giovedì 21 giugno 2018

LE DUE PATRIE

 
..EXAMEN FINAL DE UN NIÑO AMERICANO DE ORIGEN CUBANO
En en examen de español, la maestra les pide a los niños que escriban un ensayo de tema libre y un niño escribe lo que sigue:
Cuba es una palabra SAGRADA, Es la palabra que más yo he oído
en mi vida. Creo que las primeras palabras que oí al salir del vientre
de mi madre fueron las de mi abuelo gritando: ¡Qué viva, llegó al mundo otro cubano!
Cuba es una palabra que, cuando el noticiero la menciona, yo sé que me tengo que quedar calladito, porque si no me callo, tengo que oír a toda la familia regañándome y diciéndome: ¡Cállese la boca, muchacho, que están hablando de Cuba!
Y si es en la televisión americana que mencionan la palabra 'QUIUBA', ya yo sé que tengo que atender y estar listo para traducir, porque el abuelo inmediatamente, como un resorte, me va a preguntar:
A ver, a ver, ¿qué están diciendo de Cuba, mijo?
.Pero a mi alrededor Cuba no es una palabra. Cuba es como un credo, como una religión. Tal parece que todos en mi casa tienen a Cuba en un altar. Cuba es una obsesión.
Yo me imagino que hasta el agua bendita de las iglesias debe de provenir de algún río de Cuba.
Con lo fuerte que es mi abuelo, y con lo mucho que me ha repetido en mi vida que 'los hombres no lloran', yo lo he visto llorar a él algunas veces mientras me hablaba de Cuba.
Cuba es como una sombra que me sigue a todas partes. Cuba está en las conversaciones, en las discusiones, en las fiestas, en los velorios, en los periódicos que lee mi abuelo, en la cadenita que me regaló mi abuelita en forma de islita, y hasta en los cuadros que cuelgan en la pared.
Tener la sangre cubana, esa que tanto mi abuelo me dice que yo tengo, es muy bueno, porque me permite ir a McDonald's y a Burger King, y después llegar a la casa y comerme unas croquetas y un batido de mamey, puedo disfrutar de la música de aquí y al mismo tiempo me encanta cuando oigo a Celia Cruz diciendo: ¡Azucaaaaaa!
Mis compañeros de colegio tienen una sola patria, yo tengo dos: la mía y la de mis abuelos.
Ellos tienen sus héroes nacionales, yo tengo los míos y los de mis abuelos. Es más, mis compañeros de colegio no tienen el privilegio de saber quiénes fueron José Martí, Antonio Maceo o Máximo Gómez. Y yo sí sé quiénes fueron porque mi abuelo me lo ha enseñado.
¿Qué dónde está Cuba ? Si alguien me lo pregunta, yo le señalaré con el dedo índice el pecho de mi abuelo. Olvídense del mapa mundial.
Ahí está Cuba ! en el corazón de mi abuelo! Pero mi abuelo y yo no siempre estamos de acuerdo en lo que es Cuba...
Para mí Cuba es José Canseco y para él es Orestes Miñoso; para mí Cuba es Andy García y para él es César Evora; para mí Cuba es Gloria Estefan y para él es Rosita Fornes; para mí Cuba es Willy Chirino y para él Barbarito Diez.
Para mí Cuba es la Salsa, para él Cuba es rumba y guaguancó. Cuba, según el mapa de este colegio, está en el Caribe, pero la verdad es que Cuba está en mi hogar..
Cuba está dentro del refrigerador de mi casa. Cuba está en el patio de mi casa,
en las matas de aguacate y de guayaba que sembró mi abuelo.
Cuba está en el almuerzo que me prepara mi mamá y en el café que cuela mi abuela.☕️
Y no sé la calificación que recibiré por esta composición, pero no me importa.✍️
..Yo estoy contento porque estoy seguro de que mi abuelito, con lágrimas en sus ojos, me dará una (A)..
Un americanito cubanito...
Vivere a cavallo di 2 culture non e' per nulla facile ma, ritengo, sia una cosa bellissima.
Forse perche' in me e' molto labile il concetto di patria, forse perche' mi ritengo, prima di essere italiano, un abitante di questo pianeta che, come ci ricorda Kennedy, e' il solo che abbiamo.
Credo che per un ragazzo crescere in mezzo a 2 differenti sistemi di vita, riferimenti culturali, cibo, idioma, amicizie differenti possa essere solo un arricchimento, un qualcosa che apra la mente verso nuove e piu' profonde prospettive.
Il cubano, come ben sappiamo, ha un senso di appartenenza al proprio paese e alla propria Patria che quasi nessun abitante di altri paesi possiede.
Cuba e' Cuba senza se e senza ma, dentro e fuori dal paese.
Pero' ci sono stati tempi in cui anche noi italiani eravamo fatti in questa maniera, lasciate perdere il fuggi fuggi generale di oggi di fronte alle miserie del nostro paese e della nostra classe politica.
Ci sono stati anni, a inizio secolo scorso e dopo la seconda guerra mondiale, dove milioni di italiani sono stati costretti (con la morte nel cuore, non come oggi con sollievo) a lasciare l'Italia per cercare fortuna altrove, spesso, esattamente come i cubani, negli Stati Uniti.
Il figlio del paisa' emigrato, di seconda generazione, quando era in giro per le strade di New York poteva anche essere John e mangiare Hot dog ma appena rientrava a casa tornava ad essere Giovanni Cacace che mangiava gli spaghetti con il sugo arrivato direttamente dal paese.
Barbarossa lo racconta splendidamente nella sua canzone.
Ho molto amici e conoscenti sposati con cubane, so le difficolta' che hanno dovuto affrontare per raggiungere i giusti compromessi fra culture cosi' lontane, vedo i loro figli crescere in Italia senza pero' mai staccare il cordone ombellicale che li lega a Cuba che resta, l'altra Patria.
Ci si puo' sentire a casa in ognuno dei 2 paesi o sentirsi fuori posto in entrambi i lati del bloqueo, dipende dalle circostanze.
Chiaro col passare delle generazioni e la morte dei vecchi capo famiglia il legame con la terra d'origine diventa piu' flebile, ma non finira' mai.
Un italiano, un cubano in ogni posto del mondo resteranno tali, succeda quello che succeda.

martedì 19 giugno 2018

CULTURA



Si e' conclusa da circa un mese la fiera del libro di Torino.
E stato un grande successo di pubblico, per un paese che, pare, legga poco oltre 170 mila visitatori in 4 giorni sono davvero tanta roba.
Il problema sono infatti state le infinite code ovunque, e dire che il Lingotto e' grande.
Piu' di una volta si sono dovuti chiudere i cancelli con migliaia di persone fuori, dentro era tutto pieno.
Alcuni espositori, il primo giorno, hanno aperto in ritardo gli stand a causa dei minuziosi controlli antiterrorismo a cui sono stati sottoposti, ma questo e' il prezzo per tentare di avere un po' di sicurezza in piu'.
Ovviamente non sono riuscito ad andarci e mi dispiace perche' i momenti culturali in questo paese si stanno facendo sempre piu' radi.
Questo nuovo governo ha subito provveduto ad eliminare il bonus di 500 euro per i giovani che lo richiedevano, bonus non in denaro ma in libri e riferimenti culturali, non sia mai che i giovani leggano… e capiscano in che mani siamo finiti.
Sono pero' stato alla feria del libro di Las Tunas.
Ci sono stato nel senso che sono capitato in citta' ad aprile mentre si stava svolgendo, ho anche acquistato un paio di libri, lo faccio quasi sempre visitando la libreria cittadina, mi servono per mantenere vivo lo spagnolo nei lunghi mesi che mi attendono prima del prossimo viaggio.
Non si puo' dire che a Cuba si facciano mancare gli eventi culturali, magari per noi stranieri non sono poi cosi' attraenti, ma e' indubbio che stiamo parlando di un paese che, in qualche modo, con tutti i suoi limiti produce cultura.
Per anni, prima dell'attuale totale oscurita', il martedi' sera nel parque centrale, di fronte al Cadillac si svolgeva la serata della cultura.
Vista l'ora poca gente, pero' era strano ed insolito ascoltare qualcuno che decantava poesie sconosciute o che cantava canzoni proprie in un parque cubano, alle 10 di sera.
Io che ero seduto ai tavolini del locale trovavo la cosa piuttosto noiosa, sicuramente trattasi di situazioni da noi poco popolari ma per loro sembrava la cosa piu' normale del mondo.
Il venerdì sera c'erano i Mariachi, che rappresentano anche loro una forma di arte ben definita a Cuba, la serata si riempiva di gente e di musica, per un paio d'ore perlomeno il parque si animava un po'.
Di giorno non e' raro trovare, sempre nel parque centrale, gente che declama poesie al microfono, questa volta vista l'ora accettabile anche con un discreto uditorio di fronte.
Se sono in zona mi fermo anche io ad ascoltare, pensate voi in un nostro giardinetto se potrebbe mai essere possibile una cosa del genere.
Cani che cagano, bambini che urlano, tossici che si bucano...
Invece a Cuba la gente si ferma per ascoltare le poesie, in una mattina assolata di un giorno qualsiasi, in un qualsiasi parco di Cuba.
A volte, sempre al mattino trovi guajiros che si esibiscono ne la competenza o controversia.
Trattasi di quel genere musicale dove i testi si improvvisano, se avete visto una puntata di “Palma y Cana” la domenica, sapete di cosa parlo.
Si raduna tanta gente facendo il tifo per uno dei 2 cantanti che si esibiscono, improvvisando, con una piccola orchestrina alle spalle.
Nella piazza culturale dove c'e' un palco fisso non e' raro vedere spettacoli teatrali, manifestazioni, balletti, spettacoli di bambini e cose simili.
Piu' di una volta ho visto clown per strada intrattenersi coi loro piccoli amici, facendoli giocare e tenendoli un po' occupati per la felicita' dei genitori.
Nella casa de la cultura, adiacente al parque, nei fine settimana ci sono sempre improbabili concerti rock per i piu' giovani dove, anche a Cuba, vedi gente vestita strana e con piercing piazzati ovunque.
Il tutto, tutte le cose che vi ho citato, ovviamente gratis per la popolazione senza menate e/o furti legalizzati della Siae o altre porcherie simili.
La cultura deve essere gratis, a disposizione di tutti.
Un popolo deve poter accedere ai propri riferimenti culturali, se vogliamo anche a quelli politici, senza dover sborsare del denaro come accade da noi.

domenica 17 giugno 2018

ESPECULADOR? NON SEMPRE!

 Risultati immagini per especulador

La penultima volta che sono stato a Cuba, nella casa della familia ho comprato un congelatore.
L'ultima volta un grosso tv al plasma.
La prossima volta comprero' un grande frigorifero.
In realta' io non ho comperato un amatissima cippa, ma due vacanze fa e' entrato in casa un congelatore, la scorsa volta un tv al plasma e la prossima entrera' un grosso frigorifero.
Ovviamente e' il boss che finanzia ogni operazione aspettando pero' che io sia presente in casa per....giustificare, verso todo el mundo, gli acquisti di elettrodomestici cosi' costosi.
Se c'e' uno yuma in casa, sopratutto se e' presente da anni e' normale che arrivino “regali” di un certo spessore.
Lui e' direttore di una grossa fabbrica di costruzioni e ha il sacro miedo che ogni miglioria che avviene nella casa sia considerata da todo el mundo....frutto di “situazioni collaterali” che riguardano il suo lavoro.
Ci siamo capiti, non e' caso che vada oltre.
Quindi ogni volta che arrivo scopro di essere diventato “proprietario” di qualcosa, che pero' resta in comodato d'uso...o qualcosa di simile, alla casa.
I soldi arrivano, suppongo perche' non e' esattamente argomento di discussione, dalla banca.
15 anni fa permutarono il loro bell'appartamento al Vedado con quello dove vivono ora, permuta con solido conguaglio a loro favore.
Ora non so ma fino a poco tempo fa le banche cubane per i depositi a lungo termine davano anche il 6/7% di interesse, quelli sono i soldi che, una volta all'anno, permettono gli acquisti, credo...
Il succo del discorso pero' e' un altro.
Il chulito, il mariconcito, il vago, quello che vive di espedienti puo' anche permettersi di especular ogni qualvolta, grazie a soldi giunti chissa' da dove, puo' permettersi di comperare qualcosa, il giro per il barrio con la (ad esempio) nuova motoretta elettrica e' quasi un rito.
Ma il padre di famiglia, chi ha un ruolo di un certo livello ben definito nella comunita e lavora per lo stato deve comunque sempre giustificare con....chi di dovere, ogni piccola oscillazione del proprio tenore di vita.
Una sorta di redditometro cubano.
Una barzelletta....nessun cubano, dipendente statale o cuntapropista, o quasi, potrebbe tirare su col solo proprio lavoro 30/40 mila cuc per acquistare una casa.
Per questa ragione le duenas delle case de renta, anche chi renta da 20 anni, tengono sempre un profilo molto basso, al limite comprano un mobile ma lo piazzano sempre nella parte della casa comune, quella utilizzata anche dal cliente per far vedere che...trattasi di negocio.
Una di queste, cara amica, esce 2/3 volte al giorno per fare la spesa proprio per non farsi vedere dal vicinato tornare a casa carica di sacchetti, scatenando invidie e gelosie.
Tutti sanno, tutti rosicano ma lei cerca, entro certi limiti di viaggiare schiscia, esattamente come il boss di casa nostra.
Ogni volta che c'e' da dipingere un cuarto resta col patema d'animo per giorni, per paura che possa attirare troppa attenzione, per fortuna poi arriva l'umile scriba che per quel periodo o anche per un po' di tempo dopo (lo yuma qualcosa puo'...sempre lasciare) lo tranquillizza un po'.
Uno yuma in una casa...risolve molte cose.
Quindi anche il classico discorso che “el cubano es especulador” va sempre preso molto con le pinze, non e' sempre cosi', non puo' essere sempre cosi' e a volte le cose sono proprio all'opposto di come sembrano.
Non sono passati molti anni da quando italiani o stranieri costruivano una casa extralusso, sopratutto esternamente, vedendosela poi togliere via dal deportivo o dal politico con gli agganci giusti.
Per questa ragione ci sono case a cui da fuori non daresti una lira, ma che dentro sono lussuosissime, case in cui il cubano difficilmente lascia entrare gente...di cui non si fida, ammesso e non concesso che, a Cuba, ci si possa fidare di qualcuno.

venerdì 15 giugno 2018

DOCUMENTI




Quando decidiamo di metterci in viaggio, la prima ma anche l'utima cosa da fare, prima di chiudere la porta di casa, e' quella di verificare di essere in possesso di tutti i documenti necessari per il viaggio stesso.
Fino a qualche anno fa era fondamentale il biglietto aereo nella sua versione cartacea.
Ricordo, tempo fa, quando ancora frequentavo le agenzie di viaggio l'emozione che provavo quando mi consegnavano il biglietto aereo, a volte era solo una sorta di prenotazione, in quanto il biglietto vero e proprio lo ritiravo in Malpensa quasi sempre nell'imboscata e famigerata area gruppi.
Poi si e' passati al biglietto elettronico, oggi non serve neanche piu' averlo, quando arrivi al check e' sufficiente esibire passaporto e visto per risolvere il tutto.
Essendo l'umile scriba della vecchia scuola, continuo comunque a portarmi dietro anche il cartaceo...non si sa mai.
E dire che basta averlo sulla posta elettronica ed eventualmente esibirlo dal movil, ma certe vecchie abitudini sono dure a morire.
Il visto e' ovviamente fondamentale per poter partire con destino la maggiore delle Antille.
Negli anni ho visto gente presentarsi al check senza, ignara che servisse, per fortuna in Malpensa e' abbastanza semplice riuscire ad acquistarli.
Anche con voli che prevedono scali europei il visto va esibito al primo scalo, a Torino faccio il check fino a La Habana di conseguenza senza il visto non parto.
A volte sono riuscito anche ad acquistarli a Cuba, giusto per averli nei viaggi successivi, al costo di 15 cuc.
Oggi faccio uno squillo a Simone di Cubacenter che me li fa inviare direttamente a casa, senza sbattimenti.
Si tratta di visto turistico valido 3 mesi, ed e' proprio sul visto che, quando mi concedono la visa familiar, attaccano una targhetta per evidenziare il cambio di visa stessa.
Il passaporto e' il solo documento di viaggio che mai si deve perdere per nessuna ragione.
Vedo gente, in giro per Cuba, portarselo dietro sempre con eccessiva leggerezza, se per una disgraziata ragione dovessimo perderlo occorre andare in policia per la denuncia, la policia ti rilascia una sorta di foglio sostitutivo, a quel punto bisogna correre di filato in ambasciata a La Habana per risolvere il problema.
Vacanza rovinata.
Per questa ragione SEMPRE  andare in giro con una copia dello stesso, MAI con l'originale che va esibito, tolti pochi casi, solo in entrata ed uscita dal paese.
I pochi casi in cui serve sono quando si devono prelevare o cambiare denari, rentare un carro o uno scooter, quando si arriva nella casa de renta o in hotel.
Per il resto una bella copia, possibilmente a colori.
Solitamente se ti ferma la policia non fanno mai problemi, solo una volta, anni fa, imperversava per Tunas un negro singao dell'inmigration, questi si presentava al parque chiedendo il passaporto a tutti gli stranieri, se non lo avevi ti mandava a casa a prenderlo, giusto e solo per romperti i coglioni.
Una volta risolto il problema della registrazione nella casa e' bene lasciare l'originale in valigia e dimenticarselo.
Ovviamente serve anche per l'eventuale concessione della visa familiar.
Solo se si decide di andare al mare sarebbe bene portarsi l'originale, negli eventuali punti di controllo potrebbero non farsi andare bene la copia, se trovi lo stronzo e' anche possibile che ti rimandi indietro.
Un'altro documento che, almeno per me, e' indispensabile quando sono a Cuba e' la patente di guida, visto che rento regolarmente lo scooter.
Anche in questo caso esibisco l'originale quando viene l'amico a portarmi il mezzo con tutti los papelles burocratici, mentre quando giro per la citta' utilizzo rigorosamente la copia.
Anche in questo caso problemi zero quando mi fermano, capiscono che il rischio di perdere un documento rovinerebbe la nostra vacanza e...chiudono un occhio.

mercoledì 13 giugno 2018

NUOVI HOTEL



Il nuovo corso di Cuba, post era Castro, riparte con un hotel di superlusso a cinque stelle, alto 154 metri. Quarantadue piani, 565 stanze, sarà la torre più elevata dell’isola e farà ombra ai grandi classici dell’Avana, come il vicino Habana Libre, o ex Hilton, che si trova a poche centinaia di metri dalla futura struttura, nel quartiere del Vedado.
Cambio della guardia
Il progetto è stato annunciato in pompa magna all’indomani del cambio della guardia al vertice del regime, allorché l’erede designato, Miguel Díaz-Canel, il 19 aprile ha preso ufficialmente il posto di Raúl Castro alla guida del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri di Cuba. Una delle sfide del neo-leader, a quanto pare, è il lancio del turismo di lusso. La costruzione dell’hotel-grattacielo — «a capitale 100% cubano» — inizierà a fine anno e l’inaugurazione è prevista non più tardi del 2022.
Difficile che il regime farà però tutto da solo, a livello economico. Da qualche anno, ormai, la capitale cubana è teatro di grandi opere di restauro, anche con il generoso aiuto dell’Unione europea. Sono state rifatte a nuovo molte delle splendide piazze del centro storico, ristrutturati i palazzi coloniali che cadevano a pezzi, aperti negozi con i brand occidentali più noti ma anche tante botteghe di «cuentapropistas» — i negozianti cubani che hanno approfittato della possibilità di aprire una attività in proprio e vendere, come in tutti i luoghi turistici del mondo, souvenir a poco prezzo.
I nuovi hotel
Il governo, però, vuole conquistare anche la fascia dei turisti più danarosi. Lo scorso giugno ha inaugurato il Gran Hotel Manzana, un cinque stelle all’interno del primo grande centro commerciale costruito a La Habana Vieja un secolo fa. Proprietà dello Stato cubano, l’edificio è stato ristrutturato dalla società francese Bouyges ed è amministrato dalla catena d’hotel svizzera Kempinski. Nel centro storico, apriranno presto i battenti anche gli hotel Prado y Malecón della francese Accor , affacciato sul lungomare, e il Packard della spagnola Iberostar sul Paseo del Prado. Secondo la stampa cubana, molto altro è in arrivo: entro il 2025, nella capitale, ci saranno almeno altre 7500 stanze di lusso. E speriamo arrivino anche i turisti americani.

Questo pezzo e' uscito su La Stampa subito dopo l'elezione di Diaz-Canel a Presidente di Cuba.
Grottesco il tentativo di farlo passare come un progetto del nuovo Presidente, in realta' si tratta di situazioni programmate da anni e attuate ben prima del cambio al vertice della politica cubana.
E' chiaro come Cuba cerchi, oramai da tempo, di rivolgersi ad un turismo d'elite un po' come capita alle Bahamas e a Barbados.
Il problema e' sempre stato il farlocco rapporto qualita'-prezzo offerto dalle migliori strutture cubane.
Puoi anche chiedere, ad un certo tipo di clientela 500 o 1000 dollari a notte ma il gioco deve valere la candela.
Il turista abituato a muoversi con quel budget pretende che la struttura che lo ospita valga davvero tutto quel denaro.
Di gente con l'anello al naso in giro se ne vede sempre di meno.
Ho trovato la capitale trasformata rispetto a 10 anni fa, almeno quella parte di capitale “spendibile” verso un certo tipo di turismo.
I ricordi di un Malecon disastrato potevano anche essere belli e pittoreschi, sicuramente era meno bella la situazione di chi dentro quelle case che cadevano letteralmente a pezzi ci doveva vivere.
Piano piano quelle costruzioni sono state tumbate e sostituite con altre piu' moderne, certo restano ancora diversi edifici pericolanti ma hanno i giorni contati.
Oramai e' solo piu' questione di tempo a tutto il Malecon sara' un immenso lungomare a disposizione del turismo, quello che paga, non i rastraciancleta da 8 cuc al giorno nella case de renta o quelli che si lamentano se pagano 3 cuc un desajuno.
Non solo il Malecon e' stato ristrutturato, basti pensare a Plaza Vieja che oggi e' davvero una meraviglia.
Merito dell'Unesco, dell'Unione Europea, della Spagna e i suoi sensi di colpa ma anche merito delle catene alberghiere che, malgrado tutti i problemi che conosciamo bene, hanno scelto di investire comunque nella maggiore delle Antille.
L'articolo parla di imprese francesi, svizzere, spagnole ma ci aggiungerei anche quelle canadesi, olandesi, italiane mentre quelle cinesi e russe sono alle porte.
Non ci sono quelle americane a causa del bloqueo, altrimenti sarebbero arrivate pure quelle.
Qualcuno ritiene una cosa negativa tutto questo furore costruttivo, il vostro umile scriba che guarda sempre avanti mai dimenticando cosa c'e' stato dietro, pensa semplicemente che prima o poi tutto questo doveva comunque accadere.
Coi Castro o senza.

lunedì 11 giugno 2018

INVITO



Pare che gli inviti alle cubane stiano tornando di moda dopo un periodo in cui, anche per le restrizioni delle concessioni di visti da parte della nostra ambasciata a La Habana, sembrava che fossero diventati un po' demode'.
Ne ho fatti un paio, oltre 10 anni fa, non conosco le nuove normative per richiederlo, anche se credo non siano cosi' differenti da quelle di quei tempi.
Di buono, da parte di Cuba c'e' che ora i passaporti vengono concessi in tempi decenti e che e' sparita la carta blanca mentre, come dicevo di non buono, da parte dell'Italia c'e' che abbiamo chiuso un po' il rubinetto delle concessioni, temo che con questo governo lo chiuderemo ancora di piu'.
Un invito puo' avere differenti significati.
Il primo che feci fu per regalare una vacanza ad un'amica, avevo davanti un estate in giro per l'Italia per lavoro, mi piacque farlo con una bella cubana accanto.
Il secondo celava qualche aspettativa in piu', duro' non i 3 mesi canonici ma quasi un anno e si concluse con...un nulla di fatto.
Con entrambe sono sinceri abbracci quando ci si incontra a Tunas, malgrado sia passato tanto tempo.
Un invito puo' essere anche un tentativo di vedere come potrebbero eventualmente funzionare le cose qualora si decidesse di fare sul serio, molti di voi sono felicemente sposati, con tanto di prole, con la cubanita con cui, suppongo, abbiate deciso di fare sul serio proprio dopo i 3 mesi canonici di invito.
La speranza e' che in quei 3 mesi si riesca a capire se la persona e' quella giusta, si ambienti a vivere in un sistema lontano anni luce dal suo, si abitui al clima, al cibo, alla nostra vita.
Dopo i 3 mesi si tirano le somme e si decide il da farsi.
Sono sufficienti 3 mesi per capire chi si ha davanti?
Ovviamente no.
In 3 mesi, possono tranquillamente nascondere la rumenta sotto il tappeto, aguantare tutto in funzione del...traguardo finale.
Parliamoci chiaro, il 90% delle unioni miste non ha funzionato, le ragioni possono essere migliaia e non e' questo il post in cui trattarle.
Dipende poi anche da chi invita.
Dico da lustri che se l'invitante la figa l'ha sempre solo vista in fotografia, non ha la conoscenza di quell'universo femminile cosi' complicato, pensa che “tirarle fuori dalla merda” (dice lui) sia sufficiente per guadagnarsi eterna riconoscenza, allora l'epilogo della storia e' gia scritto nel prologo.
Se lei non e' in grado di capire (o l'invitante non e' in grado di farle capire) che a Cuba siamo dei sereni vacanzieri, mentre in Italia dei preoccupati cittadini che, faticosamente, ogni giorno cercano di sbarcare il lunario, allora meglio lasciarla a casa.
Ci sono poi le differenze di eta' che contano, se ballano 30 anni e' difficile che le cose si mettano a posto...al di la' di tutto...di cosa parli con lei la sera?
Personalmente ritengo che ci debbano essere dei requisiti minimi da parte dell'invitante per lanciarsi in una simile avventura.
Buona situazione economica, tempo da dedicarle, casa indipendente, un minimo di vita sociale da condividere ecc.
Se la si lascia sola dalle 7 del mattino alle 8 di sera oppure, peggio ancora, a casa con mamma' (che ovviamente la vedra' un po' come i francesi vedevano gli occupanti nazisti), se bisogna tirare il centesimo per arrivare a fine mese, se anche il fine settimana lo si passa a casa allora come si puo' pensare che una cubanita piena di vita non possa sfiorire?
Poi occorre vedere se si occupa di tenere pulita casa, se impara a muoversi in giro in modo autonomo, se apprende almeno i rudimenti della nostra lingua.
Ovviamente meglio invitarla in estate, anche per questioni di abbigliamento, meglio se si vive al sud Italia dove il clima ed alcuni stili di vita sono piu' simili a quelli cubani, meglio se non frequenta cubane che, pur essendo qua' da tempo, non hanno combinato nulla e sono perennemente alla ricerca di qualcuno che paghi la cuenta.
Tanti fatti, troppe aspettative, al final vivetela e fatela vivere come fosse una lunga vacanza, poi se sono rose....fioriranno.

sabato 9 giugno 2018

AUSTRALIA, PORTOGALLO E CILIEGIE



Risultati immagini per CILIEGIE

Spesso ci capita di leggere storie di gente che parte, che torna, che vorrebbe partire in via definitiva.
Pero' poi capita di imbatterti in qualcuno che il grande salto lo ha fatto o si appresta a farlo sul serio.
Un paio di anni fa un ragazzo che veniva in palestra e' partito per l'Australia, qua' non aveva nulla, aveva perso il lavoro, girava intorno ai 30 anni con poche prospettive di poter svoltare.
Fra volo e corso di lingue obbligatorio da fare in Australia (se vuoi venire a vivere qua' impari la nostra lingua...SACROSANTO) aveva investito circa 5000 euro nel progetto.
Prima ha ottenuto una visa provvisoria e poi una piu' lunga, lavora, guadagna quello che gli serve per vivere senza scialare ma senza neanche farsi problemi se una sera decide di uscire a cena.
Non e' piu' tornato in Italia.
L'altro giorno parlavo con un 63enne, sempre in palestra, dipendente dell'Alenia, avrebbe dovuto andare in pensione a 67 anni ma si e' aperta una finestra, l’azienda gli garantisce gli ultimi 4 anni e lui a ottobre dovrebbe riuscire a sgamarla.
Andrebbe in pensione con 1600 euro, non male, ma visto che a causa di sanguinosissimo divorzio, deve cacciare mensilmente una cifra importante, rischia di fare una vita non semplicissima.
Ha in mente di trasferirsi in Portogallo, dove la sua pensione lieviterebbe a 2100/2200 euro al mese riuscendo ad evitare le Forche Caudine dell'italica tassazione.
Visto che non e' proprio un mago del pc gli ho indicato alcuni siti dove poter leggere racconti e storie di chi, in Portogallo, ha gia fatto una scelta simile sempre in attesa di un primo viaggio esplorativo di un paio di mesi, per vedere se la cosa e' fattibile.
Gli ho anche girato il sito di Vita Nova, un'agenzia che si occupa e aiuta proprio di chi decide di lasciare l'ex bel paese per nuove destinazioni.
Aiuta chi, come lui, non ha mai viaggiato troppo e ha poca esperienza sul come funzionano le cose in giro per il mondo.
Da 1600 euro a 2200 euro sono oltre 7000 euro all'anno in piu', in 10 anni sono 70 mila euro, fate un po' voi...
Sabato 2 giugno non lavoravo, era festa della Repubblica, a Giaveno c'era mercato, giorno festivo e con il triplo di abitanti del solito, visto che trattasi di zona turistica piena di seconde case dei torinesi.
Prendo lo scooter e scendo in paese per fare provviste.
Solitamente faccio la spesa a Caselle, dove il cibo costa il 30-40% in meno che dalle mie parti.
Mi fermo al primo banchetto, 4 etti di ciliegie, una vaschetta di fragole e 3 (tre) pomodori....11.20 euro.
Ora....io grazie agli Orishas posso permettermi di sorridere di fronte ad un taglieggiamento simile, ma la famiglia monoreddito, o anche quella con 2 redditi normali, magari 2 bambini, come cazzo fa a tirare fine mese?
Vedo quello che spendo io con una casa, un'auto, uno scooter, una spesa da fare tutti i giorni, qualche divertimento, bollette e cazzi mazzi.
Come campa la gente normale?
A Cuba, una volta risolto il problema casa con 100 cuc a settimana (almeno a Las Tunas) fai una buona vita togliendoti anche dei discreti sfizi, qua' 100 euro ti durano 2 giorni.
Un tempo la gente lasciava il bel paese con la morte nel cuore, oggi lo fa con un senso di gioia e felicita' e la consapevolezza di essersi tolta un macigno dallo stomaco.
Certo andare a vivere in un altro paese puo' non essere cosi' facile, c'e' il problema della lingua, quello culturale, le abitudini di vita differenti, il clima e tutto quello che volete voi ma mi domando se ha ancora senso continuare a vivere in un paese dove ti alzi al mattino gia' incazzato col mondo.
Nessuno vuole il lusso, nessuno vuole cose che sono al di fuori della nostra portata, oggi la gente vuole semplicemente vivere con  dignita'.
Poter assicurare a se stesso e alla propria famiglia un presente ed un futuro che abbiano un minimo di sicurezza, senza doversi vendere un rene ogni volta che si entra in un negozio a fare la spesa.
Le mie sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano ma, francamente, le cose diventano piu' complicate ogni giorno.