venerdì 23 giugno 2017

CUBANI...AMERIKANI

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Una delle categorie che, si riteneva, sarebbe stata colpita, en vida real, dalle nuove medidas del Trumpo e' quella dei cubano americani, sopratutto quelli approdati in terre confederate negli ultimi 10/15 anni.
Si pensava che, come era gia' accaduto in passato, sarebbe stato messo un freno alle rimesse verso l'isola, al denaro che i cubani negli Stati Uniti inviano, a cadenza piu' o meno regolare, ai loro parenti rimasti sull'isola.
Non e' accaduto, come non e' stata limitata la loro possibilita' di entrare ed uscire dalla maggiore delle Antille, altra dimostrazione che....non si sono volute fare le cose troppo seriamente.
Sostanzialmente i cubano americani si dividono fra vecchie, medie e nuove generazioni.
I vecchi sono piu' o meno, dal punto di vista anagrafico, della stessa eta' dei superstiti della Rivoluzione.
Hanno lasciato l'isola subito dopo la presa di potere da parte di Fidel.
Molti di loro avevano proprieta' e terreni sull'isola, e' stato tutto espropriato ed oggi in quelle case e quelle proprieta' ci vive altra gente.
Molti di loro erano collusi, in qualche modo, col regime di Batista, odiano con tutte le forze che rimangono loro tutto cio' che e' castrismo e Socialismo.
Sono, da sempre attivi in ogni tipo di organizzazione legale, illegale e terroristica che in questi decenni ha osteggiato Cuba in ogni modo possibile; legale, illegale o terroristico.
Moriranno col loro odio.
Perche' le cose cambino davvero a Cuba e' necessario che nell'isola si estingua la generazione dei barbudos e a Miami quella dei gusanos, solo allora si potranno realmente fare dei passi avanti significativi.
Le medie generazioni sono quelle uscite dall'isola ai tempi del Mariel, generazioni che hanno goduto in pieno dei vantaggi che il grande vicino del nord offriva loro per espatriare.
Si sono abbastanza integranti nel mondo nuovo pur mantenendo le loro radici, sono diventati americani senza mai dimenticarsi di essere cubani.
Molti hanno fatto i soldi e oggi rivestono ruoli di prestigio nella societa' americana, sopratutto quella a forti tinte latine.
Quando e' stato consentito loro sono tornati a Cuba, non si puo' certo dire che siano solidali col Governo Rivoluzionario, ma tutto sommato se ne sono fatti una ragione.
Aiutano i loro parenti rimasti e magari si sono fatti la loro bella casetta in attesa di potersela godere, per lunghi periodi ogni anno, ora che l'eta' della pensione si avvicina.
Le nuove generazioni di cubani che hanno raggiunto gli Usa sono una cosa differente.
Non hanno goduto dei vantaggi che gli statunitensi offrivano ai loro predecessori, spesso si sono dovuti vendere cio' che avevano a Cuba per pagarsi il passaggio.
Molti di loro sono stati finanziati dai parenti gia' presenti all'exterior, visto che si parla di cifre vicine ai 10 mila dollari, i parenti stessi si aspettavano una pronta restituzione del malloppo quindi il dover trovare subito un lavoro e' stata una priorita'.
Queste nuove generazioni di cubani non hanno come scopo quello di vedere rovesciata la Rivoluzione.
Sono nati e cresciuti in un paese che ha garantito loro il minimo sindacale e magari la possibilita', per lustri, di non fare un cazzo dalla mattina alla sera.
Non se la passavano male a Cuba, se ne sono andati esclusivamente per motivi economici, di vedere il loro paese cambiare troppo non sono poi cosi' ansiosi.
Contrariamente ai loro predecessori votano democratico e sono favorevoli al sollevamento del bloqueo.
Ne vedo parecchi, a Las Tunas, di cubani americani.
Ricordo una decina di anni fa una coppia di vecchiarilli che si muoveva per la citta' con dietro tutta una corte dei miracoli.
In piscina 2 tavoli pieni di lattine di birra, cosi' in ogni bar dove si fermavano.
Oggi, una decina di anni dopo, probabilmente stufi di mantenere generazioni di fancazzisti, li vedo girare soli con la loro birretta, una, nella mano.
Anni fa era la norma vedere il tipo di turno coperto di oro e prendas, magari rentate, per fare vedere che le cose all'exterior andavano bene, oggi anche questi personaggi da cartone animato stanno scomparendo.
"Ricchi" amerikani a Cuba.....poveri cubani a Miami
Fuori e' dura per tutti.

M&S CASA PARTICULAR HA AGGIUNTO UNA CASA

mercoledì 21 giugno 2017

ONLY THE GOOD DIE YOUNG

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Qualche giorno fa il Che avrebbe compiuto 89 anni.
Quando il destino dei grandi personaggi, inseriti nel loro contesto storico, e' quello di morire giovani, si consegnano mani e piedi al mito.
Gli eroi son tutti giovani e belli” cantava Guccini, “only the good die young” rispondeva Billy Joel.
Ho conosciuto l'immagine del Che da ragazzo; occupavamo la scuola, facevamo i cortei, a volte finivamo a botte con i fasci o con le forze dell'ordine.
Eravamo ragazzi....si credeva in uno straccio di mondo migliore, avevamo dei sogni, volevamo per noi e i nostri figli qualcosa di meglio....come sia andata a finire lo vediamo ogni giorno.
Alcuni di noi, i Rossi, indossavano la maglietta del Guerrigliero Indomito.
Cuba era un posto lontano al di la del mare.
Forse nacque in me proprio in quegli anni, grazie a quel volto sorridente immortalato da Korda, la voglia, un giorno, di andare a vedere quel paese lontano.
Ci sono andato piu' di 50 volte.
Guevara era un medico argentino figlio di una famiglia benestante, che decise di dedicare la propria vita ala liberazione dei popoli oppressi.
Fu accanto a Fidel fin dai primi momenti, non so in realta' che tipo di rapporto ci fosse fra di loro, sicuramente al Comandante en Jefe serviva come il pane quell'idealista col fucile facile mentre, il Che aveva trovato in Castro la risposta a tutte le sue aspirazioni.
Il grosso delle non molte battaglie che la Rivoluzione combatte' contro l'esercito da operetta di Batista, furono combattute proprio dalla colonna militare del Che e da quella di Camilo.
La liberazione di S.Clara, la vera chiave di volta di tutta la guerra, fu una specie di capolavoro tattico, favorito dalla assoluta assenza di motivazioni da parte dell'esercito del tiranno.
Ovunque il Che venne accolto come un liberatore ed un eroe.
I problemi, credo, iniziarono a Revolucion avvenuta.
Il ruolo dei rivoluzionari e quello di fare le rivoluzioni, dopo sono piu' un problema che una risorsa.
I paesi si mandano avanti coi politici, i compromessi, le promesse disattese, la diplomazia.
Quando le armi tacciono i Rivoluzionari si devono togliere dai cabasisi.
Peppino Garibaldi fu fatto prima senatore, poi, visto che rompeva le palle pure li, gli venne data una ricca pensione regia e venne invitato a tornarsene alla sua Caprera.
Non serviva piu'.
Il Che fu ministro, poi presidente del banco de Cuba, poi altre cose, ma l'impressione, almeno a decenni di distanza e' che il suo tempo a Cuba fosse passato.
Non amava i sovietici che critico' in un paio di incauti discorsi ad Algeri e all'Onu, Fidel non poteva permettersi una pistola fumante in giro per il mondo.
Ci fu prima la missione in Africa e poi quella, tragica, in Bolivia, nel mezzo magari ci furono altre cose non ci e' dato di conoscere.
Si e' favoleggiato di contrasti con Fidel, cosi' come ancora si favoleggia sulla morte di Camilo.
Sicuramente in ogni pollaio ci vuole sempre e solo un gallo.
Gli storici affermano che il Che fu abbandonato da Fidel in Bolivia, in realta' ci fu un errore di calcolo storico molto grave.
Le Rivoluzioni non si esportano, devono nascere dalla coscienza popolare di ogni nazione, se non esiste un substrato culturale adeguato sono destinate a fallire.
A capo di ogni sovvertimento sociale, storicamente, ci sono sempre stati intellettuali e persone di cultura, come Fidel.
Poi certo, il fucile, sopratutto lo imbraccia il popolo, si ribella solo chi non ha nulla da difendere oltre le proprie catene.
In una sua canzone Pierangelo Bertoli diceva che “i poeti scatenano le guerre dove pero' muoiono operai e contadini”.
E' andata cosi'.
Il Che non aveva speranze in Bolivia, probabilmente il primo a saperlo e a non farsi illusioni era proprio lui.
Morte inutile?
Non credo.
Forse Guevara cercava proprio una morte in battaglia come ogni rivoluzionario che si rispetti, per essere consegnato al mito.
In ogni luogo del pianeta dove si perpetua un'ingiustizia, dove un tiranno arrogante tenta di schiacciare un popolo, appare l'immagine del Che a scaldare cuori e coscienze.
Il Che non e' morto, i miti non muoiono mai, restano sempre al nostro fianco.
Hasta la Victoria Siempre, Comandante Che Guevara!

lunedì 19 giugno 2017

MOLTO FUMO, POCO ARROSTO

 Trump, su Cuba ritorno al passato: "Ho cancellato l'accordo, vogliamo che sia libera"

Alla fine, dopo mille tuoni, il temporale fu di modesto livello.
Chi si prefigurava un repentino ritorno al passato e' rimasto deluso, la storia non fa mai marcia indietro.
Parlo di Trump e delle nuove medidas adottate nei confronti di Cuba.
Chi legge questo piccolo blog sa benissimo che, piu' o meno, avevo delineato uno scenario simile, non era necessario essere Nostradamus.
Ovviamente i giornali che, quando possono hablar mierda della nostra isola non se lo fanno ripetere due volte hanno sparato titoli tipo “Trump cancella Obama”.
Una cazzata.
Certo, un passo indietro e' stato fatto, ma il solco segnato continuera' ad essere presente permettendo, in un futuro neanche troppo lontano, di riprendere il cammino verso una sorta di normalizzazione dei rapporti.
L'ambasciata Usa in territorio cubano resta attiva e funzionante, nessuna officina di interessi o cose simili.
Dove c'e' un ambasciata c'e' il riconoscimento del paese dove e' situata, del suo diritto di scegliersi la forma di governo che ritiene opportuna.
Allo stesso modo resta aperta quella cubana in territorio Yankee.
Non sono state effettuate restrizioni nei confronti dei voli da e per l'isola, gli aerei statunitensi e quelli cubani potranno continuare a fare destino in entrambi i paesi.
Stesso discorso per le navi da crociera, che attraccheranno sempre con il loro carico di vecchi confederati con le saccocce piene di dollari da spendere nei porti cubani, esattamente come avviene dalle aperture di Obama.
I cubano americani potranno continuare a viaggiare fra i due paesi senza nessun tipo di restrizione, portando mercanzia e investendo, loro o tramite i parenti rimasti a Cuba, nella maggiore delle Antille.
Altro fattore importantissimo che non e' stato abbastanza sottolineato, e' rappresentato dal fatto non e' stata posta alcuna restrizione ulteriore alle rimesse che i cubano americani inviano nel loro paese d'origine.
Questo era veramente un punto caldo di tutto il discorso, perche' se non entrano piu' pikilini da fuori, sono volatili diabetici per molte famiglie cubane.
Gli artisti di entrambi i paesi, gli sportivi, gli enti culturali ecc potranno continuare ad avere la loro libera circolazione fra i due paesi.
Alla fine il problema tocchera', sostanzialmente le aziende americane che commerciano con enti cubani che siano in mano alla Forza Armata Rivoluzionaria.
E' vero sono parecchie ma se.....questi enti cubani in mano alla FAR diventano....”civili”....cosa succederebbe?
Il tutto si e' concluso con la solita retorica trita e ritrita sul Comunismo, le libere elezioni, i prigionieri politici e via discorrendo.
Fuffa.
L'impressione e' che il tycoon avesse un debito da pagare con Rubio e la sua gusaneria di Miami e l'ha fatto con grande clamore ma, al lato pratico, con poche conseguenze per Cuba.
Intatti, la risposta del Governo Rivoluzionario non si e' fatta attendere ed e' stata.....abbastanza misurata.
Nessun riferimento al fatto di dover comunque sempre resistere, all'assedio, al bloqueo ecc....ma una presa d'atto che Cuba contiuera' a cercare il dialogo, comunque, con l'amministrazione americana e bla bla bla....tutto molto soft.
Come avevo scritto in passato, Trump, hombre de negocio, non ha messo paletti nei confronti di, chi il negocio con Cuba, lo sta' facendo davvero.
Vedrete che si trovera' un escamotage per bypassare questo discorso sulle empresas “militari”.
In questo momento, per Trump, Cuba rappresenta l'ultimo dei problemi.
La storia non torna indietro, mai.

venerdì 16 giugno 2017

STORIE DI SPORT







Oggi parliamo di sport.
Piccole grandi storie che coinvolgono Cuba, i cubani e non solo.
Ricorderete i 5 pallavolisti cubani che, a differenza de los 5 che rimasero inopinatamente prigionieri per anni nelle carceri confederate, stanno scontando condanne dai 3 ai 5 anni in Finlandia.
La storia e' piuttosto nota, pare che una professionista della piu' antica professione del mondo, entrata di sua sponte nottetempo in camera di uno di questi cubani, se li sia poi ritrovati tutti 5 addosso.
La violenza sulle donne e' un'argomento troppo serio per trattarlo in modo superficiale, ma questa storia puzza di cose non chiare a km di distanza.
Da fazioso mangia bambini mi chiedo se al posto dei cubani ci fossero stati 5 pallavolisti Yankee, come la cosa sarebbe andata a finire.
Intanto questi, che dei geni non sono sicuramente, hanno perso le olimpiadi e ingaggi molto remunerativi in giro per il mondo.
Pare che ora la versione della fanciulla sia cambiata, non si tratterebbe piu' di violenza ma di...prestazione non pagata.
Ripeto, argomento delicato, non e' escluso che in appello le pene vengano di molto ridotte.

Lorenzo Mambrini e' stato un calciatore di medio livello, non un campione ma un onesto pedalatore che ha girato l'Italia e poi la Spagna alla ricerca di un ingaggio decente.
A fine carriera ha iniziato a fare l'allenatore, scoperto che taroccava le partite si e' beccato 3 anni e 6 mesi di squalifica.
Nel frattempo ha sposato una cubana, successivamente si e' trasferito a Cuba diventando allenatore della rappresentativa di Santiago de Cuba.
La squadra, pare, stia ottenendo discreti risultati sotto la sua guida.
Non so se percepisca un compenso per le sue prestazioni, non credo, non penso neanche che dal punto di vista etico la squadra di calcio della citta' invincibile che ingaggia un condannato per frode italiano sia una gran cosa, ma il mondo funziona anche in questo modo.

Pichardo dicono sia ricomparso a Lisbona, in Portogallo viveva gia' il padre da tempo, si ritiene che nel suo futuro potrebbe esserci la divisa rossoverde della nazionale portoghese di atletica che, detto per inciso, e' piuttosto scarsa.
Non voglio ripetere concetti espressi decine di volte, la componente ideologica non e' piu' sufficiente per tenere in patria atleti di altissimo livello, che vorrebbero monetizzare il talento che il cielo ha deciso di donare loro.
Anche perche' oltre al talento ci vuole tanto lavoro e tanta fatica, non mi pare giusto che un cazzo di reaggatonero, con il cavallo della braga alle ginocchia, possa arricchirsi come vuole mentre un atleta di altissimo livello che porta lustro alla patria, non possa godere adeguatamente dei frutti del proprio talento.

Lo sport di massa sta' sempre piu' prendendo piede a Cuba.
Ad aprile, di sera la pista di atletica di Las Tunas era oramai piena di gente che correva, ricordo che 10 anni fa c'ero solo io e qualche studente latinoamericano, con la faccia da Morales, a sudare sotto la canicola.
Il concetto di sport – salute piano piano sta' entrando nelle teste dei cubani, i kg di troppo, l'alto numero di diabetici, l'alimentazione alla cazzo, il bere, il fumo e via discorrendo rischiavano di tirare su generazioni di potenziali infartuati o comunque di gente che a 30 anni rischiava di essere gia' dal culo.
Ora siamo in piena inversione di tendenza, speriamo duri.

Concludo con un riferimento personale.
Domani mattina alle 10.30, dopo aver portato Birillo dalla Dog Sitter, ci ritroviamo tutti i Villans fuori Torino, partiamo per Bardonecchia per festeggiare i 35 anni della nostra squadra fondata nel 1982, anno in cui l'Aston Villa vinse la Coppa dei Campioni
Saremo una decina, quasi tutti i soci fondatori
Come direbbe Max Pezzali; senza fidanzate, troie, ne' mogli.
Due giorni tutti per noi come da ragazzi.
Per i 30 anni eravamo andati a Senigallia dove tutto, nel 1982, ebbe inizio in una oramai storica vacanza.
Ora si parte per Bardonecchia, nel pomeriggio abbiamo prenotato un campo a 5 per una partitella fra noi, poi tutti su in un rifugio alpino gestito da un Villans.
Cena, dopocena e poi tutti insieme a dormire in un grande camerone....come da adolescenti.
Domenica mattina escursione ad un lago e poi pranzo, quindi rientreremo alla base.
5 anni fa abbiamo riso senza mai fermarci per 2 giorni, questa volta sara' lo stesso.
35 anni insieme non sono uno scherzo, senza la squadra ci saremo persi da decenni, ognuno preso dalla sua vita e dalle sue cose.
35 anni insieme vuol dire amicizia ma anche divisione dei compiti, organizzazione, disciplina e tutto cio' senza mai prendersi troppo sul serio.
Un grande consulente Mediolanum, un operaio sui 3 turni, un manager di una multinazionale, uno scriba che vive di sport, animazione e negocios, un taxista e un impiegato (preziosissimo...) INPS, un quadro medio e il gestore del rifugio, un informatico e un tecnico di grandi sistemi.
In realta' questo avviene durante la settimana, domani saremmo gli stessi che a 18 anni correvano dietro al pallone e alle belle ragazze, a un futuro incerto con la paura del domani.
Che fine settimana che ci aspetta amici miei....




giovedì 15 giugno 2017

COLTIVARE

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Leggevo da qualche parte che un'alta percentuale di cio' che viene seminato nei campi cubani va perduto.
Mi pare si parli di oltre il 57%
La stessa coda accase per verdure, frutti e vianda.
Nell'articolo si parla delle varie ragioni per cui l'agricoltura cubana non rende come dovrebbe, molte di loro, pur se opinabili vanno tenute in considerazione per avere un quadro generale della situazione.
Una delle ragioni per cui il prodotto dal guajiro alle tavole subisce aumenti di costo anche del 500% (non accade solo a Cuba....) e' identificato nella scarsita' stessa del prodotto.
Se per la papa si chiedono anche 20/25 cuc alla libbra (il prezzo della carne) e' perche' o se ne trova pochissima in commercio, o viene furbescamente imboscata proprio per farne salire il prezzo.
I pomodori, la cool, l'insalata tutto oramai ha raggiunto prezzi difficilmente sostenibili per il borsillo cubano.
Persino la Jucca...e dico la jucca, ha il prezzo in fase di salita, la cosa e' dovuta al fatto che chi la coltiva, per ragioni meramente economiche, preferisce destinare la maggior parte del proprio campo alla coltivazione del tipo di jucca che viene dato come cibo agli animali, piuttosto che destinarlo alla jucca per la popolazione.
I controlli ci sono, ma se chi controlla guadagna una miseria allora e' normale che sia....facilmente influenzabile...e qua' mi fermo perche' vorrei poter rientrare a Cuba.
La maggior parte dei campi cubani e' incolto, sempre meno gente si dedica all'agricoltura questo malgrado che, piu' volte, Fidel prima e Raul dopo abbiano incentivato, in differenti modi, il popolo ad occuparsi della propria terra.
Lavorare il campo per un giovane puo' essere attrattivo se c'e' la possibilita' di un guadagno decoroso, se e' possibile farlo con dei mezzi tecnologici che allievino, almeno in parte, il lavoro umano.
A quelle temperature poi...
In realta' da questo punto di vista Cuba e' molto indietro, i pochi trattori che vedo sono antiche donazioni bielorusse, stanno in piedi col nastro adesivo.
In Italia vivo in zona pedemontana, siamo circondati da mucche e campi, quando rientro alla sera non e' raro imbarremi in caprioli, a volte, pericolosamente in cinghiali selvatici.
Nei bar spesso vedo gruppi di ragazzi vestiti in modo rustico, parlano solamente il dialetto, e' evidente che si occupano di lavorare i campi.
Fuori pero' ci sono auto da 50 mila euro.
Un ragazzo, ripeto, vista anche l'attuale nostrana contingenza, puo' anche dedicarsi all'agricoltura a patto pero' di vedere fattivamente i frutti del proprio lavoro.
In caso contrario i campi restano dove sono e come sono.
A questo punto mi sento di dover riproporre, per Cuba, un discorso antico, una proposta che vado facendo da anni.
Visto l'innalzamento draconiano dei costi della frutta e della verdura, visto che la stragrande maggioranza delle case cubane e' provvista di un patio quasi sempre mal tenuto, perche' non provare, in quei metri quadri poco utilizzati, a seminare qualcosa?
Il clima cubano consente la crescita di quasi tutto, esistono anche microclimi che favoriscono la coltivazione di questa verdura piuttosto che di quella.
Invece di lamentarsi sempre perche' non piantare un paio di file di piantine di pomodoro?
Oppure seminare, come fanno tanti nostri vecchiarilli in pensione con tanto tempo libero e poche cose con cui impegnarlo, insalata, melanzane, carota, cavoli e via discorrendo.
Il cubano preferisce allevare i maiali o le galline che da un lato possono essere una fonte di sostentamento, ma dall'altro ti riducono il patio in un porcile vero e proprio con scagazzamenti ovunque.
Possono provare a coltivare qualcosa, quello che serve lo possono poi consumare direttamente loro, quello che cresce lo possono vendere realizzando anche qualcosa.
Tempo ne hanno, chi non fa un cazzo ha tutto il santo giorno libero, chi lavora ha il tempo che resta della giornata e i fine settimana.
Al di la dell'aspetto economico c'e' anche la soddisfazione di veder crescere verdure nel proprio giardino, un piccolo vanto che fa gonfiare il petto ai nostri pensionati.
Invece di lamentarsi che tutto e' caro, che tutto va male, perche', ognuno nel suo piccolo, non prova a fare qualcosa per migliorare le proprie condizioni di vita?
Non parlo di campi coltivati ma di pochi metri quadrati adiacenti alla propria casa, una cosa semplice e neppure poco impegnativa.

martedì 13 giugno 2017

CHE TEMPI...



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Oramai e' un drammatico classico di ogni estate, o comunque di ogni stagione calda.
Il/la bambino/a che tira l'ala perche' dimenticato/a sotto il sole, in auto, da uno dei due genitori.
E' successo a quella povera bimba di Arezzo.
La madre esce di casa con lei per portarla al nido, la dimentica sul sedile posteriore dell'auto, che ovviamente parcheggia nel punto piu' assolato della Toscana, per recarsi a lavorare.
Dopo 6 ore di agonia la piccola, completamente disidratata, non ce l'ha fatta.
Capita coi bambini ed e' una cosa assolutamente drammatica, ma capita anche coi cani, lasciati a bollire a 50 gradi in auto.
Ma come cazzo si fa?
Io non lascio neanche le albicocche in auto sotto il sole perche mi si squagliano, questi ci lasciano dei cristiani.
A questo aggiungo i bambini dimenticati nei supermercati, persi in qualche spiaggia assolata (quante volte abbiamo sentito all'altoparlante l'annuncio che Pierino e' stato trovato piangente fra gli ombrelloni.....).
Uno psicologo spiegava che ci possono essere dei momenti nella mentre ultracaricata di informazioni che ognuno di noi ha sopra il collo, che possono rappresentare degli autentici buchi neri.
Momenti in cui, letteralmente, non si sa dove si e' stati ne' cosa si e' combinato.
Mah.....non e' forse che oggi, si improvvisano genitori soggetti geneticamente non predisposti per questo delicatissimo ruolo?
Vedo gente completamente fuori di testa, pieni di tatuaggi, con un lessico da fare impallidire Ceccherini, in giro per le nostre citta’, con tanto di prole.
Le cose che vedo combinare in Italia, francamente a Cuba non le ho ancora notate.
Forse il concetto di famiglia, malgrado tutti i casini che combinano, e' ancora un po' piu' solido del nostro, forse i bimbi godono comunque di un qualcosa non lontano dalla sacralita'...forse....non so.
Lasciamo stare i padri....ma in questi anni ho visto madri cubane, in quella societa' matriarcale dove si devono occupare di mille cose, tentare con tutti i limiti del caso di dare al proprio bambino tutta una serie di attenzioni che, mi pare, le nostre madri stiano dimenticando.
Certo, se devi portare il piccolo al nido, poi andare a lavorare, magari un lavoro di merda sottopagato per 8/10 ore al giorno, poi passare a prenderlo, occuparti della casa, fare da mangiare ecc... le cose da fare sono talmente tante che si fa fatica a farle bene.
I ritmi cubani, come ben sappiamo, sono molto piu' soft, c'e' piu' tempo per godersi i figli a cui magari viene data un' educazione piu' spartana rispetto ai nostri, ma di bambini lasciati morire sotto il sole non ne ho mai avuta notizia.
Magari e' successo ma non si e' saputo.
Ora leggevo che si vuole fare in modo che le scuole siano aperte anche d'estate perche letteralmente, a scuole chiuse, i genitori che lavorano entrambi, non sanno dove piazzarli, al di la dei costosi centri estivi.
Se chiedi un permesso sul lavoro ti guardano male, mentre a Cuba la madre lavoratrice con figli piccoli gode di tutta una serie di benefit che qua' ci si scorda.
Poi guadagna un cazzo per poterli mantenere, ma questo e' un altro discorso visto che, comunque, lo stato qualcosa passa.
Mi sembra che fare figli da noi sia diventato un grande problema, legato alle situazioni pratiche, ai casini di ogni giorno.
Io non ne ho fatti perche' ho scelto di vivere un certo tipo di vita, ma oggi mi sembra che la scelta, in molti casi, sia obbligata.
A Cuba ogni ragazza, in cuor suo, sogna di diventare madre e di sacrificare questo sentimento per una carriera proprio non ci pensa.
Anche forse perche' di carriere da sacrificare non ce ne sono quasi mai.
I figli, dall'essere una immensa gioia, sono incamminati a diventare un bel problema.
Che tempi amici miei...

domenica 11 giugno 2017

FIDEL E ORIANA

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Oriana Fallaci non riesce a realizzare l’intervista promessa e già fissata con Fidel Castro, forse per intervento dei sovietici, forse per timore che sia troppo diretta (nella cartelletta del materiale che ha preparato per l’intervista ci sono domande come «È vero che non potete sopportare gli americani?», «Perché fate morire i vostri soldati in tante guerre all’estero?», «Lei è stato perseguitato e ora perseguita? »). La scusa del regime è il comportamento «contro la rivoluzione» che la giornalista avrebbe tenuto durante e dopo il suo viaggio a Cuba. Oriana Fallaci risponde con sdegno alle accuse.
New York, 1° ottobre 1983

Signor Presidente,
mercoledì 28 settembre il Suo Ambasciatore all’Unesco, dottor Alfredo Guevara – da Lei inviato appositamente da Parigi a New York per recapitarmi il Suo messaggio – mi ha comunicato che l’intervista fissata per il mese di novembre era stata cancellata. Il motivo di questa decisione ha dell’incredibile: «Di’ a Oriana che ho ricevuto da una fonte di comprovata fedeltà l’informazione che, non appena lontana da Cuba, si è espressa in maniera irriverente nei miei confronti e che ha rilasciato dichiarazioni che denotano pregiudizi sulla rivoluzione e sul socialismo». «All’Avana cinque testimoni» ha aggiunto Guevara «potranno confermare che lo stesso “delitto” è stato commesso anche su territorio nazionale.»
Questo messaggio è un insulto alla mia intelligenza e alla mia dignità. Il Suo gesto è un tradimento, nonché una mancanza di rispetto alla mia persona che non Le ha mai mancato di riguardo e a cui Lei invece deve – e non solo per questo motivo – molto rispetto.
Tuttavia, poiché sono una signora educata, cercherò di controllare lo sdegno che mi assale. E le risponderò.
1) Non conosco, e non mi interessa nemmeno, il livello intellettuale e culturale degli informatori di «comprovata fedeltà» che mi avrebbero rivolto tali ridicole accuse dentro e fuori il territorio cubano. Oltre ad Alfredo Guevara, a Gabriel García Márquez e al loro gruppo di amici – persone intelligenti che mai mi avrebbero attribuito un comportamento tanto stupido – a Cuba ho avuto contatti solo con l’Ambasciatore italiano e con coloro che si sono fatti carico delle mie necessità negli ultimi giorni. Inoltre, in aeroporto mi è stato affiancato un giornalista argentino con il compito di assistermi in ogni evenienza.
2) L’Ambasciatore italiano è un idiota che non sa quel che dice, come la sua terribile moglie e i suoi inetti collaboratori. Coloro che si sono occupati di me in quegli ultimi giorni erano estremamente disponibili e sorridenti, ma – mi dispiace per Lei – non mi sono sembrati capaci né di fornire un resoconto su Oriana Fallaci, né di comprendere le sue idee e tanto meno di capire la sua lingua. Per esempio, dicevano di conoscere l’italiano e l’inglese, ma mi rendevo perfettamente conto che comprendevano molto poco di quel che dicevo e che perdevano frequentemente il filo di quel poco che coglievano… Inoltre, per quanto riguarda il giornalista argentino, il suo italiano non era certo migliore. E come se questo non bastasse, dissimulava malamente una fastidiosa irritazione che provava nei miei confronti per ciò che avevo dichiarato a Buenos Aires sui giornalisti del suo Paese. Mi sono ben guardata dal fornirgli alcuna opportunità che potesse essere utilizzata per costruire un’inutile e mal congegnata calunnia contro di me.
Non sono nata ieri. Sapevo bene che la simpatica scorta che mi accompagnava sia in città sia in aeroporto, Le avrebbe riportato qualunque mio gesto, dal nome del profumo che uso al numero di sigarette fumate. Anche se non avessi stabilito con Lei l’intesa che credevo di aver stretto, non sarei stata così imbecille da commettere un errore tanto grottesco e infantile come quello che Lei mi attribuisce.
3) Una volta fuori da Cuba, ho mantenuto il silenzio sulla Sua persona e il segreto sul nostro progetto, tanto che nemmeno i più sofisticati microfoni della Cia uniti a quelli del Kgb avrebbero potuto cogliere la mia voce. Ho rotto il silenzio solo con tre persone: a) William Broyles Jr., direttore di «Newsweek», che sarebbe stato il primo a pubblicare la mia intervista con Lei e che rimase quasi sbigottito dall’ascoltare l’entusiasmo con cui io descrissi il nostro futuro incontro; b) il nostro ministro degli Affari Esteri, Giulio Andreotti, che mi aveva aiutato a rinnovare la richiesta di intervistarla; c) mio padre che ha ottant’anni e che vive sulle colline toscane insieme ai suoi cani, i suoi gatti, le sue galline e le sue api. Escludo che William Broyles, Giulio Andreotti, mio padre, i suoi cani, gatti, galline e api possano aver riferito ciò che i suoi informatori di «comprovata fedeltà» Le hanno riportato.
In riferimento agli «irriverenti giudizi e pregiudizi» di cui vengo accusata, questo è tutto. E non accetto di essere messa sotto processo per dei pettegolezzi da cortile. Anzi, non accetto di essere messa sotto processo da niente e da nessuno.
4) Non sono socialista. Lo sono stata. Se Lei avesse davvero letto i miei articoli e il mio ultimo libro, conoscerebbe la mia diffidenza nei confronti dei dogmi salvifici, nonché la mia sfiduciata conclusione che nemmeno il socialismo è in grado di cambiare gli uomini. (E questo, sì, è un tema su cui mi sarebbe piaciuto discutere con Lei, invece di chiederle – come ha fatto la televisione americana – «Chi dorme nel suo letto».)
Però nessuno mi aveva mai detto che per intervistare Fidel Castro era necessario essere socialista e credere che i Paesi socialisti siano il Paradiso terrestre. I giornalisti nordamericani che Lei riceve senza tempi di attesa di sette anni, senza offenderli con accuse mal congegnate, che non sono che pretesti ben calcolati, senza protestare quando riducono quattro ore di intervista a una paginetta di arbitrarie estrapolazioni o quindici minuti di superficialità televisiva, non sono socialisti. Non vengono a Cuba per dire che il socialismo è il Paradiso terrestre e che è in grado di cambiare gli uomini. Anzi, sono i peggior reazionari che io conosca.
Nessuno può dire lo stesso di me. I Suoi informatori «di comprovata fedeltà» avrebbero svolto il loro compito in maniera migliore ricordandole la storia della mia vita; l’affetto, l’ammirazione e la credibilità di cui godo e che mi circondano in ogni parte del mondo; e ciò che ho fatto e continuo a fare a favore della libertà, a costo nella mia tranquillità e della mia incolumità personale.
5) Ovviamente non credo che la ragione per cui Lei si è rimangiato la parola data sia il motivo che mi è stato comunicato da Alfredo Guevara. Se ci credessi, io per prima starei insultando la mia intelligenza. E aggiungo: può essere che sia stato tramato un complotto contro di me, però dubito che Lei sia il tipo di persona e il tipo di governante da lasciarsi manipolare dalla mala fede dei Suoi subalterni.
La verità è che Lei ha ritratto la parola data; mi ha tradita poiché si è pentito. E si è pentito perché ha avuto timore di parlare con me di Fidel Castro e degli argomenti per cui La consideravo un interlocutore ideale. (E anche io costituivo per Lei l’interlocutrice ideale.) In luogo di questo, Lei ha intravisto in quest’intervista il rischio che certi leader vedono in me: la donna scomoda, dal pensiero indipendente, la scrittrice che non è impressionata dal Potere e che lo affronta senza timore e senza timidezza per permettere al suo lavoro di entrare nella storia. Che pena! La ritenevo più audace, più agguerrito. Non c’è nulla che ammiri di più del coraggio e nutro sempre un grande rispetto verso coloro che non hanno paura di confrontarsi col mio.
6) Due rappresentanti del Potere mi hanno voltato le spalle in questi giorni: Augusto Pinochet e Fidel Castro. Pinochet ha cambiato idea accusandomi di essere una sovversiva che vagava nei dintorni di Santiago sobillando il popolo contro il regime. Non è esattamente così, ma i timori del cileno erano giustificati... Posso comprendere Pinochet. Non posso dire lo stesso per Fidel Castro. Non mi lusinga sapere che ha avuto paura di Oriana Fallaci. Al contrario, mi delude come uomo e come politico. E più come uomo che come politico. Credevo di aver conosciuto un uomo che non era solo un capo di Stato o un uomo politico. Ma adesso comprendo di aver conosciuto solo uno dei tanti capi di Stato, uno dei politici di turno. Anzi, ho conosciuto un politico che si è permesso di prendersi gioco di me. Scriverò tutto nel mio prossimo libro, spiegando il motivo per cui non appare l’intervista a Castro. E questo triste episodio sarà l’amara conclusione dei miei studi sul Potere.
Si accorgerà che mercoledì 28 settembre Lei ha commesso un grave errore: non ha solo mandato all’aria un’intervista di prima qualità e di storico rilievo. Non ha solo indignato una persona che sarebbe stato molto più saggio non offendere e non insultare. Come un masso che cade pesantemente in un salone di cristallo e che infrange tutto ciò che vi è di prezioso, Lei ha distrutto qualcosa di molto più valore.
E per questa ragione, io non la assolverò.

Oriana Fallaci
E cosi il nostro Comandante en Jefe ha terminato il suo percorso terreno senza l'assoluzione della Oriana che, nel frattempo, aveva provveduto a terminare il suo.
Chissa'....magari in presenza di Satanasso in persona Fidel avra' concesso questa benedetta intervista alla Fallaci.
Nei confronti della Fallaci ho avuto, nei decenni, sentimenti controversi.
L'ho amata quando, nei suoi libri, combatteva il regime fascista dei colonnelli greci, l'ho detestata quando e' partita lancia in testa contro tutto il mondo arabo anche se....alla luce dei fatti di questi ultimi anni, almeno in parte l'ho riabilitata.
Per quanto vale una mia riabilitazione, ovviamente.
Pero' che grande giornalista e' stata!
Eccezionale nel riuscire ad arrivare sempre al punto, cronista vera che si metteva la mimetica e andava in zona di guerra in Vietnam, Non come i leccaculo di Stampa e Repubblica che scrivono merda di Cuba e del Venezuela, al fresco dell'aria condizionata, nella loro camera in un 5 stelle di Miami.
Poi, chiaro, il successo ha dato un po' alla testa come si evince dallo scritto inviato a Fidel.
E' lecito chiedere un'intervista, ma e' prerogativa di chi riceve la richiesta il concederla o meno.
Se sai che devi intervistare uno come Fidel....tappati quella linguaccia toscana e viaggia schiscia.
Parliamo di un uomo che aveva tutto il diritto di scegliere con chi parlare, della persona al mondo che ha subito piu' attentati negli ultimi 100 anni, del capo di stato di un paese povero, assediato e sotto embargo da parte della piu' potente macchina da guerra del pianeta.
Dire sempre quello che si pensa e' un pregio solo per gli idioti.
Nel vivere comune bisogna sapere quando e' il momento di parlare e quando, forse, e' meglio contare fino a 10.
Sarai anche la Fallaci, ma non puoi dare dell'idiota all'ambasciatore del tuo paese o pensare che tutti quelli che ti circondino siamo dei cretini.
Stupirsi poi perche' la scorta messa a sua disposizione dal governo cubano non vada poi a riferire, a chi di dovere, ogni suo movimento e comportamento e' stano da parte una donna che ha girato il mondo.
Forse per intervistare Fidel Castro non bisognava pensarla come lui ma neanche mettere quotidianamente in dubbio i dogmi su cui si basa la vita intera dell'intervistato.
Puoi anche non essere socialista, ma se vuoi intervistare uno che si professa tale almeno gli devi il rispetto che si e' guadagnato tenendo in scacco, per decenni, il grande e potente nemico del nord.
Una cosa e' certa, personaggi come lei e come Fidel ci mancano ogni giorno di piu'; finiti i giganti ci ritroviamo ad avere a che fare con i nani e le ballerine.
La Fallaci era questa, ha preso come un' offesa personale il rifiuto di un grande della terra di parlare con lei.
Alla fine ci avrebbe fatto l'ennesimo libro dove avrebbe guadagnato gli ennesimi quattrini.
Sara' per la prossima vita.