo (Locarno)
Ti giuro che mi sono fermato alcuni minuti a vederli giocare...con la voglia di...aggiungermi alla partita.😀
RispondiEliminaLa macchina del tempo ci ricorda che da giovani avevamo più successo con le donne. Giuseppe
RispondiEliminaQuesto è sicuro anche se...dai...non siamo ancora game over...
Eliminahola! la spensieratezza ed assenza de estres sono cose ormai introvabili in occidente, anche io noto le scene descritte e ti fanno tornare indietro nel tempo. chao Enrico
RispondiEliminaAver la testa libera è una cosa che non ha prezzo
RispondiEliminaFRANCESCO MANASSERO
RispondiEliminaÈ un Torino che guarda il futuro con più convinzione dopo il 3-0 all’Empoli. Un futuro che si traduce in due parole, Lazio e mercato. Il patron granata Urbano Cairo parte dalla considerazione che «quando non ci sono errori arbitrali il Toro vince, così è successo cinque volte su sei», poi rivolge lo sguardo alla prossima sfida, con la Serie A di nuovo in campo sabato prossimo. «A Roma sarà un incrocio importante - le parole del presidente -, mi aspetto la squadra delle ultime uscite, siamo a cinque punti dalla Champions e potevamo avere qualche punto in più». E il mercato, che aprirà la settimana prossima? «Se ci sarà l’occasione della vita la coglieremo - ancora l’editore -, ma non vedo grossi calibri in grado di decidere da soli le partite. Ljajic? Non ne ho parlato con nessuno e poi l’allenatore vorrebbe una rosa ridotta. Piuttosto faremo qualcosa in uscita, ad Edera avevo già consigliato ad agosto di accettare il prestito per poter giocare di più».
STENO STEFANO TORINO
RispondiEliminaNotizie che arrivano da L'Havana danno un'immagine strana di Cuba. Notte del 31 dicembre.
Concerto di Chacal (Habana Cafe) 100/150/200 cuc per persona solo posto seduto.
Concerto Los 4 (Cecilia). 35 cuc per persona. Richiesta 850 cuc per una bottiglia con tavolo terza fila.
Concerto Yomil y Dani (Salon Rojo) 40 cuc per persona.
Aspetto notizie d Micha al Don Cangrejo
Alla faccia del salsiccio...
RispondiEliminaQuanto alle "Feste": una volta c'era a Lugano Aldo Busi, i suoi libri li trovo indigesti ma lui l'ho sempre trovato un parlatore irresistibile, di quell'incontro ricordo una frase: "A un massimo di libertà corrisponde un massimo di solitudine." I miei amici sposati non capiscono perchè vado in vacanza da solo, a volte da solo anche al ristorante: a Cuba si fanno subito nuove conoscenze, a volte amicizie; se giri in compagnia stai nel tuo guscio, non è più vacuum, cioè vacanza...
RispondiEliminaLeonardo (Locarno)
Se viaggi solo sei col miglior compagno di viaggio possibile.
EliminaNiente di più fastidioso, di torturante, di quelle famiglie che portano sull'Isla quei poveri indifesi bambini che mettono la sirena per tutto il volo, per me - quei genitori - sono degli eroi: tutto in quelle condizioni diventa più difficile, più faticoso, terribilmente in salita... ... ma non siamo tutti uguali, io, darwinianamente, sono un esemplare di una specie destinata a scomparire...
EliminaC.
Se ti firmi...seriamente almeno qua' sopra il rischio di scomparire si attenua...
RispondiEliminaDisculpe, sono sempre Leonardo (da Locarno), Carlo è il mio secondo nome... ... l'idea era quella di dare ragione al dominus, mi viene in mente "beata solitudo, sola beatitudo": da wikipedia: "La frase campeggia nel chiostro dei Francescani nell'isoletta di San Francesco del Deserto..."
EliminaLa vacanza è un bene preziosissimo.
RispondiEliminaAndare in vacanza con altri vuol dire,giocoforza, sottomettersi a compromessi.
Non sono interessato...
Forse é anche per questo che cuba affascina cosi tanto noi della ns generazione
RispondiEliminaAsimismo!
RispondiElimina