Adesso che il vento sta portando
via le nuvole, le ortensie e le rose hanno un fremito, quasi un inchino,
sotto il suo nome: «Gabriele Francesco. 11 aprile 2013». Un giorno
solo, per la pietà degli uomini. Gli hanno trovato un bel posto, in una
tomba di famiglia - lui che non l’ha mai avuta -, accanto alla statua di
una Madonna.
Una Madonna che guarda lontano, tutte quelle cose che lui non
ha mai potuto vedere. Gli hanno trovato un posto pulito, con i fiori e
le pietre di marmo, lui che era stato abbandonato tra i topi e gli
escrementi, accanto a dei nomi così importanti, sotto «Tarantola
Santino, 1921-2007», un grande impresario che era stato anche il
presidente del Novara calcio, e di fianco a tutti i suoi parenti di
famiglia, e a tutte quelle croci del Signore, di Enrico, Francesco,
Barbara, Angelo, Modesta, Cesare, e gli hanno incorniciato anche una
bella targa bianca. Vedi, gli stanno dicendo, di qua dalla vita, nessuno
ti abbandona, perché siamo come in quella poesia di Totò: «Nuie simme
serie. Appartenimmo a’ morte».
Però, nella vita, in questa strana vita che ha sofferto per un giorno
solo, prima di essere trovato morto sulla provinciale 299 in località
Agognate, sotto il cavalcavia dell’A4 vicino al casello di Novara Ovest,
ha trovato un padre e una madre che l’hanno adottato e che neanche si
conoscono fra di loro, e ha trovato una città intera che l’ha accolto
come un figlio. Così Gabriele Francesco, il bimbo abbandonato fra i
rifiuti di una discarica, ha avuto una signora che ha pianto e si è
impietosita come facciamo noi ogni tanto per i morti, prima di aprirgli
la tomba di famiglia. Claudio Tarantola, 45 anni, lo racconta con
fatica: «È stata mia sorella Paola. Il giorno dopo mi ha chiamato
piangendo: “Sai cos’è successo?”. Ho pensato subito a nostro padre: “No,
quel neonato. Dobbiamo fare qualcosa per lui, deve avere una degna
sepoltura, non voglio che finisca nel campo dei bambini”. Siamo stati
subito tutti d’accordo. È stato un gesto fatto con il cuore». L’hanno
messo nella tomba di famiglia, proprio sotto il patriarca, Santino.
«Fino al funerale abbiamo pregato di mantenere massima discrezione. Dopo
uno dei poliziotti che l’hanno trovato è venuto a conoscermi e mi ha
detto: tanta gente ci chiama per sapere dov’è sepolto per portargli un
fiore. Possiamo dirlo? Va bene, ho detto. Adesso sulla lapide metteremo
una frase. La sceglieranno quegli agenti che hanno fatto tanto per
lui».
Perché il padre che l’ha adottato è un ragazzo di occhi buoni,
l’ispettore della Scientifica R. I., che ha raccontato emozionato al
questore Giovanni Sarlo la sua storia di uomo che ha visto quel bambino
nudo e sanguinante e che quando l’ha nascosto pietosamente con una
coperta ha pensato a suo figlio e non è riuscito più a staccarsi. «È
venuto da me», fa Sarlo. «Dottore, possiamo fare qualcosa? Certo, gli ho
detto. Così, è partita una colletta e daremo quei soldi alla clinica
pediatrica del Maggiore. Li stanno ancora raccogliendo. Il progetto si
chiama Cameretta Mia: faranno una camera con il suo nome, a due letti,
per tutti i bambini malati. Un bambino per altri bambini». Perché è
strano, ma la vita di Gabriele Francesco è cominciata solo dopo, nel
regno dei morti. E adesso, in quel posto di erba sporca, di stracci e
pezze nere, che è l’unica cosa del mondo che ha potuto vedere, in quel
campo rovesciato di topi e cornacchie, al di là del fossato ricolmo di
rifiuti, anche qui metteranno un’altra lapide. Ci racconteranno solo una
parte delle cose che conserva questa storia: «Gabriele Francesco. Bimbo
per un giorno. Angelo per sempre».
Il resto sta nella tristezza della vita, in quel giorno, nello
sguardo vuoto del camionista che stava facendo solo i suoi bisogni
quando ha scoperto quel corpicino abbandonato come la carcassa di un
animale, e nel dolore di chi cominciava a capire che era stato lasciato
vivo, così, in mezzo ai rifiuti, come un rifiuto pure lui, e che di quel
giorno solo quello della vita aveva conosciuto. Il resto sta in questa
differenza, che dovrebbe interrogare anche noi ogni tanto, nella vita
rimpianta solo al di là di questo esile confine, che c’è dovunque, anche
sotto a quel cavalcavia di Novara Ovest, in mezzo a quei rifiuti. È
dura dover guardare tutto questo e pensare che Gabriele Francesco in
fondo sta meglio adesso, sta meglio di là. Sta meglio da morto.
pierangelo sapegno
Una delle grandi speranze, o delle grandi paure, a seconda dal quale punto di vista la situazione si analizza, del futuro a Cuba e' rappresentato dall'arrivo in massa dei turisti americani.
Ovviamente questo fattore non dipende da Cuba, tocchera' al governo americano permettere ai propri cittadini di visitare liberamente la maggiore delle Antille.
C'e' chi sostiene che l'arrivo sara' in massa e di dimensioni poco meno che bibliche.
Prenderanno tutto, compreranno tutto, e per noi, coi nostri soldini contati, sara' la fine.
Questo sempre secondo l'opinione di una buona parte degli europei che frequentano Cuba.
Non sono d'accordo, almeno non lo sono del tutto.
Conosco bene i turisti americani, li ho avuti in discreto numero alle Maldive, alle Seychelles e a Tobago mentre ne ho frequentati in grandissimo numero quando lavoravo alle Turks and Caicos.
Queste ultime sono una serie di isolette, le piu' grandi sono Grand Turks e Providenciales ( Provo) molto ma molto "americane".
Ex piantagioni hanno una popolazione composta dai piu brutti negri e negre che abbia mai visto in vita mia....e ne ho visti/e tanti/e.
Gran mare, grandi alberghi...gli yankee la' si sono davvero comperati tutto.
Conosco il turismo americano e, francamente, non me li vedo in case de renta a Las Tunas o girare por el parque in cerca di fanciulle.
Sicuramente, se e quando el bloqueo avra' una fine, ci sara' una prima ondata, dettata probabilmente dalla curiosita'.
Curiosita' figlia di decenni in cui hanno raccontato loro che quella piccola isola, poteva essere un pericolo mortale per la civilta' occidentale.
Quando arriveranno e...vedranno...la maggior parte di loro ci mettera' una bella croce sopra.
Gli americani, quelli che hanno un minimo di cash, sono abituati a ben altri alberghi e a ben altri servizi.
Gente che non ha problema a spendere a patto che, pero', ci sia una buona equazione fra costi e servizi.
Ve li vedete gli americani nelle piscine degli hotel di Playa Pesquero infestati da canadesi ubriachi e cubani che nella piscina ci mangiano e ci pisciano?
Fino a quando a Cuba non ci saranno 5 stelle degni di questo nome un certo tipo di turista americano, quello col grano vero, lo vedranno col binocolo.
Il mare e' fantastico anche ad Aruba, Bahamas, Barbados, St. Kitts and Nevis, Antigua e altri posti, posti in cui si trovano hotel da urlo a cifre da urlo.
Questo vuole l'americano che puo' spendere non quelle porcherie che frequentiamo noi a Cuba o le case de renta....
Cosa dai loro da rentare...la Geely?
Per piacere......
Certo arriveranno anche americani simili a noi dal punto di vista economico ma non saranno quelli che faranno la differenza.
Uno degli sport che, in assoluto, mi piace piu' guardare e, sopratutto, praticare e' il tennis.
Ho iniziato da ragazzino.
A naja, quando fini la stagione agonostica del Judo, mi mandarono al Castello degli alti comandi di Aosta ad occuparmi della manutezione del campo in terra rossa e a tenere corsi ai figli del Capo di Stato Maggiore e dei vari colonnelli.
Nei primi anni di villaggi, feci anche l'istruttore di tennis.
Oggi, purtroppo riensco a giocare solo 5/6 volte all'anno, se va bene.
Gli amici con cui ho giocato per anni si sono estinti, vinti dagli acciacchi e dalla barriga.
L'ultima volta ho giocato ad ottobre con Osvaldo Napoli a Giaveno....lo so...il "nemico"...lo so.
Comunque in questi giorni, di rientro dal Veneto e anche a causa di questo tempaccio infame sto'seguendo gli Internazionali d'Italia che si svolgono a Roma, al Foro Italico, sul canale Super Tennis.
Seguo piu' che altro il torneo femminile, il tennis maschile ,tolti i soliti 4, e' noioso, tutto basato sul servizio mentre quello femminile e' il vero tennis, sopratutto se giocato nella lenta terra rossa romana.
Ieri fra l'altro e' arrivata a dare un occhiata anche il MIO ministro, Giuseppa Idem.
8 olimpiadi e 6 medaglie d'oro, e' arrivata in forma, documentata, bella e sorridente.
Un ministro dello sport deve frequentare SEMPRE i luoghi di sport, non soltanto come fece la Melandri, salendo sul carro dei vincitori ai mondiali di calcio del 2006.
Il presidente della federtennis ieri, sorridendo, ha affermato che, dopo anni ed anni di frequentazione di ministri e sottosegretari e' stata la prima volta che non ha dovuto spiegare ad uno di loro la differenza fra un quarto di finale ed una semifinale.
Siamo alle semifinali, da un lato la Serenona contro una rumena arrivata dalle qualificazioni mentre dall'altra ci sara' la nostra Errani contro la Azarenka.
Saretta, dopo un primo turno complicato, ha battuto la Kirilenko ritiratasi nel secondo set e, ieri, beneficiato del ritiro della Sharapova, la n. 2 al mondo.
Un po' di culo per la nostra campionessa che da lunedi' sara' il numero 5 al mondo.
Questo grazie ai progressi enormi di questi ultimi 2 anni, e al suo coach, Lozano, uno davvero in gamba.
La ragazza ha quasi tutto per essere una grande, fondamentali, intelligenza tattica, un cuore cosi'.
Tira su ogni palla, ha una smorzata devastante.
Avesse anche il servizio.......
La Vinci si e' fermata agli ottavi mentre al primo turno sono uscite Pennetta e Schiavone oramai, probabilmente, nella fase discendente della carriera.
Questi internazionali sono un enorme successo di pubblico, si sfioreranno le 500.000 presenze.
Mentre gli stadi di calcio si svuotano sport come il Tennis o il Rugby fanno il pienone.
Le ragioni sono fin treoppo ovvie.
Da un lato delinquenti vigliacchi sugli spalti e sportivi che fanno le star dando spesso un pessimo esempio, dall'altro gente normale come pubblico, sportivi veri ed atleti sempre disponibili ad essere esempi autentici per le nuove generazioni.
Fra l'altro nel tennis femminile c'e' anche della gran gnocca.
Bellissime anche se un po' Barbi la Sharapova e la Kirilenko, Serenona Williams mi sembra un po' una di quelle guantanamere che se ti acchiappano en la cama ti aprono come una matrioska.
Le italiane?
Carina la Pennetta; la Vinci e la Errani......simpatiche mentre la Schiavone assomiglia in modo inquietante al mio meccanico.
In fatto di donne ho, da sempre, gusti un po' particolari, se non mi fa' sangue una donna, per quanto bella, non esiste.
Da anni mi piace, da impazzire, la Jankovic (nella foto) che e' pure serba.
Per serbi/e e russi/e nello sport (e non solo...) ho sempre un occhio di riguardo
Comunque FORZA SARA!
La previsione sull'affluenza di turisti a Cuba per il 2013 parla di 3 milioni di unita'.
Una buona boccata di ossigeno per le asfittiche casse statali e anche per tutti coloro che col turismo, in modo piu' o meno legale, hanno a che fare.
Ovviamente mancano, nella quasi totalita', i turisti americani.
Molti pensano che, se le cose dovessero cambiare drasticamente, l'isola sara' invasa da frotte di Yankee, io la penso in modo differente, ma ne parlero' un' altra volta.
Quando si parla di milioni di turisti....non si parla di noi.
Ammesso e non concesso che noi si rientri ancora nella categoria dei turisti.
Come ho detto altre volte, oramai, mi considero una persona che vive a cavallo dei due lati del bloqueo.
Il nostro tipo di turismo e', evidentemente, minoritario rispetto alla stragrande maggioranza di canadesi, europei ed asiatici che riempiono i villaggi e le strutture turistiche dell'isola.
Per anni ed anni noi siamo stati visti malissimo dalle autorita', a malapena tollerati e mai favoriti in nulla.
Siamo, spesso a ragione, sempre stati considerati dei turisti sessuali, gente che portava denaro ma che viveva in modo non conforme con cio' che loro avrebbero voluto.
L'ottimale e' sempre stato il turista che arrivava, una settimana di tour, una in villaggio e poi fuori dai coglioni.
I nostri soldi, ovviamente, erano ben accetti ma si e' cercato, piu' volte negli anni, di fare terra bruciata attorno al nostro stile di vacanza.
A Las Tunas, anni fa' e per oltre un anno non si potevano portare fanciulle nelle case de renta se non eri sposato.
Decine di case restituirono la licenza, il turismo in citta' calo' del 70% .
Dopo un anno diedero un calcio in culo all'Jefe che ebbe la pensata e tutto, piu' o meno, torno' alla normalita'.
Anche perche' in un posto come Las Tunas ci sono oggi oltre 200 case de renta, il mare e' a 70 km e non ci sono monumenti da vedere......
Pero' le cose, ultimanente, sono cambiate anche per noi.
La possibilita' di acquistare e possedere case ha fatto si' che molti investissero bei soldi nel settore.
Da turisti a malapena tollerati siamo diventati importatori di valuta pregiata, valuta non soltanto piu' legata al nostro periodo di permanenza.
Sara' un caso ma da quando sono iniziate le riforme i rompimenti di coglioni negli aeroporti sono finiti.
Candido scrisse una canzone su quegli stronzi dell'inmigration dell'aeroporto di Holguin, ebbene, ora fila tutto liscio, a malapena ti cagano.
Da quando sono sposato all'inmigration cittadina e' tutto un fiorire di sorrisi e di gentilezze.
La visa familiar mi viene data subito e senza storie.
Prima, per la proroga del secondo mese, ti facevano un vero e proprio interrogatorio, spesso en mala forma, oggi le cose sono drasticamente cambiate.
Il fatto di esserci mossi in una certa direzione ci ha fatto diventare parte del loro tessuto sociale e non piu' fastidiosi corpi estranei.
I nostri soldi sono diventati piu' appetibili, anche a causa della crisi mondiale e del fatto che di denaro vero in giro non se ne vede piu' molto.
Anche se non frequentiamo, assiduamente, i villaggi turistici siamo diventati improvvisamente turisti di prima categoria.
Potere del grano....
L'altro giorno, in un commento, un amico del blog, manifestava le sue preoccupazioni, legittime, sull'aumento della delinquenza a Cuba e sui dubbi che esponeva, a causa di questo problema, per fare il grande salto.
L'altro giorno, nella civilissima e moderna Milano, 3 persone sono tranquillamente uscite di casa, come ogni giorno, per andare a farsi gli affari propri.
Esattamente come accadra' a me, oggi, quando finiro' di scrivere qualcosa sul blog o a tutti voi.
Ognuno andra' dove dovra' andare a fare cio' che dovra' fare.
Quelle tre persone non sono piu' tornate a casa.
Non sono andate a fare quel che dovevano fare, non saranno piu' in grado di fare nulla.
Tutto finito.
Un folle li ha uccisi a colpi di piccone.
Nella civilissima Milano, nel 2013.
Siamo tutti portati a pensare che ci siano cose che a noi non toccheranno.
Vediamo nei telegiornali notizie di questo tipo ed e' come se parlassero di situazioni avvenute, in un altro sistema solare.
Sicuramente anche quei 3 sventurati avevano questo modo di vedere le cose.
Eppure la realta' non e' cosi', ognuno di noi poteva essere al posto delle 3 vittime.
Facciamo progetti, amiamo, ridiamo, piangiamo, viviamo come possibile questi tempi incerti senza essere consapevoli che tutto, in qualunque momento, per mano di un folle o di un disperato, potrebbe finire.
Non so cosa abbia spinto quel disgraziato a fare cio' che ha fatto, leggo discorsi rigurdanti il suo colore della pelle, come se non ci fossero italiani a cui, quotidianamente, parte la brocca...
A Cuba questi episodi, al momento, non fanno ancora parte del vivere civile.
La societa' non ha ancora portato un povero demente a uscire di casa con un piccone e, senza una ragione, ammazzare tutti quelli che incontra sul cammino.
Negli Stati Uniti quasi ogni settimana ascoltiamo notizie simili.
Un pazzo esce di casa con un fucile (visto che la' tutti possono avere in casa un arsenale) e spara a tutti quelli che incontra.
Uno studente che ha preso un brutto voto entra in una scuola e fa' una strage.
Cuba e' ancora al di fuori da questi meccanismi di follia collettiva.
Teniamocela stretta.