lunedì 23 aprile 2018

DIAZ-CANEL




Diaz-Canel.
Alla fine, malgrado qualche sussurro su opzioni differenti, le cose sono andate come dovevano andare.
Non credo che il nuovo Presidente di Cuba abbia saputo l'altro giorno il futuro che gli sarebbe toccato.
In realta, probabilmente almeno da un paio d'anni i giochi erano fatti; 5 anni fa Raul aveva detto forte e chiaro che nel 2018, precisamente a febbraio, avrebbe passato la mano, poi i disastri provocati da Irma e las medidas da prendere hanno prolungato la precedente legislatura di un paio di mesi, ma si e' trattato di un dettaglio.
Era scritto che toccasse a Miguel, anche se di “delfini” nei decenni se ne sono bruciati parecchi.
Ultimi in ordine di tempo, a seguito delle epurazioni di Raul nei confronti dei puttanieri ladroni che circondavano il fratello, erano stati Lage e Perez Roque.
Sono anni che vorrei mettere le mani su un certo video di Lage, quello che poi lo ha inchiodato dove lui....ma lasciamo stare....vorrei ancora rientrare a Cuba, se possibile.
In realta' il punto di forza di Diaz-Canel e' stato quello di non farla mai fuori dal vaso, mantenendo sempre un profilo basso, venendo ogni volta uno o due passi indietro rispetto a Raul.
Perche' sia chiaro che il nuovo Presidente e' una creatura di Raul da cui, oltre alle idee, eredita pure un certo stile sobrio e misurato.
Difficilmente sentiremo lunghi discorsi, come il suo predecessore Diaz-Canel viene quasi subito al punto senza i mille giri attorno come faceva Fidel.
Ecco forse Fidel avrebbe fatto scelte differenti, magari si sarebbe indirizzato verso un personaggio con un bagaglio culturale piu' ricco e variegato.
Ho sentito parlare Diaz-Canel ad un atto a Las Tunas due o tre anni fa, un discorso di non piu' di 15 minuti.
Un tipo tosto, senza troppi fronzoli, severo senza essere un sepolcro imbiancato, insomma mi fece una buona impressione.
Ha fatto la sua brava gavetta all'interno del partido partendo da S.Clara, arrivando a La Habana.
Ancora una volta Cuba sara' guidata da un non habanero, dopo 2 della citta' invincibile ora tocca ad un villaclarense.
Ho letto alcuni commenti su Cubadebate dopo la sua elezione; i commentatori, gente comune, lo indicava come uomo del popolo raccontando aneddoti dove veniva ricordato come una persona alla buona, uno come loro.
Fidel e Raul erano....Fidel e Raul...Diaz-Canel dovra' per forza percorrere altre strade per riuscire ad entrare nel cuore dei cubani, potrebbe non essere cosi' semplice.
Intanto non e' un militare, quindi la divisa verdeoliva che abbiamo visto mille volte addosso ai 2 fratelli, dovrebbe finire in cantina.
Non solo non ha fatto la Rivoluzione, ma e' nato l'anno successivo della presa di potere da parte di Fidel ed i suoi.
Forse l'accostamento piu' azzeccato che ho letto e' quello a Camilo, anche se sono passati 60 anni e certi paragoni reggono poco, cambiato il mondo, cambiata la gente.
Ne ho parlato con alcuni amici durante l'ultimo viaggio, come ho gia' scritto la gente vede in Raul il puparo e in Diaz-Canel la marionetta.
Non ne sarei cosi' sicuro.
Certamente Raul, che restera' a capo del PCC fino al 2021, sara' sicuramente una sorta di tutor, dopo 60 anni di Castro mi sembra una cosa tutto sommato normale, ma piano piano vedrete che il buon Miguel imparera' a camminare con le proprie gambe.
Quando Fidel ha dovuto farsi da parte...lo ha fatto sul serio pur continuando a far sentire, in qualche modo, la propria voce, lo stesso fara' Raul.
Vedremo le future scelte che fara' il nuovo Presidente, iniziando da quella del suo staff di governo e dalla conferma o meno di Bruno Rodriguez come cancelliere, in pratica potente ministro degli esteri.
Non sono in grado di sapere quali forze si annidino nel Comitato Centrale del Partido ne di quali battaglie dovra' combattere il nuovo Presidente per conquistarsi il suo spazio di autonomia.
Solo il tempo ci raccontera' quale futuro attende Cuba.
Buon lavoro Compagno Presidente

venerdì 20 aprile 2018

RIENTRATO


Rientrato mercoledi sera dopo un lungo viaggio con ritardi vari ma scampato, per fortuna, al paro de trabajo dei lavoratori francesi che ha fatto annullare parecchi voli di Air France proprio nei giorni del mio rientro.
Non conosco modo migliore per ripartire che non sia quello di buttarsi subito nella mischia, il bel caldo di questi giorni ha aiutato.
Ieri i soliti 90 km in auto e 9 ore in palestra, giusto per cancellare gli ultimi ricordi dei bei giorni che ho passato.
Bella vacanza davvero.
Avevo bisogno di riposare e di svagarmi, descansar la testa, ricaricare le pile per la lunga estate che gia' incombe, da cui spero di uscire vivo.
Alla fine erano solo 13 giorni, l'ultimo pure con la partenza, volevo andare a Cienfuegos, mi aspettavano, ma alla fine ho deciso di passare 11 giorni a Tunas e un paio a La Habana.
Come sempre divido il tutto in due piani, quello personale e quello oggettivo riguardante il mondo che mi circonda quando sono da quel lato del bloqueo.
Sul primo ho poco da dire, penso anche che, tolti i soliti 4 sfigati, interessi davvero poco.
Comunque sono stato bene, anche se non e' facile riesco ogni volta ad essere piu' soddisfatto della mia vacanza rispetto al viaggio precedente.
Tanto sole, amici, donne, familia, cani, buone mangiate, un po' di mare, tanta piscina e qualche corsetta giusto per tacitare la coscienza.
Che Cuba ho trovato sopratutto in concomitanza con cio' che e' accaduto ieri con la prevista elezione di Diaz Canel a Presidente?
Una Cuba tutto sommato abbastanza disillusa.
Ci hanno creduto un po' quando hanno visto Obama e Karry a La Habana, hanno creduto che, forse, sarebbe potuto cambiare qualcosa, ma il Trumpo li ha riportati pesantemente coi piedi per terra.
Tutti mi hanno detto che non cambiera' nulla, Raul fara' il puparo e Diaz Canel avra', sempre secondo loro, uno spazio di manovra molto limitato.
Staremo a vedere.
Caldo de pinga a Tunas, bel clima assolato ma fresco a La Habana.
A Tunas la maggior parte delle tiendas sono state rimesse a nuovo e trasformate in una sorta di piccoli supermercati.
Personale solo alla cassa, eliminati i settori specifici, a eccezione di Casa Azul che da punto di riferimento si e' trasformata in una delle tiendas meno interessanti in citta'.
Molto carina La Epoca, con scaffali pieni, anche nelle altre tiendas ho trovato parecchi prodotti che non vedevo da tempo.
Di Agua y Jabon vi avevo gia' parlato la volta scorsa, anche se mi sembra ci fosse una coda piu' piccola rispetto a dicembre.
Poco turismo a Tunas e non moltissimo neanche a La Habana, a Tunas bivaccano sempre i soliti italiani lungodegenti, quelli da 7/8 cuc al giorno nelle case de renta.
Ho spesso cenato a casa, quando uscivo passavo da Mario per qualcosa di buono all'italiana non restando mai deluso.
Ho rentato lo scooter, uno di quelli buoni, 125, che stanno proponendo ora e che vale la pena di affittare.
Situazione pesante nelle case de renta tunere, quasi nessuno si arrischia piu a non puntare, arrestate altre 2 duenas e al gabbio circa 60 fanciulle tunere, queste cose le vado dicendo da tempo.
A La Habana problemi della stessa natura in centro Havana e Habana vieja, situazione piu' tranquilla al Vedado e in altri barrios non propriamente centrali.
Nella capitale ho soggiornato a casa Zule, la casa di Andrea dove ho conosciuto l'efficentissima Zuleima; bella casa piazzata praticamente di fronte a dove lavora Mariela Castro.
A Tunas spariti tutti i chioschetti di verdura, hanno pinzato anche quelli che continuavano l'attivita' di straforo rifilando loro sonori multoni.
Non solo, tutti coloro che avevano chioschetti di pizza NON affittati dallo stato hanno dovuto chiudere a prescindere dalla cifra sborsata ai vecchi proprietari.
3 giorni per chiudere o si tumbava il tutto.
Ho molti argomenti alcuni dei quali non possono prescindere dall'attualita' di questi giorni.
Il blog riparte con, probabilmente, 3 pezzi a settimana, se non riesco a fare un salto a giugno (possibilita' 1%) devo farmi bastare gli argomenti che ho fino a novembre.
Restate in zona.

lunedì 2 aprile 2018

VACCA E...CIAO!



Scritto di Alessandro Zarlatti

Una volta mi trovavo all'aeroporto Jose Martì e stavo aspettando l'aereo dall'Italia. Credo arrivasse mia madre. Non ricordo più. Sì, forse mia madre. Stavo lì, appena fuori dagli arrivi internazionali fumando una sigaretta e pensavo, questo me lo ricordo bene, che tutto stava andando di meraviglia. Così, il pensiero e la sensazione piena che tutto andasse nella direzione della tua volontà. Non succede sempre. A dire il vero, a me quasi mai. Succede spesso ai ricchi, ai fortunati, agli idioti. Non a me.
Eppure sono sufficientemente idiota. Quella netta sensazione, quel netto bilancio che ti fa dire: se tutto si fermasse così non farebbe un soldo di danno. Bene, non avevo ancora finito la sigaretta e dal caos dell'esistenza è apparsa una forma elegantissima di risposta: una vacca. Forse non proprio una vacca ma più piccola, una vitella (esiste la vitella femmina, vero?) ha iniziato a correre fra la gente. Una vacca impazzita, spaventata, senza meta ha cominciato ad attraversare quel non-luogo, quei labirinti squadrati fra i posacenere a colonna, le panchine, le valigie, persone immobilizzate, grida, taxi. Tutti l'abbiamo guardata in questa tormentata fuga da tutto, impreparati, come si può essere impreparati di fronte all'assurdo, incapaci di dare risposte agli eventi. Solo sorpresa. Un po' di paura ma poca. Lei correva come fosse inseguita da un predatore invisibile, consegnata in un istante al nostro pianeta, quello che abitualmente la contempla solo divisa in bistecche e a media cottura, non correndo senza controllo agli imbarchi internazionali. Un minuto, forse qualcosa di meno. Congelato in quella apparizione. Ricordo di averla letta come una risposta. Così nascono le religioni. Come una sberla sulla nuca del prete delle elementari. Pensavi di averla capita la faccenda, eh? Pensavi di aver trovato il verso della vita, non è vero? Eccoti qui una vacca impazzita all'aeroporto, così torni tra gli umani, la smetti di fare il coglione. Questo per dire cosa? Che a 51 anni sto ancora a Cuba per questo genere di cose. 51 li compio oggi 26 di marzo (domani mentre scrivo e porta una sfortuna terrificante anticipare ma tant'è...) ma sono queste irruzioni violente dell'assurdo, quelle che questo paese ancora permette, che mi tengono attaccato agli scogli di questa isola. Fuori da Cuba è rimasta soltanto la morte a svegliarci. Non abbiamo ancora asfaltato il suo portato di casualità e di fuori controllo. Stiamo lavorandoci ma ancora ci sorprende. Il resto lo abbiamo disintegrato. Lo abbiamo neutralizzato o lo abbiamo fatto scendere alla categoria di fastidio. La scomodità, la puzza, la fame, i negri, i froci, l'altro, gli altri, li abbiamo più o meno imbrigliati. La vita senza sorprese. Una vita che qualsiasi narratore mediocre saprebbe raccontare dall'inizio alla fine. Qui no. Qui no, per fortuna. Quella vacca come metafora delle cose inaspettate. Quelle che ti costruiscono dentro i semi della saggezza. Perché la saggezza, quella che ho incrociato qualche volta in questi cinquantun'anni di cammino, ha un forte sapore di sorriso, di poca identificazione, di serena distanza dalle cose troppo serie. E qui a Cuba la saggezza sembra nutrirsi della fragilità delle case che crollano quando passa un ciclone. Delle relazioni che si sfasciano perché la vita è fatta così, perché le cose finiscono ed è meglio sorridergli che farle diventare il nostro tormento. La saggezza si nutre dei cavi non a norma dei palazzi del centro, della carne di maiale esposta sui banconi dei mercati ben lontana da un nevrotico ciclo del freddo per noi, invece, sacro. Sto a Cuba perché a volte le strade si riempiono di una puzza violenta. Merda, ma non soltanto. Forse una fogna che non è più neanche se stessa, ma è la sua degenerazione, il suo inferno. Quello che non finisce sotto il tappeto. Quello che non abbiamo asfaltato nel nostro discutibile modello asettico del mondo. Sto a Cuba per partecipare al rito dell'indifferenza delle commesse dei negozi. Per respirare l'odore del loro distacco, dei loro sgarbi. Per pulirmi gli occhi, per disintossicarmi dai sorrisi professionali di milioni di sconosciute. Quelle che ti investono di contrazioni muscolari del viso che chiamano sorrisi, appunto, e ti armano una festicciola per venderti un contratto di Wind. Sto a Cuba per quello. Perché c'è ancora spazio per germi non addomesticati, per tempeste, per sentimenti non codificati dal prete o dal sessuologo di turno, perché la gente cade in amore (l'unica espressione bella della lingua inglese - fall in love - che infatti rubo) e ci crede ancora, davvero, costi quello che costi, fino alla fine, senza riserve, senza paracadute. Oggi compio 51 anni e mi piace pensare alla vita, alla vita che mi piace, come ad un'attesa all'aeroporto, fumando una sigaretta, in un pomeriggio tiepido di fine marzo. Dove a un certo punto passa una vacca impazzita. Quasi te la aspetti. Ti sfreccia davanti e ti ricorda che tutto può succedere. La morte, certo, ma anche cose più dolci, come regali che piovono dal cielo. E tu impari poco a poco ad accoglierli tutti quei regali, senza fare selezioni, con lo stesso sorriso.
Questo pezzo di Zarlatti, UNA VACCA A L'AVANA, sintetizza perfettamente la ragione del mio proseguire questo infinito cammino cubano.
Ovviamente la vacca e' una metafora, ma descrive perfettamente la capacita' che, ancora, ancora ad ancora, quell'isola ha di sorprendermi.
Sorprendermi in un eta' in cui quasi nulla riesce piu' a farlo.
Non posso dire in Italia di fare una brutta vita, alla fine non riesco a pensare ad un modo migliore, piu' vicino alle mie corde, per guadagnarmi il pane.
Palestra, Animazione, M&S, ecc
Eppure in questi giorni, da molti giorni e per sempre piu' giorni mi ritrovo a guardare quella pubblicita' di un profumo in cui Johnny Deep pensa, mentre guida il carro in mezzo al deserto; “Me ne devo andare da qui'”.
Ecco io sono messo un po' cosi; so che me ne dovrei andare ma so anche che, almeno ancora per qualche anno, mi tocca restare.
Un tempo, forse, sarei partito comunque ma oggi so che difficilmente, tornando, potrei ricreare quello che ho adesso, quindi accetto questo mondo di cui, francamente, mi frega un cazzo o poco piu', cerco di fare quello che devo meglio possibile in attesa di tempi che potrebbero essere migliori, anche se nulla e' scritto sulle tavole di pietra.
Nulla piu' mi sorprende, nulla mi commuove, nulla mi affascina, vivo giorni tutto sommato accettabili in attesa di altri che, si spera, siano migliori.
Ma e' tutto un film gia' visto, di cui conosco la scena successiva a memoria.
Vale per il lavoro, le donne, gli amici, i rapporti interpersonali, tutto.
Cuba invece sa ancora regalarmi attimi (si tratta di attimi, non di una situazioni permanenti) in cui sono ancora perfettamente conscio di vivere una vita speciale.
Intanto la consapevolezza che, se una sera esco da solo, il rientrare da solo sara' solamente una mia scelta...scusate se e' poco.
La certezza che una giornata, potrebbe prendere una determinata direzione grazie solo allo sbattere contro ad uno sguardo, un sorriso.
Ma poi anche le cose meno eclatanti riescono ancora ad emozionarmi; un camion che butta fuori zaffate di petrolio, una via che puzza di una puzza che da noi non esiste piu', la gente seduta in un parco a telefonare in una sorta di grande rito collettivo.
Anche le cose che potrebbero crearmi qualche inquietudine, alla fine, le vivo con un sorriso grande cosi', cose che in Italia mi porterebbero inevitabilmente sul piede di guerra.
Una divorzio, una storia che finisce, amicizie meno solide di quello che pensavo, cose della vita....
Alla fine quando esci da una porta, quel paese, ti mette sempre davanti altri mille portoni, e' la vita che funziona in quel modo.
E' vero, quando siamo a Cuba non abbiamo le menate del lavoro, la routine quotidiana che francamente, per accettabile che sia, ha ampiamente rotto i coglioni, pero' tutto questo non e' sufficiente per giustificare lo stare bene ed in grazia di Dio che ci tocca appena mettiamo piede a Cuba.
Fino a quando quell'isola sapra' sorprendermi, mi regalera' giornate, serate, nottate una differente dall'altra, mi fara' conoscere persone speciali, magari anche solo per qualche momento, allora varra' sempre la pena prendere un'aereo, destinare un budget che anche in Italia avrebbe una sua destinazione accettabile, per vivere una nuova avventura.

Infatti parto.....ragazzi fate i bravi, ci si aggiorna fra un paio di settimane, forse qualcosa di piu'.

P.S. Vi lascio, come la volta scorsa, col passeggero di Iggi Pop nella versione col Duca.
Certo si tratta di un'altro tipo di viaggiatore e sopratutto di un altro viaggio...ma va bene lo stesso.

domenica 1 aprile 2018

13 GIORNI



L'altra sera, rientrando tardi dopo aver chiuso la palestra, mentre cenavo prima di svenire in branda, ho ri-guardato la parte finale del film Thirteen days.
Parla della crisi dei missili a Cuba nell'ottobre del 1962, l'umile scriba era su questa valle di lacrime da poco.
Kevin Kostner nel ruolo del primo consigliere di JFK, parte di un triumvirato che comprendeva anche l'altro Kennedy; Bob.
I fatti sono noti ma ve li riassumo brevemente; un aereo spia statunitense fotografo', a Cuba, l'installazione di missili sovietici con possibili testate atomiche nella parte centrale del paese.
Le grandi citta' americane sarebbero state raggiunte e distrutte, in caso di lancio nucleare, in meno di 20 minuti.
Per 13 lunghissimi giorni il mondo fu davvero ad un passo dall'olocausto nucleare che, probabilmente, avrebbe cancellato la specie umana dal pianeta.
I militari statunitensi spingevano per l'attacco e l'invasione dell'isola, attacco che avrebbe mietuto vittime sovietiche con l'inevitabile ritorsione, non sugli Usa, a quel punto non piu' raggiungibili, ma su Berlino che, ricordo, era in pieno territorio della DDR.
Dall'altra parte c'era Kruscev, non esattamente un genio, anche lui circondato da militari guerrafondai che non vedevano l'ora di trascinare il pianeta nella terza guerra mondiale, l'ultima.
Ci siamo andati davvero vicini.
Non sono ben chiare le ragioni che portarono Fidel ad imbarcarsi in questa pericolosissima avventura.
Probabilmente una sorta di ringraziamento ai sovietici per l'aiuto ricevuto durante lo sbarco dei gusanos nella baia dei porci, aiuto militare, logistico e di intelligence.
I cubani sapevano, grazie al KGB, come e quando la gusaneria sarebbe arrivata e sbarcata.
Probabilmente, in quel preciso periodo storico era impossibile, per Fidel, dire di no a Mosca che si era fatta carico della protezione e del mantenimento dell'isola.
Leggende narrano che il Che non fosse d'accordo col progetto, era notorio che fra i sovietici ed il guerrigliero indomito non scorresse esattamente buon sangue.
Tenete conto che la linea telefonica rossa, quella che da allora permette al presidente americano e al premier sovietico ed oggi russo di comunicare direttamente, ancora non esisteva.
Si misero in piedi serrate trattative, ad un certo punto non era ben chiaro chi davvero comandasse al Cremlino, pareva davvero che i sovietici volessero la guerra, esattamente come la volevano i militari statunitensi.
I militari di tutto il mondo servono se ci sono guerre, altrimenti sono solo voci passive a bilancio.
Bob si reco' all'ambasciata sovietica a parlare direttamente con l'ambasciatore e con Gromiko, per un ultimo tentativo di evitare la sciagura.
Intanto le forze navali americane avevano fatto un blocco tutto intorno all'isola, buona parte delle navi da guerra sovietiche si fermarono, ma altre continuarono ad avanzare verso Cuba.
I cubani o i sovietici abbatterono un'altro aereo spia statunitense uccidendone il pilota.
Il mondo era col fiato sospeso, bastava una sola mossa falsa ed era finita per tutti, umile scriba in fasce compreso.
Alla fine prevalse la saggezza...o la paura.
I sovietici smantellarono le installazioni e riportarono i missili in Unione Sovietica.
Gli americani si impegnarono a non attaccare l'isola e, pur non facendolo passare per una conseguenza diretta di un negoziato, smantellarono a loro volta i missili che avevano in Turchia e qualcuno anche in Italia.
Ognuno penso' di avere vinto.
Gli Usa perche' i sovietici, nel momento topico dello scontro, fecero un passo indietro, i sovietici perche' ottennero di non vedere mai Cuba invasa e dimostrarono che, volendo, le citta' statunitensi potevano essere colpite senza problemi.
Storico il discorso che fece JFK dopo l'accordo, “Abbiamo solo questo piccolo pianeta per vivere e siamo tutti solo di passaggio”.

sabato 31 marzo 2018

DOMINO


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La génesis del dominó ocurrió en China hace mil años, y nace a partir de los juegos de dados con seis caras .Las fichas eran de hueso y llevaban a cada lado un alfiler u ojiva que sujetaba una lámina de ébano para ocultar al contrario los puntos. Así surgió el famoso y simbólico contraste blanco y negro que identifica al dominó. A mediados del siglo XVIII aparecen los primeros vestigios de este juego, particularmente en Italia y Francia.                En buena parte de la isla, los cubanos juegan una variante de este juego que para muchos es un deporte y para otros un entretenimiento.                                                                                     En el Domino Cubano o doble nueve, participan 55 fichas 40 sobre la mesa y 15 dormidas y que solo se juega en las zonas occidental y central del país ,a diferencia de las 28 del tradicional,  en la zona oriental de Cuba: Santiago, Guantánamo, y Holguín.         De esta manera se utilizan solo siete fichas por jugador del doble blanco al siete. Lo que resulta lamentable es que en algunas ocasiones va acompañado de gritos, fichas tiradas sobre el tablero y palabrotas que suelen rodear una mesa de dominó donde cuatro cubanos se juegan el talento y la habilidad.                                       De cualquier forma los criollos plantamos un dominó en cualquier momento  y lugar, así lo expresan estas fotos, y …a jugar se ha dicho.

Il domino rappresenta uno dei buchi neri della mia conoscenza di Cuba, ce ne sono altri, spero di poter essere “allievo” ancora a lungo per poter imparare tante altre cose.  
In realta' il discorso e' ben piu' vasto; investe tutti i giochi da tavolo e non soltanto quelli.      Saranno 25 anni che non faccio una partita a carte, scacchi, dama, scarabeo, monopoli o quello che volete voi.                                        
Nel mio pc non c'e' un solo gioco, stesso discorso per quanto riguarda il   movil.                                                                                             
Il mio non e' un atteggiamento snobbistico, semplicemente mi rompo i coglioni a giocare, sia che si tratti di giochi tradizionali sia che si parli di cose su pc.                                                                            
Ho pochissimo tempo libero, preferisco utilizzarlo leggendo un buon libro oppure, come accade durante i miei viaggi a Cuba, di portarmene dietro 4/5 per farne un'autentica scorpacciata.
Il domino appunto ricade in questo tipo di discorso.
Ho perso il conto delle feste a cui ho partecipato dove, a un bel momento, qualcuno mi invitava a sedermi per giocare.
Le regole me le hanno spiegate piu' volte....e' che proprio non mi viene voglia, non mi interessa.
Anche perche', giocando a coppie, mi toccherebbe qualche abuelo incazzoso che alla mia prima cazzata, fatta ovviamente alla prima mossa, mi manderebbe por la pinga seduta stante.
Pero' che spettacolo vederli giocare!
Altro che i nostri vecchiarilli, nelle bocciofile che peleano per la briscola tresette con davanti un bicchiere di rosso da 4 soldi.
Questi quando si incazzano lo fanno sul serio, si dicono cose che da noi romperebbero irrimediabilmente amicizie decennali.
Da loro, finita la partita, si abbracciano come se nulla fosse successo.
Se capito a casa de abuelo e abuela della familia mentre giocano sul portal, e' gia' un miracolo se si accorgono della mia presenza tanto sono ingrifati dalla partita, l'ennesima, che stanno giocando.
Loro giocano pro bono ma mi si racconta che ci sono partite dove girano dei bei quattrini.
Mentre da noi i giochi di carte o cose simili sono legati ad un certo tipo di generazioni, il domino a Cuba e' trans generazionale, nel senso che ci gioca sia gente di una certa eta', i quarantenni ma anche i ragazzi piu' giovani.
Per i ragazzini credo che sia ancora un po' presto.
Ovviamente questa passione segue il cubano anche una volta uscito dal paese, decine sono le fotografie di Little Habana dove vecchi cubani giocano a domino esattamente come se fossero ancora a La Habana vieja.
Bellissima la foto che, a Baracoa, il giorno dopo dell'uragano Irma, ritrae a giocatori con un tavolo in mezzo alla strada ,l'acqua al ginocchio, che si godono la loro partita come se nulla fosse successo.
Cuba e' anche questo.

P.S. Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie.

giovedì 29 marzo 2018

M&S 2018


M&S CASA PARTICULAR CUBA ha iniziato discretamente bene il nuovo anno, a Gennaio direi decisamente bene mentre a febbraio abbiamo fatto qualcosa in meno dello scorso anno ma 12 mesi fa erano entrati alcuni tour, sono proprio i tour che....fanno cassa sul serio.
Marzo abbastanza bene, parecchia gente in partenza per Pasqua molti iniziano gia' seriamente a pensare all'estate, dove speriamo di fare discreti numeri.
Diciamo pero', ne parlavo oggi al telefono con Simone Piras proprietario di Cubacenter con tanto di ufficio a La Habana, che “l'effetto Obama” e' finito.
Col Trumpo non c'e' piu' l'opzione; “Vogliamo vedere Cuba ora, prima che arrivino gli americani”.
Il mio socio ha spostato il sito da una piattaforma statunitense ad una italiana, col risultato che il tutto risulta decisamente piu' rapido, time is money.
Come sempre questa nostra piccola attivita' ci regala uno spaccato piuttosto preciso degli italiani che frequentano Cuba.
Non sto' a ripetervi il fatto che, per un certo tipo di turismo, quello soltero, i giorni sono contati; c'e' chi lo capisce e chi, proprio, non ci arriva ma e' anche vero che non a tutti, alla nascita, sono state date carte decenti per giocarsela al meglio.
Oramai la maggior parte delle case neanche piu' ci comunica il fatto che le ospiti non sono gradite o che, al massimo, saranno annotate, semplicemente quando facciamo una richiesta di una camera per un cliente.....ci rimbalzano.
La casa e' piena, le camere sono tutte occupate e via discorrendo, un certo tipo di turista e' diventato come il branzino dopo 2 giorni sulla mensola fuori frigo.
Puzza.
Ovviamente ci sara' il tipo che ha il cugggino che ha un cugggino che a sua volta ha un cugggino che conosce una casa dove ti puoi portare una guagua di adolescenti...dare aria ai denti e' ancora un esercizio che si puo' fare gratis.
Come dicevo, e' anche divertente avere a che fare con chi si appresta a vivere una vacanza senza essere particolarmente avezzo a viaggiare.
Vi avevo riportato la mail di quella signora che aveva prenotato con un'altra agenzia e chiedeva a noi, sapendo che la prenotazione l'aveva fatta con altri, se il voucher che le avevano inviato era buono.
Poi c'e' il tipo che chiede casa a La Habana vieja, gliela trovi ma lui ti dice che la vuole in plaza vieja.....gli trovi una casa da 150 cuc al giorno (questo costano in quella location) e lui ti scrive che....in fondo in fondo anche La Habana vieja va bene.
Ci sono le coppie dove i pantaloni saldamente li porta la moglie, ti chiedono una casa, gliela trovi e il tipo, imbarazzatissimo, mi scrive che non andava bene alla moglie....la casa che mi avevano chiesto loro.
Una mi chiede se puo' andare a vivere direttamente nelle case dei cubani per constatare come vivono, un'altro mi chiede se si deve portare la carta igienica.
Devo spiegare a questa gente che e' in partenza per Cuba e non per il Burkina Faso.
Ci vuole pazienza ma e' anche divertente.
Non prendiamo in considerazione, visto l'esperienza passata, le richieste fatte da cubane, non abbiamo tempo da perdere, hanno sicuramente in loco qualcuno che puo'....risolvere la cosa.
Lavoriamo anche con agenzie di viaggi anche se con loro la cosa e' un po' piu' complicata, intanto perche' vogliono ricaricare anche loro sui costi, poi perche' il cliente deve pagare tutto prima di partire ed infine perche' vogliono gestire loro il tutto e magari a malapena sanno in quale continente si trova Cuba.
C'e' gente che mi chiede di stare in 4/5 in una camera, al che devo spiegare che Cuba non e' Ladispoli e non ci sono ostelli.
Chi ci chiede una casa, quasi sempre esegue la stessa operazione anche con altre agenzie, e' un suo diritto, il fattore velocita' e' fondamentale per riuscire a portare a buon fine le operazioni.
Molti, moltissimi ci contattano 2/3 giorni prima di partire per chiederci case, non essendo parenti del Divino Otelma preferiamo rimandare la richiesta al mittente, mancano i tempi pratici per aiutarli.
Spesso li aiutiamo sul serio andando ben al di la delle nostre competenze, spiegando a chi non c'e' mai stato cos'e' Cuba e come sia differente ad ogni altro paese visitato prima.
Tanti partono senza sapere che a Cuba esistono 2 monete, altri ci chiedono se devono portare dollari, moltissimi non sanno nulla dell'assicurazione sanitaria, altri partono con vagonate di bambini che inizieranno a rompere i coglioni al gate di andata e non la smetteranno per tutto il viaggio ed il soggiorno.
Comunque e' divertente questa attivita', metti in tasca un po' di quattrini ed aiuti tanta gente a godersi al meglio la nostra amata isola.