lunedì 21 maggio 2012

IL MONDIALE DIMENTICATO


Prodotto dalla Verdeoro di Daniele Mazzocca è un film in forma di documentario che riporta alla luce alcune pagine sbiadite della nostra memoria collettiva, mettendo assieme preziosi materiali d’archivio (tra cui rari filmati inediti di CinecittàLuce), ricostruzioni storiche, suggestioni letterarie che rimandano allo scrittore argentino Osvaldo Soriano e testimonianze molto autorevoli, come quelle di Roberto Baggio, Gary Lineker (bomber inglese degli anni ‘80-’90), Joao Havelange (Presidente Onorario della Fifa), il giornalista e scrittore Darwin Pastorin e lo storico argentino Osvaldo Bayer. Un divertito e divertente viaggio tra Europa ed America Latina, tra realtà e fantasia, dove si intrecciano cronache sportive, tanghi argentini, conflitti razziali e rivalità amorose, tenuti insieme dal rigore formale del documentario e capaci di appassionare il pubblico come un vero thriller a sfondo storico.
Grazie a lunghi anni di paziente lavoro, muovendosi in una zona d’ombra della storia del calcio e della Storia del XX secolo, in bilico fra lo stile rigoroso del documentario e lo spirito del cinema, il film racconta le vicende del campionato mondiale di calcio del 1942, mai riconosciuto dagli organi ufficiali dello sport, rimasto per decenni avvolto nella leggenda senza che se ne conoscesse il vincitore.
Il Mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia ma si giocò nella Patagonia Argentina". Lo scriveva il grande Osvaldo Soriano nel 1995 in "Pensare con i piedi". E' Il mundial dimenticato, frutto di quattro anni di lavoro, viaggio nel tempo che riporta alla luce - anche grazie al ritrovamento di straordinari materiali filmici dell'epoca, alcuni conservati negli archivi di Cinecittà Luce - l'epica di un avvenimento fortemente voluto dal Conte Vladimir Otz, mecenate stravagante e visionario emigrato in Argentina negli anni '30 che, in risposta agli orrori del cosidetto mondo "civilizzato", organizzò in Patagonia un vero e proprio mondiale di calcio nel 1942 (anno in cui la FIFA, come per la successiva edizione del '46, sospese la competizione "ufficiale" a causa della guerra in corso).
Raccontato attraverso le parole del più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky, il film prende le mosse dal ritrovamento di uno scheletro con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina: i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore di origini italiane assoldato - come svela una lettera del conte Otz a Jules Rimet - per "filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario". Cosa che avvenne realmente, con tecniche che già 70 anni fa anticipavano le attuali "spider-cam" utilizzate sui campi di gioco da alcune emittenti satellitari: dalla "camera fluctuante" alla "trampilla", fino alla "cine-pelota" e al "cine-casco", Sandrini incarnò la risposta estetico-politica alla Leni Riefenstahl dei Giochi Olimpici di Berlino del '36, trovando la morte proprio durante la finale del mundial, flagellata da un violento temporale e da una drammatica alluvione che, fino ad oggi, "congelò" nella memoria il risultato tra la rappresentativa tedesca (nazista) e gli indios Mapuche sull'1 a 1.
Ma quel mondiale, caratterizzato non solo dalla partecipazione di giocatori non professionisti (operai, minatori, scavatori, ingegneri, militari, pescatori, esiliati e rivoluzionari in fuga) e dall'arbitraggio "con pistola" di personaggi che meriterebbero una letteratura a parte (il conte Otz assoldò addirittura William Brad Cassidy, figlio del più celebre Butch, che proprio come il padre dopo aver rapinato banche e assaltato treni, collezionando taglie in 5 diversi paesi dell'unione, si rifugiò in Patagonia), precursore se vogliamo della storica Italia-Germania del '70 (anche se l'esito fu differente, 3 a 2 per i teutonici grazie ad un arbitraggio che, ancora oggi, il terzino destro Antonio Battilocchi - allora operaio alla diga che poi l'alluvione spazzò via - definisce "scandaloso"), non poteva finire così. Mai riconosciuto dalla FIFA, sepolto nella memoria del tempo (e del fango), il mundial - emblema di un calcio che ancora profumava di leggenda - ebbe invece un vincitore: sepolto per decenni nella cinepresa di Sandrini, riportato in vita sul grande schermo di una saletta a Buenos Aires. "Campeones del Mundo!". Imperdibile.

STORIE DIFFERENTI

FOTO DAL WEB
Ieri dopo la nostra partita,come raccontavo nell'altro post,siamo andati a mangiare,alcuni hanno portato moglie e figli visto che queste partite fra vecchie glorie (glorie....maomeno) sono piu' che altro un occasione per rivedere vecchi amici e per passarla bene.
Un ragazzo che non vedevo da tempo si e' presentato con la moglie e un figlio,lei e' una mulatica di Pinar del rio.
Avevo la tuta acquistata a Tunas da un nazionale di lotta libera rientrato dai panamericani,una tuta con la bandera davanti e la scritta  CUBA dietro.
La fanciulla al vedere i colori amati si e' illuminata,abbiamo parlato un po' delle nostre cose a Cuba,anche lei,come molte altre,
sta' aiutando la famiglia mandando quello che puo' per mettere a posto la casa.
Una ragazza normale,non bella,non brutta,normale.
Un tempo mi sarei chiesto se valeva la pena invitare in Italia una ragazza normale piuttosto che dedicarsi all'....eccellenza,ma all'epoca ero meno saggio e un filino piu' stupido di oggi.
I luoghi comuni,che su Cuba non mancano mai,parlano delle cubane come una massa di arrampicatrici sociali che hanno come unico scopo avere 20 paia di scarpe e di especular con todo el mundo ma la realta' parla in modo differente.
I matrimoni misti fra culture differenti sono un autentica roulette russa la cui pericolosita' e' data da quante pallottole si mettono nel caricatore,se in qualche modo si cerca di limitare i rischi la riuscita puo' essere piu' probabile in caso contrario il fallimento e' gia' scritto nei fatti.
Ci sono tante ragazze cubane che hanno saputo cogliere l'opportunita' trovando una persona che le aiutasse a risolvere i tanti problemi che avevano alla isla.
Tante ragazze che una volta arrivate qua' si sono tirate su' le maniche,cercando in qualche modo di migliorare il bilancio famigliare e,in secondo luogo,aiutando la propria famiglia ma soltanto quando possibile e non come prima opzione.
Tante cubane che non troverete alle 2 in qualche discoteca,che vanno a letto presto perche' al mattino bisogna andare a lavorare o ci sono figli da accudire.
Ragazze,oggi donne,che forse si sono innamorate del loro marito ma che se anche non fosse lo rispettano per tutto cio' che ha fatto per loro.
Una Cuba in Italia di cui si parla poco ma che sarebbe ora di mettere in risalto.

UNA GIORNATA PERFETTA


Abbiate pazienza se non parlo ancora di esplosioni o di terremoti,in questo angolo di svago preferisco parlare di cose allegre.
Ieri mattina mi sono alzato di buon ora,non potevo andare a vedere il Toro in quanto impegnato in una partita fra vecchie glorie,insomma giocavo anche io.
In giro per Giaveno e poi per strada mentre andavo al campo tutto un mondo vestito di granata,la nostra gente si preparava a vivere una giornata indimenticabile.
Dopo la partita,come da tradizione ci siamo ritrovati tutti insieme per una importante mangiata.
C'era uno schermo nel locale dove mangiavamo che trasmetteva la partita del Toro in questo modo ho putoto seguirla e godere come un riccio.
Diluviava e diluvia a Torino,la pioggia accompagna la nostra storia come quel maledetto giorno di maggio del 1949,come quando la Farfalla attraversava ignara corso Re Umberto tanti anni fa.
Sotto il diluvio sono iniziati i festeggiamenti,oltre centomila persone a bagnarsi e a gioire,state pur tranquilli che se girate per Torino ai balconi vedrete migliaia di bandiere e non le 4 messe alla bene e meglio una settimana prima ma Torino e' granata da sempre.
Ho visto le immagini dei giocatori sul pulmann scoperto sotto la pioggia con un mare di gente attorno,avevamo bisogno di un giorno cosi' dopo 3 anni d'inferno,davvero brutti.
C'e' stato il previsto attacco di Ultras al gobbo store questa volta difeso dalla polizia mentre nei 2 precedenti attacchi al Toro store i delinquenti hanno potuto agire indisturbati.
Ovviamente la violenza e' sempre un opzione stupida ma non abbiamo iniziato noi.
Altra bella notizia il secondo posto di Valentino che sul bagnato va come una scheggia.
Ciliegina sulla torta di una grande giornata la vittoria del Napule ieri sera nella finale di coppa Italia,vittoria meritata e indiscutibile.
Idea fantastica far cantare l'inno ad Arisa........povero Mameli.
La seconda squadra torinese ha probabilemtne ecceduto in festeggiamenti o piu' probabilmente non ne aveva piu'...
Ultima partita con quella maglia di Del Piero,ragazzo in gamba e sempre rispettoso nei confronti del vero cuore della citta' e chissa'...che non sia stata l'ultima partita in bianconero anche per Conte.....
Che giornata ragazzi.....

FRASE DEL GIORNO


"Il male non è che fuori si invecchia, è che molti non rimangono giovani dentro."

OSCAR WILDE

PESCADORES


“Los que nacen a orillas del mar viven siempre con la espalda hacia la tierra, los que viven lejos del mar tienen miedo hasta de meterse en sus aguas”, dice el mayor de dos hombres que esperan sentados en un largo banco de madera, justo a la entrada de la estación de policía de la ciudad de Granma, en el oriente del país.
Se trata de dos hombres comunes a simple vista, pero el mayor de los dos comenta que ellos son una rara combinación, mitad campesinos, mitad pescadores, porque los pueblos asentados a orillas del mar tienen un filosofía propia, totalmente diferente a los poblados campesinos o bateyes azucareros que se repiten en toda la geografía cubana.
“En el caso nuestro la cosa es distinta, porque aunque no vivimos en la misma orilla, no estamos lo suficientemente alejados del mar como para no verlo cada vez que levantamos la cabeza, así que mientras nuestra familia sembraba yucas y malangas, nosotros pescábamos con carretes y trasmallos en la costa cercana”.
El amigo del locuaz pescador no participa en la conversación y no comenta sobre la aparente doble condición, prefiere mantenerse en silencio, con cara de no saber qué pasa con ellos, ni por qué los mantienen sentados en la calurosa recepción de esta estación policial.
El conversador muestra un carnet de pesca con su foto y un cuño, asegura que es una especie de licencia del gobierno para pescar y que los dos la tienen. Su compañero hace un ligero gesto de asentimiento. Al parecer los agentes policiales están confundidos con ellos, no saben cómo proceder, se reúnen para discutir si es ilegal o no pescar en una presa portando estos carnets.
“Nosotros pagamos las cuotas, mantenemos el registro al día y nadie nos especifica que no podamos pescar en las presas, embalses o ríos. La licencia es de pesca y nosotros lo que hacemos es tirar el anzuelo y sacar lo que pique”, se justifica el conversador, pero lo hace lo suficientemente alto como para que sea escuchado por el grupo de policías que discuten en voz baja si procede o no multarlos.
Al parecer no es común que alguien con licencia de pesca se acerque a otra fuente de agua que no sea el mar, pero el pescador insiste en su doble condición.
Un agente de policía se acerca y les explica que la represa donde fueron encontrados es el sitio de un plan de desarrollo de peces de agua dulce, especies comerciales que serán utilizadas como pie de cría en diferentes provincias y que a pesar de alguno que otro letrero prohibitivo, los amigos de lo ajeno se han empeñando en robárselos. Pero en este caso, los pescadores tienen carnet y eso les complica el asunto porque pudieran estar autorizados.
El conversador afirma que no había letrero alguno y que es práctica común pescar en los ríos, lagos y depósitos de agua sin importar que sean naturales o artificiales. Mucho más, insiste, en el caso de ellos que no se deben solo al mar. “Recuerda que somos mitad campesinos y los campesinos siempre pescan en ríos y presas”.
También tiene otro argumento de fuerza, “en el mar la cosa es cada vez más difícil, no hay nada y de lo que hay se puede agarrar muy poco, está prohibida la captura de la mayoría de las especies y las que no están prohibidas no son buenas o resultan muy difíciles de capturar”.
Evidentemente existe una contradicción entre la política ecológica imperante en el país, que trata de proteger especies en peligro, y la necesidad de cubrir la alimentación básica de las diferentes familias cubanas. En momentos de crisis la delgada línea roja que separa ambas intenciones se hace cada vez más invisible.
Así sucede también con los recursos pesqueros de aguas interiores, en muchos casos los planes de desarrollo de productos acuíferos son posteriores a la costumbre centenaria de pescar en las mismas lagunas en que hoy se prevén la realización de estos proyectos.
“Yo no vendo, pesco para mi familia, a duras pena les completo lo que necesitan, esa es mi vida y seguiré pescando con carnet o sin él, con multa y hasta con cárcel”, dice y regresa a su posición anterior mientras su compañero abre los ojos en señal de alarma.
Difícil contradicción que tienen que salvar los administradores públicos, se impone una mayor tolerancia y una política mucho más clara en cuanto a los actos que les son permitidos realizar a los pescadores.
Esta ausencia informativa se repite para muchos cuentapropistas que se desempeñan en labores que no están muy bien definidas en cuanto a alcance y facultades, por lo que permanecen en un terreno ambiguo e impreciso legalmente, mientras realizan su sacrificada gestión de cada día. Se necesita madurar esta relación entre el Gobierno y el trabajador privado.

domenica 20 maggio 2012

CUCU'!


Jamme,jamme,jamme,jammeja funiculi' funicula'

Ragazzi che giornata...si e' goduto come maiali....

PAOLINO TUTTO BENE?

AAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!

RACCONTI NEL SOLAIO - "MALEDETTO GALLO 2005"


Visto che anche uno ben piu' famoso di me il settimo giorno si riposava oggi inizio a postare miei vecchi racconti della Cuba di qualche anno fa,racconti che scrissi con uno stile un po' gutierresco e che sono,o meglio dire erano, parte del mio vivere cubano di allora.
Ne postero' uno ogni settimana,sara' un po' come rovistare in solaio cercando vecchi,cari, ricordi.
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Questa volta ho cambiato casa,la mia era occupata e mi sono sistemato in un altra sempre il calle Marti' ma al 122 invece che al 130.
Casa piu' bella,televisione,frigo,ampio armadio,presa da 220 ecc....infatti tornero' li' anche perche' per ...il resto...non ci sono problemi.
Faccio,contrariamente alla mia vita torinese,le ore parecchio piccole alla isla,si esce dalla disco alle 3(sabato alle 4),si mangia qualcosa al rapidito o un bocadito di puerco a 5 pesos MN(pensavo facessero cagare invece sono mangiabili)e prima delle 4 non si e' a casa.
Visto che e' raro che dorma solo almeno un altra oretta-oretta e mezzo se ne va seguendos en combate en la cama.
Si fanno le 6,la fanciulla si leva dai maroni e finalmente....si dorme...aahhhhhhh.

6 e trenta.......chicchhiiiirrrriiiicccchhhiiiiii......

Azzarola che cazzo e'.......un bastardo di gallo maledetto che tutte le mattine inizia intorno alle sei a rompere le palle e' va avanti per ore.....
Il bastardo vive in una piccola aia di proprieta' dei duenios di una cadente baracca di legno incastonata fra le 2 case de renta.....

Tutte le sante mattine.........

9-9.30 sono in piedi,o vado al mare oppure in palestra....poi se non lascio la citta' qualche amica passa da casa verso l'una a dare un senso alla giornata e verso le 3....finalmente un sonnellino.....

Passa un quarto d'ora e.....ccchhhhiiiicccchhhhiiirrriiiiccchhhiii....

Ora,io vivo al monte da 4 anni,sotto il mio residence ci sono fattorie con fior di animali,so per certo che i galli,quelli normali,educati,di buona famiglia....a una certa ora cacciano il loro urlo,(altrimenti che galli sarebbero?)e per il resto della giornata si occupano di altre cose che so...mangiare,razzolare,ingropparsi le galline.
Penso che sia nel dna di ogni gallo che si rispetti comportarsi cosi',non credo che ci sia un istituto parificato che insegni ai galli queste cose.
Ma parliamo di galli italiani,a Cuba secondo voi le cose possono andare in modo normale?
Il gallo cubano fa un po' come cazzo gli pare,ingroppa quando vuole,mangia quando puo' e per il resto della giornata...ccchhhiiiccchhhiiirrrriiiiccchhhhiiii.....
Ero sulla soglia della disperazione,sonno bestia e fanciulle fameliche....al quarto giorno ho convocato la mia duena chiedendole aiuto....


"Quanto vale?".


"No se...50-60 pesos MN"

Il pollo mi piace....ma mi sembrava mi metterla un po' troppo sul personale


"Compralo ecco 3 cuc,ma mangiatelo voi....... "


Il mattino dopo.......finalmente il sonno dei giusti.....

CUENTA REGRESIVA




Osmany Juantorena declaró, al menos en una ocasión, que pretendía jugar los próximos Juegos Olímpicos por su país, es decir, que pretendía representar a Cuba. Pero la selección masculina de voleibol aún no ha clasificado para Londres, muy probablemente no lo haga, y Juantorena es, en la actualidad, uno de los mejores atacadores del mundo. El destacado auxiliar cubano, que lo ganó todo en Europa, premios individuales y colectivos al por mayor, fue recientemente, debido a su probadísimo talento, objeto de enconada disputa entre dos de los principales clubes del mundo, el Trentino italiano y el Zenit Kazán ruso.
¿Cómo reaccionaron –seguramente se preguntarán- las autoridades deportivas cubanas, o las autoridades políticas, ante las declaraciones de Juantorena? Lo de siempre: hicieron de oídos sordos, se introdujeron el rabo entre las piernas y siguieron de largo con su inexplicable terquedad y sus consabidos discursos, tristemente tragados por las circunstancias. Pasa que Osmany Juantorena abandonó el país, decidió probar su calidad en otras latitudes, y la toma de tal decisión ha significado para los deportistas cubanos -no para los artistas- la pérdida absoluta de sus derechos nacionales, así como la frustración perenne de los aficionados, que observan y padecen, entre otros padecimientos, la crisis severa del movimiento deportivo en la Isla y la total indiferencia ante los hechos de organismos como el INDER, el MINREX o la ANAP.
O sea, Juantorena, Maikel Galindo y Alexei Ramírez hicieron exactamente lo que hizo Carlos Acosta o José Manuel Carreño, pero los primeros, quién sabe por qué maquiavélico decreto, son herejes, mientras que nuestros aclamados bailarines obtendrán en pocos años algún premio nacional de cultura o la medalla cuarenta o cincuenta aniversario de alguna efeméride cualquiera.
Si evaluamos con el rasero oficial, no existe mayor muestra de patriotismo que pararse en medio de Europa, con contratos millonarios alrededor, con todas las facilidades para centrarse solamente en tan jugoso contexto, y declarar a los cuatro vientos que usted quiere jugar las Olimpiadas por su país y que si no es por su país no las juega.
En circunstancias normales, de diálogo y consenso, el voleibol masculino habría sido en Londres  medallista seguro. Pero constantes y lógicas deserciones hicieron mengua y de aquel sexteto subcampeón del mundo no queda, literalmente hablando, ni la sombra. Los cubanos amantes al deporte nos hemos acostumbrado a tales bandazos y sobre cualquier éxito, siempre, ronda el fantasma del desvanecimiento. Equipos de fútbol, de voleibol, peloteros ilustres, judocas, luchadores, boxeadores, hasta santiagueros heroicos y hospitalarios han desviado el rumbo luego de que, ciertamente, en este país se les formara como atletas de alto rendimiento sin cobrarles un solo centavo.
Pero esa meritoria razón, si fuéramos astutos, o al menos sensatos, más que para restregarla como consigna o, según reza el argot popular, para sacarla como trapo sucio, debería ser el argumento primero mediante el cual las autoridades cubanas le hicieran la vida un pocos más llevadera a sus deportistas, a los aficionados y, a fin de cuentas, al país. ¿Cuáles son, al sol de hoy, nuestros deportes más sólidos? El ajedrez y el atletismo. ¿Por qué? Porque se mueven al máximo nivel, recorren el mundo y tienen, sus hombres, muchas menos deudas espirituales y económicas que el resto de sus compañeros, si así pudiéramos llamarle.
Yo no creo en el amateurismo, al menos en su sentido original. No creo en el deportista amateur, porque al máximo nivel eso sería, más que la práctica libre del ejercicio físico, la devaluación y subestimación del deporte como arte o como actividad social. Lo amateur se basa en el entusiasmo, no en el rigor. A Alicia Alonso no se le ocurriría montar Giselle para que lo bailara una brigada de costureras, por muy embulladas que estas estuvieran. Ningún chofer, ningún albañil o secretario ha tocado nunca un instrumento en los Van Van. Porque entonces ni el ballet cubano, ni Juan Formell, fueran exactamente lo que son.
Yo creo en el profesionalismo. No en el mercado, nunca. Creo, en cambio, que al mercado hay que darle lo que le toca (no más) porque su influencia en el mundo contemporáneo es irremplazable y porque si algo acabara con el socialismo en Cuba no sería precisamente el deporte. Creo en los deportistas que se dediquen solo a lo que son buenos, que como tal se les forme y que –aquí se nos traba el paraguas- se les pague por ello.
El atrincheramiento, los conceptos redactados en papiro, han llevado a que gastemos miles y miles de dólares en excelentes atletas para luego regalarlos impunemente, sin que se nos haya retribuido un solo medio y sin que la situación acabe de estabilizarse. Si de algo estamos claros los cubanos que no decidimos nada, es que bajo esa óptica poco de lo anterior podrá ser revertido.
Ahora, para colmo de males, la Liga Mundial se jugará en República Dominicana porque la Ciudad Deportiva, dos años después, aún no cuenta con la aclimatación necesaria. Ya sabemos que por primera vez en mucho tiempo el país posee una reserva de dólares, que las finanzas se llevan a punta de lápiz, que Raúl Castro ha reducido gastos y que la salud pública y la educación serán siempre servicios más importantes que un partido de voleibol. Sin embargo, ¿cuánto pueden costar esos aires? ¿Cuántos miles? Bien torpe deben ser los directivos del INDER cuando no lograron convencer al Ministro de Economía para que tal bochorno se solucionara, cuando no le explicaron lo suficientemente bien el golpe tremendo que significa para nuestra credibilidad.
Nosotros, que siempre hemos prestado tanto valor a lo subjetivo, al peso simbólico de las cosas, a la fuerza de las ideas, deberíamos tener en cuenta el costo político de un incidente así. Que la selección masculina, tristemente diezmada y todo lo que queramos, tenga como sede un palacio de voleibol en Santo Domingo y no en La Habana. Por cosas de ese tipo, sospecho, es que los voleibolistas se marchan.
No obstante, si a Osmany Juantorena se le hubiera aplicado un contrato, así como a Ángel Denis, a Leonel  Marshall y a Roberlandy Simón, si el antediluviano INDER se hubiera atrevido a fungir como el represente legal de los profesionales atletas antillanos, los deportes colectivos estuvieran clasificados para Londres, los cubanos estarían representados por sus mejores exponentes, habría dinero para reparar los aires acondicionados y los ventiladores INPUD y todos estaríamos, quizás, un poco más felices y mucho menos preocupados.
Pero para eso -la redonda en movimiento- nadie sabe todavía cuánto falta.

LA FRASE DEL GIORNO


"Inizio' raccontando i lussi e gli ori dell'agente segreto e del capo della policia,fini per fare il taxista e il fattorino speculando sulla pensione della vecchia zia"

GIANDUIOTTO

sabato 19 maggio 2012

SAPER STARE AL MONDO


Capita di leggere ogni tanto i report di qualche scienziato che ritorna da Cuba,al suo primo viaggio,e invece di riservarsi un giudizio sulla isla dopo ulteriori soggiorni e conoscenze,stila una sorta di decalogo su tutti i malaffari che,a suo dire,si rischiano di incontrare viaggiando nella maggiore delle Antille.
Come scrivo spesso ognuno ha la sua Cuba,forse sarebbe meglio dire che ognuno ha la Cuba che merita e che puo' permettersi (e non parlo certo di soldi) quindi non saro' certo io a mettere in discussione cio' che scrivono quelle persone che dopo 15 giorni di soggiorno cubano ritengono di aver capito tutto.
Nel loro decalogo ti invitano a stare attento a tutto e a tutti,ogni cubano e' un potenziale ladro,ogni cubana sicuramente un bagascione,o meglio come diciamo noi qua' una "bigioja frusta"
I cubani pensano solo ai soldi,si rischia di essere assaltati per strada,tutti volgiono rubare e ogni 3 metri qualcuno chiede qualcosa.
Mi ricordo bene i miei primi viaggi, in una Cuba piu' affamata e dove tutto era davvero possibile ma i miei ricordi non sono esattamente cosi'.
Certo per strada trovavi i cagacazzo ma era anche piuttosto facile
farli correre in fondo basta essere calmi ma decisi,un occhiata a volte vale piu' di milla parole.
Le ragazze poi...chiaro che se sei all'una di notte in una disco...beh...trovi quello che trovi e non puoi pretendere Maria Goretti.
Ho scritto piu' volte della difficolta' di instaurare rapporti di amicizia autentici a Cuba (come se qua' fosse semplice) ma sono fermamente convinto che anche per Cuba valgono le leggi e gli atteggiamenti che dovremo tenere in ogni parte del mondo....ma certo bisognerebbe che certa gente un po' di mondo lo avesse visto...
Resto convinto che comportarsi con onesta' e correttezza anche a Cuba paghi,se sei chiaro e lineare negli atteggiamenti e nei rapporti con le persone sarai ricambiato con la stessa moneta,se ti approcci ai cubani chiedendo loro di presentarti delle ragazze come pensi di essere considerato?
Uno stronzo come tanti e nulla piu' e in piu' pure sfigato erche' non sai cavartela da solo in un contesto dove certe opportunita' non sono certo complicatissime.
Io non cerco amici ma rapporti limpidi e onesti,se li tratti con onesta' ma facendo capire loro che non hanno a che fare col solito yuma quaquaraqua' allora anche dall'altra parte vedrai rispetto e chiarezza.
Cuba non e' su un altro pianeta,e' vero che tu puoi servire a loro per molte cose ma anche loro ti possono servire e spesso e' piu' importante questo secondo fattore che il primo.
Avere sempre e perennemente un atteggiamento di diffidenza non ti porta da nessuna parte,questo non vuol dire girare con l'anello al naso ma semplicemente cercare di essere persone decenti che sanno stare al mondo.
A Cuba e' gia' molto....

BRINDISI


Sto' seguendo con sgomento le notizie che arrivano da Brindisi.
Una bomba in una scuola frequentata quasi solamente da ragazzine,una scuola che porta il nome della moglie di Falcone proprio quando si avvicina l'ennesimo anniversario delle barbarie di Capaci.
Quando uno stato,una societa' e' debole presta il franco a simili atti terroristici.
Due ragazze sono gia' morte,due belle ragazze,giovani e allegre con tutta la vita davanti a loro,due ragazze interrotte.
Provo,ovviamente senza riuscirci,a mettermi nei panni di quei poveri padri di quelle devastate madri,non e' possibile dare un bacio alla propria figlia che va' a scuola con la normale prospettiva di averla a casa per il pranzo e ricevere una telefonata in cui ti viene detto che tua figlia non c'e' piu' perche' qualche figlio di puttana ha messo una bomba nella scuola dove andava.
Probabile che la matrice sia mafiosa,ma coi tempi che corrono non mi stupirei piu' di niente.
Nel nostro parlamento continuano a sedere individui collusi con la mafia,emanazioni della mafia stessa,gente in qualche modo invischiata con le cosche,gente messa li' proprfio per tutelare gli interessi di qualche "famiglia".
Uno stato debole permette cose simili,uno stato in cui i servizi segreti per anni sono stati parte attiva di episodi terroristici dove sono morte decine di persone e su cui non e' stata fatta alcuna chiarezza.
Lo stato,questo stato si e' reso varie volte complice di poteri occulti che hanno sempre avuto interesse a destabilizzare il paese.
Ustica,Piazza Fontana,Banca dell'agricoltura,Stazione di BolognaPortello della Ginesta,Reggio Emilia...quante stragi impunite....
Moro.....Dalla Chiesa,Falcone,Borsellino....
Speriamo che questa volta si riesca a sapere qual'e' stata la mano dell'assassino.
Povere ragazze e povere famiglie....

TENETEVELA!


La figlia del presidente cubano, Raul Castro, la sessuologa Mariela Castro, ha inaspettatamente ottenuto un visto per gli Usa, dove intende partecipare al 30/o Congresso dell'Associazione studi latinoamericani (Lasa), che avra' luogo a San Francisco dal 23 al 26 maggio. Lo ha confermato oggi un portavoce del Centro di Educazione Sessuale (Cenesex), che lei dirige. Intanto a Washington, in risposta alle proteste di vari parlamentari anticastristi per la decisione di concederle il visto, la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, ha detto: ''In casi come questo, la nostra politica di concessione dei visti e' indipendente dai rapporti politici che abbiamo con questo o quel Paese. Queste sono le leggi americane''.
Da ricordare in particolare che, la settimana scorsa, nell'ambito degli eventi in corso nell'isola contro l'omofobia, Mariela Castro non si e' lasciata scappare l'occasione di elogiare pubblicamente Barack Obama per la sua presa di posizione in favore dei diritti degli omosessuali.

LA FRASE DEL GIORNO

"Colui che si volge a guardare il suo passato, non merita di avere futuro avanti a sè."

OSCAR WILDE

venerdì 18 maggio 2012

Carobbio accusa Conte "Ci disse che c'era l'accordo"


Due episodi raccontati alla procura della Figc dall'ex Siena Filippo Carobbio accusano Antonio Conte. Novara-Siena del 30 aprile del 2011 è il primo di due: "Ci fu un accordo per far finire la gara in parità - dice Carobbio nei verbali -. Ne parlammo anche durante la riunione tecnica (...) lo stesso allenatore, Antonio Conte, ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo già raggiunto l'accordo con il Novara per il pareggio (...) l'accordo è stato comunicato a tutti (...)". Il secondo episodio è relativo a Siena-Albinoleffe: "Al termine della gara di andata dell'8 gennaio del 2011, l'allenatore in seconda Stellini (ora alla Juve ndr) chiese a me e Terzi di contattare qualcuno dell'Albinoleffe per prendere accordi sulla partita di ritorno, in modo da lasciare i punti a chi ne avesse avuto maggiormente bisogno". Alla vigilia di "Albinoleffe-Siena del 29 maggio ci fu un incontro con Luigi Sala, Dario Passoni (che, a quanto risulta a Repubblica, avrebbe confermato i dettagli dell'incontro, ndr) e Mirko Poloni (...) in quell'occasione, ci accordammo di concedere i punti all'Albinoleffe (...) Preciso che in settimana si parlò molto in società, poi alla fine fummo tutti d'accordo squadra e allenatore, di lasciare il risultato all'Abinoleffe (...). È evidente che la società ne fosse al corrente". 

LE 3 FRASI - 3 -



La terza frase di questa discutibile trilogia non mi fa incazzare anzi quasi sempre mi fa sorridere ;

"EL SE CREE COSA"

Quasi sempre con l'aggiunta di "es un creente".

Mentre le 2 precedenti frasi di cui avevo parlato sono usate fluentemente nella lingua spagnola questa invece e' una tipica espressione della calle cubana.
Letteralmente piu' o meno vuol dire che "lui pensa di essere chissa' chi".
Nel sentido comune italiano,ma non solo,questa frase andrebbe applicata nei confronti di un presuntuoso o di chi suppone di essere qualcosa di piu' di cio' che in realta' e'.
Insomma parliamo di una tipologia di persona di cui siamo quotidianamente circondati.
A Cuba la frase puo' avere piu' di una intrpretazione.
Viene usata da una fanciulla giovane che si relaziona con uno straniero decisamente piu' avanti con gli anni e che non soddisfa in pieno le a$pettative della fanciulla.
Ho sentito parecchie amiche fidanzate con temba piu' o meno attempati ripetere questa frase che sarebbe come dire "ma come io sono giovane e bella,lui e' un vecchio e non mi aiuta come dovrebbe....el se cree cosa...pensa che con quello che mi da' io possa vivere da signora?"
Altra interpretazione puo' essere quando un invito per l'exterior non arriva e lei sbotta che "el se cree cosa" perche' non mantiene la promessa di portarla qua'.
Spesso viene usato dalle madri delle fanciulle sempre nei confronti del temba,a loro dire,inadempiente...loro mettono sul piatto la figlia giovane e bella e lui manda meno di 500 euro al mese...."el se cree cosa"
Viene usato anche nei confronti dei cubani,non pensate per motivazioni poi cosi' tanto differenti,una fanciulla prima di mettersi con un cubanito valuta bene cio' che il ragazzo ha e non ha...se poi non arriva cio' che dovrebbe arrivare...."el se cree cosa"
A me questa frase fa' davvero ridere perche' la dicono convinte....convinte che tutto sia dovuto e che se non si apre il borsillo oltremisura "el se cree cosa".
Nella foto la Minetti (gran gnocca!) sembra voler dire che "el se cree cosa"...chissa' a chi si riferiva.....?

FRASE DEL GIORNO


A volte e' meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio!

OSCAR WILDE

IL FUTURO E' ADESSO


Prendo spunto da una frase del saggio Elio per porre a tutti voi una domanda o perlomeno per ispirarvi una riflessione.
Ognuno di noi ha dei progetti,o almeno si spera,la mancanza degli stessi e' il primo vero sintomo di vecchiaia e questo a prescindere dall'eta' anagrafica.
Quando i ricordi sono superiori ai progetti allora il momento di guardare le primule dalla parte della radice non e' poi cosi' lontano.
Le attuali contingenze,insieme alle caratteristiche personali stanno modificando il concetto di progettualita'.
I nostri genitori e prima di loro i nostri nonni ci hanno insegnato che e' meglio essere formica piuttosto che cicala,col loro esempio ci hanno indicato una strada precisa;fare sacrifici,rinunciare al superfluo in funzione di una vecchiaia serena.
Atteggiamento comprensibile per le generazioni uscite dalla guerra,i miei nonni erano 11 fratelli,in questo modo i genitori pensavano che una volta diventati vecchi i figli si sarebbero presi cura di loro,funzionava cosi'.
Quindi un progetto a lunga,lunghissima scadenza,una vita.
Oggi le cose sono drasticamente cambiate,ha ancora un senso fare progetti che vedranno la loro realizzazione fra lustri dedicando ogni energia alla realizzazione degli stessi impostando tutta la propria vita in funzione di un risultato lontano?
Oppure modificare questo stato di cose,lasciando una grossa incognita sul lungo periodo per vivere meglio il presente e il futuro prossimo?
Personalmente,da almeno 15 anni ho scelto questa seconda via.
Nel 1996 e' mancato mio padre,dopo una vita di lavoro e sacrifici 3 anni dopo essere andato in pensione e con una casetta in montagna da godersi,un male in 3 mesi se lo e' portato via.
Una delle cose che mi disse in quel periodo e che non ho piu' dimenticato e' stata la certezza che se ne usciva vivo tutta la sua scala di valori si sarebbe modificata in funzione di vivere al meglio il momento.
Viviamo oggi, in questo tempo,Lorenzo il Magnifico diceva "Chi vuol esser lieto sia del doman non v'e' certezza" e aveva ragione.
Pochi,maledetti e subito.
Oddio se invece di pochi ci mettiamo "un po" la cosa migliora notevolmente.
I miei progetti sono tutti orientati verso una realizzazione in tempi brevi,di come saro' fra 15 anni francamente non mi fotte nulla,voglio godermela oggi che fisicamente e mentalmente sono ancora sul pezzo.
Only the good died yuong cantava Billy Joel ma visto che non sono morto giovane vorrei cercare di arrivare alla vecchiaia il piu' good possibile.
Ora c'e' l'estate ed il progetto di lavoro dopodiche ci sara' Cuba e le sue costruzioni poi un altra estate ecc.....
Oltre non vado,se mi daranno una pensione bene altrimenti vedro' di campare con cio' che ho nel luogo che mi saro' scelto per posare il catetere o per farlo posare alla badante.
Il futuro e' oggi o al massimo domani mattina.

Las familias en el béisbol


DA FAMILIAS TUNERAS
“De tal palo, tal astilla”. Así dice un viejo refrán que puede ser aplicado perfectamente al béisbol cubano, pues numerosos padres, hijos y hermanos han hecho de este deporte una verdadera tradición familiar.
Seguramente usted piensa enseguida en los Linares de Pinar del Río, los Sánchez de Matanzas, los Gourriel de Sancti Spíritus, o los Bejerano de Granma. Pero hay muchos más, entre ellos nuestros  Urrutia y Los Alarcón, de Las Tunas.
Le propongo entonces repasar la mayoría de los casos, ahora que estamos en plena efervescencia beisbolera, tiempo en que Los Leñadores luchan con todo para lograr un resultado histórico en esta pos temporada si logran vencer a los Tigres de Ciego de Avila.
Los Linares dejaron una estela imborrable, aunque Omar se destacó por encima de su padre Fidel y su hermano Juan Carlos. El “niño” fue líder de los bateadores en cinco series nacionales y una selectiva, en tanto Juan Carlos lo hizo en una Súper selectiva.
Ahora bien, Juan Carlos terminó como líder en hits en tres oportunidades, mientras Omar y Fidel lo hicieron en una ocasión. Igualmente, Juan Carlos y Fidel fueron una vez punteros en dobles.
Sin embargo, la familia que más liderazgos acaparó fue la de los Sánchez. Hablo de los hermanos Armando, Arturo, Felipe, Fernando y Wilfredo, quienes jugaron en la misma época con equipos de Matanzas.
Incluso, el hijo de Arturo, Ariel Sánchez, juega actualmente y tiene condiciones para seguir enriqueciendo el botín familiar.
Wilfredo Sánchez comandó a los bateadores en siete campeonatos (nacionales y selectivas) y fue 11 veces el puntero en hits conectados. A su vez, Fernando fue el rey de average en una oportunidad y en dos ocasiones lideró el casillero de los indiscutibles.
Asimismo, Wilfredo fue dos veces el líder en triples y su hermano Armando lo hizo en otra ocasión.
En este departamento, quizá el batazo más difícil de conseguir en el béisbol, reinaron en diferentes series los hermanos granmenses Pablo, Víctor y Santiago Valerio Bejerano.
Sobre los Gourriel hay varias cosas que decir. En primer lugar, Lourdes fue dos veces el campeón de bateo y su hermano Luis Enrique lo hizo en otra oportunidad.
Lourdes también acumuló liderazgos en hits y dobles, algo alcanzado después por su hijo Yulieski en más de una ocasión. Para colmo, ambos son campeones olímpicos y mundiales, que si no es récord, al menos es tremendo average.
Por su parte, Wilfredo y Fernando Sánchez ganaron juntos el título mundial en 1978 y 1980, en tanto Omar y Juan Carlos Linares lo hicieron en 1994.
Pero los únicos padre e hijo que han sido monarcas de bateo en el béisbol cubano son los villaclareños Amado y Andy Zamora. El progenitor lo hizo en cinco oportunidades y su vástago en una.
En cambio, los únicos mellizos que han logrado la hazaña son los pinareños Fernando y Juan Hernández. A propósito, actualmente hay dos gemelos en activo, Iraklys e Irait Chirino.  
Aquí en Las Tunas tenemos los buenos ejemplos de Ermidelio y Osmani Urrutia, la de los hermanos Yordanis y Yosvani Alarcón, Pablo Alberto Civil y Alberto Pablo Civil,  Félix Núñez y Félix Núñez, Yunior. Quizás usted conozca muchos más de estos que hoy proponemos recordar y seguro conoce, como buen aficionado de nuestro deporte nacional, cada uno de sus logros, empeños. Para todos,  el reconocimiento de su pueblo que los apoya y aplaude hasta el delirio cada vez que nos regalan una actuación brillante.

giovedì 17 maggio 2012

LA FRASE DEL GIORNO


"Non discutere mai con un idiota.......ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza"



Oscar Wilde



RIMORSI E RIMPIANTI


Nel post precedente parlavo del fatto di aver rinunciato a correre qualche rischio in Italia dal punto di vista imprenditoriale.
Da piu' parti,sia qua' sul blog che da parte di conoscenti,mi viene chiesto se cio' che sto' iniziando a fare a Cuba non sia un rischio troppo grande visto che nulla di cio' che sta' nascendo sara',almeno allo stato delle attuali leggi vigenti,a mio nome.
Premetto ancora una volta,la centesima credo,che il mio modo di fare non deve essere preso ad esempio da nessuno.
Ognuno di noi arriva da un percorso differente e il nostro presente non e' altro che la risultante del nostro passato.
So da dove arrivo,so chi sono e so dove voglio arrivare.
Il rischio esiste.....
Conosco tanta gente che,parlo anche di personaggi che oggi pontificano nel web cubano,a seguito di scelte passate hanno dovuto poi resettare tutto,salutare i loro investimenti in terra cubana e...ricominciare da capo.
Questa e' la vita amici miei,non voglio per la millesima volta raccontarvi quali sono le conseguenze di un matrimonio fallito in Italia per le tasche del povero maritino.
Quindi il rischio,a mio modesto modo di vedere,e' oggi mille volte piu' alto in Italia che a Cuba.
Laggiu' se va male,ci rimetti qualche migliaio di euro qua' anche i globuli bianchi.
Pero' non posso cavarmela con spiegazioni cosi' generiche,occorre un analisi della situazione cubana a tutto tondo.
Cuba in questi 12 anni di mia frequentazione e' cambiata molto e sono cambiati i cubani e le cubane,se da un lato hanno perso quell'ingenuita' di un tempo,(molti l'hanno persa a seguito di conoscenze con italiani),dall'altro sono cambiate le loro priorita'.
Qualche anno fa' il sogno era di uscire dal paese,ogni cubana un minimo decente(ma anche meno),sognava lo yuma che se la portasse via,non importava se lo yuma avesse la prosata che strisciava por el piso,la sola cosa che contava era andare a vivere en lo yuma.
Oggi che qua' le situazioni sono molto cambiate e che tante dopo aver viaggiato e visto che questo non e' il paese del bengodi sono tornate a casa le loro priorita' sono diventate di diversa natura.
Le cubane,sopratutto quelle che hanno viaggiato,si sono rese conto che Cuba con un minimo di possibilita' economica e' ancora uno dei migliori posti al mondo dove vivere,l'importante e' che esistano un minimo di condizioni.
Quindi oggi tante ragazze preferiscono farsi mettere incinte da uno straniero e rimanere a Cuba in modo che lo yuma (a differenza di come farebbe un cubano) mantenga tutto il meccanismo senza dover avere l'onore e l'onere di invitare nessuno.
Ed e' un affare anche per noi...e' molto meglio comprare il latte la' che mantenere la mucca...qua'....come dice un amico mio di Monterosso.
L'altra priorita' e' la casa,oggi tutte vogliono vivere in un luogo che abbia un minimo di condizione e per far cio' occorre che interveniamo noi.
Gente che gira con l'anello al naso da quelle parti ce n'e' sempre di meno e l'istituzione del chulito.,credetemi,e' molto ma molto in ribasso.
Voi credete che una che trova uno straniero che le risolve molti problemi e che continuera' a farlo a condizione di avere un minimo di garanzie va a giocarsi tutto per una pinga?
Magari alla pinga non rinuncia ma...con molta attenzione e discrezione badando bene a non rovinare quello che faticosamente ha costruito.
Spesso ci si lamenta delle cubane ma voi credete che oggi per una cubana sia facile trovare uno yuma que sirve?
Se passate da Las Tunas vi ci porto io a vedere la fauna di stranieri che gira per la citta'.
Nel mio specifico,il sergente maggiore ha girato parecchio,ha avuto per le mani davvero tanti soldi,ci ha rinunciato per tornare a vivere serenamente nel suo paese (non l'avrebbero fatto in molte) oggi e' madre e ha trovato,anzi ritrovato uno straniero che le puo' risolvere molte cose.
Bisogna essere obiettivi nella vita,ha trovato uno straniero ancora di eta' e di aspetto decorosi,uno con cui non vergognarsi ad andare por la calle,uno che vede un futuro a Cuba,che non e' un milionario ma puo' garentirle un futuro discreto.
Uno che non e' un santo ma che sa dove esiste quella famosa linea da non superare e che conosce il detto,."cuidame que yo te cuido".
Tutto cio' non rende piu' sicura la situazione puo' essere che fra uno o due anni vi racconti un altra storia ma a quel punto vorrebbe dire che quel paese e quel popolo davvero non hanno futuro.
Lei mi consente di realizzare un progetto a Cuba ma io le cambio la vita e questo a 30 anni per un cubana e' oro colato.
Sono l'ultima guagua che passa,l'ultima insegna accesa e lei lo sa bene.....poi solo gli Orishas conoscono il futuro...
Come diceva uno piu' intelligente di me "meglio avere rimorsi che rimpianti"
Meglio il rimorso di una cosa andata a male che in rimpianto di non averci neanche provato.

INVESTIRE ANCORA IN ITALIA?


Tempo fa vi parlai della possibilita' di aprire una scuola di ballo in autunno insieme a 2 cubani e ai loro sponsor italiani.
Il progetto era gia' in fase avvanzata anche se ancora nessuno aveva messo ancora nero su bianco.
L'idea era carina ma con gli anni ho imparato,prima di lanciarmi in un nuovo progetto,ad analizzare molto bene pro e contro.
Prima di definire la cosa ho fatto alcune considerazioni parlando anche con gente del settore,conosco bene il mondo del fitness meno quello delle scuole di ballo.
Il punto su cui si sono concentrate maggiormente le mie riflessioni e' stato sostanzialmente uno;e' questo il momento giusto per investire in Italia?
Questo e' ancora un paese in cui investire denaro ed energie?
Ho gia' un attivita' che funziona e mi permette di vivere con una discreta agiatezza e sopratutto mi permette di vivere a Cuba per un certo numero di mesi ogni anno.
Era il caso di infilarmi in un altra situazione?
Ho parlato anche col mio commercialista,un azzeccagarbugli che ve lo raccomando,mi ha detto che la cuccagna delle associazioni sta' per finire,sono decenni che questa storia la sento ma viste le contingenze attuali direi che la sua previsione potrebbe essere azzeccata.
Il 90% delle palestre,scuole di ballo,circoli sportivi italiani sono associazioni senza fini di lucro,in realta' trattasi di attivita' commerciali vere e proprie che utilizzano una legge vigente per poter lavorare con un tipo di tassazione....creativa.
Conosco bene l'argomento sono stato piu' volte Presidente di associazioni,in pratica ogni volta che ho avuto una palestra.
Credo pero' che l'attuale momento potrebbe davvero portare e gia' sta 'portando alla modifica di questa situazione di indubbio privilegio,mi arrivano notizie di controlli da parte di chi di dovere.
Si iscrive a tal palestra come semplici clienti e poi verificano dall'interno come funziona il meccanismo...
Insomma oltre al solito rischio d'impresa bisogna aggiungere il rischio che certi privilegi non siano piu' in essere.
A tutto cio' occorre aggiungere il fatto di ritrovarsi con dei soci.
Ne ho avuti in passato e regolarmente chi mandava avanti le varie baracche e' sempre stato il sottoscritto non e' un caso che l'agenzia di animazione sia esclusivamente mia,sia una ditta individuale.
Qua' si trattava di essere in societa' con un cubano e una cubana e questo non era un grosso porblema,sono da anni in Italia,hanno imparato sulla loro pelle che qua' il grano non cresce sugli alberi e sanno che bisogna farsi il culo per ottenere qualcosa.
Il fatto e' che ognuno di loro aveva il suo bravo "sponsor" che era poi quello che metteva la mano nel borsillo.
Da che mondo e' mondo chi mette i soldi,anche legittimamente,vuole poi dire la sua.
Il discorso ci sta' ma poi alla fine ci saremo ritrovati in 5 a gestire 2 sale di 10 metri per 10 col risultato sicuro di doverci devastare di riunioni ogni volta che bisognava avvitare il tappo a una penna.
In piu' gli sponsor non hanno mai neppure una volta in vita loro rischiato un centesimo,classici dipendenti con lo stipendio sicuro,che oggi poi tanto sicuro non e' piu'.....,con una paura folle che i loro 4 soldi facessero una brutta fine,che l'attivita' andasse male ecc.
Se non conosci e non sai assumerti i rischi d'impresa devi andare a vendere il latte non aprire un attivita'.
Di conseguenza per non avere problemi e per poter realizzare i progetti cubani ho preferito tirarmi fuori,so come far funzionare le cose,se aderisco a un progetto e' per farlo girare al meglio ma se ti ritrovi con le zavorre ai piedi tutto diventa piu' difficile.
Quindi le ragioni del mio passo indietro sono tante,dall'attuale contingenza economica,al rischio alto d'impresa,al fatto di dover condividere il progetto con gente che nella vita non ha mai voluto correre il minimo rischio alla mia voglia di passare piu' tempo a Cuba e non ultimo il fatto che qua' certe cose un tempo consentite rischiano di non esserlo piu'.
Nessun rimpianto,non era il progetto giusto.
Meglio cosi'.
 
 

IN RICORDO DI PEPPINO IMPASTATO

mercoledì 16 maggio 2012

NUOVO FORUM SU CUBA


E' nato un nuovo forum su Cuba http://www.aserequebola.net/

Come in passato ho dato notizia della nascita di nuovi spazi virtuali anche questa volta L'Isola nel Sole cerca di dare una mano a chi,coraggiosamente,cerca di aggregare qualcuno intorno a qualcosa che assomigli a un progetto.
Anche a loro,come feci ad altri in passato regalo un suggerimento;cercate di vivere di luce vostra senza ridurre il vostro spazio in un inutile sequela di copia/incolla che e' il primo passo verso l'abbandono da parte di chi vorrebbe partecipare.
Purtroppo il panorama italiano dei forum su Cuba oramai rasenta l'estinzione.
A un livello poco superiore alla sopravvivenza resta un solo forum,gli altri come disse tempo fa il saggio Daiquiri "si sono prima riempiti di idioti e poi sono implosi su se stessi".
Il passaggio obbligato prima dell'estinzione,o meglio,l'ultimo disperato colpo di coda e' cercare di occuparsi dei fatti miei....a quel punto la fine e' arrivata.
Non parlo per parlare,e' successo almeno 4/5 volte....
Se dai una nave in mano a Schettino poi non puoi lamentarti se finisci sugli scogli.....
Ieri il blog ha superato di nuovo i 600 visitatori,e' gia' successo altre volte,abbiamo sfiorato anche i 700 ma la cosa che piu' mi fa' piacere e' che si e' passati da una media di 300/350 al giorno ad oltre 500 e questo in pochi mesi.
Questo dimostra che nei confronti di Cuba c'e' tantissimo interesse e tanta voglia di sapere,sapere non una verita' assoluta ma soltanto un opinione neanche per forza condivisibile.
Fra le cose che vi invito a seguire trovate ben 4 blog solo su Las Tunas e questa e' solo la punta dell'iceberg.
Se avete voglia di cercarvi qualche forum spagnolo,inglese,tedesco o francese che parla di Cuba troverete intanto tutte cartelle aperte (a quella gente non fotte un cazzo di quello che fanno gli altri,le persone normali vogliono essere informate su Cuba non leggere Novella 2000) e poi tutto un susseguirsi di informazioni,aiuti,racconti report.
Oramai qua' se uno racconta il suo primo viaggio viene sistematicamente preso per il culo da una banda di disadattati che si permette di dare lezioni dopo essere stati messi a pecora persino dal guardiano del faro di Santiago.
Questi presunti camajan non sono altro che dei poveracci che dopo anni ed anni di Cuba non hanno capito che una Cuba uguale per tutti non esiste e che ognuno ha il diritto di vivere la propria Cuba come cultura storia e tradizione gli consente.
Pensano di aggregare persone hablando mierda di Cuba e della sua gente che e' un po' come mettere su un forum sul Toro parlando male del Grande Torino...giusto per dare un idea.
Quindi cara Arcobaleno e caro Bicho non preoccupatevi se siete in pochi,meglio cosi' che dover condividere un luogo di svago con 3 vecchi rimbambiti in carenza di ragazzine,lasciateli fuori o vi rovineranno come hanno rovinato ogni cosa su cui in vita loro hanno messo le mani.
Mi pare che un impronta precisa siete riusciti a darvela,molto cubana anche dal punto di vista linguistico e questo fa' gia selezione visto che buona parte di chi scrive sui forum non conosce neanche l'italiano,continuate cosi' senza perdervi in chisme di forum di cui a nessuno fotte piu' nulla,piuttosto parlate del chisme cubano che e' molto piu' divertente.

Auguroni.

RICEVO E PUBBLICO


ciao aston,
leggo quotidianamente il tuo blog e ti faccio i più sentiti complimenti!!!
ho trovato questa foto su internet, dicono che sia Giaveno e, dato che ho letto che lì abiti, volevo da te conferma Occhiolino
in bocca al lupo per la casa a tunas e chissà che qualche volta non ci si possa incontrare per la isla e bere una bucanero insieme!
buona giornata,
(UN GOBBO)

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In effetti e' Giaveno,io abito in una borgata un po' fuori,ottimo il photoshop.......oddio con la masnada di gobbi malefici che pascola da queste parti non mi stupirei piu' di tanto.
Ti aspetto,ospite mio, in autunno o inverno a Tunas o a la Playa di Puerto Pardre.
Langosta,pulpo,pescado y camarones sono assicurati
Se poi serve col pescado...anche il contorno...bueno...se puede hacer.

P.S.E' arrivato un commento riguardante un post che ho messo giu' settimane fa con argomento Panama.
Io citavo un ragazzo che vive la' e con cui mi sento via mail,non ci vivo io,non la conosco e non ne conosco le regole.
So solo che in aeroporto c'era tanto ma tanto ben di Dio e nulla piu'.

 

NON DIMENTICHIAMOLO MAI....-DAL CD "SUONI METICCI"-

CI AVEVO FATTO UN PENSIERO MA....

In tutta sincerita' vi confesso che in questi giorni ho pensato seriamente di fare un salto a Cuba per una settimana per vedere la casa al mare.
Non si tratta di comprare un paio di Adidas e avrei voluto buttarci un occhio prima dell'ok definitivo.
Ho visto i voli,con Air France/KLM da Torino a La Habana erano 530 euro,non male.
Pero' poi al final finiro' per fidarmi del sergente maggiore e del suo buon gusto....di per se' gia' conclamanto visto che mi frequenta ahahaha...
Al final se ne andavano un un modo o nella altro non meno di 1500 euro,soldi che e' meglio investire in cio' che stiamo creando a Cuba,una settimana era un pasar trabajo fra aerei guaguas,carri e cose simili.
In piu' sono nel pieno della preparazione della stagione,ancora tutte le equipes non sono completate,manca poco e c'e' ancora tempo ma devo assolutamente stare fisicamente e mentalmente sul pezzo.
Francamente non ho neanche voglia di una sbuciata di culo simile al finale e' tutto gia stabilito e definito quindi fare il giro del mondo per dare l'ok a una cosa che ha un costo gestibile me lo posso risparmiare.
Se todo marcia bien scendero' dal 20 settembre al 20 novembre e poi dal 15 dicembre al 15 febbraio.
Come vedete ho tenuto conto dei 2 mesi ...se mai dovessi riuscire ad evitare un certo passo non mi andrei a poner bravo.
Come gia' avvenne per la casa tunera anche per questa ci sara' un pagamento in 2 tranche e anche questa volta per una richiesta di chi vende.
La casa si libera a luglio,a giugno il tipo la affitta e di questo particolare,l'affitto di case al mare,vi parlero' in seguito,ma ci ha chiesto la meta' del pago subito e la meta' quando ci lascia la casa.
Per me non ci sono problemi l'importante e' che la proprieta' passi al sergente maggiore in contemporanea con la prima tranche di pagamento che corrispondera' al 50% poi puo' anche consegnare la casa a luglio a quel punto gli bonifico il resto.
Nello specifico il figlio di chi vende deve comprarsi un motor per andare a lavorare,nessun problema basta che si faccia il passaggio di proprieta' e pago quel che si deve.
Fra l'altro il tipo e' proprio proprietario della casa e questa e' una cosa che al mare e' piuttosto rara visti tutti i terreni che lo stato ha concesso ai cittadini dopo el ciclon ma che restano di esclusiva proprieta' dello stato stesso malgrado il fatto che chi ci vive cerchi di vendere qualunque cosa stia in piedi.
La prossima settimana riprenderanno anche i lavori della casa tunera dopo i 21 giorni di stop dovuti al consolidamento della placa.
A questo punto non ci sono piu' frette particolari,i lavori andranno avanti con calma e a fine settembre tutto o quasi tutto sara' fatto a quel punto vedro' per poterci vivere dentro come dovro' muovermi.

DUE ALLA FINE....




Calma.
Ancora non andiamo da nessuna parte.
Non abbiamo ancora vinto nulla anche se a questo punto mancano 2 punti da fare in 2 partite,Modena in casa e Albino a Berghem.
Ieri sera si e' vinto e stravinto,finalmente si e' visto un rigore a Torino...per gli altri,per fortuna abbiamo salvato la ghirba.
Dopo un 3-0 c'e' poco da dire,si e' fatto male il Capitano mentre stava giocando bene ma ci hanno pensato i compagni davanti a uno stadio stracolmo di cuori Granata.
Ha di nuovo segnato Meggiorini,mi sa che mi dovro' ricredere su questo giocatore,le prime uscite sono state inguardabili ma ora si e' messo a segnare e si fa' un culo cosi' in campo.
Abbiamo di nuovo giocato coi 3 mediani alla faccia delle 200 ali che Ventura ci ha fatto comprare per poi spedire in panchina o in tribuna.
Ieri ha giocato,male come al solito,Surraco come unico esterno,fra panchina e tribuna languivano Stefanovic,Guberti,Pasquato,Obi e Verdi alla faccia del bicarbonato di sodio...
Il Pescara che non ha rimontato col Livorno e' dietro a 2 punti,Sassuolo e Verona sono a 5 a questo punto basta davvero poco.
Domenica all'ora di pranzo potremo sancire il nostro ritorno nell'unico luogo che ci compete e visto che alla sera gioca la seconda squadra cittadina in Coppa Italia sara' bene che le 2 tifiserie,nel caso vada tutto in un certo modo,non si incontrino per ovvi motivi di ordine pubblico.
Torino dopo domenica ha bisogno di vedere colori piu' accesi e piu' vicini alla propria tradizione.
Mi auguro che il mister ,dopo essersi fatto fotografare domenica in giro per Torino con i tifosi dei pigiami questa volta si ricordi chi gli paga lo stipendio e quali atteggiamenti deve avere l'allenatore di una Leggenda.
Ancora non ci siamo ma...manca davvero poco.

martedì 15 maggio 2012

¡Maldicto Gutierrez!


Marilù Oliva
Pedro Juan Gutierrez è orgogliosamente cubano e, attraverso l’esaltazione del suo spirito caribeño, trascina lo smarrito lettore negli archetipi delle situazioni più insolite, ma le più quotidiane per l’autore.
Habanero di adozione, antillano per nascita e per costumi, carnalmente spirituale, un po’ buddista e un po’ alcolizzato, apparentemente cialtrone, senza dubbio sfacciato (descarado è l’aggettivo più appropriato: letteralmente in lingua cubana des-carado significa privo della faccia), Pedro Juan è stato spettatore silenzioso di un fenomeno sconcertante, ma già consolidato nell’imprevedibile jet-set della letteratura: dei suoi libri, apprezzati ovunque tranne che nel suo paese, ne è stato pubblicato uno soltanto a Cuba, Animal Tropical, e non a caso il meno significativo e meno scomodo...
C’è dell’altro. A causa di un viaggio in Europa per promuovere Trilogia sporca dell’Avana (1998), Gutierrez è stato assai poco diplomaticamente licenziato in patria dal giornale per cui lavorava. O, com’egli stesso ha dichiarato: «Non sono stato licenziato dal quotidiano. Sono stato buttato fuori dal giornalismo. è da allora che sono un fantasma all’Avana».
Per chi sta al di fuori dei meccanismi che reggono la granitica struttura castrista del regime cubano, l’ostilità verso questo scrittore sembra una contraddizione: Gutierrez non parla di politica, ma se lo facesse, sarebbe senza dubbio dalla parte degli oppressi. Egli ama Cuba con la stessa caparbietà di chi sa che alcune prevalenze recondite vanno accettate, non spiegate.
Forse, alla fine, direbbe più cose piacevoli che spiacevoli, lui che nei suoi romanzi dispiega lo spiacevole come se fosse l’inevitabile eufemismo di una vita destinata alla perdizione. Il messaggio non si concede a doppi sensi: l’esistenza è dura, anche se condita da qualche sollievo o, per rubare un aforisma ad Oscar Wilde, «la vita è un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti».
Alcuni di questi istanti, per lo scrittore cubano, sono quelli scaldati dalla musica. Del resto, non poteva essere altrimenti per un artista nato a Matanzas. Musicalmente parlando, Matanzas è il baricentro magico da cui è scaturita la rumba, anche se molte zone della città se ne contendono la paternità. Invero, dov’è sorto questo genere ritmico, fra gli arsenali e le strade ventose del porto, oppure nelle campagne adiacenti, ove le piantagioni dondolano le canne da zucchero come docili strumenti alle brezze?
Comunque sia, Pedro Juan risente delle sue origini fin nel midollo: non solo perché ha fatto della musica – rumba, salsa, cha cha cha, guaguancon[1] - una deliziosa cornice ai suoi racconti, ma anche e soprattutto perché chi ascolta, balla e pratica queste sonorità diviene un rumbero e, come  disse Ruben Blades[2]:                          
Per essere rumbero devi aver pianto
Per essere
rumbero
devi aver riso,
devi aver sognato, aver vissuto;
per essere
rumbero
devi sentire dentro
dolci emozioni che agitino i tuoi sentimenti,
se non sei nato con la clave allora non sei
rumbero
;
potrai cantare con sincerità, potrai avere buona voce
però non potrai mai essere
rumbero
se ti manca il cuore;
per essere
rumbero
devi amare la gente
e avere un’anima chiara come il sole d’oriente
devi essere sincero e allora sarai
rumbero
...
Il
rumbero
è un essere con gioie e dolori
che esprime i sentimenti con i colpi di tamburo,
deve essere sincero per suonare la
rumba, ahi Dio!
Tutto questo è stato Gutierrez, e molto di più… è uno di quei personaggi che può, che sa rendere barocca la propria biografia, arricchendola di mestieri strabilianti e compendiando la propria arte letteraria quasi fosse l’esito di una magia casuale, sgorgata da un folletto maldestro: è stato infatti strillone, gelataio, raccoglitore di canna da zucchero, bracciante, tecnico delle costruzioni e professore di disegno, autore di documentari, attore e animatore alla radio e in televisione, viaggiatore, poeta visual-sperimentale, scultore, istruttore di kajak, e poi giornalista, professore universitario, pittore…
Dal 1950, anno in cui è nato, ha imparato a convivere con quell’abilità d’improvvisazione che sempre richiede la povertà, mescolandola con la sua capacità di iniziativa e non macchiandola, infine, con la popolarità conseguita. Delle lunghissime letture, scaturite dall’incontro con protagonisti assoluti della letteratura, Gutierrez conserva pochi nomi: Capote, Hemingway, Salinger, Dos Passos, Faulkner, per non citare i suoi conterranei Alejo Carpentier, Lezama Lima e Eliseo Diego. Quando nelle interviste gli si accenna ch’è stato definito il Bukowsky delle Antille, obietta storcendo il naso: «Bukowoski non mi piace, è un autore ripetitivo e molto superficiale, a differenza di Raymond Carver».
Eppure, la vicinanza appare riscontrabile su vari fronti. Il linguaggio diretto, gergale nell’originale stampato in spagnolo, in cui si possono riscoprire alcune espressioni lessicali tipiche dell’Habana e alcuni slang dei bassifondi della capitale usati in luoghi ove hanno accesso solo i misérables. Le “parolacce” danno un tono di vivacità e non sono risparmiate: questo non per stupire la sensibilità dei lettori, ma semplicemente perché fanno parte della vita e, proprio per questo, inomettibili.
I momenti di sesso (molti) sono descritti con realismo e passionalità, senza un minimo di galanteria per la privacy delle donne (vere) con le quali lo scrittore ha intrattenuto avventure e sono abbondantemente insaporiti con “parolacce”!
A tal proposito, Gutierrez si difende: «Per quale motivo lo scrittore e il lettore dovrebbero avere paura di una descrizione dell’atto sessuale? Non si tratta di paura, ma piuttosto del suo senso letterario. Io credo di utilizzare il sesso sempre come un elemento drammatico, mai in modo gratuito, e comunque un’autocensura mi sembrerebbe davvero brutale come quella correctión che c’è nella letteratura e nel cinema... Noi non siamo anglosassoni, tedeschi o francesi: noi siamo cubani, e per noi il sesso è la cosa più normale del mondo, e la consideriamo una cosa meravigliosa. Gli elementi fondamentali della nostra cultura sono l’erotismo e la musica: qui in qualsiasi casa si mette sai salsa tutto il giorno e capita che si faccia sesso. Come un’espressione d’amore o anche solo d’affetto. Come una carezza».
Di carezze però, gli antieroi delle sue opere ne hanno ricevute ben poche... A cominciare da Rey, il protagonista del capolavoro del “Ciclo del centro Avana”, El rey de la Habana[3], la storia di un ragazzo imprigionato dalle vicissitudini della vita.
Si tratta di una prigione esistenziale e materiale, perché Rey finisce in galera, poi si libera, poi ricade e si rialza, e ricade ancora più giù, più in fondo, fino all’abisso. Un drammatico percorso surreale alla Pulp Fiction, crudo e struggente. Il libro precedente, Trilogia sporca dell’Avana, è una kermesse senza respiro di tutto ciò che di quotidiano, agghiacciante, intrigante ed euforico riserva la capitale e il suo caldissimo ritmo senza senso e senza regole che è la vita intesa “a lo cubano” – alla maniera cubana.
L’orgogliosa ostentazione delle origini caraibiche prosegue nel racconto Animal Tropical. Il titolo parla già da sé, in copertina, una foto di Gutierrez coi capelli rasati, una canottiera che mette in evidenza i bicipiti e una posa da sbruffone che si compiace del suo machismo. Il libro è, in un certo senso, una celebrazione dell’autore, della sua sfacciataggine, del suo menefreghismo, del suo vivere alla giornata, della sua amoralità così spudorata da sconfinare nell’ingenuità.
Anche in questo si riscontra certa fratellanza con Bukowsky. Il più chiaro elemento in comune tra i due scrittori é il grido di protesta, soffocato ma distinguibile, sempre sul punto di trasformarsi in un urlo tonante, ma  spesso trattenuto in sottili polemiche. C’è rassegnazione e disgusto. Ma soprattutto, come in Bukowsky, c’è poesia, una poesia gettata qua e là per caso, non visibile subito in superficie: qualche tirata para-filosofica sulla vita e i piaceri dei sensi, e perfino una sfumatura d’amore, che non viene peraltro mai dichiarato come tale, ma sempre raggirato dai suoi surrogati più ingannevoli, ossia passione e infatuazione. Infine, come in Bukowsky, c’è molto alcool fra le righe, rhum, in questo caso. Ci si ubriaca solo leggendo...
In Italia, presso le edizioni e/o, sono usciti la Trilogia sporca dell’Avana (1998), Il re dell’Avana (1999), Animal tropical (2001), Malinconia dei leoni (2002), e Carne de perro (2003)[4], il quinto romanzo che conclude il “Ciclo del centro Avana”. Nello stesso anno in cui è stato pubblicato Carne de perro, Gutierrez ha ricevuto il Premio Narrativa Sud del Mondo.
Il nostro GG all’Avana, appena uscito, proietta la capitale cubana nei caldissimi tempi del luglio ’55, quando intrighi, gioco d’azzardo, sesso, crimine, agenti segreti di ogni paese, cacciatori di nazisti e mafiosi italo-americani contaminavano la Reina[5] di fitte trame d’omicidi, orge e deviazioni sessuali inaudite.
L’ordine secondo il quale vi consiglio di procedere nella lettura dei suoi racconti è quello cronologico. Gutierrez è grandioso finché parla della sua isola, dopodiché diventa un poco stucchevole (mi riferisco, essenzialmente, all’ultima parte di Animal Tropical, minuzioso diario di un noiosissimo soggiorno svedese. Se lo saltate non vi perdete quasi nulla!).
Purtroppo la tendenza è quella comune a molti scrittori (ma non a tutti): dopo il capolavoro, s’inciampa – a volte o sovente – nella ripetizione. In questo caso i capolavori sono due: Trilogia sporca dell’Avana e Il re dell’Avana, nei quali la virtù di Gutierrez é una narrativa scorrevole e imprevedibile.
La destinazione è un’altra umanità, celebrata con storie di povertà, di prostitute, di nullafacenti e nullatenenti, in una Cuba picaresca e saporita, lambita dalla suggestione religiosa della tradizione degli Orishas. Sembra un paradosso, ma proprio là dove l’autore è più scanzonato ed eccessivo, ci svela un candore quasi fanciullesco.
Così pure sono le sue donne: donne di strada, istintive, volgari. In tutte le opere la veridicità dei fatti è una garanzia: l’autore lo conferma in più occasioni. Confessa, infatti, d’essere incapace d’inventare; può solo trascrivere su carta avvenimenti realmente accaduti. Consiglio la lettura a tutti gli appassionati dell’America Latina, ai nostalgici di un viaggio esotico, agli affezionati di Cuba, ai Cubani stessi che non conoscono l’autore. Vivamente sconsigliato, invece, a chi pensa che la morigeratezza sia la conditio sine qua non affinché l’uomo possa camminare sulla retta via… Secondo Pedro Juan, invero, l’uomo cammina e basta! Con una bottiglia di rhum, semmai…