giovedì 15 novembre 2018

ASPETTANDO GODOT




Prima di entrare, nei prossimi giorni, nei dettagli spendo ancora qualche parola sulla situazione generale.
Premetto che sono considerazioni a carattere generale che poco o nulla influenzano i miei giorni cubani, se continuo a tornarci e' perche' sempre ne vale la pena.
L'impressione, come avviene da noi, e' che la fiducia nella classe politica, sia oramai ai minimi termini.
Hanno visto andare Fidel, poi Raul, (che sia davvero andato...poi ne parleremo) ora vedono questo Diaz Canel che va in giro per il mondo ma continuano a non vedere chiari e tangibili cambiamenti nella vita di tutti i giorni, che e' poi quello che davvero interessa a tutti.
Da un lato tutte o quasi le tiendas cittadine sono state rimesse a nuovo, in Casa Azul il cambio avveniva nei giorni della mia partenza, ma dall'altro nelle tiendas popolari, quelle dove trovi l'essenziale e non il superfluo, continuano ad esserci code de madre.
Fra le altre cose le tiendas ristrutturate, mi spiegavano, sono oramai compagnie miste con imprese straniere ed e' la ragione per cui ci trovi di tutto.
La Epoca, trattasi sempre di notizia riportata, e' entrata a far parte di una catena a capitale cileno, ora a Casa Azul ci trovi di tutto, dalle bevande isotoniche ai tolloni di macedonia.
Pasta italiana quasi ovunque, formaggio a quantita' pero' a prezzi che non tutti i cubani possono permettersi.
Andarsene resta l'imperativo categorico per i giovani (cosa che per altro sta' accadendo anche da noi) visto che il futuro e' molto incerto.
Vi avevo parlato di un paio di amiche che hanno buoni lavori, oggi i salari migliori li puoi trovare all'Etecsa, al Cupet o nell' empresa eletrica.
Una di queste amiche esce di casa alle 6.45 del mattino e ci rientra alle 6 di sera, il salario e' buono per le cifre cubane, circa 1200 pesos al mese ma con 50 cuc come cazzo vivi a Cuba, sopratutto se hai un infante da mantenere?
Ora hanno alzato le pensioni piu' basse a 242 pesos al mese...meno di 10 dollari.
Come dicevo andarsene resta l'obiettivo di molti anche se le carovane di disperati che attraversano il Messico per cercare di entrare negli Usa spaventano tutti.
Parliamoci chiaro oggi un cubano, finito pie' seco pie' mojado, vale come uno di quei poveri disgraziati ne' piu' ne' meno.
Quindi si cerca di andare via legalmente ma il Trumpo ha messo in piedi talmente tanti balzelli che la cosa si e' fatta problematica.
Tocca fare tutti i tramiti in Guyana.
Le foto che vedete le ho scattate qualche giorno fa davanti all'ambasciata spagnola de La Habana, come saprete e' l'unica situata nel cuore della citta'.
Vedete solo una minima parte delle migliaia di persone accampate davanti ai cancelli in attesa del proprio turno, ogni tanto usciva un poliziotto spagnolo a dare indicazioni sulle tempistiche e le forche caudine che si sarebbero dovute percorrere.
Grande idea quella di Zapatero di concedere la cittadinanza a chi aveva antecedenti spagnoli...
Fra l'altro quasi tutti dalla Spagna vorrebbero poi recarsi nelle terre confederate per cercare fortuna.
Sulla nuova riforma costituzionale da approvare tramite referendum stanno facendo ogni sorta di riunione in ogni luogo di lavoro e nei CDR, in realta' la gente sostiene che tutto sia gia' deciso e che il referendum servira' a poco.
Malgrado tutto il cubano continua a fare la vita di sempre, ogni occasione e' buona per far fiesta, mi sembra che il soldo giri con una certa facilita' visto le casse di birra che la gente si porta via dalle tiendas e gli elettrodomestici piu' cari che, letteralmente, volano.
Aspettano sempre Godot oppure, affacciati al solito deserto, i famosi tartari che non arrivano mai.
Del pane che manca vi ho gia' detto, manca pure la frutta che non sia guajaba o fruta bomba, questo a Tunas (citta' agricola...) mentre a La Habana trovi tutto, basta pagare.
Questo in linea generale, poi ci sono tante storie piccole e grandi da raccontare...per chi vuole ascoltare e (come direbbe Guccini) a culo tutto il resto.
 

mercoledì 14 novembre 2018

M&S HA AGGIUNTO UNA CASA




Casa Giulia è un bed and breakfast situato nel quartiere Vedado all’Havana.
Un’antica casa di stile coloniale ristrutturata recentemente in modo da offrire tre camere indipendenti tutte con bagno privato e aria condizionata.
  • Vesta, camera doppia piccola con letto a una piazza e 1/2, ottima per uso singola ma buona anche per le coppie.
  • Doria e Ottavia, camere doppie standard con letto a due piazze.
Gli ospiti dispongono inoltre di una sala con bar e una grande terrazza dove viene servita la colazione su richiesta.
Biancheria e asciugamani inclusi e pulizia giornaliera. La casa è al primo piano e l’accesso e con scale.
Solo nelle camere non è consentito fumare.


CASA GIULIA 

DE NUEVO EN LA PELEA

Rientrato ieri sera, da Parigi, dall'aeroporto sono andato direttamente in palestra, dove mi sono fatto un paio d'ore per...riprendere la mano e vedere come eravamo messi.
Oggi turno lungo non prima di essere passato a riprendermi Birillo dall'amico che me lo ha tenuto, l'unica cosa che mi e' seriamente mancata dell'Italia.
Comunque il solito rientro senza musi lunghi, dopo 3 settimane c'e' la voglia delle mie cose e di una vita tutto sommato accettabile, poi oggi c'e' pure il sole...
Il blog riprende il suo piacevole percorso, come avviene da un paio d'anni, completamente autoctono visto che oltre ai pezzi anche le foto di copertina che raccontano Las Tunas e La Habana sono scattate dal sempre vostro umile scriba.
Nei prossimi giorni entrero' nello specifico su tante cose, o meglio lo faro' dove sara' opportuno farlo, condividendo, come sempre qua' sopra il 10% della mia vita.
A volte saranno situazioni di cui abbiamo piu' volte parlato, se vi annoio ricordate sempre che questo blog non rientra in nessun protocollo terapeutico...
Dal punto di vista personale e' stato un bel viaggio ma delle cose mie, tolti un paio di sfigati, non credo freghi molto a nessuno, quindi meglio parlare a carattere generale.
Mancavo da 6 mesi, troppo poco per vedere cambiamenti significativi ma abbastanza per accorgermi di alcune cose.
Intanto ci sono grossi ma grossi problemi col pane...non ho detto la fettina di vitello ma il pane...
Manca la farina, sono spariti del tutto i venditori por la calle, quelli che compravano i filoni a 7 pesos per poi in bicicletta rivenderli a 10, spariti forse anche per un problema di licenze.
Davanti ai forni e alle panetterie code mai viste, al massimo ti vendono 2 filoni a testa non di piu'.
Questo a Tunas, a La Habana va un po' meglio ma anche qua' non piu' dei soliti 2 filoni a cranio anche se i forni sono meno presi d'assalto.
Maria Antonietta direbbe “Manca il pane? Date al popolo le brioches”.
Perfino da Dona Neli, dove 10 panetti dolci costano 21 pesos c'era la coda fino a meta' strada ed e' tutto dire.
Poi pero' vado a mangiare il gelato a La Habana (poi vi parlero' di questi locali) a 5 cuc alla coppetta, ed e' pieno di cubani in coda aspettando il loro turno.
La Habana con tanto turismo, il governo parla di 4 milioni in un anno, mi sembrano cifre gonfiate, probabilmente conteranno anche i cubano americani di rientro e i croceristi che si fermano sull'isola mezza giornata.
A Tunas molti meno turisti del solito quando sono arrivato, mentre pero' partivo era in arrivo la solita carovana di temba in aria di estrema unzione, proprio il tipo di turismo che la municipalita' vorrebbe far fuori.
Mi ripeto, rispetto alla sera la citta', tolto il sabato, e' morta, tutto buio, tutto spento...da stare a casa.
Hanno chiuso tutti i ristoranti e i locali italiani, vuoi per una ragione o per l'altra voui temporaneamente o definitivamente.
I soliti rastraciacleta nostrani piangevano miseria quando c'era da pagare 4 cuc per un piatto di pasta ma adesso, se non ceni a casa, non sai letteralmente dove andare a mangiare in modo decente cercando di tenersi alla larga da Montetzuma.
Diciamo quello che vogliamo ma dove ci sono italiani dietro ai fornelli e' tutto un altro vivere.
Anche della sparizione dei nostri locali in citta', parleremo in seguito, con la dovuta cautela ed il rispetto nei confronti di chi ci ha provato, ci prova e ci provera' in futuro.
Si avvicina il referendum costituzionale ma anche di questo parleremo.
Tunas in testa alla seconda fase della serie nacional de pelota, in citta' non si parla d'altro, specialmente dopo la sconfitta in finale dello scorso anno.
Dal prossimo pezzo scendero' nei dettagli su tante cose. Concludendo dal punto di vista personale mi sono davvero divertito, ma davvero, pero' oramai questo non rappresenta una novita.
Fra 80 giorni, lavoro permettendo, si riparte.

lunedì 22 ottobre 2018

IL VIAGGIATORE




La vita di chi viaggia è una vita strana.
Agli occhi di chi rimane, di chi vive la sua vita organizzata, quadrata, con tutte le cose più o meno a posto: casa, famiglia, lavoro, può sembrare una vita allo sbando, una vita di chi non ha nulla, senza certezze, senza traguardi. Ed invece è una vita magica. Per chi viaggia è normale avere più amici in giro per il mondo che a casa. Per chi viaggia è normale non sapere cosa fare la domenica pomeriggio nella propria città dove tutti hanno già i loro piani, ma sapere sempre cosa fare in ogni giorno dell’anno in una città sconosciuta in mezzo a sconosciuti. Per chi viaggia è normale parlare con chiunque, di qualunque età, sesso o nazionalità e fermarsi a cenare con qualcuno conosciuto cinque minuti prima, magari a casa sua. Per chi viaggia è normale fidarsi degli sconosciuti, affidarsi a qualcuno con cui ha scambiato poche parole, preoccuparsi per qualcuno di cui non sa nemmeno il cognome, perché in una terra straniera, solo per il fatto di essere viaggiatori, si diventa istantaneamente una famiglia. Per chi viaggia è normale voler bene in un attimo, e in un attimo dover dire addio. Per chi viaggia è normale sentirsi a casa in qualunque luogo ci sia un letto in cui dormire, e alle volte anche solo il pavimento. Per chi viaggia è normale sentirsi in prigione quando ritorna nella propria città, per quanto la ami, e passare le giornate ad immaginare il prossimo viaggio e a ricordare quelli passati. Per chi viaggia è normale guardare spesso le foto dei luoghi che ha visitato, ed emozionarsi davanti alle foto di qualcun altro. Per chi viaggia è normale sentirsi un alieno in una vita ordinaria, sentirsi fuori luogo, sentirsi diverso, non perché abbia qualcosa che non va, ma perché è il movimento la sua dimensione. Quando ci sono dei lunghi ritardi dei voli o dei treni, riconosci un viaggiatore perché, mentre gli altri sono nervosi, infastiditi e arrabbiati, lui se ne sta tranquillo a leggere un libro o a guardare il cielo, magari seduto per terra o più facile ancora per terra è sdraiato. Perché lui è già nel suo viaggio, dal momento in cui ha varcato la porta di casa tutto ciò che arriva è già parte della magia che sta cercando, della sorpresa, della meraviglia, del non sapere mai cosa potrà accadere o cosa potrà scoprire. È vero che agli occhi di chi rimane, il viaggiatore vive una vita senza senso e senza traguardi, non potrebbe mai capire cosa prova mentre sdraiato a terra legge il suo libro; mentre durante una bevuta con gli amici di sempre ha gli occhi persi in un altro mondo, in un altro paese; mentre, intanto che gli altri parlano di lavoro e impegni sociali, lui sta pensando alle prossime tappe o a quali amici incontrare in giro per il mondo. È vero, la vita di chi viaggia è una vita strana. E’ una vita allo sbando, perché è una vita che sa fluire. E' una vita in cui non si ha nulla, perchè si possiede il mondo. E’ una vita senza certezze, perché è una vita piena di fiducia. E’ una vita priva di traguardi, perché è una vita piena di orizzonti mozzafiato.
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Ho trovato questa bella descrizione del viaggiatore sulla pagina fb del mio amico Steno (nella foto con l'umile scriba), grande animatore della movida torinese che incontrai un paio di anni fa mentre, viaggiando da La Habana a Holguin, si fermo'   a Tunas per conoscermi.                                                                        
Questo scritto racchiude, perfettamente il mio concetto di viaggio e viaggiatore. Oltre 60 viaggi a Cuba, altri in luoghi quasi altrettanto belli, mezzo mondo girato grazie agli anni nei villaggi turistici mi hanno insegnato che ogni soldo speso per viaggiare e' un soldo benedetto. Magari si rinuncia ad altre cose, ma sono rinunce che si fanno volentieri se il premio finale e' un altro viaggio, un altra destinazione, altre emozioni. Viaggiare ti mette in contatto col mondo, ti apre la mente, ti porta a conoscere nuove culture, nuovi modi di vivere, nuove idee. Salvadores sui viaggi ci ha costruito una carriera ma i viaggi descritti nei suoi bei film erano fughe, scappatoie, resto del parere che un viaggio debba essere un completamento di una vita tutto sommato accettabile, non l'ancora di salvezza, il salvagente mentre stai affondando.Chi fugge, chi affonda lo riconosci subito, gia' dal check, quando vedi il solitario che cerca di passarti davanti o di saltare la fila, quando osservi il tipo che si incazza per un nulla, per qualche cazzata, quando guardi chi per 2 ore di ritardo di una partenza perde il lume della ragione o sbuffa incazzato allora capisci che il viaggio non e' e non deve essere per tutti. Se quando viaggi ti porti dietro le tue ansie di tutti i giorni, hai gia' perso prima ancora di partire. Come spiega il racconto il viaggiatore e' quello che se c'e' un ritardo si siede, magari anche in terra, apre un libro e si mette a leggere utilizzando al meglio il tempo che ha davanti. Stai per partire, ti aspetta una vacanza da sogno, perche' incazzarti se non puoi fare assolutamente nulla per cambiare le cose? L'incazzatura risolvera' il problema del ritardo? Non credo. Davvero a volte la domenica o il sabato sera qua' da noi ti devi inventare come passare il tempo, quando sono in viaggio o a Cuba questo non mi succede mai. Alla nostra eta' gli amici puo' capitare che debbano stare dietro alla famiglia e ai figli, mentre quando siamo in giro per il mondo c'e' sempre chi ama passare il suo tempo in nostra compagnia.

La vita del viaggiatore e' davvero strana ma e' una vita che vale la pena di essere vissuta, da non cambiare con nessun altro tipo di vita. Forse per questo che il concetto di “casa” e' per me qualcosa di astratto, lo e' sempre stato. Casa e' dove appoggio la valigia, dove mi aspettano amici, dove so di svegliarmi col sorriso ogni giorno. Il pensiero di una “casa per tutta la vita” mi atterrisce, mi chiude orizzonti mi toglie aria, i prossimi 3 viaggi gia' con il biglietto de avion in tasca mi aprono orizzonti, mi portano aria fresca mi regalano sicurezze.                                                                           Solo un Viaggiatore puo' capirmi, gli altri...sono solo gente che prende un aereo.

P.S. Mercoledi' finalmente tocca all'umile scriba...fate i bravi, ci si ritrova intorno a meta' novembre.

sabato 20 ottobre 2018

IL CALCIO



Una rivoluzione silenziosa, infatti, si sta facendo spazio per le strade de L'Avana, e non solo nell'abbigliamento scarno dei ragazzi, tra una maglietta del Barcellona e quella del Real Madrid, piuttosto che nelle poche strutture presenti. Qui il football, o soccer, era malvisto perché secondo Fidel Castro impersonava tutti quei valori del capitalismo che i cubani dovevano rifiutare. Ad Ernesto, l'altro eroe della rivoluzione, il calcio invece piaceva. Amava tutti gli sport e si narra delle sue prestazioni calcistiche insieme ad Alberto Granado durante quel viaggio in motocicletta diventato iconico per le generazioni a seguire. Preferiva stare in porta, si correva meno ed era un bene visti i suoi problemi con l'asma.Una volta consolidatasi la rivoluzione, il baseball è diventato sport nazionale, con l'orgoglio di venticinque coppe del mondo (gli Stati Uniti sono secondi con quattro), l'ultima vinta nel 2005, dimenticando quello che Eduardo Galeano ha scritto in merito nel suo libro Splendori e miserie del gioco del calcio: "I marines portavano quel bastone in spalla, insieme al fucile, mentre col sangue e col fuoco imponevano l'ordine imperiale nella regione. Da allora il baseball è per i caraibici quello che il calcio è per noi". A ben guardare, però, più che una rivoluzione questo cambiamento è il frutto del combinato disposto di vari fattori, alcuni dei quali casuali. Il baseball è ancora lo sport cubano per eccellenza, ma da quando molti campioni sono scappati negli Stati Uniti per raccogliere i frutti, economici, del proprio talento, il campionato nazionale ha perso interesse.Nel gennaio 2017, a pochi mesi dalla scomparsa di Fidel, l'attaccante Maykel Reyes è stato il primo sportivo (dal 1961) a trasferirsi legalmente da Cuba verso l'estero, ingaggiato, insieme con Abel Martinez, dai messicani del Cruz Azul. Dal 1998 al 2012, una decina di calciatori, con la scusa di tornei o amichevoli, è scappata, seguendo l'esempio dei giocatori di baseball, rimanendo all'estero. In tutto questo la Fifa ha iniziato a investire chirurgicamente sul calcio cubano, dalla costruzione di campi artificiali a La Polar (L'Avana) e nello stadio Antonio Maceo (Santiago) alla ristrutturazione di quello universitario della capitale, Pedro Marrero, insieme con gli uffici e le tribune degli impianti. Sono lontani i tempi in cui il governo del calcio mondiale erogava 250.000 dollari una tantum alle federazioni cenerentole.La nuova Costituzione, oltre a riorganizzare i poteri dello stato, aprirà moderatamente ai principi della proprietà privata e al mercato. Cuba sta cambiando, Cuba cambierà, come diventerà Cuba? Se lo chiedono tutti, ma nessuno sa né come né quando. Internet bussa alla porta ed è difficile tenerlo fuori, soprattutto tra le nuove generazioni, e così il calcio, attraverso i display, entra nell'immaginario collettivo con tutto il suo carico pop.La televisione ha dato il proprio contributo con la trasmissione, in differita, delle partite dei campionati europei, su tutti la Liga, e non solo dei Mondiali. Tanti match contro solo uno di baseball trasmesso a settimana e i giovani hanno iniziato a tifare per Messi e Cristiano Ronaldo. Una goccia quotidiana che negli ultimi quindici anni ha cambiato il verso sportivo di Cuba provocando una voragine nella società. Per giocare a baseball i ragazzi ricevono forti pressioni dalle famiglie, quella è la cruna dell'ago da cui passa il successo, meno per giocare a calcio, anche perché al di là del campionato professionistico le squadre e i tornei giovanili scarseggiano. Ma è in questo scontro generazionale che il soccer trova linfa vitale, diventando lo strumento con cui i giovani dicono di no agli anziani. Intanto la federazione spagnola ha aperto un campus a L'Avana e tecnici italiani hanno esportato scuole calcio nel Paese caraibico.Stiamo parlando di un movimento la cui Nazionale ha partecipato al Mondiale solo nel 1938, battendo la Romania negli ottavi e venendo eliminata dalla Svezia nei quarti, e che non è andata oltre i quarti di finale nelle varie edizioni della Concacaf Gold Cup. Odelin Molina, portiere del Villa Clara, è il recordman di presenze in Nazionale (118) mentre Lester Moré è il goleador (25 reti in 46 partite, dal 1996 al 2007). Al massimo campionato può partecipare una squadra rappresentante di ogni regione, sedici in tutto, ma spesso sono di meno. Il club con più vittorie (16) è il Villa Clara (nella città di Santa Clara si trova il mausoleo di Che Guevara, tifoso degli argentini del Rosario Central), ma nelle ultime due stagioni il titolo è stato vinto dall'FC Santiago, astro nascente del calcio cubano allenato da un italiano. Niente di così interessante dal punto di vista sportivo da scomodare gli scout europei, che, infatti, preferiscono altre realtà come Costa Rica. Qui il Barcellona ha aperto una propria accademia per ragazzi con età inferiore ai diciotto anni, nonostante un torneo con pochissime squadre e una popolazione che è la metà di quella cubana. A L'Avana, nel frattempo, sono arrivate anche le magliette italiane di J……., Milan e Inter, e c'è da credere che sia già scoppiata la CR7 mania.
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In 18 anni di Cuba ho avuto la possibilita' di seguire da vicino la crescita e l'evoluzione del calcio nella maggiore delle Antille.  Non so se i riferimenti politici indicati dall'articolo siano veritieri, pero' l'amore di Fidel per la pelota sono un fatto dimostrato ed incontrovertibile, mentre il Che, da buon Argentino col suo amico Granado era sicuramente un appassionato di calcio.                        La pelota, o meglio il Baseball, e' presente con successo in tutti quei paesi dove sono arrivati gli Yankee; Giappone, Corea del sud, Taiwan, Cuba, e anche Italia.                                                        Non e' casuale che questo sport sia popolare nella zona di Nettuno, esattamente dove sbarcarono, con non memorabile successo, proprio i soldati americani durante la seconda guerra mondiale.  Quando sbarcai a Cuba per la prima volta, era il dicembre del 2000, a calcio giocavano davvero in pochi, ricordo partite tirate a cui ho partecipato nello stadio piccolo della pelota a Tunas, dove ancora oggi i ragazzi si incontrano per giocare dividendo lo spazio con gli amanti della pelota.                                                                           
 Il calcio, rispetto alla pelota, e' seguito molto di piu' dalle giovani generazioni, che si sono appassionate a questo sport grazie alla televisione e alle partite dei vari campionati europei che ogni giorno Telerebelde trasmette. La pelota e' piu' per gli over 35/40 anni, e' abbastanza comune trovare vecchiarilli che peleano seduti sulla panchina di qualche parque sulle esibizioni, ultimamente non esaltanti, dei peloteros cubani.                                                                                             La pelota a suo vantaggio puo' vantare le centinaia di grandi giocatori che Cuba ha sfornato negli ultimi lustri e che hanno portato medaglie e vittorie al paese, il calcio puo' invece solo basarsi con cio' che accade fuori visto che il campionato interno e' robetta mentre la nazionale, guidata da un italiano, prende sovente sberloni sia dentro che fuori dal paese.                                                                                     Mancano per i giovani cubani esempi locali a cui ispirarsi, per questa ragione si fanno andare bene quelli che arrivano dall'exterior.                                                                                Tipica la contrapposizione fra i tifosi del Barcellona e quelli del Real Madrid.                                                                                 
Ora la Fifa pare abbia iniziato ad investire in materiali e strutture nel paese, vedremo i frutti di questi investimenti, forse, fra qualche anno. I ragazzini vanno ai campetti a giocare un po' come facevamo noi a quell'eta', indossando le magliette dei grandi club europei che qualcuno ha regalato loro, oppure che arrivano direttamente dall'exterior.                                                                                    
Ho visto addirittura un paio di poveri ragazzini con addosso la maglia della seconda squadra di Torino, quella zebrata, roba da chiamare il telefono azzurro, se a Cuba esistesse. Come scrisse Zarlatti in un suo pezzo discutere con un cubano di calcio e' tempo perso, non capiscono un cazzo, esattamente come quasi tutti gli italiani quando si parla di baseball, ma come da tradizione, sono convinti di aver sempre ragione, meglio lasciare perdere e farsi 4 sane risate.