venerdì 6 ottobre 2017

M&S SETTEMBRE

Settembre avrebbe dovuto essere un mese nefasto per M&S CASA PARTICULAR CUBA.

L'uragano Irma che ha sconvolto Cuba avrebbe dovuto far desistere dal viaggio ogni turista in grado di leggere un giornale o in possesso di un televisore.
In effetti le visite al sito, in quel periodo, sono diminuite ed ancora non sono tornate al loro numero quotidiano normale, ma tutto sommato il mese e' andato abbastanza bene.
Molto per merito del mio socio che ha concluso la maggior parte delle trattative.
Pensavamo peggio, molto peggio, invece, dopo un primo momento di scoramento la gente ha ripreso a viaggiare verso la maggiore delle Antille.
Abbiamo avuto non poche difficolta' di comunicazione con l'isola.
Nei giorni successivi ad Irma in tutta Cuba mancava l'elettricita' e di conseguenza la connessione.
Per almeno un paio di settimane e' stato tutto molto problematico ma ora le cose sembrano tornate alla normalita'.
Le case particular sono tutte costruite con buoni materiali, placa ben fatta e tutto il resto, di conseguenza, al di la di qualche danno a chi ha il giardino, tutto sommato hanno tenuto botta.
Abbiamo, ovviamente, dovuto rassicurare in merito clienti che avevano prenotato in precedenza per questi periodi o quelli successivi.
I problemi sono ai Cayos ma per il resto l'isola e' pronta per continuare ad essere un preciso riferimento turistico.
Ottobre sara' ancora un mese interlocutorio poi, supponiamo, in novembre e dicembre sara' un deliro, almeno lo speriamo.
L'italiano, oramai lo sappiamo bene, tende a fare tutto l'ultimo momento, col rischio concreto di ritrovarsi a dormire in qualche parco cubano.
Detto questo difficilmente riusciremo a fare i movimenti fatti lo scorso anno fra novembre e febbraio, un po' perche' non c'e' piu' l'effetto Obama, un po' per Irma e un po' per le menate del Trumpo.
Vista la situazione dei Cayos e il fatto che ci sono arrivate molte richieste di inserimento da parte di case (anche di matrice....italiana) a Moron e Remedios abbiamo deciso di inserirle, in modo che siano la base di partenza....e di ritorno da eventuali gite ai Cayos stessi.
Una tendenza che, fino a poco tempo, fa toccava le case nelle provincie ma oggi riguarda anche la capitale e' quella della richiesta specifica di molte case habanere e di Guanabo di NON inviare assolutamente clienti...solteros.
Oramai e' un trend che non possiamo non tenere in considerazione.
Un esempio; dopo 2 anni siamo riusciti a piazzare un cliente nelle bellissime case del trittico Bodeguita, Viajero e Portal situate nel cuore della capitale.
Non c'e' mai stato verso di trovare un buco libero alla faccia degli sfigati che blaterano sul fatto che investire a Cuba siano soldi buttati nel cesso.
Al di la della nostra prenotazione gli amici italiani che le gestiscono ci hanno gia' informato che fino ad APRILE non c'e' un buco libero da loro.
Un'agenzia di Reggio Emilia ci ha chiesto un paio di settimane in una di queste case per un loro cliente.
Parlo di 75 cuc al giorno.
Gli amici italiani ci hanno subito messo sul chi vive; NO A VISITE, NO A FESTE DI NESSUN TIPO!
A 75 cuc al giorno.
Per fortuna il tipo va a Cuba per un reportage fotografico e la cosa e' andata a buon fine.
Denaro tutto adelantando, pagato dall'agenzia a me che l'ho girato ai proprietari delle case, meno ovviamente la nostra commissione.
Alcune case a Guanabo dove avevo chiesto disponibilita' per 4 solteros mi hanno subito detto che non li prendono, altri neanche mi hanno risposto.
Prima nella capitale....tutto era possibile ma ora le cose pare che si siano di molto complicate e nessuno vuole rischiare la casa per far trombare un turista.
Fra l'altro piu' di una casa ci ha comunicato che renta un numero maggiore di cuarti rispetto a quanti inizialmente ci aveva indicato, ma ci ha anche chiesto....di non pubblicarlo.
Il fisco cubano pare che stia allungando le mani un po' ovunque.
Era inevitabile.

M&S CASA PARTICULAR HA AGGIUNTO UNA CASA

26 commenti:

  1. francesco olivo
    inviato a barcellona

    Le ore più emozionanti per l’indipendentismo sono anche le più dure. L’accerchiamento al governo secessionista aumenta di ora in ora. Ma se all’offensiva dei tribunali, compreso quello costituzionale, non si dà più nessun peso a Barcellona, molto più pericoloso è il nuovo fronte: la fuga delle grandi banche e l’allarme degli imprenditori. A far paura agli istituti e anche a molte aziende è una sigla, Dui, la dichiarazione unilaterale di indipendenza, che il blocco secessionista prevedeva di proclamare lunedì prossimo, con una votazione in parlamento. Il tribunale costituzionale spagnolo ha sospeso la convocazione della seduta, perché l’aula si sarebbe apprestata a dibattere una legge, quella della transitorietà giuridica, a sua volta sospesa dall’alta corte. Il governo catalano replica: «Ma se il referendum, come dice Madrid, non è mai esistito, perché il tribunale costituzionale annulla questa seduta?».
    Siamo alle schermaglie legali che non impediscono al fronte di Puigdemont di proseguire la corsa, avventurosa ma decisa, verso la dichiarazione d’indipendenza. Tra i partiti della maggioranza, però, c’è una differenza di visioni su come portare avanti un processo politico che, la vicenda delle banche lo dimostra, porta con sé conseguenze importanti sulla vita dei cittadini. Anche chi ha votato per il «Sì», passata la sbornia dei giorni più ad alto tasso emotivo (gli arresti, il referendum e lo sciopero) ora comincia a vivere giorni difficili. Lo riflettono bene i due giornali più importanti dell’aspirante nazione, «La Vanguardia» e il «Periodico», che ieri, con toni diversi, hanno chiesto alla Generalitat di non gettare i cittadini nell’avventura della Dui, ma di congelare le decisioni, lasciando spazio a possibili mediazioni.
    L’ala dura della maggioranza indipendentista, l’ultra sinistra della Cup, si trova a suo agio in questo clima e preme perché sia confermata la linea dura. La piazza d’altronde, mobilitata da giorni, non capirebbe una frenata. Il fronte dei moderati, però, spera in extremis di arrivare a una soluzione di compromesso, che eviti la repressione dello Stato, senza dall’altro lato frustrare i sogni di metà della popolazione che è ormai convinta di dire addio a Madrid. Lo spazio è strettissimo: una soluzione potrebbe essere un rinvio mascherato, magari motivato con l’apertura di un tavolo, per mediare. Ma la Spagna non dà sponde in questo senso. In mezzo c’è Puigdemont, il «president» si trova in una posizione scomoda: se si ferma, magari per favorire un dialogo di cui non si vedono i segni, delude le aspettative. Se accelera rischia di provocare guai, non solo istituzionali alla Catalogna, perdendo pezzi anche da un punto di vista politico, visto che salterebbe l’intesa (informale) con la sindaca di Barcellona Ada Colau. Le gambe tremano, «ma sapevamo che non sarebbe stato facile».

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    1. Hanno capito in Catalunya finalmente ed era ora che hanno forzato troppo la mano e sono arrivati ad un punto di quasi non ritorno dove non volevano arrivare,Rajoy e' furbo e senza scrupoli(perché un politico di livello e non un fascista ora tenderebbe la mano ed aprirebbe al dialogo) ed il suo apparente immobilismo dice a Puigdemont :fai la mossa decisiva di dichiarare indipendenza in base al nulla e permettimi attuare art.155 ,toglierti autonomia e mandare magari esercito...ora Puigdemont ed i suoi se la fanno sotto ...se non fanno l'ultimo passo verso il baratro si trovano sotto casa i 2milioni e passa che hanno votato per il sì ...se lo fanno firmano la rovina della Catalogna e della Spagna,chapeau ,bravissimi tutti
      Andrea M.

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    2. P.s.: la Colau che è unica di livello e non è indipendentista pur disprezzando il Re e Rajoy come ha detto(leggetevi giudizio da lei dato sul discorso del Re)come dici tu Milco non seguirà Puigdemont e gli altri imbeccili in questa follia ...ma poi una curiosità :avete notato come nessuno e dico nessuno parla dei più di tre milioni di Catalani che il giorno del cosiddetto referendum non hanno votato esprimendo il loro parere?cioè qui e' fascista pure Puigdemont che senza sapere come la pensano vuole imporre loro la volontà di una minoranza ...bah ..lo ripeto per ultima volta :i catalani si stanno rovinando con le loro mani.....fuori tema :mi piacerebbe che Milano o Roma fosse governata da una come la Colau ,mi pare di altro livello rispetto alle nostre eroine locali Raggi o Appendino(magari Milco tu torinese mi smentirai )
      Andrea M.

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    3. La Spagna storicamente si e' sempre dovuto buttarla fuori.
      E' successo a Cuba e in tutto il mondo latino che sono ad un oceano di distanza.
      Figurati la Catalunya...

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    4. Quindi la Catalunya cosa doveva fare per uscire dalla Spagna?
      Il referendum non glielo facevano fare, l'indipendenza economica neanche.
      Il Kossovo ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza e tutti a battere le mani.
      perche' la Catalunya dovrebbe essere figlia di un dio minore?
      Tu parli dei 3 milioni....bene Madrid conceda un referendum serio e VINCOLANTE poi vediamo che accade.

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    5. Credo vincono i No ...ma se da una parte hai due fascisti come il Re e Mariano e dall'altra un imbecille nel peggiore dei casi un ingenuo sognatore nel migliore dei casi come Puigdemont arrivi al niente,al punto di non ritorno,il Kosovo si autodeterminava dai Serbi brutti sporchi e cattivi ..loro dalla Spagna membro di famiglia ...ipocrisia della UE ,lo stesso premier serbo lo ha fatto recentemente notare
      Andrea M.

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  2. L’uragano Maria ha attraversato il territorio di Porto Rico lasciando i suoi effetti devastanti. Secondo le autorità locali si è trattato dell’evento atmosferico più forte che abbia toccato il territorio statunitense negli ultimi 90 anni.
    Immediatamente, come sempre accade in questi casi, si sono mossi i governi di Venezuela e Cuba. Maduro ha annunciato l’attivazione di un «piano speciale di supporto e solidarietà» per le vittime. Mentre Cuba, attraverso il proprio ministro degli Esteri si è detta pronta ad inviare un team specializzato composto da 39 medici «per aiutare il nostro popolo fratello» di Porto Rico.
    «La situazione qui a Porto Rico è terribile», ha dichiarato Case Harrity, un rappresentante locale di Save the Children.
    «Questo è un grave disastro e il recupero richiederà mesi, se non anni. Le famiglie di Porto Rico hanno bisogno di un aiuto maggiore, e ne hanno bisogno urgentemente».
    L’uragano ha completamente devastato la rete elettrica dell’isola. Save the Children ha riferito che 700.000 bambini e oltre 15.000 cittadini sono stati sfollati, costretti adesso a vivere in rifugi improvvisati e lottare per la sopravvivenza.
    Nonostante la situazione sia molto grave, come testimoniano questi dati, e gli aiuti provenienti dagli Stati Uniti giungano sul territorio con estrema lentezza, Trump ha deciso di rifiutare gli aiuti offerti dai governi di Venezuela e Cuba.

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  3. Che dire, sempre più tour, sempre meno richieste su singole tappe. Il che ci sta. Una coppia che si fa 10 ore di viaggio difficilmente farà tre giorni ad Havana e poi tornerà indietro (a meno di tappe negli Usa). Altresì vero che il soltero in cerca di avventure (quasi sempre una sola tappa) mai spenderà 50 cuc al giorno per una bella casa, quando si trovano (sempre meno) sistemazioni alla cubana per la metà.
    Si alza la qualità delle case e dei servizi. Un autista professionale con auto di qualità porta a casa tra i 100 ed i 150 cuc al giorno per scarrozzare turisti in giro per Havana o, meglio, per tutta l'isola (per non parlare dei suoi accordi personali con bar, ristoranti, case...).
    La storia è questa. Chi crede in altro sbaglia. Punto.

    Simone M S

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    1. Infatti, ognuno insegue i propri bisogni, se lo possiamo aiutare bene, altrimenti amen.

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  4. hola! capisco los dueños che non possono rischiare soprattutto con gruppi di itaglians sapendo la fama. Certo la libertà a Cuba per noi yuma è sempre stata molto limitata cosa compensata dalla sicurezza. Tutto dipende da come uno sa muoversi e cosa vuole, no es facil. chao Enrico

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    1. Forse oggi anche dipende da quanta pancia piena abbiano los duenos...

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  5. Pagassero 75 cuc vorrei fare come mi pare. Giuseppe

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  6. capisco i proprietari che non vogliono rischiare nulla...io farei come loro specie a gente che non conosco perche non puo controllare se alle 5 della notte ti mette in casa una minorenne o baldraccone raccattate che ti danno qualcosa per dormire e ti rubano tutto.....certo che a gente conosciuta e affidabile la cosa è diversa....sempre che 1 e puntata nn rischiano nulla

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    1. Quello che io dico sempre....
      Chiedono a noi se possono...portare ospiti.
      Io ricordo che la decisione e' dei proprietari e che nessuno sano di mente, nella Cuba di oggi, direbbe ad uno sconosciuto "porta chi vuoi..."

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  7. Ciao a tutti e buongiorno ,ci riflettevo ora leggendo post:75 cuc al dia possono a primo impatto sembrare cifra iperbolica ma se guardi il lusso delle case e compari il prezzo con quello di un 4/5 stelle all'Avana per dia non è poi troppo ...anzi....anche considerando che a parte i Melia quasi tutti gli altri hotel di categoria superiore (compresi i fascinosi Nacional o Sant Isabel)hanno deficienze inammissibili per un 4/5 stelle europeo o americano ,per il resto non so se dico una sciocchezza ma non avete impressione che Cuba stia già ...come dire...passando di moda ?
    Saluti a tutti
    Andrea M.

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    1. Non passanto di moda....e' che con Irma, il Trumpo e la fine dell'effetto Obama si sta' tornando alla normalita'...
      Andate a chiedere cosa vi domandano oggi a La Habana per una casa di buon livello...

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  8. A settembre il turismo all' Havana era molto molto basso, me ne sono accorto solo guardando il via vai di taxi e di persone che uscivano e entravano dal Melia Cohiba, che era molto inferiore ad esempio al settembre dello scorso anno, e me lo hanno confermato poi anche gli addetti ai lavori, taxisti soprattutto...parlo del periodo prima che arrivasse Irma...alcuni conoscenti proprietari di carro erano molto preoccupati per la bassa mole di lavoro, e sperano in un ottobre più prosperoso...non credo che Cuba sia passata di moda, ma penso che l'effetto Trump, Irma, e i problemi che si incontrano sull'isola, siano il motivo di questo calo di turismo, senza dimenticare che settembre è sempre stato un mese fiacco.

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  9. Infatti molte case sono vuote e molti duenos hanno ..abbassato la cresta.
    Cosa non del tutto negativa.

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  10. Santa Fé-Per migliorare bisognerebbe far sparire la bandierina di fronte al Malecón..Trump e' solo una disgrazia avercelo come amico, Cuba deve proseguire la sua rivoluzione socialista consolidando i rapporti con Cina, India e Iran e salutando il Presidente Raul tra pochi mesi, ben sapendo che la storia nel bene e nel male non si cancella con la sua dipartita.

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  11. Penoso Il Trumpo che in una Puerto Rico distrutta tirava rotoli di carta igienica ai giornalisti. ..

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  12. Capisco bene i proprietari di casa, al loro posto farei lo stesso. Ma io che vado anche per portarmi una chicas diversa in casa ogni sera, non ho avuto difficoltà ne a guanabo e neanche in capitale. È ovvio, non puoi pretendere il villone in centro con piscina. Però ci sono buoni compromessi
    Francesco

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    1. I tempi cambiano.
      Se vai sul sito di M&S vedrai case in centro Habana di grande valore.
      I proprietari per permettere una trombata in piu' a me o a te non mettono certo a repentaglio centinaia di migliaia di euro.

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  13. Poi non dite che su S-VENTURA non vi avvevo avvisato....

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  14. francesco olivo
    inviato a barcellona

    La data si continua a rimandare, problemi legali e politici, ma la sostanza non cambia: la dichiarazione di indipendenza della Catalogna è dietro l’angolo. La piazza la chiede e i mercati la temono: il giorno scelto ora pare che sia martedì. Il presidente Carles Puigdemont è stato convocato dal parlamento di Barcellona per «comunicazioni sull’attuale situazione politica» eufemismo utilizzato per evitare di pronunciare i propositi proibiti. Ma nella società catalana aumenta il senso di vertigini per un’avventura che affascina e spaventa.
    Anche i più attivi tra i mediatori sanno che i margini per evitare lo strappo sono stretti. La Dui, la sigla con la quale viene chiamata la dichiarazione unilaterale di indipendenza, avrebbe conseguenze inimmaginabili. Alcune in realtà si vedono già, la fuga di banche e aziende, e altre si pronosticano con certezza: l’utilizzo dell’articolo 155 della costituzione, che sospende l’autonomia regionale in alcuni ambiti, primo fra tutti i Mossos d’Esquadra. Il governo spagnolo, oggetto di pressioni sempre più forti, sembra aver deciso: prima si aspetta la Dui e un minuto dopo si reagisce con il 155. Sigle e articoli che non smorzano la drammaticità del momento. La secessione, quindi, anche se spostata avanti nel tempo (è una delle ipotesi che circolano) equivale alla perdita dell’autogoverno catalano, un pilastro fondativo di questa società. La Spagna lo sa, e anche così si spiega la prudenza.
    All’interno del governo catalano per la prima volta in questa settimana decisiva, si alzano voci dissonanti. Il protagonista della frenata, non nel merito ma nei tempi, è il «conseller» Santi Vila, che in un’intervista radiofonica ha chiesto un cessate il fuoco: «Diamo per qualche tempo un’ultima opportunità al dialogo. Nessuno prenda decisioni unilaterali e irreparabili». Un messaggio chiaro, ma isolato all’interno del governo catalano, dove la linea è quella di Puigdemont: non fermarsi e sfruttare l’ondata di consenso, frutto anche dell’indignazione che hanno suscitato le cariche della polizia sui pacifici votanti di domenica scorsa.
    Proprio in tema di referendum, va registrata una novità: il delegato del governo spagnolo in Catalogna, Enric Millo, una sorta di prefetto, ha sfidato lo studio ostile dalla tv pubblica di Barcellona per chiedere testualmente scusa per i tanti feriti del primo ottobre. Una mossa, di certo studiata con Madrid, che però viene considerata tardiva, arrivando a quasi una settimana dai fatti.
    Nella capitale spagnola ieri mattina sbarcava Josep Lluis Trapero, il maggiore dei Mossos d’Esquadra, simbolo della lotta al terrorismo durante gli attentati di agosto e al tempo stesso garante dell’ordine pubblico in questi giorni difficili, un personaggio che divide: eroe per gli indipendentisti e traditore per gli spagnoli. Il capo dei poliziotti catalani era stato convocato a Madrid per rispondere di un’accusa grave e inedita negli ultimi 40 anni: sedizione.

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  15. Secondo i magistrati dell’Audiencia Nacional, lo scorso 20 settembre, Trapero aveva messo in pericolo la sicurezza degli agenti della Guardia Civil, impegnati in una serie di perquisizioni e poi circondati da una folla che ne impediva il passaggio. Il sospetto è che i Mossos abbiano volutamente evitato di rispondere alle richieste di aiuto dei colleghi. La trasferta veniva osservata con grandi timori: se fossero scattate misure cautelari, l’arresto o anche soltanto il ritiro del passaporto, la piazza avrebbe reagito. Trapero, tra gli insulti di alcuni passanti («traditore»), invece è potuto tornarsene a Barcellona senza alcun provvedimento a suo carico. Stesso destino per Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, i leader delle associazioni indipendentiste che avevano organizzato l’assedio alla polizia.
    Sventato per ora il pericolo di un’altra offensiva giudiziaria, i mediatori veri o presunti si sono rimessi all’opera. Oltre a partiti, avvocati, cardinali, ieri si è aggiunta una nazione, la Svizzera, che si è detta pronta a mediare tra le parti. Ma i due muri sembrano invalicabili, anche perché la Spagna, davanti a quello che giudica un colpo di Stato, non vuole sentir parlare (almeno davanti alle telecamere) di una mediazione: «Non siamo due nazioni». La polizia spagnola resterà almeno per un altra settimana. I catalani, al contrario, continuano gli appelli all’estero. Ma Puigdemont insiste sull’indipendenza subito, costi quel che costi. E il prezzo sarà durissimo.

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