lunedì 25 settembre 2017

FIGLI



L'altra sera, via whatsapp, un mio conoscente tunero, ultrasessantenne, mi ha comunicato che presto la sua signora cubana lo rendera' padre.
Che parli di figli il vostro umile scriba che non ne ha puo' sembrare un'inconguenza culturale ma, al final, non bisogna per forza essere stati fantini o cavalli per poter parlare di ippica.
Il tipo e' vedovo, senza figli italici, in pensione da qualche anno.
Passa a Tunas grazie al matrimonio 6 mesi ogni anno, da ottobre a marzo, fuggendo dalle brume padane dove e' nato e cresciuto.
In estate vive in Italia, ha un bilocale in Liguria dove passa i mesi piu' canicolari.
Si e', saggiamente, trovato una donna non giovanissima, oggi la fanciulla avra' una quarantina di anni, forse qualcuno di piu'.
Quando e' andato in pensione ha investito parte della liquidazione per una casetta in un barrio non centrale del balcon sull'oriente cubano.
Insomma, non se la passa male.
Questa notizia mi ha un po' sorpreso, negli indimenticabili discorsi da dopo cena, piu' volte, mi aveva accennato al fatto di voler evitare figli, sosteneva di non aver piu' l'eta' ne' le energie per un'impresa simile.
La vita e' esattamente quello che ti succede mentre fai progetti.
Sono molti gli italiani che crescono o hanno cresciuto figli avuti da una donna cubana.
Alcuni hanno cresciuto pure figli di altri....piu' o meno consapevolmente, ma alla fine la biologia e gli affetti non e' detto che viaggino sempre all'unisono.
Un figlio e' tale quando si decide di farlo diventare parte della propria vita, in queste faccende gli spermatozoi c'entrano fino ad un certo punto.
Qualche volta anche io ho pensato di mettere al mondo della progenie, evidentemente gli Orishas avevano altri progetti per il sottoscritto.
Non e' mai stata una questione di coraggio o di poca voglia di assumersi responsabilita', semplicemente non e' successo, non era scritto che succedesse.
Certo che diventare padre all'eta' del mio conoscente e' tanta roba.
Da un lato puo' darti nuovo sprint in un eta' dove gli stimoli e le motivazioni iniziano a latitare, ma dall'altra e' un bel fardello che si sceglie di portare.
Un figlio, specialmente quando e' molto piccolo, richiede la capacita' di essere in possesso di una dote di pazienza e disponibilita' che non sempre e' presente in quella stagione della vita.
Poi, certo il bimbo cresce e va a scuola, gli altri bimbi fuori ad attenderli avranno un padre....il figlio del mio amico un'abuelo...ma questo e' un particolare che incide fino ad un certo punto.
Un figlio richiede energia, capacita' di capire il mondo in cui lo si andra' a crescere, tempestivita' di essere sul pezzo in ogni momento della giornata.
Non ho idea sul come si organizzera', sicuramente il bimbo crescera' a Cuba, almeno cosi' il tipo mi ha detto.
Non so se d'estate lo lascera' solo per 6 mesi per il periodo che, solitamente, il tipo trascorreva in Italia.
Non so come la pensi la di lui signora, la conosco, brava donna mai vista cazzeggiare o assumere comportamenti strani.
Si e' sempre dedicata alla casa, al tipo e alla loro vita insieme, ma un figlio stravolge una normale routine famigliare.
Perlomeno non ci sono altri figli in Italia.
Sono a conoscenza di situazioni imbarazzanti nate dalla “novia” invitata nel bel paese ed entrata subito in rotta di collisione coi figli dell'invitante, quasi sempre piu vecchi di lei.
Figli che oltre a preoccuparsi della salute mentale del padre stravolta dal viagra, entrano in apprensione anche per la futura destinazione dei beni terreni del genitore.
L'amore e' una cosa meravigliosa, dice qualcuno, ma le case, i terreni, le macchine, i soldi in banca sono a volte piu' “meravigliosi”.
Nel caso del mio conoscente questi problemi non esistono ed e' un bene.
Che dire?
Auguri e figli/o maschi/io.

M&S CASA PARTICULAR HA AGGIUNTO UNA CASA

venerdì 22 settembre 2017

MACCHIAVELLI




Inutile fare i fighi ora.
Lo avevamo preso tutti per un idiota, uno che guidava la guagua.
Anche il vostro umile scriba aveva sottovalutato Nicolas Maduro.
L'impressione che ebbi, a seguito di un'intervista con la televisione cubana, a La Habana, mentre bivaccava al capezzale di Chavez, non fu particolarmente positiva.
Mi sembro' un oscuro burocrate scelto non si sa perche' da Chavez come proprio delfino, a discapito di Cabello che, anche nelle alte sfere cubane almeno stando ai fatti, era tenuto in maggiore considerazione.
I problemi economici del Venezuela nascono da lontano, dagli errori di Chavez stesso a cui Maduro non ha saputo porre rimedio.
In piu' mettiamoci l'aggressione dell'imperio per destabilizzare il paese e abbiamo un quadro esatto della situazione.
Vi confesso che c'e' stato un momento in cui ho temuto che Maduro non ce la facesse, con tutte le conseguenze che questo avrebbe avuto per la nostra Cuba.
A differenza dei profeti di sventura che ammorbano il web nella speranza che Cuba crolli, io metto sempre le esigenze e le necessita' della mia patria adottiva in primo piano.
Se Cuba crolla, anche tutti i miei amici e conoscenti che ho sull'isola se la passerebbero male, solo un idiota spera che la gente a cui vuol bene viva in modo miserando.
C'e' stato un momento, dicevo, in cui ho temuto il peggio ma c'e' da dire che l'esercito, la policia il grande popolo di Chavez non sono mai arretrati di un centimetro.
Gli scontri, contrariamente alle cazzate raccontate dalla nostra prensa, sono stati limitati a un paio di barrios della capitale e a poco o nulla nel resto del paese.
Nella maggior parte dei casi si e' trattato di delinquenti prezzolati o di terroristi infilati nel paese dall'exterior, infatti appena Maduro ha iniziato a fare le cose seriamente si sono dissolti come neve al sole.
L'opposizione, o presunta tale, divisa e attenta al proprio tornaconto personale ha aizzato la piazza alla rivolta.
Eppure le cose non andavano bene, sarebbe bastato arrivare alle prossime elezioni per, probabilmente, prendere il potere ma questi fenomeni hanno voluto, foraggiati dall'exterior da chi vuole mettere le mani sul greggio del paese, forzare la mano approfittando anche della buona fede di tanta gente, e' giusto dirlo, scontenta del governo.
Il Venezuela e' il paese al mondo dove, negli ultimi 20 anni, si sono svolte il maggior numero di libere elezioni, non male per una “sanguinosa dittatura”.
Quando la situazione non e' piu' stata tollerabile 8 milioni di venezuelani hanno dato vita all'assemblea costituente che, di fatto, oggi governa il paese avendo esautorato il parlamento.
Dal punto di vista giuridico la cosa e' molto stiracchiata, in situazioni normali si potrebbe parlare anche di golpe istituzionale ma quando un paese e' in guerra vigono le leggi di guerra.
Infatti, appena insediata la costituente le cose sono drasticamente cambiate in meglio.
Uno a uno i capi delinquenti e terroristi stanno finendo al gabbio.
La tizia che avrebbe dovuto garantire la legalita' nel paese e' fuggita nottetempo in Colombia, in barco, come l'ultimo dei balseros.
La Tintori questa “Giovanna d'Arco 2” dei tempi moderni (la Giovanna d'Arco 1 si trova a Cuba...altro bel fenomeno) moglie di uno dei capi terroristi, e' stata pinzata in fuga mentre in auto aveva 200 milioni di Bolivar, roba da fare impallidire Poggiolini e i suoi milioni imboscati nei puf di casa....
Ha poi cercato di uscire dal paese ma e' stata fermata dalle forze dell'ordine, ora sara' interessante sapere da dove arrivano quei quattrini.
Ora che la legalita' e' stata ristabilita, anche grazie alla pesante presa di posizione pro governo di Russia e Cina,  pero' Maduro deve muovere il culo e cercare di migliorare la situazione economica del paese.
Fare fuori i corrotti, anche della sua cerchia e far tornare il Venezuela ad essere un paese normale.
A volte, per far tornare lo stato di diritto occorre usare le maniere forti.
Non lo dico io, lo diceva Macchiavelli.

P.S. Nei commenti posto una bella intervista col leader degli Inti Illimani che festeggiano i 50 anni di carriera.
Ho perso il conto dei concerti che ho visto durante la mia infanzia e adolescenza in cui ho passato cosi' tanto tempo nelle Feste dell'Unita'.
Credo di aver cenato con loro, dopo i concerti, 4 o 5 volte.
Il pugno chiuso, quando parte quella canzone e' quasi un automatismo che spero di non perdere mai.
La canzone cade a fagiolo su questo post.

mercoledì 20 settembre 2017

ANCORA LAVORO


 
Argomento gia' affrontato ma....tutto e' in movimento e occorre stare sul pezzo.
Qualche settimana fa ho postato un articolo del sole 24 ore sul fatto che la migrazione degli italiani verso l'estero stia raggiungendo cifre inimmaginabili soltanto qualche anno fa.
Ricorderete che avevo postato una divisione per eta' e per prospettive lavorative o meno dei nostri compatrioti in giro per il mondo.
Torno sull'argomento perche' un ragazzo che viene in palestra e' stato appena lasciato a casa dalla Cucchi.
Qualche anno fa era stata acquisita da una multinazionale, poco per volta, malgrado avesse un monte di lavoro e' stata messa in liquidazione.
Probabilmente era stata comprata da un concorrente giusto per farla fuori.
Il mio conoscente si ritrova cosi' con 42 anni sul groppone, pochi soldi sul conto....senza lavoro.
Mentre nel resto d'Europa un quarantenne e' visto come una risorsa vista l'esperienza che e' in grado di offrire, in questa barzelletta di paese e'....vecchio.
Le aziende cercano ragazzi giovani a cui poter fare contratti capestro, possibilmente tramite agenzie interinali.
Una merda.
Il tipo mi chiedeva cosa c'era di buono per uno come lui a Cuba.
Gli ho detto di lasciare perdere, sull'isola le aziende sono poche, non assumono stranieri e la sua professionalita' non sarebbe utile in un paese dove le tecnologie sono indietro di decenni.
Come scrivevo nel pezzo in risposte all'articolo del Sole 24 ore Cuba puo' essere comunque interessante per iniziare una nuova vita, a patto che esistano i presupposti giusti e ci cerchi di rispettare determinati parametri.
Parlo ovviamente di chi e' ancora attivo nel mondo del lavoro, chi si reca sull'isola con una pensione o una rendita alle spalle e' al di fuori da questo discorso.
Chi ha una base economica di partenza, l'eta' ancora attiva e ha necessita' di reperire sull'isola le risorse per vivere ha qualche strada da esplorare.
Se mai andasse in porto l'idea (al momento e' solo tale) della trattoria potrebbe essere un modo, sopratutto per Simone che si trasferira' sull'isola, di portare a casa parte delle risorse necessarie.
Parte, non tutte.
Chiaro l'investimento deve essere ragionevole, le cose devono funzionare, la zona deve essere giusta ma questo vale per ogni attivita' in ogni paese nel mondo.
Il ristorante puo' essere un opzione, la casa de renta un'altra.
Conosco un italiano con cui collaboriamo con M&S che vive tranquillamente sia a Cuba che in Italia con una casa a Trinidad con 3 cuarti de renta che funzionano alla grandissima.
Parlo di una casa da 100 cuc al giorno di ingresso solo di renta.
Un'altro amico con i proventi dei suoi 3 cuarti al Vedado...si sta' guardando intorno per acquistare un'altra casa, dopo qualche anno di renta.
In presenza della Residenza Permanente poi si possono aprire altri orizzonti a patto di aver voglia di lavorare in un contesto....non esattamente uguale al nostro.
Un buon albanil, un decoratore dei nostri che sa cosa vuol dire quel mestiere, che lavora sopratutto in situazioni di pregio, sopratutto a La Habana, lavorando in contesti...stranieri puo' tranquillamente sbarcare il lunario senza grossi problemi.
A Tunas...che non e' La Habana...per dipingere un cuarto ad un culo bianco ti chiedono 10/15 cuc a volte anche 20...materiale escluso.
Questo puo' valere anche per lavori differenti, ad esempio intermediazione immobiliare.
Tutti vogliono vendere la casa, propina da chi acquista e da chi vende e il lavoro prende dimensioni interessanti.
Un'auto, per andare a prendere i turisti in aeroporto e poi scorrazzarli in giro per l'isola puo' essere un buon business, i soldi del carro sono un bel balzello, ma se il negocio funziona possono rientrare in tempi ragionevolmente brevi.
Certo ci vuole la RP e questa la si ottiene o col matrimonio o con un figlio riconosciuto ma se, in qualche modo si e' riusciti ad ottenerla allora...tanto vale farla fruttare.
Si fa per parlare....o no?

lunedì 18 settembre 2017

LE DONNE



Storicamente, quando parlo di donne e denaro, il post, pur essendo letto dai soliti 1500/1700 cristiani, riceve pochi commenti.
Argomento scabroso quello delle donne e dei soldi, molti sono convinti che le fanciulle si debbano concedere loro, in Italia, a Cuba o in Burkina Faso per i bei lineamenti del viso e per un “innegabile” fascino...
Funziona cosi', a questi fenomeni urbani Robert Redford gli fa una pippa.
Peccato che poi le cose, en vida real, viaggino su tutt'altri binari.
Le donne costano, ad ogni latitudine; costa corteggiarle e convincerle a frequentarci, costano quando sono fidanzate e poi mogli e costano il prodotto interno bruto di un paese del terzo mondo quando divorziano da noi.
Vi faccio un esempio fresco fresco.
Questa estate sono uscito con 3 signore, conosciute in differenti contesti.
Sono un maschio caucasico senza vincoli affettivi, non ho legami particolari, me la godro' fino all'eta' del catetere e del dattero, se possibile anche oltre.
Visto che a una donna non puoi dire “andiamo subito en la cama cosi' ci togliamo il pensiero” tocca sottostare a riti antichi e mai passati di moda.
Quindi il tutto parte con l'invito a cena.
Ricordatevi sempre che una donna puo' essere a dieta da una vita, ma se voi la invitate a cena fara' “uno strappo alla regola” spazzolando tutti i cibi piu' cari che ci sono nel menu'.
Mi sono tenuto su locali di medio livello, per una prima (spesso unica) uscita mi e' sembrato piu' che sufficiente.
Un antipastino, un secondo, una bottiglia di buon vino, dolce, caffe' e amaro e ne abbiamo fatti per 70/80 eurini.
Sono venuto giu' da dove abito per le uscite, se poi la palla finisce in buca tocca tornare su a casa mia con loro, per poi riportarle giu', di notte.
Ci mettiamo altri 20 euro fra gasolio e lavaggio dell'auto (“La macchina a lavare ed era ora”, recitava il Califfo che di queste cose se ne intendeva) e siamo a 90/100 cucchini.
Magari per una scopata di merda...e' capitato.
A quel punto meglio una escort; con un VU+20/30 hai tutto il servizio completo, non ti devi sobbarcare una rompicoglioni a cena che ti spacca i maroni con la sua vita passata chiedendoti insistentemente della tua.
Il discorso, per la facolta' transitoria, si puo 'spostare tranquillamente su Cuba.
Lo dico apertamente; oggi, nel 2017, chi mette le donne al primo posto fra le motivazioni del suo viaggio nella isla grande ha grossi deficit di esperienza di vita.
Sono finiti i tempi in cui i soliti fenomeni, a oriente, se la cavavano con cuarto di pollo, per fortuna.
Oggi nelle discoteche della capitale il discorso e' simile, quando non maggiore, rispetto che da noi mentre ad oriente ci si sta' avvicinando a grandi passi.
Ribadisco se la motivazione e' solo quella meglio, molto meglio le escort nostrane.
Questo vale anche e sopratutto per i temba col pantalone di flanella fin sotto l'ascella pezzata, tenuti su con la bretella d'ordinanza.
A oriente col consueto...”sindacale” oramai rischi, se non esistono antichi e collaudati rapporti che comprendono a loro favore altri benefit, di ritrovarti a schivare le suppellettili della casa de renta dove vivi, lanciate dalla inferocita fanciulla di turno.
Con relativi rischi....quando metti piede fuori di casa, un paio di questi Zichichi li ho tolti io dai casini, negli anni, intercedendo per loro con chi di dovere.
Quindi andare solo per quello....lasciate perdere.
Le motivazioni che ci spingono, una volta di piu', a prendere quel benedetto aereo ognuno deve trovarle dentro di se.
Puo' essere una donna, una famiglia, il clima, la cubania, il contesto, la voglia di liberta', il piacere di essere in una delle location piu' ricercate al mondo....quello che volete voi.
Oramai anche le cubane si sono fatte furbe, di gente con l'anello al naso non se ne trova piu' neanche nell'ultimo campo ai piedi dell'ultimo monte.
Purtroppo o per fortuna.
Decidete voi.

venerdì 15 settembre 2017

RIPARTE LA SCUOLA


Anche questo settembre, da entrambi i lati del bloqueo, e' finalmente iniziata la scuola.
Ho ricordi nitidi di quegli anni.
Dalla curiosita' di conoscere mille cose delle elementari al piacere di ritrovare i compagni delle medie, dal fancazzismo delle superiori dove fra scioperi, cortei ed occupazioni non si faceva una mazza fino a febbraio alla consapevolezza di costruirmi un futuro dei tempi dell'Isef.
Il mio percorso scolastico e' terminato con la laurea in scienze motorie presa a Lione, quando in Italia quel titolo di studio era ancora una lontana chimera.
Guardo con malcelata invidia i ragazzi che vanno a scuola, erano tempi magici; preoccupazioni vere zero, una vita davanti e le speranze di riuscire a trovare il mio angolino nel mondo.
Tutto sommato e' andata anche bene.
Ho molti ragazzi/e in palestra che in questi giorni ritornano sui banchi, non so a quali prospettive andranno incontro in questo che, qualcuno (bonta' sua) definisce il miglior paese al mondo dove vivere.
Una disoccupazione giovanile sopra il 50% dovrebbe far tremare i polsi ad ogni genitore degno di questo titolo.
Avessi un figlio con madre cubana, potessi scegliere dove farlo crescere, non sono sicuro che opterei per questo lato del bloqueo, forse CON ME ALLE SPALLE, opterei per un paese dove tutto e' da fare piuttosto che uno dove tutto e' stato fatto...ma di questo magari ne riparleremo in futuro.
Anche a Cuba i ragazzi sono tornati a scuola, a Tunas abito vicino ad una primaria e una secondaria, visto che non amo svegliarmi troppo tardi, ogni mattina sorseggio il caffe' seduto sul balance nel portal guardando tutta questa umanita' fatta di bambini, ragazzi e genitori che, con ogni mezzo, raggiungono le scuole.
L'impressione e' che siano decisamente piu' felici di noi e dei nostri ragazzi.
Sicuramente hanno meno cose materiali con cui sollazzarsi ma proprio per questo, al primo posto, resistono i contatti umani e le amicizie reali al posto di quelle virtuali che, diciamocelo, non valgono una beata minchia.
Una cosa e' certa; a Cuba esiste ancora quel sodalizio stretto fra scuola e famiglia che, lavorando all'unisono, cercano di far crescere il ragazzo nel modo migliore possibile.
Da noi quel sodalizio e' rotto da anni.
Quando andavo a scuola io, se la maestra o la professoressa mi dava una nota (accadeva spesso perche' non era esattamente un cherubino) a casa....mi aspettava il resto.
I miei genitori mai si sarebbero sognati di mettere in discussione l'operato del docente, ero io che avevo fatto casino e mi meritavo la punizione.
Quindi oltre alle conseguenze scolastiche, niente paghetta, uscite pomeridiane o altri benefit dell'epoca.
Oggi se il ragazzo arriva a casa con la nota, il genitore parte lancia in testa per andare a chiedere spiegazioni al professore, convinto che si sia perpetrato il delitto di lesa maesta' nei confronti del piccolo Zichichi che gira per casa.
Allo stesso modo, se l'allenatore della squadra di calcio lascia fuori il figlio non e' perche' lo stesso e' un autentico pippone, ma e' il mister, incapace, che non capisce di avere per le mani il Maradona dei giorni nostri.....
Probabilmente il sistema scolastico cubano e' meno qualificante nei contenuti, rispetto al nostro ma l'impressione e' che, almeno vedendo uscire sorridenti i ragazzi da scuola, la scuola stessa sia vissuta meglio, senza troppo stress, privilegiando, ripeto, i rapporti interpersonali rispetto dal passare le ore a pigiare i tasti su una pinga di telefonino.
Fra l'altro....se avesse frequentato il vostro umile scriba una secondaria o una preuniversitaria cubana....con quelle fanciulle e quelle gonne corte...beh...non so davvero quanto sarebbe riuscito a studiare.
Iniziato l'anno scolastico anche da noi, coi presidi che devono fare gli sceriffi e i carabinieri fuori dalle scuole, chiamati dalle famiglie dei figli a cui era stato impedito l'ingresso per la menata dei vaccini.
Una mia compagna all'Isef e' diventata di ruolo lo scorso anno, dopo 30 anni di precariato.
Siamo davvero, come dice, qualcuno, il miglior paese al mondo...
Vabbe'....pensiamo a lavorare.....lavoro fra l'altro che e' figlio delle scelte scolastiche fatte decenni fa, anche questo privilegio di pochi.

mercoledì 13 settembre 2017

LA CASA


 
I recenti disastri ambientali hanno messo ancora una volta in risalto la caducità della nostra esistenza.
Davvero in un attimo tutte le nostre certezze, tutto cio' che abbiamo conquistato in una vita di lavoro, puo' saltare in aria.
Gli uragani nel Caribe e in nord America, le bombe d'aria nel nostro paese, oltre ai terremoti che ci hanno flagellato in questi ultimi anni, hanno lasciato migliaia di persone senza un tetto sopra la testa.
Fra le cose che non e' tollerabile perdere, dopo la salute e di conseguenza la vita, credo che la casa sia, di gran lunga, la piu' importante.
Ve lo dice uno che invece l'ha sempre vissuta come una situazione transitoria, ho abitato in talmente tanti posti non miei che ancora oggi faccio fatica a pensare alla casa dove vivo, di proprieta', come ad una situazione permanente.
Per la stragrande maggioranza della gente pero' la propria casa e' una cosa differente.
Bastava guardare negli occhi i poveracci che a L'Aquila, ad Amatrice e prima in Irpinia e in Friuli si erano visti privati del bene materiale piu' prezioso che possedevano.
La casa e' tutto.
E' il luogo dove si consuma la vita coniugale, dove si crescono i figli, si realizzano i progetti, si sognano nuove oppurtunita' di vita.
E' il porto sicuro in cui ritornare dopo un lungo viaggio di lavoro, una vacanza, un periodo passato altrove.
E' il ritrovare un luogo amico, riferimenti sicuri, abitudini consolidate che danno un senso all'esistenza.
Una casa e' quasi sempre il frutto di anni di sacrifici, oppure il ricordo di chi ce l'ha lasciata e non c'e' piu', e' il luogo dove siamo cresciuti e dove ci siamo realizzati come persone.
In pochi secondi tutto questo scompare, dove c'era la nostra vita ora rimane solo un cumulo di macerie.
Non riesco davvero ad immaginare cosa si possa provare in momenti simili.
A Cuba, se vogliamo, il legame che unisce la persona alla propria casa e' ancora piu' forte.
Lo si denota gia' solo da come la si indica.
Noi diciamo “vado a casa” loro “ me voy en MY casa”.
Questo fa capire come quel MY rappresenti un concetto di proprieta' indissolubile, un qualcosa che c'era, c'e' e ci sara' sempre.
Nella nostra vita incasinata siamo abbastanza avvezzi ai traslochi e a ricominciare da un'altra parte.
Nasce un figlio e si cerca una casa piu' grande, magari in un'altra zona rispetto a quella dove siamo nati e cresciuti.
Loro restano legatissimi alla loro casa, al loro barrio che lascerebbero soltanto per trasferirsi in un altra citta', preferibilmente La Habana.
Se nasce un figlio, tirano su un muro, un soppalco, oppure se ne hanno la possibilita', un piano, e' ben difficile che cambino casa.
Piuttosto costruiscono sopra la casa dei genitori, sopratutto se si parla di un figlio o una figlia che si sposa, in modo da mantenere vivo il contatto con la famiglia, il barrio e...la casa dove sono cresciuti.
Io piuttosto di una scelta simile andrei a vivere in un parco cittadino, ma loro sono fatti cosi'.
La casa e', da qualche anno, uno dei pochissimi beni che possono permettersi di considerare proprio, a differenza di noi che, in un sistema capitalista, a questo siamo ben abituati.
La dottrina stessa del Socialismo ha scoraggiato questo modo di pensare, fino a qualche anno fa, preferendo sempre anteporre il NOI all'IO.
Ora, dopo il disastro di Irma, migliaia di persone si ritroveranno senza un tetto sopra la testa.
Scattera' sicuramente la solidarieta' che rende Cuba un paese unico al mondo; i parenti e la famiglia di chi si trovera' in difficolta' si occuperanno di ospitare chi ne avra' la necessita', mentre lo stato, coi suoi tempi, aiutera' fattivamente la ricostruzione di ogni abitazione.
Da noi le cose....funzionano diversamente, ma ognuno ha il mondo che si merita e in cui gli tocca vivere.

M&S CASA PARTICULAR HA AGGIUNTO UNA CASA

lunedì 11 settembre 2017

DEFENSA CIVIL



Il recente uragano Harvey ha causato - nelle stime iniziali - circa 50 morti negli USA ed ha generato una colossale copertura informativa a livello mondiale Non si può dire lo stesso delle recenti piogge monsoniche che, in India, Nepal e Bangladesh, hanno causato la morte di più di 1200 persone... senza neppure essere notizia. Ma... analizzando il ruolo della stampa nella copertura dei disastri naturali, non sarebbe d'interesse pubblico raccogliere le migliori pratiche internazionali in questo settore? Chiaro che allora, ai grandi media, non rimarrebbe altra scelta che menzionare uno degli esempi più riusciti secondo numerose relazioni specializzate: quello di Cuba. Così assicura il rapporto di Oxfam intitolato "Lottando contro la tormenta: le lezioni di Cuba nella riduzione dei rischi", o quello che, nel 2005, ha pubblicato la Federazione Internazionale della Croce Rossa, dopo la catastrofe dell'uragano Katrina negli USA. Che Cuba possa fornire utili lezioni a paesi molto più ricchi è riconosciuto da personalità esperte, le cui opinioni raramente raggiungono la grande stampa. E' il caso di Margareta Wahlström, capa dell'Ufficio ONU per la Riduzione dei Rischi per Disastri; o di Laura Melo, direttrice, a Cuba, del Programma Alimentare Mondiale (PMA). "Cuba è un esempio che la vulnerabilità della gente può ridursi, efficacemente, con misure a basso costo", ha anche detto Salvano Briceño, direttore della Strategia internazionale per la Riduzione dei Disastri dell'ONU . Le chiavi dell'efficienza del sistema di Difesa Civile di Cuba - dove il numero delle vittime mortali per uragani è minimo - sono quattro: la permanente informazione alla popolazione attraverso i media pubblici, principalmente radio e televisione; la rapidità nei lavori di evacuazione, mediante piani molto consolidati; la permanente formazione della popolazione nelle scuole, università e centri di lavoro; e la partecipazione comunitaria, in cui ogni persona e ogni attore sociale (siano i governi locali, i consultori medici, le scuole, le fabbriche o le organizzazioni sociali) svolge un ruolo molto chiaro e definito. Non sembra prevedibile che paesi d'economia e valori capitalistici  assumano altri punti di forza del sistema della Difesa Civile di Cuba, come la capacità dello Stato di agire sui centri di lavoro, la maggioranza sotto il suo controllo e proprietà; o una radicata cultura della solidarietà, che consente massicce evacuazioni a case più sicure. Ma senza dubbio ci sono molti aspetti del modello cubano che, applicati in altri paesi, ridurrebbe il numero di morti. Come eccezione al consueto silenzio mediatico, nel 2009 il quotidiano "The New York Times" pubblicava un interessante articolo dal titolo "Gli USA e Cuba lavorano insieme davanti alle tormente", in cui specialisti della Louisiana State University e del Centro Nazionale degli Uragani di Miami riconoscevano quanto gli USA potrebbero apprendere da Cuba in questo campo.
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Come Maradona si e' esposto affermando, qualora ci fosse la necessita', di essere un “soldato di Maduro”, allo stesso modo il vostro umile scriba, in situazione di emergenza, si mette la divisa della Fuerza Armada Revolucionaria per tenervi informati delle evoluzioni degli uragani, cercando di essere utile facendo una buona informazione. Oramai merce rara in questo paese. Ancora una volta la piccola Cuba ha dato lezioni al mondo sul come affrontare una emergenza metereologica. Non si e' trattato di uno scherzo ma dal piu' potente uragano, Irma, abbattutosi sul suolo cubano dal 1932. Oramai l'isola ha un collaudato sistema di difesa contro le catastrofi naturali, la nostra protezione civile in confronto con la loro Defensa Civil e' un'autentica barzelletta. Non e' colpa pero' della nostra protezione civile e di tutti i valorosi volontari che la tengono in piedi, il problema e' che Cuba e' un paese solo con un popolo solo ed una unica capitale. I nostri problemi partono intanto dal fatto di non essere un vero e proprio paese, non so quanti italiani NON considerano Roma come la propria capitale, ma non sono pochi. Sembra un dettaglio ma non lo e'. Se un ordine parte da La Habana, la capitale di tutti i cubani viene rispettato senza se e senza ma, se parte da Roma saltano fuori tutta una serie di distinguo. C'e' anche da dire che, sopratutto negli ultimi lustri, Roma ha fatto poco per rendersi credibile come Capitale agli occhi del resto del paese. Nei comunicati de la Defensa Civil alla popolazione, sempre c'e' la parola DISCIPLINATAMENTE ad indicare che la popolazione, senza esclusione alcuna, deve seguire le indicazioni che arrivano dagli organi competenti in casi di calamita' naturali. Vi immaginate la protezione civile che, in un comunicato, usasse quel termine per coordinare un'evacuazione? Dopo 2 minuti su Facebbok la gente inizierebbe a parlare di diritti individuali negati e di coercizione. Salvini farebbe un tweet urlando “prima si salvano gli italiani!” e via discorrendo. A Cuba hanno evacuato in 48 oltre un milione di persone e 36 mila turisti, questo non lo fai dando “consigli sul come comportarsi” ma ordini precisi a cui tutta la popolazione deve uniformarsi, cosi' funziona un paese serio ed un popolo consapevole di farne parte. Certo per poter fare questo occorre che la gente abbia piena e totale fiducia nelle istituzioni; se parla Rubiera di previsioni del tempo, con tutto il rispetto...non parla Giuliacci. Se Raul, il capo, in divisa militare, in tv spiega alla gente come ci si deve comportare non parla....Alfano. Se poi pensiamo che l'indicazione del Trumpo verso i propri cittadini e' stata; “Scappate!”..... A conferma di cio' che dico basta pensare a Livorno ieri. Un nubifragio, 8 morti e il sindaco che si lamenta di non essere stato avvisato sulla gravita' della situazione. Cuba uragano forza 5, un milione di gente trasferita e zero vittime.
Si puo' essere fidelisti o non fidelisti ma Cuba e' un paese che non lascia indietro nessuno, non come Katrina a New Orleans dove la gente fu lasciata affogare, tanto si trattava solo di 4 negri.... Istituzioni serie, popolazione tenuta informata in tempo reale su ogni evoluzione della situazione, mezzi messi a disposizione per l'evacuazione, nessuna pieta' per sciacalli o per chi approfitta della situazione. Per non parlare poi del dopo. A seguito della devastazione di Santiago, da ogni provincia partirono brigate di tecnici e specialisti per aiutare la Citta' Indomabile duramente colpita, quelle tunere le ho viste direttamente io prendere la via verso oriente. Oggi Santiago e' stata restituita alla normalita'. L'Aquila e' ancora in mezzo alle macerie per non parlare di Amatrice. Promesse, ruberie, gente che si arricchisce con la ricostruzione, funzionari pubblici corrotti e chi piu' ne ha piu' ne metta. Cuba non lascia indietro nessuno che e' la cosa piu' vicina possibile al mio concetto di Socialismo. L'isola e' stata, ancora una volta, colpita in modo durissimo ma si rialzera', ancora una volta, come ha sempre fatto. Come dice il cubano “Suerte que tengo una Revolucion!”

M&S CASA PARTICULAR HA AGGIUNTO UNA CASA
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